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	<title>Associazione Rising &#187; Articoli e Rubriche</title>
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		<title>Voce ai luoghi, voce alle donne. In ricordo di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 10:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il prossimo 8 marzo 2024, in occasione della Giornata internazionale della donna, ricorderemo Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vittime della violenza maschile nel massacro del Circeo. In viale Pola, luogo del ritrovamento dell’auto con&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Il prossimo 8 marzo 2024, in occasione della Giornata internazionale della donna, <strong>ricorderemo Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vittime della violenza maschile nel massacro del Circeo. In viale Pola, luogo del ritrovamento dell’auto con le due donne, installeremo una targa</strong>: per non dimenticare, per dare voce alle donne, per rompere il silenzio.</p>
<p>Appuntamento l’8<strong> marzo 2024 alle ore 10.30</strong>, presso l’<strong><a title="ISS Giosuè Carducci" href="https://www.iisviaasmara28.edu.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">ISS Giosuè Carducci</a>, in Largo di Villa Paganini n. 6</strong>. Dopo i saluti istituzionali, ci sposteremo in viale Pola per l’affissione della targa.  L’inaugurazione vedrà la partecipazione della scolaresca dell’IIS Giosuè Carducci.</p>
<p>Progetto presentato dal Municipio II di Roma Capitale, in collaborazione con l’associazione RISING Pari in Genere APS e con il sostegno dell’ISS Giosuè Carducci, finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito dell’avviso pubblico “Iniziative in favore di Comuni, di Circoscrizioni di decentramento comunale (Municipi di Roma Capitale) e di Reti di Comuni del Lazio per progetti di prevenzione e contrasto della violenza di genere, empowerment delle donne e promozione delle pari opportunità&#8221;, in attuazione della DGR n.709/2021.<img class="alignnone  wp-image-3220" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/Locandina_EventoTarga3-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Locandina_EventoTarga" width="596" height="843" /></p>
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		<title>Singolare femminile. Danza, Musica e Poesia, contro la violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 21:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Singolare femminile: danza, musica e recitazione per celebrare la Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne. Il 27 novembre 2022 presso il Teatro della Scuola Civica di Musica “Pinuccio Sciola” a San Sperate (Cagliari), la compagnia teatrale Scene d’Istanti debutterà con la performance teatrale &#8220;Singolare femminile&#8221;. Un lavoro che fonda diverse discipline artistiche. Sei attrici, sei donne – Sara Balistreri, Angela Cassese, Loredana Podda, Roberta Portas, Rossana Sassu, Giorgia Spano – con la regia di Simeone Latini, unite per gridare il proprio no alla violenza di genere.</p>
<p>Incontriamo le attrici a teatro, durante le prove, l’affiatamento tra loro è palpabile, pluralità di voci che si fanno singolare femminile.</p>
<p><strong>Come nasce questo vostro progetto teatrale?</strong></p>
<p>È nato nel 2020, durante il primo lock down. Chiuse dentro le rispettive case, abbiamo avuto tempo per coltivare le nostre passioni. Il teatro, in particolare, che ci unisce tutte. Prima del 2020 non ci conoscevamo ancora, poi è venuta la Scuola Civica di Musica “Pinuccio Sciola” a San Sperate dove ci siamo incontrate nel frequentare il corso di recitazione di Simeone Latini.</p>
<p><strong>Di cosa tratta lo spettacolo?</strong></p>
<p>È una commistione di musica, danza e recitazione che vuole sottolineare da una parte la drammaticità della violenza contro le donne ma anche la possibilità di conquistare una nuova liberà. La parte recitata è molto forte, è la parte portante dello spettacolo. Inframezzata da un tango reinterpretato in modo teatrale con la coreografia di Julio Alvarez, per dare voce ai sentimenti che entrano in gioco quando c’è una situazione di violenza. Inoltre, durante la manifestazione verrà mostrata un’opera dell’artista Zeno Lecca realizzata ad hoc per questo evento.</p>
<p><strong>Come mai la decisione di debuttare con uno spettacolo dedicato al tema della violenza di genere?</strong></p>
<p>È un tema che tutte sentiamo e viviamo, direttamene o indirettamente. E lo spettacolo vuole lanciare anche un messaggio di speranza: dalla violenza si esce, ma nessuna si salva da sola. È necessaria la costruzione di una rete tra donne.</p>
<p><strong>Cos’è per voi violenza?</strong></p>
<p>Violenza è perdita di libertà, è costrizione e manipolazione. Violenza è non essere accettate per quello che si è. Violenza è qualsiasi forza che agisce contro la libera espressione della donna. Violenza è anche il silenzio.</p>
<p><strong>Avete incontrato qualche difficoltà nell’organizzazione dello spettacolo?</strong></p>
<p>Nessuna difficoltà, al contrario una grande partecipazione anche da parte delle associazioni locali attive nel contrasto della violenza di genere, Fidapa BPW San Sperate e il Centro Italiano Femminile di San Sperate. Le difficoltà sono altre, emotive: le parole che recitiamo sono forti e bisogna sentirle, viverle dentro di sé, quando si recita.</p>
<p><strong>Un messaggio alle donne?</strong></p>
<p>Non siete sole, non siamo sole. Spesso chi subisce violenza non si rende neanche conto che è violenza o se ne vergogna. Sarebbe bello se questo nostro lavoro aiutasse ad abbattere la vergogna che le donne sentono quando subiscono violenza. Vorremmo dare voce alle donne, rompere il loro silenzio, e gridare che c’è la possibilità di uscire dalla violenza. Insieme! Noi combattiamo per tutte le donne!</p>
<p><strong><em>Singolare Femminile. Danza, Musica e Poesia, contro la violenza sulle donne<img class=" size-medium wp-image-3208 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2022/11/Locandina-160x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Locandina" width="160" height="300" /></em></strong></p>
<p><em>27 novembre 2022, ore 18.30</em></p>
<p><em>Teatro della Scuola Civica di Musica “Pinuccio Sciola” &#8211; San Sperate (Cagliari)</em></p>
<p><em>Per informazioni e prenotazioni: </em><a href="mailto:segreteriasansperate@tiscali.it"><em>segreteriasansperate@tiscali.it</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Valentina. Morire di obiezione di coscienza</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 16:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Domenica 23 ottobre, in occasione dell&#8217;Open Day del Villaggio Globale, presenteremo il monologo &#8220;Valentina. Morire di obiezione di coscienza&#8221; di e con Elisabetta Canitano. Il monologo racconta la storia di Valentina Milluzzo, donna di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p>Domenica 23 ottobre, in occasione dell&#8217;Open Day del <a title="Villaggio Globale" href="https://www.facebook.com/villaggiooooglobale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Villaggio Globale</a>, presenteremo il monologo &#8220;Valentina. Morire di obiezione di coscienza&#8221; di e con <a title="Vita di Donna" href="https://www.vitadidonna.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Elisabetta Canitano</a>.<a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2022/11/Canitano4-2022ott.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-3199 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2022/11/Canitano4-2022ott-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Canitano4 2022ott" width="300" height="186" /></a></p>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s">Il monologo racconta la storia di Valentina Milluzzo, donna di 32 incinta di due gemelli, morta nel 2016 presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania, dove le è stato negato un aborto che probabilmente le avrebbe salvato la vita.</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s">Elisabetta Canitano, autrice del monologo e attrice, ha ripercorso la storia di Valentina, dal desiderio di maternità fino a scandire minuto per minuto gli ultimi momenti che la hanno portata alla morte.</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s">L&#8217;autrice ha ricostruito la storia di Valentina grazie alla testimonianza della famiglia Milluzzo e all&#8217;esperienza maturata in 40 anni di lavoro in ospedale e in consultorio familiare.</div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s"></div>
<div class="x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s">23 ottobre 2022, ore 19.00 &#8211; Teatro del Villaggio Globale, Roma Testaccio</div>
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		<title>Come pietra paziente</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2021 12:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Perrotta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>RISING Pari in Genere sostiene il progetto &#8220;Come pietra paziente&#8221;, lo spettacolo teatrale tratto dal romanzo di Atiq Rahimi, interpretato da Alessia Navarro e diretto da Matteo Tarasco, in scena in anteprima nazionale il 10 novembre&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p>RISING Pari in Genere sostiene il progetto <strong>&#8220;Come pietra paziente&#8221;</strong>, lo spettacolo teatrale tratto dal romanzo di Atiq Rahimi, interpretato da Alessia Navarro e diretto da Matteo Tarasco, in scena in anteprima nazionale il <b>10 novembre 2021</b> presso il <b>Teatro Marconi </b>a Roma.</p>
<p>Il progetto, sostenuto dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo, è un viaggio negli abusi culturali che privano la donna della sua dignità, della sua libertà di scelta, della facoltà di sperimentare una dimensione autentica e consapevole della propria femminilità.</p>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">In anteprima nazionale al Teatro Marconi il 10 e l&#8217;11 novembre, lo spettacolo sarà in scena anche al Teatro 7OFF (dal 2 al 5 dicembre) e al Teatro Tor Bella Monaca (dal 6 al 9 dicembre 2021).</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql"></div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Con il sostegno di Afghan Community Italia, associazione <a title="Carminella" href="http://www.carminella.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Carminella</a>, <a title="Nove Onlus" href="https://www.noveonlus.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Nove Onlus</a>.</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql"></div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">
<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Tratto dal romanzo di Atiq Rahimi &#8220;Pietra di pazienza&#8221;.</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Traduzione, drammaturgia e regia di Matteo Tarasco.</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Con: Alessia Navarro, Fabio Appetito, Marcello Spinetta, Kabir Tavani.</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Costumi: Chiara Aversano<br />
Musiche: Stefano Mainetti</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">Tehuana srls</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql"></div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql">PER INFO E PRENOTAZIONI: 3335001699 (anche WhatsApp)</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/Locandina_def1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone  wp-image-3179" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/Locandina_def1-717x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandina_def" width="594" height="848" /></a></div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql"></div>
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		<title>Nuova sede operativa</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 16:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Grazie ai fondi 5&#215;1000 è stato possibile ristrutturare e allestire la nuova sede operativa di RISING Pari in Genere. E  continuare l&#8217;impegno attivo nel favorire l’empowerment delle donne in ogni settore della vita, privata e&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Grazie ai <strong>fondi 5&#215;1000</strong> è stato possibile ristrutturare e allestire la nuova sede operativa di RISING Pari in Genere.</div>
<div dir="auto">E  continuare l&#8217;impegno attivo nel favorire l’empowerment delle donne in ogni settore della vita, privata e pubblica, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani, delle diversità e della parità di genere.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Destinare il proprio 5×1000 a RISING Pari in Genere è un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’associazione. Basta indicare nell’apposito riquadro della propria denuncia dei redditi il <strong>codice fiscale</strong> dell’associazione <strong>97816800581</strong>.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Vi aspettiamo presso la nuova sede di RISING Pari in Genere, presso il Villaggio Globale, Largo Giovanni Battista Marzi (ex Mattatoio) a Roma.</div>
<div dir="auto"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/04.ufficio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3159" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/04.ufficio-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="04-ufficio" width="720" height="540" /></a></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/01.montaggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3160" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/01.montaggio-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="01-montaggio" width="720" height="960" /></a> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/02.portapenne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3161" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/02.portapenne-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="02-portapenne" width="720" height="960" /></a> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/03.striscione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3162" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/03.striscione-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="03-striscione" width="720" height="540" /></a></div>
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		<title>IN RICORDO DI LIDIA MENAPACE</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 17:06:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[News in genere]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Marcuccio]]></category>
		<category><![CDATA[Lidia Menapace]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Daniela Marcuccio Io l’ho conosciuta. Ho di Lidia Menapace un ricordo ben saldo nella memoria perché riferito agli anni della faticosa scoperta di me. Correva il 1982: nell’arduo avvio del percorso universitario da&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p>Io l’ho conosciuta.</p>
<p>Ho di Lidia Menapace un ricordo ben saldo nella memoria perché riferito agli anni della faticosa scoperta di me. Correva il 1982: nell’arduo avvio del percorso universitario da fuorisede approdata a Roma, avevo cominciato a frequentare il Centro Culturale Virginia Woolf presso la Casa internazionale delle donne in via del Governo Vecchio, avida di sapere. Lidia Menapace, che non conoscevo, teneva un corso sulla Mistica di Santa Teresa D’Avila ed io lo scelsi tra i tanti, in cerca di risposte o forse di altre domande sulla fede. Mi piacque moltissimo quel ragionare sull’esperienza estatica come rivendicazione di uno spazio proprio, di una <em>stanza tutta per sé</em> dello spirito e del corpo. Fu in quell’occasione che scoprì anche il suo testo di Economia della differenza sessuale, che in breve tempo acquistai e cominciai a studiare per dare risposte ai tanti dubbi che il corso accademico di Economia Politica aveva sollevato, lasciandoli inevasi.</p>
<p>“Ciò che mi propongo” – scrive Lidia – “è di dimostrare che tutte le scienze, e forse in particolare l’economia e l’etica, non hanno alcun fondamento oggettivo cogente, e sono invece fondate sulla necessità di dominio e di organizzazione di un dato assetto storico”.   Era la risposta che cercavo: ridiscutere l’inconfutabilità delle grandezze economiche sostenendone la relatività, in funzione della giustificazione di assetti di potere. Cominciai a seguirla ritrovandola nella redazione del &#8220;il manifesto&#8221; che nel frattempo era divenuto il mio quotidiano. La ritrovai in me da pacifista coerente…partigiana della pace!</p>
<p>Da parlamentare con il Gruppo di Rifondazione Comunista nella Legislatura 2006/2008 guidò infatti la Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito usato nelle ipocrite <em>nonsense</em> guerre umanitarie del dopo caduta Muro di Berlino.</p>
<p>Tutte le informazioni lette sui quotidiani in questi giorni confermano il suo essere stata con coerenza contro ogni razzismo, fascismo, dominio e sfruttamento, soprattutto quello denunciato dai movimenti femministi.</p>
<p>Appartengono a lei il “fuori la guerra dalla storia” e “il femminismo è un fiume carsico” che scorre e avanza anche quando apparentemente non si vede. Non utopie ma progetti politici da vivere partendo innanzitutto da sé.</p>
<p>La incontravo spesso sulla linea bus 62 dalle vie centrali di Roma direzione Piazza Bologna: come hanno scritto i giornali si spostava molto, sempre utilizzando il trasporto pubblico.</p>
<p>Io l’ho vista! La riconobbi subito e cercai il suo sguardo. Lei sentì evidentemente la mia presenza su di lei perché alzò gli occhi e mi sorrise con la complicità della sorellanza.</p>
<p>Mi aveva riconosciuta.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Lidia Brisca Menapace*</p>
<p>Nata a Novara nel 1924, Lidia fu partigiana ed è stata partigiana per tutta la sua vita. Negli anni ’50 la  militanza politica la portò alla Democrazia Cristiana: una convinta cattolica con l’acume critico di studiosa marxista. Nel 1964 fu la prima donna eletta nel Consiglio provinciale di Bolzano, città dove era giunta nel 1952, con la carica di assessora agli Affari sociali. Il Movimento del ’68 la vide in prima fila accanto al movimento operaio, a studenti e donne: si sa che durante una occupazione fu portata via a spalla dalla polizia. Si allontanò dalla Democrazia Cristiana nel 1969 per intrecciare il suo percorso con quell’eresia della sinistra tenacemente critica che fu il collettivo de &#8220;il manifesto&#8221;, quotidiano ancora oggi “voce solitaria di un continuo, coerente e coraggioso dissenso verso le logiche del potere che sfrutta e umilia la persona”. Con &#8220;il manifesto&#8221; sposò anche il pacifismo che la vide parlamentare per Rifondazione Comunista nella breve legislatura 2006- 2008.  Continuò a militare sempre nell’ANPI e per l’ANPI. Da subito fu femminista, cogliendo, tra le prime, la necessità di attraversare l’emancipazione per approdare al femminismo della differenza.</p>
<p>Per un vero cambiamento, diceva, l’ottica maschile seppur sinistrissima non basta. Con lo stesso sentire di Virginia Woolf ”lo sguardo della donna vede e raccoglie altre tracce di verità”.</p>
<p>*<em>le notizie biografiche in “Quando la politica è bella”, Vincenzo Vita – il manifesto 8 dicembre 2020</em></p>
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		<title>Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 19:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Carmen Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Femminili di Calcio 2019]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Carmen Genovese Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Carmen Genovese</em></p>
<p>Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via il Campionato Mondiale femminile di calcio. Un Mondiale diverso dai precedenti, per forma e sostanza, anche grazie alla presenza di un’ottima copertura mediatica e sociale che l’ha reso finalmente fruibile al grande pubblico, avvicinandolo specialmente in Italia, anche ai più scettici.</p>
<p>La prima edizione ufficiale è datata 1991, in Cina, ma dobbiamo aspettare l’edizione Statunitense del 1999 per vedere un evento di portata internazionale e con un bacino d’utenza sia fisica che mediatica importante. In quell’occasione tutte le partite furono trasmesse in televisione garantendo nei soli stati americani circa 40 milioni di spettatori, gli stadi si riempirono e ancora oggi la finale tra Stati Uniti e Cina, vinta dalle americane solo dopo i calci di rigore, detiene il bel primato di oltre 90 mila spettatori presenti al Rose Bowl di Pasadena.</p>
<p>Il Mondiale è già in realtà alla sua ottava edizione ma, mai come in questa occasione, sta donando nuova linfa vitale a un movimento a cui troppo spesso non è stata data la possibilità di crescere. Il cambiamento verso un calcio più universale e universalmente condiviso non è avvenuto in modo repentino, tutt’altro. Anni di battaglie sociali e culturali hanno caratterizzato in tutto il mondo la crescita di un movimento che ha conquistato con sangue e sudore il diritto di essere annoverato, quanto meno nelle competizioni internazionali più importanti, alla stregua di quello maschile, passando negli anni da secondario fenomeno di costume contornato da sfottò e luoghi comuni, ad evento socio cultuale e sportivo di primo piano.</p>
<p>È solo da questo Mondiale che davvero si parla di rivoluzione sportiva, di conquiste, di diritti inseguiti per decenni e ancora non raggiunti. Diritti che nel 2019 sembrano banali, quasi scontati, sono stati negli anni il campo di battaglia di calciatrici o semplici appassionati che hanno investito, il più delle volte gratuitamente, tempo e denaro per vedere piccoli e lenti progressi in un mondo che, innegabile dirlo, è maschilista e misogino. È bello vedere ora come l’Italia si sia svegliata progressista in campo sportivo. Per far sì che queste piccole conquiste portino a qualcosa di concreto bisognerà tenere alta l’attenzione: perché se la visibilità mediatica è la cosa più evidente che questo Mondiale ci sta restituendo, le problematiche sono e devono essere altre.</p>
<p>Pensiamo agli stipendi dei calciatori professionisti che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli delle colleghe. E poi gli stadi, le infrastrutture, la copertura mediatica, sono tante le cose da dover e poter migliorare. In Italia una tappa fondamentale è stata raggiunta con il passaggio nel 2018 della divisione femminile sotto la giurisdizione della FIGC. Questa ha sancito l’obbligatorietà per le squadre professionistiche maschili di serie A e B di avere anche una squadra femminile. Ciò ha portato quindi numerose società importanti, che prima non avevano mai investito in questo settore, a dotarsi di un’omonima squadra femminile; basti pensare alla Juventus e al Milan solo per citarne alcune.</p>
<p>Ma la strada è ancora lunga, i pregiudizi tanti e i paragoni inappropriati non cessano di esistere nemmeno in questo Mondiale, dove la presenza massiccia dei social continua a mostrare fenomeni di discriminazione e ignoranza sportiva.</p>
<p>La domanda più frequente e meno offensiva è: possiamo paragonare il calcio femminile a quello maschile? La risposta è no. La nostra conformazione fisica è diversa, e questo basterebbe a spiegare perché fare un paragone sarebbe sciocco e riduttivo, ma grazie a questo Mondiale si potrebbe imparare a guardare questo sport in un modo diverso, a seguire le cose da un&#8217;altra prospettiva, ad ampliare i nostri orizzonti calcistici ma soprattutto potrebbe essere il trampolino di lancio per migliaia di bambine e ragazze a cui per troppo tempo sono state tappate le ali. Bambine e ragazze che amano questo sport e che ora possono sognare di indossare la maglia della loro squadra del cuore con incisi sulla schiena non per forza i nomi di Ronaldo, Icardi o Mertens ma magari delle varie Girelli, Sabatino, Bonansea.</p>
<p>È una speranza, è una rivoluzione che può e deve avvenire. Una rivoluzione fatta di sogni, perché lo sport è passione e le passioni non vivono di vittorie e sconfitte. Le passioni vivono solo di sogni.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Carmen Genovese, 33 anni, grande appassionata di sport e di calcio, fino allo scorso anno giocatrice non professionista, come tutte le atlete d&#8217;Italia.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Intervista a Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 19:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[allenatrice]]></category>
		<category><![CDATA[calciatrice]]></category>
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		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Buffa]]></category>
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		<category><![CDATA[Maria Iole Volpi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Federica Buffa Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile? Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Federica Buffa</em></p>
<p><strong>Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile?</strong></p>
<p>Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto ed è la cosa più naturale che io possa fare. Sono cresciuta in un contesto calcistico femminile mi trovo a mio agio e capisco molte dinamiche che magari nel mondo maschile non conosco. Per me allenare nel calcio significa allenare nello sport, non ci sono differenze tra maschi e femmine. Forse è il mio modo di essere donna che incide diversamente sulle ragazze che alleno. Parlo ad esempio del livello di emotività e di carattere.</p>
<p><strong>Parlando di fisicità e tecnica, pensi ci siano delle differenze?</strong></p>
<p>Sì, ma non significa che le donne valgano meno degli uomini in questo sport. Secondo me le donne sono più tecniche e intelligenti, e questa cosa ci tengo a sottolinearla. Ci sono delle differenze fisiche proprio per una questione biologica. Per questo la donna cura molto di più l’aspetto tecnico. Questa tecnica negli uomini si vede meno, sono molto più fisici nel gioco. Poi chiaramente se parliamo di alti livelli come la serie A, c’è una componente tecnica maggiore.</p>
<p><strong>Da calciatrice hai incontrato ostacoli o difficoltà? È cambiato qualcosa nel mondo del calcio per le donne?</strong></p>
<p>L’ostacolo più grande è stato la “non conoscenza”. Vivevo a Rieti, amavo il calcio e non sapevo della possibilità di giocare in una squadra femminile, oppure di poter giocare in una squadra maschile. Credo che sia ancora un problema attuale. C’è un episodio che mi ha colpito tantissimo. A tredici anni ero in aeroporto con mia madre e vidi la nazionale femminile di calcio. Vedendole sono corsa da mia madre a dirglielo, poi sono andata da loro facendo una domanda che poi nel corso degli anni è stata fatta anche a me “Voi giocate a calcio? È una squadra femminile?”. Poi due anni dopo con alcune ci ho giocato insieme. Mi ritengo molto fortunata perché ho avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuta portandomi ogni volta agli allenamenti da Rieti a Roma. Non tutte hanno questa fortuna.</p>
<p><strong>Secondo te una bambina che oggi vuole giocare a calcio può incontrare degli ostacoli, dato che il calcio è visto soprattutto come uno sport maschile?</strong></p>
<p>La situazione è migliorata. Ho conosciuto tanti genitori che non volevano che le figlie giocassero per vari motivi, come la paura delle gambe storte o che le bambine potessero diventare “maschiacci”. Io ho sempre risposto di farle provare e questi stessi genitori oggi mi ringraziano. Purtroppo, siamo almeno quindici anni indietro rispetto ad altri paesi europei. Negli ultimi quattro anni c’è stata una svolta, soprattutto grazie alla UEFA che ha dato alcune imposizioni, facendo leva sulle società professioniste che sono state obbligate a creare il settore femminile. Stiamo già cambiando qualcosa mettendo in pratica quello che facciamo ogni giorno, dando a molte bambine la possibilità di giocare.</p>
<p><strong>Come vedi questa partecipazione ai Mondiali femminili, pensi che stia veramente cambiando qualcosa?</strong></p>
<p>L’esclusione dai Mondiali della squadra maschile ha influenzato un po’ la questione. Penso che il destino abbia dato la possibilità di accendere i riflettori sulle squadre femminili perché ad oggi i media e le televisioni ne parlano. La qualificazione ai Mondiali non è stata un caso perché finalmente a guidare la nazionale femminile c’è una donna competente, Milena Bertolini. Sono anni che vive il calcio femminile, è una persona che ha un’esperienza reale. Prima sono sempre stati incaricati allenatori uomini. Finalmente le ragazze hanno la possibilità di fare le atlete a 360 gradi. Siamo ancora lontane dagli standard degli uomini, chiediamo solo la possibilità di poter scegliere di fare questo, di giocare a calcio e di poterlo fare bene. Ci sono state atlete che potevano portare avanti la nostra nazionale e nel passato non hanno potuto farlo perché hanno dovuto scegliere tra calcio e lavoro.</p>
<p><strong>Nel mondo delle squadre maschili del calcio girano molti soldi, pensi che l’aspetto economico penalizzi quelle femminili? </strong></p>
<p>Secondo me la nostra cultura dipende dalle televisioni, è chiaro che sia diventato tutto un discorso di soldi. La mia speranza è che entrino soldi nel calcio femminile, però senza perdere la pura passione e l’autenticità che ci ha sempre contraddistinte. L’importante è non dimenticare tutto quello che è stato fatto per arrivare dove siamo ora. Da giocatrice ho fatto delle scelte perché legata ad un progetto. Sono rimasta alla Roma femminile anche quando questa dalla serie A è retrocessa in B, ha poi rinunciato al titolo di B e ha ricominciato dalla serie C. Nella scuola calcio dove alleno ora, all’inizio le bambine erano veramente poche, stavamo per mollare. Ma piano piano la situazione è migliorata. Bisogna crederci, fare bene le cose e farle con le persone giuste che ti rispettano.</p>
<p><strong>Secondo te cosa si potrebbe ancora fare per far crescere le squadre femminili di calcio, tenendo conto anche degli ultimi episodi di cronaca molto discriminatori nei confronti delle donne?</strong></p>
<p>Il problema non è il calcio femminile, ma la mentalità e la cultura. Certi episodi non vanno puniti e sanzionati a livello sportivo, ma in generale. Si potrebbero utilizzare per far risaltare quanto ancora c’è da cambiare. Sono ottimista di natura, credo sempre che le cose possano cambiare e stanno cambiando.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Maria Iole Volpi è calciatrice e attuale allenatrice di una squadra femminile appartenente a società di serie A. Gioca dall&#8217;età di 15 anni e nella sua carriera è stata tesserata nella S.S. Lazio e nell’ A.S. Roma. Attualmente gioca con la squadra femminile dell’Atletico San Lorenzo, allena la squadra femminile Liberi Nantes ed è la referente territoriale della squadra “Insuperabili”, scuola calcio per disabili.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Donne e sport: libere di giocare</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
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		<category><![CDATA[Daniela Marcuccio]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>“Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba non ancora nata lo faccio per me, per sentirmi bene percorrendo pensieri leggeri come piume o profondi come pozzi accompagnata dal rumore dei miei passi come il battito di un cuore”. </em>Questo è l’incoraggiamento dedicato a ogni donna che si avvicini al podismo amatoriale, una competizione quotidiana con sé stesse, utile percorso di “empowerment”, al pari di ogni altra attività sportiva, che sia agonistica e non. Il running su strada, o comunque outdoor, è sempre più diffuso, per fortuna! Sport a portata di ogni tasca, anzi certamente quello meno dispendioso (occorrono soltanto vere scarpe da corsa, un vecchio pantaloncino, una t-shirt e/o una felpa e un reggiseno ben strutturato che possa contenere gli effetti collaterali dei sobbalzi), è praticabile con estrema facilità ma tanta buona volontà. E tanto tempo, tempo per sé, che molte donne ritagliano e compongono ancora come un origami sui minuti degli altri, sempre molto più lunghi dei propri. Nelle prime ore dell’alba è infatti molto più probabile incontrare donne in corsa per strada &#8211; in barba alla paura &#8211; prova evidente che quella è l’ora più facile per l’emancipazione dagli impegni familiari. È poi necessario sentirsi serenamente libere di correre in solitaria senza la molesta tiritera di fischi, apprezzamenti non graditi, non richiesti incoraggiamenti, che a nessun maschio in corsa mai una donna riserva. I forti condizionamenti della cultura dell’edonismo consumista plagiano ancora molto più le donne incoraggiandole a fare sport “per essere in forma per piacere” assillandole con l’ansia dell’avere “tutto a posto”, anche quando magari si stanno per affrontare chilometri di asfalto e tutto il di più è orpello inutile perché fastidioso. Fare un training quotidiano di  corsa podistica aiuta proprio a superare l’ansia dello specchio e dell’occhio altrui e più si eccitano le endorfine meglio si riesce a superare questo “blocco mentale”: in poche parole si comincia a non dar alcun peso agli sguardi degli altri; si scavalca qualsiasi giudizio, si  aggredisce la strada metro dopo metro, chilometro dopo chilometro e nessuno  sa quando né da dove sei partita quindi nessun confronto è possibile se non quello che  fai con te stessa a ogni allenamento. Tra i consigli di donne a donne, pubblicati sulle riviste specialistiche, compare spesso proprio quello di   allenarsi sui propri tempi e sui propri progressi senza tener conto di parametri misurati su performance <em>“neutre”</em>.  Il running è una scommessa continua con le nostre trappole interiori e con le maglie delle reti che ancora ci vengono lanciate addosso. Prendiamo ad esempio la regina del podismo su strada: la Maratona… 42 chilometri e 197 metri di passione, corsi di testa ma sulle gambe.  Chiunque tagli la finish line riceve la meritata medaglia perché ha vinto: ha vinto la fatica fisica, ha vinto lo scoraggiamento, ha vinto la tentazione del “ma chi me lo fa’ fare”, ha messo in poche parole in gioco il proprio empowerment, e per questo forse ogni donna che ama correre dovrebbe misurarsi con questa gara.  All&#8217;arrivo si piange, si piange quasi tutti e tutte con un livellamento delle emozioni che fa sentire veramente uguali. Scorriamo un po’ di numeri: alla Maratona di Roma del 7 aprile ultimo scorso su 10.000 partecipanti gli uomini iscritti sono stati 7966 e le donne 2034. Roma, Berlino, Parigi, tre delle maratone più quotate in Europa, presentano un rapporto uomini/donne alla partenza e all&#8217;arrivo assestato ancora su una percentuale di 75% per i maschi a 25% per le donne.  Solo la Maratona di Londra ha fatto registrare negli ultimi anni un aumento degli arrivi femminili fino al 39%. Al contrario la Maratona di New York, la chimera di ogni runner dilettante, ha registrato una progressiva crescita della presenza femminile con un’impennata dal 2011 fino a 20.000 donne contro i 30.000 maschi su un totale di 51.000 iscrizioni nel 2018.  Al mitico traguardo in Central Park l’arrivo di donne si attesta ormai intorno al 40% del totale. Questi dati dimostrano che dall&#8217;altra parte dell’Oceano il tessuto culturale ha già sciolto i nodi pregiudicanti la parità, sia dell’organizzazione dei tempi di vita che degli stereotipi culturali. Noi di <em>Rising,</em> oltre a praticare il running amatoriale, vivendo così personalmente il diritto di accedere alla libertà del nostro essere, continueremo a monitorare gli adeguamenti delle performance sociali alla cultura della parità di genere.  Incoraggeremo ogni donna a superare barriere proprie e pregiudizi esterni prendendosi cura della diversità della nostra propria fisicità, salvaguardandola da umilianti esclusioni. Sosterremo altresì ogni politica che facendo propria la cultura del rispetto, programmi percorsi di inclusione della diversità, a qualsiasi livello della variegata umanità, attraverso la pratica sportiva.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Avanti tutta!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
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		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
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<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Utilizzando le parole dell’europarlamentare Silvia Costa nel suo discorso di inaugurazione della mostra “Run of Art” dedicata al tema della “Diversity” a Bruxelles, nel 2016, «Lo sport può e sa dare un potente contributo alla convivenza civile, all&#8217;integrazione e alla pace. Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portare». Bellissimo, insomma. Potentissimo, diremmo. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti.</p>
<p>In questo numero di Fate <em>le</em> Streghe – approfittando della luce che i Mondiali femminili di calcio hanno acceso sullo sport al femminile – evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili, o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. Allo stesso tempo, tra le righe, leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinazione conquistano, passo dopo passo, i loro diritti e si prendono – con consapevolezza di sé e senza chiedere permesso – gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti. Perché in gioco c’è la trasformazione necessaria a scongiurare una realtà che troppo spesso si pone ancora come destino ineluttabile e limitante della grandezza dei nostri sogni di oggi, ma anche di quelli delle bambine e delle ragazze di domani. Avanti tutta quindi: oggi, domani e sempre. Le nostre Atlete in prima fila e noi – tante di noi – a sostenere le loro/nostre battaglie.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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