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	<title>Associazione Rising &#187; linguaggio</title>
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		<title>Il potere delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p>Nel nostro sistema patriarcale gli uomini sono al centro dell’organizzazione sociale e la loro visione del mondo, della storia e della cultura è considerata la visione universale e neutra. Il femminismo vuole trasformare questa realtà e, per farlo, è imprescindibile cambiare anche il modo di raccontarla. Abbiamo bisogno delle parole giuste per cercare di avvicinarci al significato vero e proprio di quello che vogliamo dire e per creare così un’immagine precisa di ciò di cui stiamo parlando. Perché ancora sembra strano dire avvocata, architetta o sindaca? Perché non è mai stato un problema dire infermiera, maestra o casalinga? Perché se la “a” viene prima della “o” nell&#8217;alfabeto, sul dizionario troviamo prima “bambino” e non “bambina”? Perché ancora il cognome paterno è quello che deve sopravvivere?</p>
<p>L’ordine maschile organizza il mondo e quello femminile resta sempre nascosto, strano, diverso. Ma non solo nella grammatica e nella lingua. Tutti i linguaggi della nostra cultura parlano al maschile e, dal femminismo, nuovi termini e tecniche cercano di misurare questa disparità di genere in ogni area sociale. Ad esempio, sappiamo che i grandi film della storia del cinema sono stati creati per uomini e parlano di uomini agli uomini. I personaggi femminili non hanno una vita propria, ma vengono costruiti in base al loro rapporto con gli uomini: sono mamme, mogli, fidanzate, amanti. Ma come misurare questa disparità? È sufficiente ricorrere al <em>test di Bechdel</em> per capire che più della metà dei film che vediamo non superano questa prova. Questo test è molto semplice e per superarlo basta che vi siano almeno due personaggi donne con nome, che parlino almeno una volta tra di loro e che l’argomento di questa conversazione non sia un uomo.</p>
<p>Parole come <em>femminicidio</em> o <em>genere</em>, che ormai sono entrate a far parte del linguaggio comune, sono state create per misurare le relazioni di potere fra uomini e donne e analizzare la violenza contro le donne come un fenomeno sociale preciso. I termini diffusi negli ultimi anni, la maggior parte in inglese, si sono moltiplicati per evidenziare tutto ciò che sembra invisibili agli occhi di tutte le persone cresciute in un sistema patriarcale senza mai metterlo in discussione. Tre esempi molto chiari: <em>manspreading, manterrupting </em>e <em>mansplaining</em>. Questi termini indicano diverse forme di violenza e pratiche di dominazione difficilmente riconoscibili perché si tratta di atteggiamenti quotidiani che sembrano non comportare una violenza evidente.</p>
<p>Da una parte, il mansplaining è semplicemente il modo paternalistico in cui alcuni uomini spiegano le cose a noi donne perché noi siamo donne e loro uomini. Anche quando noi siamo esperte su qualche argomento, sono convinti che la loro opinione è più importante. Questo termine è stato popolarizzato da Rebecca Solnit nel libro “Men Explain Things to Me” e lo potremmo definire come il piacere nel dare spiegazioni arroganti alle donne con la certezza di avere ragione per il fatto di essere uomini. Collegato a questo termine troviamo anche il <em>manterrupting</em>, ovvero il fatto che gli uomini interrompano le donne in continuazione e senza necessità, semplicemente perché credono che quello che loro devono dire sia più importante.</p>
<p>Se il mansplaining e il manterrupting sono un modo di comunicare e parlare, il manspreading, è invece un modo di stare nello spazio pubblico senza neanche essere capaci di pensare che vi sono altre persone (donne) che hanno bisogno anche loro del proprio spazio. Questo termine indica l’abitudine degli uomini di sedersi con le gambe così aperte da occupare anche il posto delle loro vicine. Il manspreading non è un problema di cattiva educazione: così come a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo chiudere le gambe, agli uomini è stata sempre trasmessa l’idea di prenderci lo spazio. Qualche mese fa, il gruppo <em>Mujeres en Lucha</em> ha iniziato una campagna a Madrid chiedendo al comune misure contro il manspreading nei mezzi pubblici. L’appello è stato firmato da oltre 13000 persone e la Empresa Municipal de Transporte (EMT) ha deciso di iniziare una campagna contro questa pratica. È un esempio chiaro di quanto una parola possa essere utile anche per cambiare una piccola parte di questa complessa realtà -oppure almeno, di essere consapevoli su un fatto in particolare-.</p>
<p>Questo è lo spazio che noi dobbiamo prenderci: dalla “a” di avvocata al concetto di “femminicidio”, dalle nostre storie nei film al diritto ad occupare lo spazio pubblico. La violenza simbolica, quasi nascosta, è dove la violenza fisica e psicologica nascono e crescono. Finché le donne non avranno la parola, lo spazio e la visibilità, la violenza contro le donne continuerà ad esistere.</p>
<p><em>Inma Mora Sánchez, giornalista esperta in Gender Studies, ha lavorato in Italia, Spagna e Uruguay sui temi della violenza di genere. Insieme a Chiara Cretella, ha scritto il libro “Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne”. Oggi lavora come copywriter e si occupa della comunicazione online di <a title="D.i.Re" href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza</a>.</em></p>
<p><a title="Inma Mora Sánchez" href="https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
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<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Il linguaggio ha, infatti, la potenzialità intrinseca di condizionare la nostra ‘mentalità’, a causa della relazione esistente tra parola e pensiero.</p>
<p>Il linguaggio ‘comune’ ricopre, dunque, un importante ruolo nei processi di costruzione sociale della realtà, e nel definire, rinforzare o, potenzialmente, scardinare i retaggi culturali, patriarcali e sessisti, che tuttora ostacolano il pieno riconoscimento e il concreto raggiungimento della parità di genere in Italia. Se usato in modo sessista, il linguaggio rinforza concezioni stereotipate relative all’identità di genere di donne e uomini, limitandone la libertà individuale e riducendone la possibilità di una soggettiva e particolare autoaffermazione, che non sia categorizzata in base al sesso. Il potere creativo, simbolico e rappresentativo del linguaggio non può, e non deve, essere sottovalutato.</p>
<p>Il linguaggio sessista include parole, espressioni, modi di dire, doppi sensi, proverbi, luoghi comuni, abitudini grammaticali che vanno a denigrare la persona in base alla sua identità di genere e sono al contempo conseguenza e concausa di una doppia morale, nonché di visioni stereotipate e discriminatorie. Ad esempio, l’insulto ‘puttana’, rivolto alle donne anche in contesti non legati al sesso, mostra una finalità denigratoria della sessualità femminile, concepita come priva di desiderio e finalizzata alla riproduzione e alla mera soddisfazione dei bisogni maschili (in una visione prettamente etero-normativa). Allo stesso modo, insultare un uomo definendolo ‘una femminuccia’, qualora non rispetti gli standard di una mascolinità stereotipata, sottolinea chiaramente la concezione di subalternità del genere femminile rispetto a quello maschile.</p>
<p>Un’ulteriore modalità con cui il linguaggio rinforza strutture di disuguaglianza e disparità di potere tra i generi consiste nell’utilizzo di sostantivi maschili riferiti alle donne, per quelle lingue in cui esiste anche il genere grammaticale femminile, come l’italiano. Ciò accade, spesso, soprattutto laddove le donne accedono a professioni, cariche istituzionali e ruoli di maggiore prestigio. Professioni, cariche e ruoli a cui, storicamente, le donne non potevano accedere. Non c’è dunque da stupirsi che termini come <em>sindaca</em>, <em>ministra</em>, <em>avvocata, ingegnera </em>possano non suonare, nonostante siano assolutamente corretti dal punto di vista grammaticale, e importantissimi da utilizzare nel rispetto dell’identità di genere delle donne a cui si rivolgono. Chi si ostina a utilizzare i maschili nei confronti delle donne, giustificando tale scelta con la presunta ‘cacofonia’ dei corrispettivi femminili, non fa altro che riprodurre quelle discriminazioni sessiste che hanno per lungo tempo precluso alle donne la possibilità di perseguire determinate carriere e accedere a ruoli di potere. Termini come quelli citati non sono entrati nel linguaggio comune, semplicemente perché non erano necessari, in quanto alle donne non veniva riconosciuto il diritto di ambire a tali posizioni. C’è poi chi qualifica il maschile come ‘neutro’ e vi attribuisce una funzione ‘universale’, che possa valere anche per il genere femminile. Ma la presunta neutralità del maschile non rappresenta uno strumento di inclusione, bensì un privilegio degli uomini di poter dare per scontato il diritto a venire appellati secondo la loro identità di genere, nonché un ennesimo espediente per sminuire, mortificare o ignorare il valore sociale, professionale e politico delle donne, rendendole completamente invisibili.</p>
<p>Appare, inoltre, alquanto evidente che la questione non sia limitata esclusivamente al rispetto delle regole grammaticali della lingua italiana, le quali prevedono le suddette accordanze al femminile. Un fattore in particolare sembra essere centrale nel dibattito, in grado di rendere accettabili <em>cuoca, sarta, maestra, parrucchiera, operaia, infermiera, segretaria,</em> e di destare obiezioni all’utilizzo di certi altri femminili: il potere. Ciò che viene percepito come anomalo è il riconoscimento di una donna in una posizione al vertice, con un certo ruolo e un certo prestigio. Ostinarsi a non utilizzare il femminile per mestieri, occupazioni o cariche istituzionali certamente non aiuta a renderli più ‘orecchiabili’ né facilita il processo necessario a inserirli più facilmente nell’uso corrente della lingua comune, nonostante l’italiano lo permetta già.</p>
<p>Cruciale è la potenzialità intrinseca del linguaggio di adattarsi – e farci adattare – al progresso verso una società più inclusiva e giusta. Ignorarne, minimizzarne o banalizzarne il peso e la portata sociale, culturale, politica ed economica significa non riconoscere l’urgenza e la necessità di un cambiamento strutturale, che riguarda numerose sfere, tra cui – e in maniera imprescindibile – il linguaggio. Infatti, la battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. L’utilizzo del femminile è un importante strumento non solo per dare la giusta visibilità linguistica alle donne, ma anche per abituarsi all&#8217;idea che determinate professioni siano oggi, finalmente, accessibili a prescindere dal genere. Come spiega l’Accademia della Crusca, “un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del Paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo”. Le parole sono importanti. Quindi, dato che la grammatica italiana lo permette, usiamo quelle giuste. Con uno sguardo al futuro, i benefici dell’utilizzo del femminile per professioni storicamente riservate agli uomini andrebbero anche a incidere le aspirazioni delle bambine e delle ragazze. Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. Dovrebbe essere interesse di tutt* fornire alle bambine e ai bambini tutte le parole necessarie per immaginare di poter diventare tutto ciò che vogliono.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[mediatrice culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Zdenka Rocco Incontriamo Selvije, donna albanese in Italia fin dal 2000. Arrivata in gommone per migliorare la sua vita, dopo alcuni anni di grandi difficoltà e tante sofferenze, oggi si definisce una donna&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Incontriamo Selvije, donna albanese in Italia fin dal 2000. Arrivata in gommone per migliorare la sua vita, dopo alcuni anni di grandi difficoltà e tante sofferenze, oggi si definisce una donna felice. E ha fatto della parola, del linguaggio lo strumento fondamentale del suo lavoro. Infatti Selvije è una mediatrice culturale.</p>
<p><strong>Vuoi raccontarci la tua storia? Da quanto tempo vivi in Italia e come ci sei arrivata?</strong></p>
<p>Vengo dall&#8217;Albania, da un bellissimo paese che si chiama Mirdita, che in italiano significa “buongiorno”. Mi imbarcai su un gommone un bel giorno di dicembre, era il 2000. Volevo migliorare la mia vita. All&#8217;inizio soffrii tantissimo, senza documenti come tanti migranti. Ma come io dico sempre, dopo la tempesta spunta il sole: dopo diversi anni mi sposo con un uomo Italiano e divento mamma di un splendido bambino. Ho lavorato nei centri antiviolenza per dare voce alle donne e nei centri di accoglienza per i diritti dei migranti.</p>
<p><strong>Qual è e in cosa consiste il tuo lavoro?</strong></p>
<p>Il mio lavoro è la mediatrice culturale, interprete della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. La mediatrice culturale non è soltanto un’interprete che traduce da una lingua all&#8217;altra, ma esercita una vera e propria funzione di orientamento culturale nei confronti dei migranti. È una figura ancora poco conosciuta, che opera per favorire l’inserimento sociale dei migranti. E dialoga con gli enti territoriali, con i servizi sociali e con le istituzioni.</p>
<p><strong>Ci aiuti a capire la differenza tra &#8220;fare una traduzione&#8221; e essere mediatrice culturale? Quanto è importante saper riconoscere e restituire le sfumature tra le parole?</strong></p>
<p>Tradurre è prendere un testo, capirlo per ricomporlo in un&#8217;altra lingua. La traduzione nasce da un’esigenza pratica, dal bisogno di comunicare con chi utilizza un codice linguistico diverso dal nostro. La mediatrice culturale fa da ponte fra due culture, fra due utenti, per facilitare la comunicazione.  Non si tratta soltanto di tradurre e interpretare, ma ci sono molti altri aspetti in gioco. I nostri interventi riguardano per lo più migranti in condizioni socio economiche disagiate e richiedenti protezioni internazionale. Dal punto di vista dell’intervento sociale, il compito è di facilitare, con il linguaggio verbale e non verbale, l’inserimento dei cittadini stranieri nel contesto sociale, esercitando la funzione di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte dai servizi pubblici. Comunque fra mediare e tradurre c’è sempre di mezzo la parola, l’ascolto, la comunicazione, il sostengo. Il linguaggio è l’arma fondamentale.</p>
<p><strong>Perché hai scelto di fare la mediatrice culturale?</strong></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, che mi aveva insegnato mio padre. Dopo alcuni anni, anche in seguito alle difficoltà che ho incontrato in Italia, sentii nascere dentro di me un richiamo e si accese una lampadina: volevo fare la mediatrice culturale. Penso che ci sia sempre bisogno di una mediatrice culturale: a scuola, all&#8217;ospedale, al consultorio, al Comune, in questura.</p>
<p><strong>C’è un episodio del tuo lavoro che vuoi raccontarci?</strong></p>
<p>Sì, quella volta che lavorai come interprete della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. La richiedente era una donna, aveva 45 anni e un figlio di 24. In Italia da 22 anni, per 22 anni per strada. Dal 2013 senza documenti. Fino a quando viene fermata e portata al CIE dove chiede la protezione internazionale. La donna era molto confusa, piangeva, non riusciva quasi a parlare. Ricordo l’emozione che aumentava, parola dopo parola. La gestione delle emozioni è una delle difficoltà maggiori nel mio lavoro. A un certo punto non ho fatto più da interprete o traduttrice, ho fatto la mediatrice. Ho creato il ponte, portando alla commissione la voce della donna. Conosco bene la cultura, gli usi e costumi albanesi: una donna non può tornare nel paese di origine dopo 22 anni trascorsi per strada. Ha perso l’onore e rischia la vita. La rassicurai: qui nessuno ti giudica e hai il diritto di vivere come tutti gli altri. Alla fine mi sentivo una donna soddisfatta.</p>
<p><strong>Ci sono differenze tra la lingua italiana e quella albanese, specialmente rispetto a un uso sessista, discriminatorio, della stessa?</strong></p>
<p>Sì, c’è discriminazione, nel linguaggio come nella società. Soprattutto nel mondo del lavoro, dell’economia e della politica, dove il genere femminile continua ad avere un ruolo marginale e non ricopre i ruoli di leadership. Manca l’obbiettivo principale di cancellare gli stereotipi legati alla discriminazione di genere per aggiungere valore alla partecipazione collettiva, sensibilizzare la gente sul tema dell’uguaglianza, fornire gli strumenti per far sì che tutti, uomini e donne, abbiano gli stessi doveri e gli stessi diritti.</p>
<p><strong>Un augurio alle donne che oggi possono trovarsi in difficoltà?</strong></p>
<p>A te donna! Con la tua dignità, trovi la forza e il coraggio di spezzare le catene di schiavitù con un mezzo semplice: il linguaggio. Auguro a tutte le donne di vivere libere e felici. Oggi io sono una donna felice.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Quando una parola inizia a vivere</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 19:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Saveria Ottaviani  Il pettirosso e l&#8217;amore, il calabrone e la morte, le piccole cose fragili e quasi insignificanti della vita e i temi alti dei grandi filosofi racchiusi in una prosa breve, senza&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Il pettirosso e l&#8217;amore, il calabrone e la morte, le piccole cose fragili e quasi insignificanti della vita e i temi alti dei grandi filosofi racchiusi in una prosa breve, senza metrica o rima, intervallata dai suoi amati “trattini” che legano le parole e i concetti e allo stesso tempo obbligano il lettore ad una pausa, in un percorso quasi forzato in cui è sempre lei a gestire gli intervalli, le riflessioni e i rimandi, regista di immagini e suggestioni.  I grandi temi affrontati attraverso le piccole cose, le parole da dire scelte con cura tanto quanto le cose da non dire, gli spazi vuoti e quelli pieni da riempire di contenuti. Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto. Dickinson ha pubblicato in vita solo 7 poesie e la sua grande produzione di più di 1700 componimenti è stata purtroppo pubblicata postuma. La difficoltà dei suoi contemporanei di apprezzarla va attribuita alla sua grande modernità, ma anche e soprattutto al suo essere una donna anticonvenzionale, non sposata e riluttante ad integrarsi in un mondo in cui non si riconosceva. È stata una donna, dunque, ad influenzare maggiormente la poesia moderna e forse ancora oggi si fa fatica a riconoscerle questo grande merito.<a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/EmilyD.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2288 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/EmilyD-1024x819.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emilyd" width="720" height="576" /></a></p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Il sessismo nel linguaggio giuridico</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 19:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
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		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Gian Giacomo Pisotti Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p>Esempio di linguaggio che appare brutale, come violente erano le regole che esprimeva, era quello dell’articolo del codice penale sul delitto d&#8217;onore, sanzionato con pene irrisorie (spesso era irrogata la minima, di 3 anni). Riguardava &#8220;<em>Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell&#8217;atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d&#8217;ira determinato dall&#8217;offesa recata all&#8217;onor suo o della famiglia </em>[…]<em>&#8220;</em>. È sorprendente che quell&#8217;articolo sia stato abrogato soltanto nel 1981.</p>
<p>Il decreto n. 93 del 2013 (sul c.d. femminicidio, come fu denominato dal Governo in sede di presentazione), pur apparendo non del tutto adeguato rispetto al problema della violenza di genere, rappresenta, sul piano sostanziale, un importante passo in avanti. Per quanto riguarda il linguaggio, esso può apparire invece deludente, rispetto alla denominazione, per il suo carattere “neutro”, in conseguenza della scelta tecnica del legislatore di proteggere con lo stesso testo anche i minori, e in generale i componenti della famiglia.</p>
<p>Da segnalare la fioritura di iniziative che perseguono il superamento delle discriminazioni di genere nella lingua. Alcuni esempi: la proposta di legge presentata alla Camera lo scorso febbraio, e una circolare della presidenza, con riguardo al linguaggio delle leggi e degli atti amministrativi; le linee guida elaborate da ministeri, da enti pubblici e da diverse università.</p>
<p><em>Gian Giacomo Pisotti, sardo e sassarese, già magistrato fin dal 1970, nel 2000 è stato nominato presidente delle sezioni civili del Tribunale di Cagliari, anche della sezione famiglia e persone. Nel dicembre del 2009 ha vinto il concorso per la presidenza della sezione civile della Corte d’appello di Cagliari, e si è occupato di cause di famiglia e delle persone fino al suo collocamento in pensione per limiti di età.</em></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Per un uso non sessista della lingua italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giovanna Bruno Alcune delle &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; (1987) a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio delle ministre e dei ministri e per la Commissione&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune delle &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; (1987) a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio delle ministre e dei ministri e per la Commissione delle Pari Opportunità.</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare l’articolo</strong> con i cognomi femminili: Raggi, non ‘la Raggi’;</p>
<p>&#8211; <strong>Accordare il genere</strong> degli aggettivi con quello dei nomi che sono in maggioranza per cui Silvia, Luca e Chiara sono simpatiche, o in caso di parità con l’ultimo nome: Silvia, Luca, Chiara e Giovanni sono simpatici;</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare il maschile</strong> cosiddetto <em><strong>neutro </strong></em>(la nostra lingua non ha il neutro, ha un maschile e un femminile), ad esempio “L’Umanità” al posto di “L’uomo”, “I diritti della persona” piuttosto che “I diritti dell’uomo”;</p>
<p>&#8211; <strong>Usare il femminile</strong> dei titoli professionali in riferimento alle donne.</p>
<p>Per un elenco più dettagliato delle regole grammaticali per femminilizzare le professioni, qui il link con la versione integrale:</p>
<p><a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Grilli]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Elena Grilli Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni.</p>
<p>Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p>I thriller offrono spesso personaggi femminili vulnerabili, coinvolti in quanto vittime in rapimenti, abusi o omicidi, suggerendo l’idea di un sesso debole, senza potere o controllo sugli uomini. In alternativa, le donne sono raffigurate come il male, pericolose in quanto seduttive e manipolative, capaci di far perdere il controllo all’uomo. Rappresentate il più delle volte come un’appendice dei protagonisti maschili, sono incasellate in ruoli precisi, di <em>femme fatale</em>/meretrice, oppure essere debole e vulnerabile. In ogni caso – e non ce ne sorprendiamo – sono oggetto: di desiderio, di violenza, di tutela.</p>
<p>Gli autori di genere giallo che più sono diventati noti sono uomini e scrivono di donne viste coi loro occhi. Anche quando una donna è protagonista e viene rappresentata capace e intelligente, comunque non esce mai troppo dallo stereotipo: è sempre curata e desiderabile oppure comprensiva e materna.</p>
<p>Un’interessante eccezione è costituita da Clarice, la protagonista de <em>Il silenzio degli innocenti</em>: forte, preparata, intelligente, indipendente, con poco o nessun interesse su aspetto fisico o seduttività.</p>
<p>Le eccezioni, che saranno sicuramente più numerose, non sono tuttavia sufficienti a mettere in discussione la regola. La “pupa” dell’investigatore è ancora una figura molto potente nell’immaginario giallo-thriller-noir.</p>
<p>Allo stato attuale, un grande aiuto non viene nemmeno dalle gialliste, che sono poche e con maggiore difficoltà arrivano al successo. A parte Agatha Christie, i più celebri giallisti sono uomini. Il giallo viene generalmente considerato un genere letterario “maschile”. In Italia non ci sono scrittrici che abbiano conquistato fama a livello internazionale, a differenza di altri paesi europei. Ma anche in questi casi, se si va a vedere chi sono i personaggi creati dalle colleghe gialliste, ahimè, ancora una volta sono uomini. La grande scrittrice inglese P.D. James ha creato l’ispettore Adam Dalgliesh, la francese Fred Vargas il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, la svedese Camilla Läckberg l’ispettore Patrik Hedstrom. La Christie ha il suo investigatore privato Hercule Poirot. E d’altra parte, chi potrebbe mai sostenere che la cara vecchia zitella Miss Marple, che si muove tra lavori a maglia, tè con le amiche e giardinaggio, pur con tutto il suo acume, possa rappresentare un personaggio controstereotipico?</p>
<p>Sembra fare eccezione la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett, che ha creato il personaggio di Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona. Notare il nome: dura come una pietra, ma delicata, come… una donna?</p>
<p>La veloce panoramica offerta in questo articolo è indubbiamente limitata e non considera molte sfaccettature della letteratura gialla e autrici meritevoli e innovative che non hanno raggiunto il grande pubblico. Tuttavia ritengo che abbiamo bisogno di un nuovo immaginario femminile anche, perché no, nella letteratura di genere. Anche da qui si può passare per costruire rappresentazioni di donne differenti: protagoniste, autonome, artefici del proprio destino, ribelli.</p>
<p><em><strong>Elena Grilli</strong>, psicologa e psicoterapeuta, collabora dal 2006 con il centro antiviolenza di Ancona “Donne e Giustizia”, di cui in varie fasi ne è stata operatrice di accoglienza, psicologa, coordinatrice, responsabile della progettazione. Da quattro anni è responsabile del gruppo “fEMPOWER”, un gruppo di sostegno per donne. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo giallo, “Come il mare ad occhi chiusi”, edito da Edizioni EEE e premiato nel concorso nazionale Premio Giallo Indipendente 2017. Cura un piccolo blog letterario <a href="http://www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> con articoli, recensioni e racconti gialli. I personaggi delle sue storie sono, naturalmente, sempre donne.</em></p>
<p>L’associazione <strong>Donne e Giustizia</strong> è attiva nel territorio di Ancona dal 1984. Socia fondatrice dell’associazione <a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.<em>i</em>.Re.</a>, gestisce il centro antiviolenza della provincia e da sempre lavora nella direzione di promuovere il benessere, il rispetto della dignità personale e l’autonomia delle donne. <a href="http://www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-full wp-image-2281 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donnegiustizia" width="265" height="80" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Trovaci su Worth Wearing!</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre news]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>a cura di Giulia Nanni  #ParoleDiDonne è la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook: ogni settimana, per sedici settimane, abbiamo riletto e condiviso parole e frasi di grandi donne contemporanee. Da Eleanor&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>#ParoleDiDonne</strong></a> è la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook: ogni settimana, per sedici settimane, abbiamo riletto e condiviso parole e frasi di grandi donne contemporanee. Da Eleanor Roosvelt a Malala Yousafzai, da Dacia Maraini a Frida Kahlo. E molte altre ancora.<img class="  wp-image-2247 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/tazza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="tazza" width="454" height="287" /></p>
<p><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>#ParoleDiDonne</strong></a> diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza, scegli l&#8217;aforisma che preferisci tra:</p>
<ul>
<li><em>«Il femminismo non ha mai ucciso nessuno. Il maschilismo uccide ogni giorno»</em></li>
<li><em>«Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere abbastanza» </em></li>
<li><em>«Io accetto la grande avventura di essere me»</em><em> </em></li>
</ul>
<p>Un gesto concreto per sostenere le nostre attività!</p>
<p><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 18:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>  in questo numero &#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;  Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare,&#46;&#46;&#46;</p>
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<h5> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2260 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017-1024x584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testatanumero5liu2017" width="720" height="411" /></a></h5>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;</h4>
<p style="text-align: center;"> <em>Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. La battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste.</em></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Giovanna Bruno</em></p>
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<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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<h5 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Le parole sono consapevolezza</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Quarto meeting nazionale di &#8220;Educare alle differenze&#8221;</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il 23 e 24 settembre si terrà a Roma il quarto meeting nazionale di <a title="Educare alle differenze" href="http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-iv-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Educare alle differenze&#8221;</a> promosso da <a title="SCOSSE" href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">S.CO.S.S.E.</a>, Stonewall e Il Progetto Alice e da oltre 250 associazioni del territorio nazionale, con la partecipazione di insegnanti, educatrici e educatori, professionisti/e dell’educazione e genitori.</p>
<p><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Trovaci su Worth Wearing!</h5>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><strong><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">#ParoleDiDonne</a>, </strong>la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook, oggi diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza. <a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo.</p>
<p><a title="Le parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Per un uso non sessista della lingua italiana</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; estratte da &#8220;Il sessismo nella lingua italiana&#8221;, a cura di Alma Sabatini.</p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></h5>
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<h5><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><em>di Simone Tempia</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-2214 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd-1024x530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vita-con-lloyd" width="450" height="233" /></a></p>
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<p><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il potere delle parole</h5>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<p><strong>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</strong></p>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni. Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Quando una parola inizia a vivere</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto.</p>
<p><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, parole che mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Il sessismo nel linguaggio giuridico</h5>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>Una parola: responsabilità</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo</em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere.</p>
<p><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/">FATE le STREGHE, numero 5</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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