<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Associazione Rising &#187; #16Days</title>
	<atom:link href="https://www.associazionerising.eu/category/campagne/16days/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.associazionerising.eu</link>
	<description>Pari in Genere</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Feb 2025 15:04:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.34</generator>
	<item>
		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 10:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
		<category><![CDATA[Campagne]]></category>
		<category><![CDATA[16 days; orange the world]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030 ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=1932</guid>
		<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;. Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-1933 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb-300x134.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="16days2016SitoWeb" width="403" height="180" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai <strong><em>&#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;</em></strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei goal previsti dall&#8217;<a title="Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" href="http://www.unric.org/it/agenda-2030?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agenda 2030</a> per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;ONU. Raggiungere &#8220;l&#8217;uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze&#8221; è uno degli obiettivi previsti. <strong>L&#8217;Associazione Rising ha provato a immaginare un mondo paritario tra i generi</strong>: giorno per giorno incontreremo bambine, ragazze, donne del futuro; incontreremo noi stesse scontrandoci con quello che viviamo e quello che vorremmo poter vivere.</span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-1934 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day1SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day1" href="https://www.facebook.com/hashtag/day1?source=feed_text&amp;story_id=619768771528020&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day1</span></span></a> “Sono Giulia, ho 10 anni, oggi sono andata a scuola: sul mio libro di storia ho trovato la foto di una donna che lavora al microscopio. </span></em><em><span style="color: #000000;">La maestra mi ha detto che si chiama Rita Levi Montalcini, un’importante scienziata italiana, che ha vinto anche il premio Nobel. Io da grande non so ancora bene cosa voglio fare: mi piacerebbe inventare qualcosa d’importante o forse, fare l’architetta, perché mi piacerebbe costruire luoghi in cui le persone amano ritrovarsi. Forse vorr<span class="text_exposed_show">ei fare la sindaca, per migliorare il paese in cui vivo. Dopo la lezione, è suonata la campanella e sono uscita in cortile a giocare per la ricreazione: Massimo mi ha tirato il pallone e ha detto che voleva giocare con la migliore calciatrice della scuola. Forse dovrei fare la calciatrice, da grande”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show">In realtà, oggi si educano le bambine e i bambini con la convinzione che ci siano attività adatte agli uomini piuttosto che alle donne. Avere dei libri di testo e un’educazione che promuova la parità di genere, è un primo passo per sviluppare le potenzialità di tutte le persone, donne e uomini, affinché possano immaginare di essere e compiere ciò che desiderano nella loro vita.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="  wp-image-1935 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day2SitoWeb" width="274" height="153" /></a><span style="color: #000000;"><strong> </strong><em><a class="_58cn" title="#day2" href="https://www.facebook.com/hashtag/day2?source=feed_text&amp;story_id=619779758193588&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day2</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Martina, ho 33 anni, oggi sono andata in ospedale: devo fare un semplice intervento per togliere una cisti.</span></em></span><em><span style="color: #000000;"> Sono decisamente in sovrappeso e avevo timore a farmi operare visto che mi vergogno un po’ del mio corpo. Il personale medico è stato molto accogliente: mi hanno messa a mio agio e mi hanno rassicurata che la chirurga avrebbe fatto del suo meglio per non far vedere la cicatrice. Non pensavo che avrebbero dato importanza all’estetica, visti i miei timori. Son<span class="text_exposed_show">o uscita dall’ospedale e mi sono sentita bene nel mio corpo. La chirurga oggi ha messo i punti a due ferite”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"> In realtà, oggi può capitare che una donna si rechi a una visita o a un intervento chirurgico e il personale commenti in maniera inappropriata le caratteristiche del suo corpo. Vivere nel corpo di una donna in questa società è ancora molto faticoso ed incontrare personale professionale, libero da stereotipi sessisti, è ancora una rarità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day3" href="https://www.facebook.com/hashtag/day3?source=feed_text&amp;story_id=619780244860206&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1936 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day3SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day3SitoWeb" width="274" height="153" /><em>#</em></span><em><span class="_58cm">Day3</span></em></span></a><em> “Sono Anna, ho 16 anni e oggi sono andata su internet: navigando, mi è apparsa la pubblicità per un concorso dedicato a studenti e studentesse. Ci chiedono di realizzare un video o un manifesto che racconti donne e uomini importanti che sono per noi d’ispirazione. Ho girato subito il link nel gruppo sulla chat delle mie amiche e dei miei amici di scuola. Sui social, mi è arrivata la notifica che Andrea, un amico di mio padre, mi ha mandato un mess<span class="text_exposed_show">aggio: mi chiede se gli mando una mia foto provocante. Mi sono sentita confusa, mi sono chiesta perché facesse questo, se gli avessi lasciato intendere che provassi un interesse per lui. Una voce dentro di me ripeteva: non è colpa tua. Ho risposto pubblicamente ad Andrea che la sua richiesta è una molestia e tutti i miei contatti hanno fatto la rivoluzione, commentando con post in mio sostegno; anche mio padre mi ha sostenuta, ora non si definisce più suo amico. Sono certa che quest’uomo non lo citeremo tra le persone che ispirano il nostro futuro”.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"><span class="text_exposed_show">In realtà, le chat comuni e i social network si rivelano spesso luoghi della violenza, in cui le ragazze subiscono molestie sessuali, minacce, discriminazioni. Se una ragazza ha subito la pubblicazione di un suo video o di un’immagine sessualmente esplicita, la maggior parte dei commentatori virtuali giudica con un violento “Se l’è cercata”. Oggi, anche se la violenza è virtuale, il suicidio 1 volta su 10 è reale.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="  wp-image-1937 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day4SitoWeb" width="274" height="153" /></a><a class="_58cn" title="#day4" href="https://www.facebook.com/hashtag/day4?source=feed_text&amp;story_id=619781151526782&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day4</span></span></a> <span style="color: #000000;"><em>&#8220;Sono Francesca, ho 64 anni, e oggi mi sono innamorata. </em></span><span style="color: #000000;"><em>Almeno credo. </em><em>Dopo il lavoro ho preso mio nipote in piscina e l’ho riaccompagnato a casa. Mia figlia è rientrata di lì a poco e mi ha proposto di rimanere a cena da loro. A me non andava. Desideravo ascoltare un po’ di musica e bere un drink, sola coi miei pensieri. Mia figlia mi ha parlato di un nuovo locale dalle loro parti, così ho dato un bacio a mio nipote e ci sono andata. Lui stava lì, ci siamo sorrisi e abb</em><span class="text_exposed_show"><em>iamo iniziato a chiacchierare. Mi sembrava di conoscerlo da sempre. Gli ho raccontato che il mese prossimo andrò in pensione, di come mi senta felice di recuperare un po’ di tempo per me, che vorrei fare un viaggio dall&#8217;altra parte del mondo. E gli ho proposto di farlo insieme. Lui era divertito dalla cosa, così ci siamo dati appuntamento per l’indomani, per parlarne con maggior tranquillità. L’indomani, appena ci siamo visti, subito un bacio, due, e ci siamo ritrovati a letto. Avevo finito il lubrificante, così lui mi ha toccata, io ho toccato lui. Abbiamo riso dicendoci che in vacanza ne avremmo portato un po’ di scorte. E abbiamo iniziato a programmare il viaggio.&#8221;</em></span></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi si continuano a vedere le donne anziane come estranee alla sfera del sesso. C’è stupore, se non fastidio e repulsione, nel riconoscere l’esistenza di una sessualità nella terza età. L’età in sé non costituisce un ostacolo al sesso, fatta eccezione per alcune condizioni psico-fisiche, che possono essere sostenute con rimedi che forniscono un aiuto alla sessualità della donna anziana.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day5" href="https://www.facebook.com/hashtag/day5?source=feed_text&amp;story_id=619783818193182&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1938 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day5SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day5SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day5</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Sara, ho 40 anni, oggi sono tornata a casa: vivo con Marco, stiamo insieme da tre anni e il nostro appartamento lo abbiamo costruito, stanza per stanza, come piaceva a noi. Anche mio marito è appena tornato dall’ufficio e abbiamo iniziato a cucinare insieme il risotto allo zafferano. Dopo cinque minuti stavamo litigando: lui sostiene che mia madre è una vecchia spilorcia, io gli ho detto che suo padre è un vecchio isterico. Mentre discutevamo, il risotto allo zafferano</span></em><span class="text_exposed_show" style="color: #000000;"><em> si è bruciato, abbiamo buttato una pentola e ordinato pizze a portar via. Abbiamo riso insieme di quanto è imbranata la nostra coppia. Il matrimonio non è questione di risotto, è questione di riso”.</em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, In Italia, una donna su tre subisce violenza nell’arco della vita; l’autore della violenza è il marito nel 48% dei casi, il convivente nel 12% e l’ex partner il 23% delle volte. In una situazione di maltrattamento, la casa è il luogo della violenza e non dell’amore. Nel maltrattamento, c’è un uomo che torna a casa e lancia addosso a sua moglie un piatto, che lei aveva preparato con tanta cura e tanta paura.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="  wp-image-1939 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day6SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day6" href="https://www.facebook.com/hashtag/day6?source=feed_text&amp;story_id=619784471526450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day6</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Alina, ho 24 anni, sono per strada: il segnale della fermata dell’autobus è poco distante, non riesco a vedere bene i nomi delle fermate, sono miope. Per superare l’ansia dell’attesa leggo e rileggo sempre gli itinerari. Una macchina rallenta e si accosta al marciapiede, si abbassa il finestrino e un uomo di mezz&#8217;età mi chiede le indicazioni per andare a Piazza della Repubblica. Ha le guance tonde ricoperte da una barba ispida, mi ricorda mio zio, mi e<span class="text_exposed_show">moziono, rischio di far cadere i libri che ho nelle mani. Mi sono scusata, non conosco bene le strade, sono in Italia solo da sei mesi per studiare biologia: la mia famiglia ha messo da parte i soldi per un biglietto di sola andata dalla guerra e dalla povertà, verso il futuro; che nostalgia di casa! Ѐ arrivato l’autobus, l’esame inizierà tra meno di un’ora, ho sempre l’ansia prima di ogni prova, speriamo andrà bene, spero che la mia famiglia sia fiera di me, anche da lontano&#8221;.</span></span></em></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia, 1 uomo su 3 che affianca con la macchina una donna vicino alla fermata dell’autobus, le pone la domanda: “Quanto costi?”. Il 95% della prostituzione sulle strade italiane e in appartamento è il risultato del commercio di schiave da parte della criminalità organizzata; il restante 5% della prostituzione è comunque il frutto di una cultura maschilista, che concepisce il corpo delle donne come una merce che può essere acquistata. In realtà, oggi in Italia, Alina si logora nell’attesa di un uomo e al suo arrivo, si chiederà quanto le farà male e per quanto tempo rimarranno i segni di quella barba ispida sulla sua pelle.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class="  wp-image-1940 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day7SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day7" href="https://www.facebook.com/hashtag/day7?source=feed_text&amp;story_id=622460734592157&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day7</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Lucia, ho 37 anni e oggi si festeggia con tutta la mia famiglia: mio marito, i miei genitori, mia sorella e sua moglie, i loro due bambini. C’è anche Vincent, il nostro nuovo vicino di casa e forse passerà Ercole, l’amico di sempre. Viviamo lontani, così è bello ritrovarsi per i compleanni. Sono occasioni in cui io e Carlo suoniamo e cantiamo per tutti, mentre mia madre ci riprende e subito pubblica il video. Tiene sempre aggiornato il suo canale con le mie perfor<span class="text_exposed_show">mance; è orgogliosa della mia voce, dice che è proprio come quella della nonna. Mia nipote si arrampica sulle mie ginocchia e mi chiede di cantare con lei, mi guarda con gli occhi incantati dell’infanzia e toccandomi la pancia mi chiede se c’è un bambino lì dentro. Tra tutti i sogni della mia vita, non c’è mai stato un figlio o una figlia, non mi manca, sorrido e le rispondo scapigliandola: “Un bambino? No! Nella mia pancia ci sono tante idee, c’è la voce per cantare, c’è l’amore per te, per la nonna, il nonno, per Carlo”. Tante cose si possono mettere al mondo: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la solidarietà, i progetti, le esperienze. Io ho impiegato il mio tempo a mettere al mondo, felicemente, me.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi resta forte la condanna sociale per le donne senza figli, nonostante il numero crescente di chi non desidera la maternità. Come se l’emancipazione femminile non fosse riuscita a incidere lo stigma imputato, da sempre, alle donne che operano questa scelta. La maternità deve rappresentare una tra le tante dimensioni della vita di ciascuna donna. Proviamo a cambiare la domanda “Ma tu non hai un figlio?” con un più generico e complesso “Sei felice?”</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class="  wp-image-1941 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day8SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day8" href="https://www.facebook.com/hashtag/day8?source=feed_text&amp;story_id=623417274496503&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day8</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Giuliana, ho 33 anni e ho da poco partorito la mia prima figlia. Quando ho scoperto di essere incinta ero entusiasta, l&#8217;unica cosa per cui ero spaventata erano i dolori del parto. Il mio ginecologo è stato molto comprensivo, ha risposto a tutte le mie domande e mi ha indirizzato in un ospedale che mi avrebbe seguito durante tutta la gravidanza. All&#8217;ospedale ho parlato con l&#8217;ostetrica, l&#8217;anestesista e con la persona che si occupava del corso preparto: tutti hanno r<span class="text_exposed_show">isposto alle mie domande, mi hanno raccontato per filo e per segno come sarebbe andato il parto, facendomi capire in che modo il dolore sarebbe cominciato, quando si sarebbe intensificato e come affrontarlo e superarlo; in che momento avrei potuto usufruire dell&#8217;anestesia e in che modo avrebbe potuto eventualmente intervenire il chirurgo. Questo mi ha permesso di superare le mie paure e di vivere una gravidanza serena e tranquilla. Due giorni fa sono cominciate le doglie e tutto ciò che mi aveva tranquillizzato fino a quel momento è di colpo svanito, ed è tornato il terrore del dolore che di lì a poco avrei provato. In ospedale ho incontrato alcune delle infermiere conosciute durante i controlli e dopo poco è arrivata anche l&#8217;ostetrica con cui avevo parlato in precedenza. Sono stati tutti gentili, hanno accolto le mie paure e mi hanno seguito in questo momento così delicato, senza farmi sentire in colpa o farmi sentire meno donna perché urlavo, piangevo e provavo dolore e paura. La mia bambina è nata, sta bene e io ho vissuto un&#8217;esperienza bellissima anche grazie alle persone che mi hanno accompagnato durante il parto.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà sono migliaia le donne che ogni anno in Italia subiscono delle vere e proprie violenze in sala parto: insulti, aggressioni verbali e fisiche, procedure mediche coercitive o non acconsentite, umiliazioni, maltrattamenti e disinformazione che diventano veri e propri abusi. Troppo spesso le partorienti vengono trattate come malate che non collaborano e non capiscono, per cui non vengono ascoltate e ancora peggio il loro diritto di essere informate e di acconsentire a delle pratiche sul proprio corpo, vengono messi da parte. Troppi medici e ostetriche pensano di poter agire in piena libertà sui corpi delle donne, senza rispettarne voci, esigenze e difficoltà.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-7" title=""><img class="  wp-image-1942 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day9SitoWeb" width="274" height="153" /></a> <em><a class="_58cn" title="#day9" href="https://www.facebook.com/hashtag/day9?source=feed_text&amp;story_id=623418594496371&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day9</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 20 anni e non ho mai avuto una storia. La cosa strana è che fino a qualche anno fa guardavo le mie amiche avere a che fare con le loro beghe amorose, mentre a me non interessava. Poi tutto a un tratto ho iniziato a farmi tante domande anch&#8217;io e a rimpiangere quando le cose sembravano più semplici. </span></em><span style="color: #000000;"><em>Ne ho parlato con mia madre, mi ha detto che l&#8217;importante è partire da sé e ascoltarsi sempre. Ridendo ha aggiunto che al mondo ci sono 8 miliardi di person<span class="text_exposed_show">e e che per quanto esigente io possa essere, mi innamorerò e tutto mi sarà più chiaro.<br />
Anche le mie amiche, saputi i miei pensieri, mi hanno rassicurata dicendomi che non c&#8217;è nulla di determinato, inutile pensarci troppo, lo capirò e sarà bello. Io però ci penso lo stesso, fantastico sul giorno del mio matrimonio&#8230; vorrei sposarmi nella spiaggia dove sono cresciuta, adoro la Sicilia. Ecco, una cosa la so: mia moglie o mio marito amerà il mare quanto me.&#8221;</span></em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà l&#8217;eterosessualità continua a essere percepita come la norma. L&#8217;immaginario, ancora prima dell&#8217;incontro con l&#8217;altra, con l&#8217;altro, ci posiziona accanto a un uomo se siamo donne e viceversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con molta probabilità oggi la madre di Monica le spiegherà che il mondo è pieno di uomini e lei si chiederà come potrà dirle che forse le piacciono le donne. E dovrà combattere paura, vergogna e senso di inadeguatezza prima di confidarsi con le amiche che magari le risponderanno di non farsi troppi pensieri, perché quasi certamente è una fase legata al momento o all&#8217;assenza di esperienze.</span></span></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day10" href="https://www.facebook.com/hashtag/day10?source=feed_text&amp;story_id=623890397782524&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1943 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day10SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day10SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day10</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Camilla, ho 19 anni e studio scienze della comunicazione. Oggi devo passare un&#8217;intera giornata davanti alla tv per prepararmi a un esame sul linguaggio televisivo di trasmissioni e pubblicità. I programmi del mattino sono condotti da uomini e donne e affrontano tematiche di vario tipo. Durante questi programmi noto che si pubblicizzano soprattutto prodotti casalinghi: mamme e papà che tirano a lucido la cucina o il bagno; single di ambo i sessi che cercano il pro<span class="text_exposed_show">dotto migliore per pulire al meglio e nel minor tempo. Nel pomeriggio, durante i programmi per bambini, la pubblicità mostra bimbi e bimbe che giocano insieme con giochi soprattutto interattivi, colorati in mille modi, con allegria e leggerezza. Il quiz prima del telegiornale è condotto da una ragazza e un ragazzo, vestiti in modo stravagante, che ogni tanto ballano divertenti stacchetti musicali. Le pubblicità sono soprattutto di automobili e profumi: per vendere le auto, le presentano per lo più in contesti naturali e guidate da personaggi famosi. Per i profumi invece si fanno vedere le essenze usate e si punta a esaltare la forma della boccetta. All&#8217;esame spiegherò che il linguaggio televisivo è paritario e rispettoso delle diversità di genere.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi i programmi televisivi spesso sono fortemente sessisti: gli uomini si occupano di informazione o conducono i quiz, le donne presentano programmi di intrattenimento. In ogni caso non importa l&#8217;età o la prestanza fisica dell&#8217;uomo, mentre è indispensabile che la donna sia piacente e preferibilmente giovane. Gli uomini, più sobri, appaiono in giacca e cravatta; le donne quasi sempre sono seminude e il loro ruolo è quello della valletta sorridente, quasi muta e non pensante. Nelle pubblicità la donna è rappresentata o come mamma e moglie o come oggetto sessuale, e il suo corpo viene usato per pubblicizzare e vendere qualunque cosa. Nei prodotti per bambini, la pubblicità esaspera la divisione fra giochi da maschio e da femmina, caratterizzati già dai colori delle confezioni blu e rosa. Le bambine vengono adultizzate e incoraggiate a emulare le donne con trucchi e bambole. I bambini sono invitati all’avventura, con prodotti che puntano a superare sé stessi per migliorarsi. Come se le femmine debbano imparare il prima possibile a interpretare il loro ruolo stereotipato di donne “passive”, mentre i maschi possono sperimentare e mettere in pratica i loro desideri, facendosi forti del loro ruolo privilegiato.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-8" title=""><img class="  wp-image-1944 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day11SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day11" href="https://www.facebook.com/hashtag/day11?source=feed_text&amp;story_id=624436897727874&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day11</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Ala, ho 32 anni e insegno nella scuola materna. Qualche anno fa ho lasciato il mio paese, non perché non lo amassi, ma perché desideravo sperimentarmi in contesti diversi. Così ho lasciato la Moldavia e mi sono trasferita in Italia. All&#8217;inizio non è stato per nulla facile: ho lavorato come cameriera la sera, mentre la mattina frequentavo un corso di lingua per perfezionale l&#8217;italiano; nel frattempo, appena ottenuto il riconoscimento del titolo di studio, <span class="text_exposed_show">ho iniziato a cercare lavoro nelle scuole materne. Quando ho firmato il mio primo contratto in una scuola mi è sembrato di toccare il cielo dalla felicità! Fare la maestra è stato da sempre il mio sogno e tutti i miei sacrifici venivano ripagati! So che in quanto insegnante ho una grande responsabilità: ogni mattina incontro genitori che mi affidano la cosa più importante che hanno, non deve essere facile e io voglio meritare la loro fiducia ogni giorno.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi quando una donna migra in Italia è costretta a rinunciare alla sua professione, mettendo da parte i suoi sogni, le sue attitudini e i sacrifici fatti da lei e dalla sua famiglia: le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio infatti, sono costose, complicate e, molto spesso, prevedono l&#8217;integrazione degli studi. Inoltre, lo stigma che relega le donne straniere a lavori generici quali la colf, la badante, l&#8217;addetta alle pulizie è ancora molto presente. Non ci aspetteremmo mai che un&#8217;insegnante italiana faccia la badante ai nostri genitori, quando invece la donna è straniera diventa la normalità.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-9" title=""><img class="  wp-image-1945 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day12SitoWeb" width="274" height="165" /></a><em><a class="_58cn" title="#day12" href="https://www.facebook.com/hashtag/day12?source=feed_text&amp;story_id=625947620910135&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day12</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Susanna, ho 27 anni e questa sera esco con le mie amiche. Durante la settimana sono sempre di corsa e non ho mai il tempo di fare nulla per me. A volte pur di dormire qualche minuto in più rinuncio al trucco e per le ore che passo fuori casa prediligo un abbigliamento comodo. Quando esco nel fine settimana invece, mi piace approfittarne: mi prendo il tempo di guardare l&#8217;armadio e scegliere, mi ricordo dei vestiti che adoro, delle gonne, degli short e dei tacchi al<span class="text_exposed_show">ti. Perdo tempo ad acconciarmi i capelli e a giocare con il trucco. Sento la mia amica Alice che è imbottigliata nel traffico e arriverà tardi, doveva venire a prendermi ma così rischiamo di non arrivare mai. Le dico di non preoccuparsi, di andare direttamente al locale, io le raggiungo con l&#8217;autobus, così poi torniamo insieme. Prima di uscire di casa, mio padre mi dice che sono molto bella e mi augura buon divertimento. La strada che faccio per arrivare alla fermata è un po&#8217; buia, ma mi piace camminare sotto le stelle senza le luci dei lampioni; per guardare in alto finisce che vado addosso a un ragazzo: io, lui e i suoi amici ridiamo di quanto sono sbadata e poi ognuno va per la sua strada. Arrivo alla fermata, salgo sull&#8217;autobus, raggiungo il locale e vedo le mie amiche che mi aspettano. Sorrido.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà una donna si trova a modificare il suo abbigliamento a seconda dei mezzi di trasporto che usa, dei tragitti che fa e se ha o meno compagnia nel farli. Susanna, prima di uscire di casa si chiederà se sia il caso prendere l&#8217;autobus vestita così, ancora di più perché sola; il padre le raccomanderà di stare attenta; la strada buia le procurerà uno stato di allerta e, probabilmente, sceglierà di chiamare qualcuno al telefono per sentirsi più sicura. Noterà il gruppo di ragazzi arrivare, dovrà ascoltare i loro commenti su di lei e sarà sua premura cambiare marciapiede, così, &#8220;per sicurezza&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quanto donne siamo educate fin da subito alla paura della violenza e a mettere in atto strategie protettive.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La verità è che le donne, ancora oggi, non sono libere di camminare per strada con la stessa tranquillità degli uomini.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-10" title=""><img class="  wp-image-1946 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day13SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day13" href="https://www.facebook.com/hashtag/day13?source=feed_text&amp;story_id=625947927576771&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day13</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Valentina, ho 39 anni e fino a 15 mesi fa tutti mi chiamavano Marco. Ora sono una donna, non ancora sui documenti ma lo sono per tutti quelli che mi incontrano, come lo sono sempre stata per me stessa. Il mio è stato un percorso bellissimo, in cui ho scoperto che persona volessi essere: sono una donna forte e determinata, autonoma e indipendente, ho tante amiche, sono impegnata nel sociale, sono una fioraia e adoro comporre dei bouquet colorati, soprattutto se so<span class="text_exposed_show">no regali destinati a chi si ama. Sono tante le donne che mi hanno ispirata e che mi hanno fatto comprendere le parti più importanti di me: mia nonna che sapeva ascoltare e dare ottimi consigli; Jane Austin che mi ha regalato parole che io non sapevo ancora pronunciare; Whitney Houston che mi ha fatto scatenare da sola, chiusa nella mia stanza, sognando di ballare con il corpo illuminato da un tubino ricoperto da paillettes, al ritmo di “I Wanna Dance with Somebody”, e che mi ha fatto scoprire che l&#8217;importante nella vita è danzare al ritmo con sé stesse.</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, nella nostra società, le persone transessuali e transgender subiscono gravissime discriminazioni e violenze. In particolare in Europa il 69% delle trans (MtF) dichiara di aver subito discriminazioni o molestie; il 60% non ha avuto facile accesso al lavoro; in media una trans su tre subisce aggressioni o minacce di violenza fisica e sessuale; il 62% delle vittime trans non denuncia le violenze perchè pensa che non succederebbe né cambierebbe nulla.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-11" title=""><img class="  wp-image-1947 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day14SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day14" href="https://www.facebook.com/hashtag/day14?source=feed_text&amp;story_id=626975710807326&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day14</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Federica, ho 17 anni e sono appena uscita dal consultorio. Sono fidanzata con Marco e due giorni fa ho dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. Abbiamo avuto dei rapporti sessuali e per essere più sicura ho pensato di prendere la pillola del giorno dopo: ci vogliamo molto bene io e Marco, ma un figlio no, ci sentiamo troppo giovani per averlo nei nostri piani.</span></em><br />
<span style="color: #000000;"> <em> La ginecologa mi ha accolta con molta gentilezza e quando le ho detto di cosa avev<span class="text_exposed_show">o bisogno, con dolcezza mi ha chiesto come stavo, se avessi subito una violenza, se fossi stata costretta a non utilizzare anticoncezionali. L&#8217;ho rassicurata, ringraziandola per l&#8217;attenzione mostratami.<br />
Mi ha consegnato la prescrizione medica indicandomi la farmacia più vicina e, prima di salutarmi, mi ha consigliata di inserire un promemoria sul telefono per ricordarmi di prendere la pillola tutti i giorni perché può capitare di dimenticarsene.<br />
Andando via ho pensato che chiamerò per avere un appuntamento: approfitterò della visita per chiederle di alcuni fastidi che sento, ho sentito di poter parlare con lei&#8230;&#8221;.</span></em></span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi, in molti consultori sono presenti obiettori/rici che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo; accade anche in ospedale, in cui si viene mandate via, magari dopo aver aspettato ore in sala d&#8217;attesa e, il tutto, senza fornire un luogo alternativo in cui rivolgersi. In molti altri casi invece, ginecologi e ginecologhe, prima della prescrizione sottopongono le ragazze a domande indagative e giudicanti che fanno provare vergogna e sensi di colpa rispetto all&#8217;accaduto.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-12" title=""><img class="  wp-image-1948 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day15SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day15" href="https://www.facebook.com/hashtag/day15?source=feed_text&amp;story_id=625948574243373&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day15</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 29 anni e oggi sono andata ad un colloquio di lavoro. Ero nella sala d&#8217;attesa e ho conosciuto Giorgio, un dipendente dell&#8217;azienda. Lui mi ha raccontato di essere appena rientrato dal congedo di paternità, dopo la nascita della sua terza figlia. Era felice di aver ricominciato a lavorare e faceva vedere a tutti i presenti le foto delle tre figlie, ripetendo quanto gli mancasse fare colazione tutti insieme. Quando mi sono seduta per il colloquio ero <span class="text_exposed_show">intimorita: il responsabile del personale ha esordito complimentandosi con me per il master che ho appena conseguito e per l&#8217;esperienza che ho svolto all&#8217;estero. Dopo aver parlato delle eventuali prospettive lavorative nell&#8217;azienda, mi ha chiesto se avessi figli o se volessi averne: gli ho parlato di Sara, che ha due anni e mezzo e ama nuotare. Il responsabile del personale mi ha sorriso e mi ha detto che secondo lui ero la persona giusta, nel posto giusto, anche perché l&#8217;azienda ha uno dei migliori asili a disposizione dei dipendenti. Spero che questa azienda possa essere una buona opportunità sia per me che per Sara.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà… fare un colloquio di lavoro oggi, per una donna, spesso vuol dire leggere sugli annunci che è richiesta bella presenza e un atteggiamento accondiscendente. Inoltre durante il colloquio vengono fatte domande personali sulla vita sentimentale o la situazione familiare: una donna in “età fertile” fa molta fatica ad essere assunta e spesso le viene chiesto direttamente se è intenzionata a fare figli o, se già li ha, se crede di poter avere tempo da dedicare al lavoro. La stessa cosa non succede agli uomini: si dà per scontato che se ha risposto ad un&#8217;offerta di lavoro avrà tempo da dedicargli e che se avrà figli se ne occuperà la madre dei bambini. Spesso il luogo di lavoro si trasforma in un posto in cui si subiscono molestie e dove la disparità di genere è all&#8217;ordine del giorno.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-13" title=""><img class="  wp-image-1949 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day16SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day16" href="https://www.facebook.com/hashtag/day16?source=feed_text&amp;story_id=625949157576648&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day16</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Carmen, ho 28 anni, da oggi disoccupata. Sono un’operatrice dei Centri Antiviolenza; anzi, lo ero. Perché stamani, arrivata al lavoro, al posto del Centro ho trovato un bibliocaffè. Perché abbiamo sconfitto la violenza di genere e messo la parola fine a ogni forma di discriminazione contro donne e bambine. Ora viviamo in una società più giusta, libera da ogni forma di violenza. Una società in cui le donne partecipano a ogni livello decisionale in ambito politico,<span class="text_exposed_show"> economico, civile e sociale della vita pubblica. Certo, dovrò trovare un nuovo lavoro! Potrei iniziare da qui, dalla biblioteca. Gli orari sembrano un po’ faticosi &#8211; aperti sino a sera, anche la domenica &#8211; Però alla casa, al bambino, ci pensa Marco, mio marito, ora che il lavoro domestico è finalmente riconosciuto e valorizzato, e le responsabilità condivise all&#8217;interno di ogni famiglia. Sì, entro al bibliocaffè, chissà… magari cercano personale.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia 1 donna su 3 continua a essere vittima di violenza, non solo fisica o sessuale, ma anche economica e psicologica. Nella stragrande maggioranza dei casi commessa dal partner attuale o ex. E sono proprio i Centri Antiviolenza il luogo d’elezione in cui accogliere e sostenere le donne in difficoltà. Per il loro valore politico-culturale, i Centri sono essenziali anche ai fini della prevenzione del fenomeno e intervengono nel processo culturale in cui nasce la violenza.</span></p>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere &#8211; 2015</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/16days-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/16days-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 22:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Nanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
		<category><![CDATA[Campagne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=768</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dal 25 novembre, giornata per l&#8217;eliminazione della violenza di genere, al 10 dicembre, giornata dei diritti umani, la campagna internazionale dei &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;, sottolinea che è tempo di agire per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16days-2/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere &#8211; 2015</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone  wp-image-749" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/0-300x111.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="0" width="372" height="138" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 25 novembre, giornata per l&#8217;eliminazione della violenza di genere, al 10 dicembre, giornata dei diritti umani, la <strong>campagna internazionale dei &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;</strong>, sottolinea che è tempo di agire per porre fine, in tutto il mondo, alla violenza contro le donne.<br />
L&#8217;Associazione Rising &#8211; Pari in Genere aderisce alla campagna ricordando, giorno per giorno, alcuni dei <strong>più importanti e significativi discorsi fatti dalle donne</strong> nel corso della storia.<br />
Parole, le loro, che segnano come pietre miliari il percorso dei diritti umani</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class=" size-medium wp-image-752 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/1-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="1" width="300" height="203" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> #‎Day1‬ ELEANOR ROOSVELT (1884-1962) Attivista, femminista e First  Lady </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day1</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">In qualità di presidente della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, <strong>Eleanor Roosevelt</strong>, fu la forza motrice della creazione dello  statuto delle libertà: la <strong>Dichiarazione Universale dei Diritti Umani</strong>.<br />
Continuando la sua opera, sostenne l’<strong>ottenimento di pari diritti per le donne, per gli afroamericani e per i lavoratori</strong> del periodo della Grande Depressione. Chiamata, infatti, “la First Lady del Mondo” lavorò fino alla fine dei suoi giorni per ottenere l’accettazione e l’attuazione dei diritti contemplati nella Dichiarazione. La nostra scelta va a <strong>celebrare una donna che non ha avuto paura di schierarsi apertamente e di combattere per l&#8217;eguaglianza dei diritti</strong>; una battaglia che sembrava irrealizzabile in un contesto storico in cui la segregazione razziale, la disparità tra uomini e donne, tra bianchi e neri, tra ricchi e poveri era la regola.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class=" size-medium wp-image-753 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/2-300x207.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="2" width="300" height="207" /></a></p>
<p style="text-align: left;">‪<strong>#‎Day2‬ SUSAN BROWNELL ANTHONY (1820-1906) Attivista, saggista e femminista </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day2</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Il 5 novembre del 1872 <strong>Susan B. Anthony</strong> osò votare per le elezioni federali; la arrestarono per pratiche illegali e, nel 1873, la condannarono. Durante il processo la Anthony poté però esprimere le sue idee, tanto che la questione si pose all&#8217;ordine del giorno di tutta la nazione. Successivamente, viaggiò estesamente negli Stati Uniti ed in Europa, tenendo dai 75 ai 100 discorsi all&#8217;anno sui diritti delle donne per quasi 45 anni. La nostra scelta va a <strong>celebrare una pioniera che svolse un ruolo cruciale</strong> nel movimento per l&#8217;emancipazione delle donne del XIX secolo: volto ad <strong>assicurare il diritto di suffragio alle donne</strong>.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class=" size-medium wp-image-754 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/3-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="3" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day3 AUGUSTA BASSI detta Tina Lagostena Bassi (1926-2008) avvocata, giudice, deputata e femminista </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day3.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day3</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Celebri le arringhe di <strong>Tina Lagostena Bassi</strong> in cui, con termini chiari e diretti, descriveva la violenza subita dalle sue assistite, rompendo così il muro di silenzio che esisteva (ed esiste) nella società e nelle aule dei tribunali sulla questione della violenza sessuale. Da deputata, inoltre, coronò il sogno della battaglia di una vita: con la Legge 66 del 1996 lo stupro non è più considerato un reato contro la morale, ma contro la persona. La nostra scelta, quindi, va a <strong>celebrare una delle principali e più agguerrite avvocate per la difesa dei diritti delle donne</strong>.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class=" size-medium wp-image-755 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/4-300x205.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="4" width="300" height="205" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day4 SEVERN CULLIS-SUZUKI, (1979) attivista ambientale, conduttrice televisiva, autrice </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day4.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day4</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Quando <strong>Severn Cullis-Suzuki</strong> tenne il suo discorso aveva dodici anni. L’età in cui l’infanzia e le sue certezze lasciano spazio all’adolescenza. Dodici anni: l’età delle nuove conquiste cognitive, degli ideali che affiorano, della capacità di riconoscere e analizzare l’incoerenza dei grandi. Abbiamo scelto Severn Cullis-Suzuki per <strong>rappresentare la lucidità e la forza che una donna può avere già a dodici anni</strong>.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class=" size-medium wp-image-756 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/5-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="5" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day5 AUNG SAN SUU KYI, (1945), leader birmana, attivista pacifista, madre </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day5</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un lungo periodo trascorso in Inghilterra e negli Stati Uniti, dopo gli studi universitari, un marito, due figli, nel 1988 <strong>Aung San Suu Kyi</strong> fece ritorno in Birmania. Subito si rese conto che la situazione politica era drammatica e insostenibile, per le violenze e gli abusi che il regime dittatoriale esercitava sulla popolazione. Decise di trattenersi in Birmania, per contrastarlo. Il suo primo passo fu quello di fondare la Lega Nazionale per la Democrazia, basata sui principi della non violenza predicati dal Mahatma Gandhi. Il regime, infastidito dall&#8217;operato della donna e della sua organizzazione, la condannò agli arresti domiciliari, salvo che non decidesse di lasciare la Birmania. Aung San Suu Kyi si trovò davanti a un bivio: restare, rinunciando alla possibilità di ricongiungersi con il marito e i figli; tornare dalla sua famiglia, astenendosi da ogni attività politica. Decise di restare in Birmania e di dedicare tutte le sue energie alla costruzione di un regime democratico, contrastando la dittatura militare e impegnandosi nella difesa dei diritti umani del suo popolo. Solo nel 2010, dopo innumerevoli pressioni internazionali sul regime birmano, Aung San Suu Kyi venne definitivamente rimessa in libertà, e poté finalmente battersi direttamente per le rivendicazioni del suo popolo. Nel 2012 ricevette formalmente a Oslo il premio Nobel per la pace che le era stato assegnato ventun anni prima. L&#8217;11 novembre 2015 vinse le prime elezioni libere dopo 25 anni di dittatura, avviandosi a divenire il primo ministro del suo Paese.<br />
Abbiamo proposto Aung San Suu Kyi per la sua<strong> scelta dolorosa e anticonformista di privilegiare la dimensione pubblica e l’attività politica</strong>, piuttosto che quella privata con la famiglia, rinunciando alla vita con i suoi figli.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class=" size-medium wp-image-757 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/6-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="6" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day6 ISABELLA BAUMFREE nota come Sojourner Truth (1797-1883) abolizionista e femminista </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day6.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day6</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">A circa nove anni, <strong>Sojourner Truth</strong>, viene venduta all&#8217;asta e acquistata insieme ad un gregge di pecore per 100 dollari da John Neely, che aveva l&#8217;abitudine di stuprarla e picchiarla quotidianamente. Venduta per altre tre volte, sarà costretta a sposare un uomo più anziano, dopo che gli schiavisti uccisero Robert, l’uomo di cui si era innamorata. Nel 1826, riuscì a fuggire per trovare la libertà, portando con sé la figlia minore Sophia. Costretta, invece, a lasciare gli altri figli perché non sarebbero stati legalmente liberi, secondo quanto diceva la legge, se non avessero prestato servizio come servi fino al compimento dei vent&#8217;anni. In seguito, saputo che suo figlio Peter, di cinque anni, era stato venduto illegalmente a un proprietario terriero dell&#8217;Alabama, fa ricorso in tribunale riuscendo, dopo alcuni mesi, a riottenere suo figlio. Divenne così la <strong>prima donna nera a portare in giudizio un uomo bianco e a vincere la causa</strong>. Nel 2009 Sojourner Truth divenne la prima donna nera ad essere onorata con un busto posto all&#8217;interno del United States Capitol di Washington DC.<br />
La nostra scelta vuole celebrare una donna che ottenuta la libertà per lei stessa ha poi passato la vita a <strong>lottare per l’abolizione della schiavitù, per i diritti delle donne, per la riforma del sistema carcerario e per l’abolizione della pena di morte</strong>.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-7" title=""><img class=" size-medium wp-image-758 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/7-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="7" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>‪#‎Day7‬ PATRICIA ARQUETTE (1968) Attrice </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day7.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day7</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Breve, semplice ma diretto il discorso di <strong>Patricia Arquette</strong> colpisce il cuore di Hollywood, dove gli attori uomini guadagnano sproporzionatamente di più rispetto alle loro colleghe e dove le donne e solo loro, invecchiando guadagnano sempre meno e per le quali diventa quasi impossibile continuare a lavorare dopo aver raggiunto una certa età.<br />
Questa disparità non riguarda solo il mondo di Hollywood ma è una triste realtà in tutta Europa, dove <strong>una donna guadagna mediamente il 16% in meno dei suoi colleghi maschi</strong> e negli Stati Uniti addirittura il 23% in meno.<br />
Abbiamo scelto Patricia Arquette perchè con il suo discorso di accettazione dell&#8217;Oscar focalizza l&#8217;attenzione mondiale su questa realtà che penalizza fortemente le donne e su <strong>una battaglia che vede scendere in campo le donne di tutto il mondo.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-8" title=""><img class=" size-medium wp-image-759 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/8-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="8" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;">‪<strong>#‎Day8‬ MALALA YOUSAFZAI (1997) attivista pacifista </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day8.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day8</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Malala Yousafzai</strong> è una delle attiviste pacifiste più conosciute al mondo. Nel 2012, dopo aver denunciato le violenze dei talebani nella sua città e contro le scuole femminili, subì un grave attentato: mentre stava tornando a casa da scuola, venne colpita alla testa da un colpo di pistola. Attentato rivendicato da uomini armati dal regime talebano. La violenza subita non ha fermato Malala: ha dichiarato di voler fondare un partito politico e lottare per il <strong>diritto all’istruzione, per la libertà e autodeterminazione delle donne nei Paesi musulmani.</strong><br />
Abbiamo scelto Malala Yousafzai perché sosteniamo la sua determinazione a battersi per i diritti civili e, più nello specifico, per il diritto all’istruzione delle ragazze. <strong>Pensiamo infatti che l’istruzione sia un diritto primario, essenziale ai fini della capacità di esercitare tutti gli altri.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/9bis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-9" title=""><img class=" wp-image-3229  alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/9bis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="297" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: left;">‪<strong>#‎Day9‬ ANGELINA JOLIE (1975) Attrice, produttrice cinematografica, regista, Ambasciatrice UNHCR </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day9.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day9</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Ambasciatori di Buona Volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sono, insieme all’Alto Commissario Guterres, i volti pubblici più riconoscibili dell’Agenzia ONU per i Rifugiati e contribuiscono a portarla in ogni angolo del mondo.<br />
<strong>Angelina Jolie</strong>, durante alcune riprese in Cambogia ebbe modo di vedere con i proprio occhi le condizioni di miseria e povertà del paese e si rivolse all’UNHCR per avere maggiori informazioni. Nei mesi successivi decise di visitare diversi campi profughi sparsi per il mondo per comprenderne maggiormente le condizioni; impegno che ha poi mantenuto negli anni. Ora, in virtù dei suoi 10 anni di esperienza come Ambasciatrice, opera come Inviata Speciale dell’Alto Commissario Guterres.<br />
Abbiamo scelto il presente discorso di Angelina Jolie sui diritti delle donne poiché, anche se nel caso specifico si fa riferimento a paesi colpiti dalla guerra, come la Siria e l&#8217;Iraq, l&#8217;Ambasciatrice, con parole chiare e semplici <strong>focalizza l&#8217;agghiacciante realtà delle donne e delle bambine in molti paesi del mondo.</strong> <strong>Sottolineando che non è sufficiente indignarsi, ma è invece necessario assumersi delle responsabilità e lavorare, tutte/i insieme, per porre fine a tali atrocità.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/10.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-10" title=""><img class=" size-medium wp-image-761 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/10-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="10" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day10 MADRI DE PLAZA DE MAYO (2006) Associazione attivista </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day10.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day10</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Si ritiene che, tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a 30 mila dissidenti o sospettati tali (9 mila accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP) su 40 mila vittime totali. I dissidenti sono stati arrestati e tenuti illegalmente prigionieri dagli agenti della polizia argentina in centri clandestini di detenzione. La maggioranza di loro è stata prima torturata ed in seguito assassinata, e fatta sparire nella più assoluta segretezza. L’Associazione <strong>Madri di Plaza de Mayo</strong> è formata dalle madri dei desaparecidos, il loro nome deriva dalla celebre piazza di Buenos Aires, Plaza de Mayo, dove queste donne coraggiose si riunirono per la prima volta e dove ogni giovedì pomeriggio, esse si ritrovano per percorrerla in senso circolare per circa mezz&#8217;ora.<br />
Abbiamo scelto le parole delle Madri de Plaza de Mayo, perché <strong>sosteniamo la loro lotta e la lotta dei loro figli desaparecidos, per i diritti e la vita.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/11.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-11" title=""><img class=" size-medium wp-image-762 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/11-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="11" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day11 EMMA BONINO (1948) Politica </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day11.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day11</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emma Bonino</strong> è delegata per l’Italia all’ONU per la moratoria sulla pena di morte e fondatrice dell’organizzazione internazionale “Non c’è Pace Senza Giustizia”, un’associazione senza fini di lucro che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di Diritto e della giustizia penale internazionale.<br />
Ad oggi, sono ancora molti gli Stati che applicano la pena di morte, alcuni anche per reati non violenti e, in alcuni casi, solo se a commettere il reato è una donna: in alcuni paesi dell’Africa la prostituzione è punita con la morte; in Iran, oltre che per prostituzione, si condanna a morte per adulterio, così come nello Yemen. In Arabia Saudita, invece, tale condanna è prevista per la più generale “condotta sessuale immorale” e per stregoneria.<br />
Abbiamo scelto il presente discorso poiché oltre a condividere la convinzione che <strong>la giustizia che uccide non è giustizia</strong>, riteniamo che un tale potere sia troppo nella mani di un qualsiasi Stato e che, come sempre, chi ne fa maggiori spese sono le persone socialmente più deboli: le donne, purtroppo, sono spesso tra queste.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-12" title=""><img class=" size-medium wp-image-763 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/12-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day12 MARY HONEYBALL (1952) Politica </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day12.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day12</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">La prostituzione è un tema che, ancora oggi, divide lo stesso femminismo. Da una parte l’idea che le donne debbano essere libere di fare ciò che vogliono del loro corpo; dall’altra quella che nessuna vera libertà può esistere all’interno del diritto, di un altro, di fare di quel corpo, acquistato, ciò che più ne desidera.<br />
Abbiamo scelto quanto detto da <strong>Mary Honeyball</strong> poiché se la tratta delle donne è, per la gran parte, conseguenza della disparità tra la quantità della domanda di sesso a pagamento e la quantità di donne disposte a rispondervi, ridurre la domanda, attraverso la responsabilizzazione dei compratori, appare una soluzione necessaria. Siamo fermamente convinte, inoltre, che la prostituzione sia <strong>una della massime espressioni della subordinazione del genere femminile al genere maschile.</strong> <strong>Una lotta, quindi, quella contro la prostituzione da cui</strong> <strong>non possiamo più prescindere per l’ottenimento della reale parità tra i generi.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-13" title=""><img class=" size-medium wp-image-764 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/13-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="13" width="300" height="203" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day13 Maria Montessori (1870-1952) educatrice, pedagogista, filosofa, medico e scienziata </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day13.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day13</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scelto questo discorso di <strong>Maria Montessori</strong> perché, pur essendo stato pronunciato più di un secolo fa, è ancora attualissimo quando parla del <strong>bisogno di modificare la struttura sociale insieme a quella culturale se si vuole giustizia e uguaglianza per tutti gli esseri umani.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-14" title=""><img class=" size-medium wp-image-765 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/14-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day14 RITA LEVI MONTALCINI (1909/2012) Neurologa, Premio Nobel per la medicina e Senatrice a vita </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day14.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day14</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rita Levi Montalcini</strong> si è sempre adoperata per la valorizzazione del lavoro delle donne, sia nel mondo occidentale che in quello di Paesi meno sviluppati come l’Africa. Pur non definendosi femminista, ha incoraggiato la riflessione sulle difficoltà, per le donne, di veder riconosciute le proprie ambizioni, impegnandosi in prima persona perché le donne possano avere <strong>le stesse opportunità di affermazione professionale degli uomini.</strong><br />
Abbiamo scelto di dedicarle il #day14 perché ha rappresentato un modello per le nuove generazioni di ricercatrici, mostrando come <strong>l’equazione donna e scienziata fosse perseguibile</strong>. Pur se al prezzo di grandi sacrifici e, talvolta, rinunce, in un’Italia che <strong>non onora la ricerca scientifica e non valorizza il lavoro femminile.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-15" title=""><img class=" size-medium wp-image-766 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/15-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="15" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day15 ADELINE VIRGINIA WOOLF (1882-1941) Attivista e scrittrice </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day15.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day15</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Virginia Woolf</strong> scrive “Una stanza tutta per sé” nel 1929, dopo aver partecipato a due conferenze sul tema “Le donne e il romanzo”. Abbiamo scelto questo discorso perché in esso la Woolf esorta ogni donna a <strong>liberarsi dell&#8217;eterno ruolo di compagna o musa dell&#8217;artista uomo, per diventare finalmente protagonista della propria arte e della propria vita.</strong> L&#8217;immaginaria sorella di Shakespeare, che non può esprimere se stessa perché non ha un&#8217;indipendenza economica né una stanza tutta per sé, verrà riscattata ogni volta che le donne rivendicheranno i propri diritti di scrittrici e di esseri umani.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/16.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-16" title=""><img class=" size-medium wp-image-767 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/16-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="16" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>#Day16 EMMA WATSON (1990) attrice, attivista, Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite </strong>(leggi il <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Day16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Day16</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emma Watson</strong> ha presentato la campagna “He For She” per <strong>incoraggiare gli uomini a mettere in discussione e denunciare le costruzioni sociali basate sul genere, rifiutando l’asimmetria di potere tra i sessi.</strong> L’abbiamo scelta a conclusione della campagna ‪#‎16Days ‪#‎OrangetheWorld perché la riproposizione del termine “femminista” ci invita a riflettere sul significato e le sfumature che questa parola continua a rivestire. Tra chi ha vissuto gli anni in cui il movimento delle donne è stato motore di importanti cambiamenti e chi, più giovane, attribuisce al termine femminista una connotazione negativa, trovandolo anacronistico e inadeguato a rappresentare la società di oggi e le dinamiche tra sessi (e generi).</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16days-2/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere &#8211; 2015</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/16days-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2014</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2014/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2014/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 13:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Nanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
		<category><![CDATA[Campagne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=858</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il Women’s Global Leadership Institute (WGLI), nel 1991, ha dato vita alla campagna internazionale “16 Days of Activism Against Gender Violence” per favorire la costruzione di una maggiore consapevolezza rispetto al fenomeno della violenza di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2014/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2014</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: justify;">Il Women’s Global Leadership Institute (WGLI), nel 1991, ha dato vita alla campagna internazionale <strong>“16 Days of Activism Against Gender Violence”</strong> per favorire la costruzione di una maggiore consapevolezza rispetto al fenomeno della violenza di genere. La scelta fu quella di collegare simbolicamente il 25 novembre (giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne) e il 10 dicembre (giornata internazionale dei diritti umani).</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno, il tema della campagna è stato: &#8220;<strong>Dalla pace in casa alla pace nel mondo</strong>: sfidiamo il militarismo e la fine della violenza contro le donne&#8221;. L&#8217;Associazione Rising &#8211; Pari in Genere ha aderito <strong>evidenziando i diritti negati alle donne, in Italia.</strong></p>
<div class="video-container"><iframe width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/Di3gBj6QL8g?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito, i testi completi:</p>
<p style="text-align: left;"><strong style="line-height: 1.5;">#Day 1 &#8211; ABORTO, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’obiezione di coscienza ha avuto negli anni un profondo mutamento: i numeri ufficiali riportano un aumento costante del fenomeno, ma quelli reali sono ancora più allarmanti.<br />
Nel nostro Paese i ginecologi obiettori di coscienza che quindi non garantiscono l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza prevista dalla legge 194, sono sempre di più. <strong>In media in tutta Italia la percentuale di medici obiettori non scende mai sotto il 50%</strong>, tranne la virtuosa Valle d&#8217;Aosta in cui gli obiettori sono il 16,7%. Ma sono le <strong>regioni del Sud</strong> e del centro quelle con la più alta densità di obiettori: in Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Molise e Basilicata le percentuali di <strong>medici obiettori superano l&#8217;80%.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Numeri sempre più allarmanti che portano l&#8217;Italia a violare i diritti delle donne che &#8220;alle condizioni prescritte dalla Legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza&#8221;, ha dichiarato il Comitato europeo dei diritti sociali, rispondendo al ricorso presentato nel 2012 dalla Cgil insieme ad altre associazioni.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong style="line-height: 1.5;">#Day2 &#8211; PARI RETRIBUZIONE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;art. 37 della Costituzione italiana cita quanto segue: &#8220;La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. [&#8230;]&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pratica invece, <strong>la differenza generale di retribuzione è di circa il 27%</strong>; il nostro Paese si colloca così tra quelli con il maggior divario retributivo tra uomini e donne: secondo la classifica pubblicata lo scorso 28 ottobre 2014, annualmente stilata dal World economic forum (Wef), l&#8217;Italia è infatti al 129esimo posto per disuguaglianza di reddito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il divario retributivo uomo/donna mostra quanto viene considerato il lavoro femminile</strong>, rilevando discriminazioni di genere e separazioni nel mondo del lavoro: una differenza media compresa fra il 17 e il 22% significa che le lavoratrici ricevono una paga oraria inferiore rispetto ai corrispondenti lavoratori maschi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il divario retributivo è sia causa che conseguenza della disparità fra gli uomini e le donne.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day3 &#8211; PARITÀ NEL PROCESSO DECISIONALE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il &#8220;Global Gender Gap report&#8221;, del World economic forum (Wef), afferma che avere un maggior numero di donne che partecipano al processo decisionale significa anche prendere decisioni che tengano conto delle esigenze di un segmento più ampio della società e ottenere quindi dei risultati che interessano un maggior numero di persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per quel che riguarda la partecipazione politica delle donne, l&#8217;Italia si colloca al 37esimo</strong> posto sui 142 paesi considerati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le donne continuano quindi ad essere sottorappresentate nei processi e nelle posizioni decisionali, in particolare ai livelli più alti</strong>, nonostante costituiscano il 52% della popolazione totale ed investano nell&#8217;istruzione molto più degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le ragioni della sottorappresentazione delle donne, nei ruoli senior, troviamo:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">ruoli e stereotipi tradizionali;</li>
<li style="text-align: justify;">carenza di un sostegno per donne e uomini al fine di raggiungere un equilibrio tra le responsabilità familiari ed il lavoro;</li>
<li style="text-align: justify;">mancanza di trasparenza nella pratiche di selezione e promozione del personale.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Una rappresentazione di genere equilibrata nella governance politica è invece una delle pietre angolari di una democrazia responsabile e una condizione chiave per la parità di genere nella società in senso stretto.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day4 &#8211; RICONOSCIMENTO DELLE PROPRIE COMPETENZE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni volta che una donna, in Italia, si “distingue” per i propri meriti professionali, viene bombardata da una serie di commenti e insulti sessisti, volti a sminuirne la persona.<br />
Succede alle donne in politica, che non vengono ricordate per le proprie idee ed azioni, ma sempre e soltanto per il proprio aspetto fisico. Succede ad atlete, intellettuali, attrici, professioniste di ogni settore. Quando si parla di donne diventa sempre fondamentale l&#8217;aspetto fisico, si fa sempre riferimento ad eventuali raccomandazioni, che le avrebbero portate dove sono. Viene discussa la vita sessuale della donna, la sua desiderabilità e vengono sciorinati i soliti commenti sessisti, volti a “riportare all&#8217;ordine” la donna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo caso eclatante è quello dell&#8217;<strong>astronauta Samantha Cristoforetti</strong>. Prima donna italiana negli equipaggi dell&#8217;Agenzia spaziale europea, <strong>prima donna italiana nello spazio, tra le prime sei su 8500 candidati del suo corso</strong>, parla fluentemente 5 lingue, determinata e focalizzata sul suo obiettivo. <strong>Hanno fatto scalpore molti commenti fatti dall&#8217;utente medio di internet</strong>, alla sua impresa. I soliti giudizi sull&#8217;aspetto fisico: chi la considera mascolina, chi troppo poco attraente. E poi il solito stereotipo legato alla presunta incapacità delle donne di guidare (le statistiche dicono che le donne pagano meno l&#8217;assicurazione della macchina perchè fanno meno incidenti&#8230;), per cui si prevede che alla prima manovrà la Cristoforetti ammaccherà la navicella, sbattendo facendo manovra. O l&#8217;immancabile battuta sessista sul bisogno che qualcuno tenga pulito e cucini, anche nello spazio. Ecco il motivo di una presenza femminile nella missione. <strong>Sembra innocua ironia, eppure attraverso questi commenti viene perpetrata una cultura misogina, volta a non riconoscere le competenze femminili e a riproporre una profonda disparità fra i generi.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day5 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">ESSERE RAPPRESENTATE DIGNITOSAMENTE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte ci è successo di vedere corpi di donne nude o semi-vestite per vendere macchine, yogurt, telefoni, gioielli, profumi e tanto altro?</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte la notizia è un seno o una vagina sbucate fuori, per caso, per sbaglio in qualche acrobazia ginnica, trasmissione in diretta o spettacolo di qualsiasi tipo?<br />
Quante volte la donna è utilizzata come cornice, muta, di un uomo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il corpo femminile è ovunque (giornali, tv, pubblicità, politica) strumentalizzato, nella sua nudità, per attirare l’attenzione; la donna è mercificata per vendere ogni cosa, dalle informazioni agli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lorella Zanardo, in un documentario dedicato al corpo femminile, parla di «<em>volti ridotti a maschere dalla chirurgia estetica, corpi gonfiati a dismisura come fenomeni da baraccone di un circo perenne che ci rimandano un&#8217;idea di donna contraffatta e irreale»</em>; ci dice che <strong><em>«i volti e i corpi delle donne reali sono stati occultati, al loro posto la proposizione ossessiva, volgare, manipolata di bocche, cosce, seni&#8230;»</em> </strong>e si chiede, <em>«dove sono finite le qualità del femminile nelle immagini che oggi dominano?»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La donna proposta sembra esistere solo per assecondare i desideri maschili; ridotta ad oggetto sessuale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la Zanardo evidenzia: <em>«è stato stabilito che le donne debbano porsi come oggetto di desiderio, sempre e comunque in ogni situazione, anche quando sono interpellate per la loro professionalità»</em>.<br />
E sbagliamo tutte quando crediamo che queste immagini non ci riguardano, perché sono sotto gli occhi di tutti e tutte, continuamente, alimentano le fantasie, ci condizionano ed invadono il mondo.<br />
Apparire sembra più importante che essere e, probabilmente, senza tutta questa continua pressione dover essere belle, secondo dei canoni che non sono state le donne a scegliere, queste, si accetterebbero molto di più per quello che sono.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day6 &#8211; ESSERE RICONOSCIUTE PARTE LESA DI REATI SESSUALI, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Le parole sono importanti»</em> diceva Nanni Moretti in uno dei suoi film più famosi. E lo sono davvero, soprattutto quelle scritte sui giornali o dette in televisione. Perché fanno cultura, puntano l&#8217;attenzione su un aspetto di una questione rispetto ad un altro, creano locuzioni o modi di dire che diventano di accezione comune. Più o meno nello stesso periodo due notizie analoghe hanno attirato l&#8217;attenzione dei media, ma sono state trattate in modi completamente diversi dalla stampa. Quello delle minorenni che si prostituivano a Roma e quello di Gabriele Paolini, accusato di pedofilia e di induzione alla prostituzione. I “casi” erano molto simili: minori indotti alla prostituzione. Eppure le vittime sono state trattate diversamente. Già dai titoli si notano differenze sostanziali: nel caso delle ragazze, la maggior parte dei giornali e delle televisioni parlarono di “baby squillo”; nel caso dei ragazzi, di “pedofilia”. Quindi, quando si trattava delle ragazze si è puntata l&#8217;attenzione su di loro, quando si trattava dei ragazzi sul “cliente”, definito pedofilo. Parlando di “baby squillo” l&#8217;attenzione è sempre stata rivolta alle ragazze, non ritenute vittime, ma in qualche modo carnefici: servizi su ragazzine che in cambio di ricariche telefoniche offrivano favori sessuali, sulle loro madri, sul tenore di vita che tenevano, sul fatto che “attiravano” i “clienti”, a volte mentendo sulla loro età. Quindi un panorama di “ambigua moralità” delle stesse ragazzine, troppo giovani sì, ma in fondo consapevoli di quello che facevano. La stessa cosa non può dirsi parlando di Gabriele Paolini: qui non sappiamo nulla dei ragazzi coinvolti. Non si sa se le famiglie erano a conoscenza della cosa, il tenore di vita dei ragazzi o la loro “moralità”. Al contrario delle ragazze, qui l&#8217;attenzione è stata rivolta giustamente al “cliente”, definito questa volta presunto “pedofilo” e si è indagato sulla moralità di quest&#8217;ultimo, sottolineando che era in possesso di materiale pedopornografico. Quindi le ragazze in qualche modo se la sono cercata, i ragazzi sono vittime di un presunto pedofilo. Questo è solo un esempio per sottolineare quanto <strong>troppo spesso le vittime, quando sono donne, vengono private del loro diritto di venir riconosciute come parte lesa.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day7 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">CONCILIARE MATERNITÀ E LAVORO, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, insieme solo alla Spagna, risulta tra i paesi europei con la più bassa fecondità: ridotto il numero dei figli (figlio unico), posticipata considerevolmente la maternità, o addirittura, evitata del tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però non è il desiderio di maternità ad essere diminuito, ma piuttosto la realizzazione dello stesso, dobbiamo probabilmente chiederci in che modo l’esperienza della maternità s’intreccia con il piano produttivo della vita? Su quali garanzie e tutele possono contare le lavoratrici di ultima generazione che decidono di avere un figlio?</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali motivazioni a non avere un numero maggiore di figli troviamo la difficoltà di conciliare i tempi produttivi e riproduttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso <strong>ISTAT afferma che, per molte donne, il diritto di scegliere lavoro e famiglia è solo teorico</strong>.<br />
<strong>I dati infatti ci dicono che: il 18,4% delle madri lasciano o perdono il lavoro dopo la nascita dei figli</strong>, di cui il 5,6% è stata licenziata in seguito alla cessazione dell’attività lavorativa che svolgeva e il 12,4% si è licenziata per via degli orari inconciliabili con i nuovi impegni familiari. <strong>Il 40,2% delle madri che invece proseguono il lavoro dichiarano di avere delle difficoltà nel conciliare la vita lavorativa con quella familiare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre il 40% delle donne che non lavorano dichiarano che è per occuparsi dei figli.<br />
I maggiori problemi alla conciliazione, risultano essere:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">la rigidità dell’orario di lavoro e lo svolgere turni;</li>
<li style="text-align: justify;">la non concessione del part-time;</li>
<li style="text-align: justify;">lavorare la sera o nel fine settimana.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; esteso il ricorso all&#8217;utilizzo dei servizi, ma, sono le donne stesse a confermarlo, ce ne sono pochi, non coprono tutte le richieste e il costo è davvero elevato.<br />
Del resto, l&#8217;asimmetria che ha da sempre caratterizzato la divisione del lavoro di cura e l&#8217;esistenza di un modello welfaristico tradizionale basato sull&#8217;immagine di una moglie-madre chiamata ad assolvere innanzitutto il compito &#8220;naturale&#8221; di assistenza e di cura sono dati certi. E&#8217; quindi sempre stata la donna a dover scegliere, in prima persona, tra il piano produttivo e riproduttivo o a chiedere forme di conciliazione tra famiglia e lavoro.<br />
Il pluriuniverso dei contratti atipici poi, non ha aiutato: la stretta relazione tra la propria situazione lavorativa e la difficoltà a compiere scelte di lungo periodo che riguardano la propria vita affettiva e riproduttiva è al centro di ogni narrazione sul lavoro nel mondo del precariato.<br />
Anche se illegale, infine, non possiamo non considerare l&#8217;ancora presente pratica delle dimissioni in bianco firmate su pretesa del datore di lavoro al momento dell&#8217;assunzione della donna e compilate dallo stesso al momento dall&#8217;appresa gravidanza della sua dipendente.<br />
Un vero e proprio attentato alla libertà riproduttiva delle donne.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day8 &#8211; NON ESSERE CANCELLATE DALLA STORIA, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Le donne hanno governato e profetizzato, hanno coltivato e costruito, creato arte e scienza, lottato per i loro diritti e per i diritti dei loro popoli.</strong> Sono state diplomatiche e spie, sacerdotesse e mediche, reazionarie e rivoluzionarie, guerriere e pacifiste. <strong>C’erano sempre, eppure le cronache ufficiali hanno rimpiazzato la loro storia con un elenco interminabile di uomini</strong> nel quale fa capolino ogni tanto una regina o una cortigiana.” (Maria G. Di Rienzo).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; passato il falso concetto che la storia sia cosa da uomini, esattamente come la matematica e la scienza e, per lungo tempo, anche la letteratura. Le donne sono sempre rappresentate sullo sfondo di questo quadro storico, intente ad occuparsi delle “cose di casa” e a crescere i figli. Il doppio lavoro delle donne, impegnate si, uniche e sole a crescere ed educare la prole, ma anche a studiare, inventare, scoprire e combattere, è sempre stato taciuto. Se è vero che la storia la scrivono i vincitori, il vincitore maschio ha raccontato la sua storia, in cui è l&#8217;unico protagonista e alla femmina è concesso solo di stare sullo sfondo, comprimaria silenziosa, al massimo ispiratrice di grandi gesta, compagna da cui tornare, vincitore o vinto. Eppure le donne hanno costruito città, hanno combattuto guerre, teorizzato e scritto, inventato e scoperto. Ma si parla solo dei rispettivi maschili, mai di loro. E&#8217; arrivato il momento di reclamare il nostro spazio nella storia, di recuperare il ruolo che abbiamo avuto e abbiamo nel cambiare il mondo. Perchè chi non ha un passato è destinato a non avere un futuro, chi non conosce la propria storia non può cambiarla, così come chi non conosce i propri diritti, non ne ha. I libri di testo escludono le donne dalle proprie pagine e il rischio di non conoscere la propria storia consiste nel sottovalutarla e nel perdere diritti così difficilmente ottenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Riappropriamoci del nostro passato, della nostra storia e delle nostre eroine e sarà più facile capire e cambiare il nostro presente.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><span style="line-height: 1.5;"><strong>#Day9 -</strong> </span><strong style="line-height: 1.5;">PRENDERSI SUL SERIO, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; molto sottile ma sempre forte il tema ideologico secondo il quale <strong>se una donna si prende sul serio, rischia di perdere la propria femminilità</strong>, di trasformarsi in un uomo. Come se il pretendere di più in ogni ambito ci “snaturi”. E sì, perchè sembra che faccia parte della natura femminile l&#8217;accontentarsi, il fare un passo indietro, l&#8217;accettare le cose per quello che sono. <strong>Come se appartenesse solo alla natura maschile il desiderio di migliorarsi, di abbattere i muri, di superare se stessi e i limiti sociali e culturali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi quando le donne pretendono di avere acccesso agli stessi lavori degli uomini, agli stessi salari e agli stessi diritti, vengono accusate di “mascolinizzarsi”, di perdere quelle caratteristiche riconosciute proprie del sesso femminile, come l&#8217;arrendevolezza e la concilianza.<br />
Simone de Beauvoir nel “Il secondo sesso” scrive: “Il privilegio che l&#8217;uomo detiene e che si fa sentire fin dall&#8217;infanzia sta in questo, che la sua vocazione di essere umano non contrasta con il suo destino di maschio. [&#8230;] Egli non ha contrasti. Mentre la donna, per compiere la sua femminilità, è costretta a farsi oggetto e preda, e cioè a rinunciare alle sue rivendicazioni di soggetto sovrano.”</p>
<p style="text-align: justify;">Come donne rivendichiamo il diritto di poterci realizzare in tutto il nostro potenziale di esseri umani, senza essere accusate di mascolinizzarci. Siamo molto fiere della nostra femminilità e portiamo avanti con grande forza le milioni di sfaccettature diverse contenute nella parola &#8220;femminile&#8221;, reclamando a gran voce il nostro diritto a prenderci sul serio.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day10 &#8211;  PROTEZIONE PER LE DONNE TRAFFICATE E SFRUTTATE SESSUALMENTE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con la fine dell&#8217;operazione &#8220;mare nostrum&#8221; sono ripresi i respingimenti in mare collettivi della popolazione migrante in arrivo in Italia. Respingere direttamente in mare significa privare di diritti umani fondamentali. Nel 2014 il numero di donne sbarcate in Italia è cresciuto vertiginosamente: 16.839, contro le 7.658 del 2013; tra queste, le giovani donne nigeriane sono aumentate del 300% (1.290, contro le 392 del 2013). Come sappiamo, la maggior parte di loro provengono dallo stato nigeriano di Edo e già durante il “viaggio” si ritrovano in una condizione di schiavitù: vengono violentate e costrette a prostituirsi in Libia e poi inviate in Italia dai loro sfruttatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i respingimenti in mare anche queste donne sono private dei più elementari diritti di difesa e di informazione e poste nell’impossibilità di formalizzare una richiesta di asilo, di adesione ad un programma di protezione e di fare valere qualsiasi altra causa ostativa al respingimento immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il sistema di protezione e reinserimento socio-lavorativo stesso, previsto dall&#8217;art. 18 del T.U. in materia di immigrazione, rischia di morire a causa della pressoché totale mancanza di fondi: vani, finora, appelli e raccolte firme organizzate dalle associazioni che, da anni, tengono in piedi il sistema di protezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negare il pieno godimento di diritti e la protezione alle vittime della tratta significa negare loro una vita libera e dignitosa e costringerle a rimanere schiave.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day11 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">INTEGRITA’ PSICOFISICA, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la Risoluzione Honeyball, approvata dal Parlamento europeo lo scorso febbraio, sancisce che la prostituzione è una forma di violenza di genere e deve dunque essere affrontata colpendo chi la agisce e la alimenta (in primis il “cliente”), in Italia si ripropone l’istituzione di zone dedicate alla prostituzione, le così dette ZONE ROSSE, con proposte politiche e normative che ci fanno tornare indietro di almeno sessant’anni e che, se attuate, azzererebbero le conquiste di civiltà ottenute con la Legge Merlin e la chiusura delle “case chiuse”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Individuare luoghi e modalità con cui la prostituzione sia legalizzata significa rendere normale l’acquisto dei corpi delle donne</strong>, significa assumersi la responsabilità di un messaggio culturale per cui l’essere “clienti” è normale; <strong>significa non tenere in minima considerazione il diritto all’integrità psicofisica che ci spetta di diritto</strong>, a tutte e tutti, indistintamente; significa non considerare che l’invasione reiterata del proprio corpo, da parte di estranei, comporta implicazioni fisiche, psichiche e sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivendichiamo con forza il diritto all’integrità psicofisica per ogni donna e la diffusione di una cultura di genere, paritaria e rispettosa delle differenze, che non ci releghi ad oggetti sessuali e non alimenti, in alcun modo, la subordinazione tra i generi.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day12 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">LIBERTA’ SESSUALE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché per molte donne parlare di sesso è ancora scabroso? Perché molte, ancora non riescono a dire la parola orgasmo? Perché molte vedono la masturbazione come qualcosa di solo maschile e molte altre provano ancora vergogna ad ammettere di praticarla?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché quindi, per molte donne la sessualità è un tabù?</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente perché la vita sessuale non è soltanto un’attività cosciente; essa ha anche una dimensione inconscia e siamo tutti, uomini e donne, condizionati profondamente, oltre che dai desideri, dai nostri vissuti personali, di appartenenza di genere e dal contesto culturale in cui siamo inserite/i.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne hanno infatti conquistato con grande ritardo il diritto ad una sessualità intesa come godimento. J. Lacan diceva <em>«ciò a cui il godimento conduce non ha nulla a che fare con la copulazione nella sua finalità di riproduzione»</em> eppure, non era così facile: come potevano aver voglia di fare sesso esseri umani che, ad ogni relazione sessuale, rischiavano una gravidanza? Soltanto quando si sono emancipate dall’obbligo riproduttivo le donne hanno iniziato a non considerare più il rapporto sessuale come un obbligo, un azzardo, una fatica, una catena che le legava al loro destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose sono cambiate, il sesso oggi te lo tirano dietro a casse, eppure per molte donne una sessualità libera e serena è lontana anni luce dal loro vissuto quotidiano. Dalla vita reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è difficile perché certi stereotipi sono duri a morire. Tante, troppe volte, sentiamo dire che “per le donne il sesso è meno importante che per gli uomini”; che “gli uomini hanno i loro istinti, le loro necessità fisiologiche, mentre per le donne è diverso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un uomo avere rapporti sessuali con molte donne è un vanto, per una donna comporta etichette di vario genere. Quante di noi hanno sentito fare, od hanno fatto per prime, la differenza tra la “santa” e la “puttana”? Luoghi comuni e riflessioni di cui più o meno siamo tutte/i consapevoli razionalmente, ma quante donne, davvero, riescono ad uscirne indenni? Quante non ne sono  condizionate?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fin quando la sessualità femminile non sarà cosa propria, di ogni singola donna in quanto tale ma, al contrario, continuamente sottoposta al giudizio dell’intera società, le donne non vedranno riconosciuta la loro libertà sessuale.</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day13 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">ACCOMPAGNARE I PROPRI FIGLI NELLA LORO CRESCITA, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due donne a settimana vengono uccise per mano di un uomo, due donne a settimana non hanno più voce.</strong> Così come termina la notizia sulle pagine di un quotidiano, lentamente sembra assopirsi il ricordo di ognuna di loro. Ma la morte di una donna per mano di un uomo, in 8 casi su 10, marito e padre dei propri figli, non ha mai una conclusione, non termina mai con un punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa accade a chi rimane? Cosa prova un bambino che ha perso la madre in modo violento per mano del suo stesso padre? Con chi crescerà?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli orfani del femminicidio subiscono un trauma profondo che segnerà le loro esistenze</strong>: una costellazione dei perché sia avvenuto tutto questo occuperà le proprie giornate, fatte di mattine che non inizieranno più nella propria camera da letto, di ore trascorse a scuola che non potranno più essere condivise e raccontate alla propria mamma, di paure che non verranno contenute come era abitudine, di una buona notte che non avrà più un suono familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini, così come gli orfani adulti, sono costretti ad affrontare vissuti che annientano, perdite incolmabili e, talvolta, uno stigma di cui si vergogneranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove famiglie nelle quali cresceranno, spesso quelle in cui nonni che vivono il medesimo lutto si reinventano genitori, sono chiamate a ricoprire un ruolo di supporto, a costituire un ambiente dove i bambini e i ragazzi possano crescere nonostante quello che hanno subito.</p>
<p style="text-align: justify;">É una strada in salita, un percorso labirintico e ricco di ostacoli che si sarebbe potuto evitare se solo quell&#8217;uomo, quel padre, avesse rispettato la propria compagna e avesse accudito e tutelato il proprio figlio, così come un partner e un genitore dovrebbero quotidianamente fare.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day14 &#8211; </strong><strong style="line-height: 1.5;">TRASMETTERE IL PROPRIO COGNOME AI FIGLI, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il cognome non è stato sempre adottato nella storia dell&#8217;uomo: è durante il Medioevo che in Europa si è iniziato ad usarlo, tra le famiglie nobili e ricche, per garantire la trasmissione del patrimonio di famiglia da padre in figlio. <strong>Era un diritto riservato agli uomini, in quanto le donne non avevano capacità giuridica, non potevano possedere beni e quindi trasmettere o ricevere diritti successori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado i lenti cambiamenti sociali, che hanno portato le donne ad avere maggiori diritti, anche a livello successorio, la trasmissione del cognome solo per via paterna è rimasta una tradizione radicata nella collettività per secoli, e si è pensato di metterla in discussione solo verso la fine del &#8216;900.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mutato assetto sociale e giuridico sui diritti di successione ha portato ad una modifica costituzionale, con la riforma del diritto di famiglia (1975) che garantisce “uguaglianza morale e giuridica dei coniugi” (ex art. 29 Cost.). Da quel momento la famiglia perde il suo modello patriarcale e gerarchico che ha il suo apice nel “capo famiglia”, per puntare su una comunità di eguali che garantisce “pari dignità sociale” (ex art. 3) ed “uguaglianza morale e giuridica dei coniugi” (ex art. 29 comma 2).</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure il diritto della madre di trasmettere il proprio cognome ai figli ancora non è stato riconosciuto dalla legge italiana, anche se in molti paese del resto d&#8217;Europa è già prevista, secondo principi di effettiva uguaglianza del padre e della madre.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cassazione riconosce discriminatorio non consentire l’attribuzione del cognome materno e afferma che “una diversa sensibilità nella collettività e i diversi valori di riferimento, connessi alle profonde trasformazioni sociali intervenute, […] richiedono una rinnovata valutazione della conformità” delle norme del Codice Civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la Cassazione dice che l&#8217;attribuzione del cognome dovrebbe garantire un duplice diritto: della madre di trasmettere il proprio nome, ma anche del figlio “di acquisire segni di identificazione rispetto ad entrambi i genitori e di testimoniare la continuità della sua storia familiare anche con riferimento alla linea materna”.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuare con la sola trasmissione del cognome per via paterna è dunque un perpetrare una concezione patriarcale della famiglia ormai superata e antica, non conforme ad una società e ad una visione di famiglia moderna, in cui la madre, tanto quanto il padre se non di più, è colonna portante della famiglia, portatrice di eredità culturali e materiali, ma anche simboliche, come può essere un cognome.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una proposta di legge sulla possibilità di trasmissibilità del cognome anche da parte della madre, è stata presentata e approvata alla Camera. Rimaniamo in attesa che si pronunci il Senato</strong>, per sapere se dopo molte battaglie, si stia finalmente arrivando, anche in Italia, alla conquista di questo diritto.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day15 &#8211; MIGRARE DIGNITOSAMENTE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia l’immigrazione femminile rappresenta circa il 50% del totale eppure</strong>, anche in questo caso, <strong>le donne subiscono enormi differenze di trattamento rispetto ai colleghi uomini.</strong> Come se non bastasse l’alto livello di <strong>esposizione agli abusi fisici e sessuali</strong> da parte dei padroni nei luoghi di lavoro, degli uomini che le accompagnano e dalle autorità di polizia; queste donne soffrono anche la maggior esposizione ad <strong>una vera e propria segregazione occupazionale</strong>: sembra esservi “un destino lavorativo”, rappresentato dal lavoro domestico nelle sue diverse forme, compreso il lavoro di cura, o in alternativa la prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore del lavoro di cura occupato dalle badanti si caratterizza per le particolari condizioni di sfruttamento lavorativo: minacce di denuncia alla polizia, sequestro dei documenti, violenze fisiche e sessuali, assenza di riposo settimanale e giornaliero, retribuzioni molto al di sotto dei parametri contrattuali, superlavoro e isolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le più “fortunate” hanno un permesso di soggiorno, le altre, clandestine, vedono aggravarsi notevolmente quanto appena elencato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro mito da sfatare è quello delle competenze; le donne straniere non svolgono lavori più umili perché meno istruite: i dati ci dicono infatti, che le donne straniere presentano livelli di istruzione molto simili a quelli della popolazione femminile italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La burocrazia italiana inoltre, rende la vita di queste donne estremamente complicata: il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre che costoso, prevede dei tempi lunghissimi; per avviare una procedura di ricongiungimento familiare si è costrette a perdere giornate di lavoro; l’accesso ai servizi è limitato a causa della scarsa conoscenza della lingua e del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a vivere il trauma legato alla lontananza dalle persone care, da casa, dalla propria cultura e da tutto ciò che le è familiare, molto spesso sono donne sole nel territorio italiano, non hanno familiari a cui far riferimento e in caso di presenza dei figli conciliare l&#8217;essere madre con il lavoro diviene ancora più difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli assegni familiari sono negati a queste famiglie, pur avendo il comune permesso di soggiorno, occorre infatti il permesso di soggiorno CE (soggiornanti di lungo periodo) per accedere a diritti come questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto accennato appare evidente che se le donne di per se in Italia vedono negarsi innumerevoli diritti, nel caso delle donne straniere il quadro si aggrava ulteriormente.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>#Day16 &#8211; L</strong><strong style="line-height: 1.5;">IBERE DI VIVERE LIBERE, DIRITTO NEGATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Violenza fisica, sessuale, psicologica, economica, stalking, tratta degli esseri umani, sfruttamento della prostituzione, matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili, acidificazioni. Molestie per strada e nei luoghi di lavoro. Femminicidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;arco della vita, una donna su tre ha subito violenza da parte di un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2014, una ogni due giorni è stata uccisa da un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La violenza ci nega il diritto a vivere libere. E&#8217; una grave violazione dei diritti umani.</strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2014/">16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2014</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2014/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
