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	<title>Associazione Rising &#187; migrazione</title>
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		<title>Lettera aperta del CIPA per contrastare il clima di intolleranza e disumanità che si sta diffondendo nel nostro paese</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News in genere]]></category>
		<category><![CDATA[CIPA]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni L’Associazione RISING ha sottoscritto la “Lettera aperta del CIPA”, Centro Italiano di Psicologia Analitica, e sceglie di pubblicizzarla poiché anche noi preoccupate per il clima d’intolleranza a cui assistiamo quotidianamente. L’intolleranza&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>L’Associazione RISING ha sottoscritto la “<a title="per contrastare il clima di intolleranza e disumanità" href="https://ciparoma.org/lettera-aperta-del-cipa-per-contrastare-il-clima-di-intolleranza-e-disumanita-che-si-sta-diffondendo-nel-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Lettera aperta del CIPA</a>”, Centro Italiano di Psicologia Analitica, e sceglie di pubblicizzarla poiché anche noi preoccupate per il clima d’intolleranza a cui assistiamo quotidianamente. L’intolleranza nei confronti del diverso e della diversa da sé è in evidente aumento a la conseguenza, del resto già in essere, si manifesta con una sempre maggiore riduzione dei diritti.<img class="  wp-image-2910 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/logo_q-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LogoCipa" width="194" height="194" /></p>
<p>L’Appello – che trovate per intero cliccando il link sottostante – è frutto dell&#8217;altra Italia e si rivolge a lei. Quella che riconosce il valore della differenza, dell’accoglienza e dell’inclusione sociale. L’Italia che non accetta la strumentalizzazione delle vulnerabilità e crede fortemente nei diritti umani. Il Paese consapevole che un’altra narrazione, più giusta e arricchente per tutte e tutti, è possibile, se lo vogliamo davvero.</p>
<p><a title="per contrastare il clima di intolleranza e disumanità" href="https://ciparoma.org/lettera-aperta-del-cipa-per-contrastare-il-clima-di-intolleranza-e-disumanita-che-si-sta-diffondendo-nel-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://ciparoma.org/lettera-aperta-del-cipa-per-contrastare-il-clima-di-intolleranza-e-disumanita-che-si-sta-diffondendo-nel-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Marwa che studia la vita</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/marwa-che-studia-la-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rise, woman!]]></category>
		<category><![CDATA[Barny Muheddin Hagi Bascir]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>intervista a cura di Barny Muheddin Hagi Bascir Marwa è una ragazza siro-palestinese di 19 anni e ha vissuto, nonostante la sua giovane età, le atrocità della guerra. La prima cosa che ti colpisce&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>intervista a cura di Barny Muheddin Hagi Bascir</em></p>
<p>Marwa è una ragazza siro-palestinese di 19 anni e ha vissuto, nonostante la sua giovane età, le atrocità della guerra. La prima cosa che ti colpisce di lei è il suo sguardo vivo, speranzoso, e la voglia di raccontarsi per dare voce e fisionomia alle tante persone che come lei chiamiamo distrattamente migranti. Ci incontriamo nella sede di <a title="Laboratorio 53" href="http://laboratorio53.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Laboratorio53</a> e inizia la nostra intervista.</p>
<p><strong>Qual è il tuo paese d’origine? </strong></p>
<p>Sono nata a Damasco in Siria, dove ho vissuto fino all&#8217;età di 14 anni. I miei genitori hanno origini palestinesi.</p>
<p><strong>Quali</strong> <strong>sono le ragioni per cui hai deciso di lasciare la Siria?</strong></p>
<p>Siamo dovuti scappare a causa della guerra iniziata nel 2011; tra il 2014 e il 2015 sono arrivati nel nostro quartiere gli uomini dell&#8217;ISIS e la zona dove abitavamo è stata bombardata. Mio fratello è stato ferito gravemente, la nostra casa distrutta e non abbiamo potuto prendere neanche i documenti. In famiglia siamo sette, i miei genitori, io, due fratelli e una sorella, non sapevamo cosa fare, mio fratello è stato ricoverato all&#8217;ospedale e noi abbiamo trovato rifugio da una zia. Siamo rimasti lì due mesi ed è stato molto difficile. In questo periodo mio padre ha conosciuto l&#8217;uomo che ci ha portato fuori dalla Siria.</p>
<p><strong>Qual era la vostra meta?</strong></p>
<p>L’Europa; volevamo andare in Svezia, ma i soldi che ci avevano chiesto erano troppi e così siamo dovuti andare prima in Giordania per poi arrivare in Italia. Siamo partiti di notte da Damasco su un autobus ed è stato molto difficile, siamo rimasti nascosti per ore insieme a molti altri senza poter uscire, fino all’arrivo in Giordania. Siamo rimasti lì un anno e sei mesi, vivevamo in una stanza e mio padre lavorava in nero. Messi da parte i soldi, abbiamo ricontattato l&#8217;uomo che ci aveva fatto arrivare in Giordania e siamo ripartiti senza documenti per l&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Come siete stati accolti?</strong></p>
<p>Le guardie sono state molto dure, non credevano fossimo siriani e continuavano a dirci che eravamo egiziani. Hanno diviso gli uomini dalle donne e ci hanno perquisito, bambini compresi, anche nelle zone più intime. Dopo aver preso le impronte digitali ci hanno lasciato dormire nella sala d’aspetto per due notti dandoci solo lo stretto necessario. Alla fine, ci hanno detto di prendere il treno per Roma per raggiungere un centro d&#8217;accoglienza e siamo partiti da soli. Arrivati alla stazione Termini, abbiamo però contattato il solito uomo dicendogli che volevamo arrivare in Svezia e siamo ripartiti. Arrivare in Svezia è stato facile, eravamo molto meno agitati di quando siamo partiti per l’Italia.</p>
<p><strong>Come</strong> <strong>è stato l&#8217;arrivo in Svezia?</strong></p>
<p>Siamo usciti dall&#8217;aeroporto senza nessun controllo e siamo andati dalla polizia per dire che eravamo arrivati. Ci hanno accolto bene e hanno fatto tutto il possibile per darci quello di cui avevamo bisogno. Dopo avergli raccontato la nostra storia ci hanno detto che avrebbero informato l&#8217;Italia, visto che era stato il primo paese d&#8217;arrivo in Europa e avrebbero chiesto se dovessimo tornare indietro o no. Poi ci hanno portato in un centro a Malmo, bello ed accogliente: lì c&#8217;erano molti arabi e ci siamo sentiti come a casa. Siamo rimasti lì due mesi, poi siamo stati trasferiti in campagna, quindi in una casa dove era più facile per mio fratello raggiungere l&#8217;ospedale e curarsi. Alla fine, è arrivata la risposta dall&#8217;Italia e siamo dovuti tornare.</p>
<p><strong>Come hai vissuto il rientro in Italia?</strong></p>
<p>Siamo tornati l&#8217;8 settembre 2017, ricordo bene la data, è stato difficile. L’accoglienza è stata peggiore della prima volta, siamo rimasti un giorno in aeroporto e poi ci hanno trasferito in un grande centro a Castelnuovo di Porto. Quando mia madre ha visto che la maggioranza degli ospiti erano maschi africani è svenuta ed è stata ricoverata. Il centro era sporco, c&#8217;erano topi e le stanze non avevano porte. Non è stato facile vivere là, soprattutto per me che sono una ragazza, gli uomini mi guardavano spesso e una volta un africano mi ha fatto un brutto segno perché voleva adescarmi. Mi sono molto arrabbiata, ho riferito questo agli operatori che ci hanno spostato in una stanza dove la nostra famiglia poteva stare più tranquilla. Dopo un paio di settimane ci hanno trasferiti in un centro di accoglienza a Fiumicino.</p>
<p><b>Come è</b><strong> stata questa nuova esperienza?</strong></p>
<p>Abbastanza buona: ho imparato la lingua conseguendo il livello A2 e ho cominciato ad aprirmi al mondo anche grazie all&#8217;aiuto di una psicologa che mi ha proposto di frequentare le iniziative della sua associazione, Laboratorio53. Conoscere nuove realtà è stato molto importante. Ho scoperto un nuovo mondo e visto le differenze tra il vostro modo di vivere e il nostro che seguiamo l’Islam. Ho dovuto trovare un equilibrio tra quello che diceva la mia famiglia e la vita di oggi: per esempio non potevo uscire da sola e, quando sono stata selezionata per un&#8217;esperienza di volontariato, mio padre ha accettato di mandarmi solo se accompagnata da mio fratello. Per fortuna questa cosa è cambiata e ora frequento i corsi da sola: frequento classi miste, sono contenta, mi sento più libera.</p>
<p><b>Come</b><strong> è la tua vita oggi?</strong></p>
<p>Siamo stati riconosciuti come rifugiati e ora viviamo a Ostia, in una casa che non ci è stata assegnata come promesso, ma che riusciamo a pagare grazie al lavoro di mia madre e dei miei fratelli. Mio padre non ha ancora trovato un lavoro. Non è facile vivere in un paese straniero: oltre le difficoltà linguistiche, le persone hanno delle idee su di te. Per esempio, io e mia madre portavamo il velo e le persone ci guardavano in modo strano comportandosi diversamente con noi, questo non ci piaceva e così abbiamo deciso di toglierlo. Sto frequentando due scuole, una per prendere la terza media e l&#8217;altra per imparare meglio l&#8217;italiano. A volte mi sento stanca perché oltre la scuola devo aiutare i miei. Li aiuto in casa e svolgo dei compiti da vera capofamiglia, visto che sono quella che parla meglio l&#8217;italiano. Sono felice di poterli aiutare e poi credo che tutta questa esperienza mi sarà utile nel futuro.</p>
<p><strong>Come vedi il tuo futuro?</strong></p>
<p>È difficile vederlo. Questa vita è nuova e la sto studiando. Farò sicuramente il liceo, vorrei fare la hostess, viaggiare e conoscere il mondo. Mi piacerebbe fare volontariato in Palestina e Siria. Sono contenta come donna di avere qui forse più possibilità, di poter decidere della mia vita e di fare esperienze nuove e ringrazio Dio per aver incontrato molte persone buone, non faccio caso alle persone che pensano male di noi. Voglio impegnarmi per avere un buon futuro.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Libere di migrare</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>FATE le STREGHE, numero 9   in questo numero Libere di migrare “Le donne migranti sono donne resilienti, sopravvissute a un viaggio al limite della vita e a un nuovo inizio in un altro “mondo”. Sono donne&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5 style="text-align: center;">FATE <em>le</em> STREGHE, numero 9</h5>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/CopertinaMar2019.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-2907" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/CopertinaMar2019-1024x764.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="copertinamar2019" width="720" height="537" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">Libere di migrare</h4>
<p style="text-align: center;"><em>“Le donne migranti sono donne resilienti, sopravvissute a un viaggio al limite della vita e a un nuovo inizio</em><br />
<em>in un altro “mondo”. Sono donne che esistono, resistono e vanno avanti, un valore aggiunto portato alla</em><br />
<em>nostra società in termini di forza, di coraggio, creatività e conoscenza.</em><br />
<em>Dovremmo prendere esempio da queste donne, chiedere consiglio, ascoltare, discutere, creare e costruire.</em><br />
<em>Senza dimenticarci di riconoscergli il tempo e lo spazio di ricomporsi.”</em><br />
<em>Giusy Coronato</em></p>
<p style="text-align: left;">Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<hr />
<h4 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h4>
<p><a title="Donna migrante" href="http://www.associazionerising.eu/donna-migrante/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ZONA <em>Franca</em></strong></a></p>
<p><strong>Donna migrante</strong></p>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>È Kafayat, Blessing, Saadia, Hodan, Olena, Fatima e Alima. La donna migrante è la mamma che vuole offrire un futuro migliore al figlio disabile, è la donna che ha perso la casa, la famiglia e tutti i suoi beni a causa della guerra, è la donna che non è libera di amare un’altra donna. È colei che scappa dalla violenza di un marito, è quella a cui piace studiare e che vuole avere la possibilità di scegliere il proprio lavoro, quella che affida i figli alla famiglia e va in cerca di fortuna per farli andare a scuola.</p>
<p><a title="Donna migrante" href="http://www.associazionerising.eu/donna-migrante/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Lettera aperta del CIPA" href="http://www.associazionerising.eu/lettera-apertal-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NEWS in GENERE</strong></a></p>
<p><strong>Lettera aperta del CIPA per contrastare il clima di intolleranza e disumanità che si sta diffondendo nel nostro paese</strong></p>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>L’Associazione RISING ha sottoscritto la “<a title="per contrastare il clima di intolleranza e disumanità" href="https://ciparoma.org/lettera-aperta-del-cipa-per-contrastare-il-clima-di-intolleranza-e-disumanita-che-si-sta-diffondendo-nel-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Lettera aperta del CIPA</a>” e sceglie di pubblicizzarla poiché anche noi preoccupate per il clima d’intolleranza a cui assistiamo quotidianamente. L’intolleranza nei confronti del diverso e della diversa da sé è in evidente aumento a la conseguenza, del resto già in essere, si manifesta con una sempre maggiore riduzione dei diritti.</p>
<p><a title="Lettera aperta del CIPA" href="http://www.associazionerising.eu/lettera-apertal-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="5x1000 2019" href="http://www.associazionerising.eu/5x1000-2019/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LE NOSTRE NEWS</strong></a></p>
<p><strong>5&#215;1000 2019</strong></p>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Come ogni anno è possibile destinare il proprio <strong>5×1000</strong> a RISING Pari in Genere. Basta indicare il <strong>codice fiscale 97816800581</strong> e <strong>firmare nell&#8217;apposito riquadro</strong> della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’Associazione.</p>
<p><a title="5x1000 2019" href="http://www.associazionerising.eu/5x1000-2019/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="La violenza dell'indifferenza" href="http://www.associazionerising.eu/la-violenza-dellindifferenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA NOSTRA OPINIONE</strong></a></p>
<p><strong>La violenza dell&#8217;indifferenza</strong></p>
<p><em>di Elisa Guerriero</em></p>
<p>Un antico proverbio degli indiani Sioux recita: <em>“prima di giudicare una persona cammina tre lune nelle sue scarpe”</em>. Non esiste immagine migliore per affrontare e comprendere il tema delle migrazioni. I dati statistici a livello internazionale ci testimoniano un mondo estremamente dinamico: milioni di persone in movimento che attraversano confini nazionali per i motivi più diversificati. C’è chi si sposta per pochi giorni e chi per sempre; chi scappa da guerre, chi dalla fame e chi semplicemente per affrontare nuove esperienze. Milioni di persone, milioni di storie e milioni di legami familiari. Non è possibile comprendere il mondo delle migrazioni senza assumere un atteggiamento <em>empatico</em>, provare a capire l’altro immaginandosi l’altro stesso, indossando le sue scarpe.</p>
<p><strong><a title="La violenza dell'indifferenza" href="http://www.associazionerising.eu/la-violenza-dellindifferenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">[&#8230;]</a></strong></p>
<hr />
<p><a title="Sicurezza e immigrazione" href="http://www.associazionerising.eu/sicurezza-e-im-che-resistono/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FOCUS</strong></a></p>
<p><strong>Sicurezza e immigrazione: donne che resistono</strong></p>
<p><em>di Giulia Maraone</em></p>
<p>Le recenti politiche sul tema dell’immigrazione mettono in luce la volontà di perpetrare con maggiore forza ideologie che tentano di inseguire quello che viene storicamente definito <em>controllo sociale</em>. Numerosi gli autori e le autrici che hanno nel tempo teorizzato a riguardo e analizzato eterogenee sfaccettature presupponendo tesi divergenti.  Assumiamo quindi come focus la stretta correlazione tra controllo sociale e discriminazione istituzionale, connessione che maggiormente rispecchia il clima socio-politico e culturale che innanzi ci appare. Ben note alle donne e ai movimenti femministi le teorie e le pratiche che ne sono a fondamento.</p>
<p><a title="Sicurezza e immigrazione" href="http://www.associazionerising.eu/sicurezza-e-im-che-resistono/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Cloaks" href="http://www.associazionerising.eu/cloaks/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA VIGNETTA</strong></a></p>
<p><strong>Cloaks</strong></p>
<p><em>di Mara Becchetti</em></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-2902" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/cloacks-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cloacks" width="640" height="640" /></p>
<p><a title="Cloaks" href="http://www.associazionerising.eu/cloaks/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Progetto Aisha" href="http://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FACCIAMO RETE</strong></a></p>
<p><strong>Progetto Aisha</strong></p>
<p><em>di Shaimaa El Roubeigy</em></p>
<p>Una donna può emigrare sia da sola che con la propria famiglia d&#8217;origine o con il marito. La maggior parte delle donne che ho conosciuto sono emigrate in Italia per ricongiungersi con il marito, sia con figli che senza. Se mi dovessi mettere nei panni di una di loro, avrei un misto di sensazioni tra felicità ed euforia e al tempo stesso paura. Paura di affrontare questo grande cambiamento: nuovi volti, usanze, lingua a me sconosciuta.</p>
<p><a title="Progetto Aisha" href="http://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Parole d'ordine" href="http://www.associazionerising.eu/parole-dordine-e-irriverenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>APPROFONDIMENTO 1</strong></a></p>
<p><strong>Parole d&#8217;ordine: condivisione, conoscenza, trasversalità e irriverenza</strong></p>
<p><em>di Anna Brambilla</em></p>
<p>“<em>I miei parenti volevano a tutti i costi che diventassi musulmana, ma io ho un altro desiderio: voglio essere cristiana, mi piace cantare i gospel in chiesa. Loro lo volevano a tutti i costi, così sono scappata da casa senza salutare nessuno” (Lilian – Nigeria)</em></p>
<p><em> </em>Non so se Lilian abbia realizzato il suo desiderio. La sua testimonianza mi arriva dalle pagine del libro “Erano come due notti” di Else edizioni. Raramente i sogni e i desideri trovano spazio nelle storie delle donne migranti che ascolto come avvocata. Domando, approfondisco, cerco di trovare soluzioni. Raccolgo dolori, qualche volta speranze, quasi sempre bisogni concreti: un permesso di soggiorno, un luogo dove stare, un lavoro per poter vivere. Solo nei luoghi di transito, dove è la volontà delle persone che si incontrano è quella di non fermarsi in Italia, il tempo e lo spazio della relazione ti consentono di chiedere altro: dove vuoi andare? Chi vuoi raggiungere? Cosa vuoi fare?</p>
<p><a title="Parole d'ordine" href="http://www.associazionerising.eu/parole-dordine-e-irriverenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Servizio Roxanne" href="http://www.associazionerising.eu/roxanne-per-ilte-alla-tratta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>APPROFONDIMENTO 2</strong></a></p>
<p><strong>Roxanne: sostegno e reinserimento delle sopravvissute alla tratta</strong></p>
<p><em>di Daniela Moretti, Servizio Roxanne</em></p>
<p>Quando si parla di violenza sulle donne la mente va automaticamente alle tante donne che ogni giorno perdono la vita o portano su di sé e con sé i segni indelebili della violenza subita dai propri compagni. Molti sono però i punti di contatto tra questa violenza e quella che subiscono le donne che vivono sulle strade delle nostre città, per lo più immigrate, costrette quotidianamente a vendere il proprio corpo. Roma Capitale ha attivato dal 1999 un <em>“Programma integrato di interventi sulla Prostituzione” </em>finalizzato alla<em> “conoscenza del fenomeno, alla riduzione del danno, a un’azione di contrasto alla prostituzione coatta, a un’azione di sostegno sociale, a un’azione di prevenzione e di informazione sanitaria<strong>”. </strong></em>La realizzazione del programma è stata affidata al Dipartimento Politiche Sociali &#8211; <em>Servizio Roxanne.</em> Sono stati attivati interventi di contatto in strada, uno sportello di orientamento, due case di fuga, e successivi programmi di semi autonomia.</p>
<p><a title="Servizio Roxanne" href="http://www.associazionerising.eu/roxanne-per-ilte-alla-tratta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><strong><a title="Marwa che studia la vita" href="http://www.associazionerising.eu/marwa-che-studia-la-vita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">RISE, WOMAN</a>!</strong></p>
<p><strong>Marwa che studia la vita</strong></p>
<p><em>intervista a cura di Barny Muheddin Hagi Bascir</em></p>
<p>Marwa è una ragazza siro-palestinese di 19 anni e ha vissuto, nonostante la sua giovane età, le atrocità della guerra. La prima cosa che ti colpisce di lei è il suo sguardo vivo, speranzoso, e la voglia di raccontarsi per dare voce e fisionomia alle tante persone che come lei chiamiamo distrattamente migranti. Ci incontriamo nella sede di Laboratorio53 e inizia la nostra intervista.</p>
<p><strong>Qual è il tuo paese d’origine?</strong></p>
<p>Sono nata a Damasco in Siria, dove ho vissuto fino all&#8217;età di 14 anni. I miei genitori hanno origini palestinesi.</p>
<p><strong>Quali</strong> <strong>sono le ragioni per cui hai deciso di lasciare la Siria?</strong></p>
<p><a title="Marwa che studia la vita" href="http://www.associazionerising.eu/marwa-che-studia-la-vita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Costrizione e resilienza" href="http://www.associazionerising.eu/costrizione-e-resilienza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA PULCE</strong></a></p>
<p><strong>Costrizione e resilienza</strong></p>
<p><em>di Simone de Simone</em></p>
<p>Costrizione e resilienza credo siano le parole e i concetti che meglio esprimano quanto la figura della donna migrante forzata ci possa restituire. È ciò che mi suggerisce intuitivamente l’esperienza di lavoro sul campo con donne e uomini migranti forzati incontrati in questi anni.</p>
<p>Le donne appunto: Mhret, Sunday, Suraya, nomi e provenienze diverse che ci raccontano storie di vita e di migrazione differenti. Tutte però segnate da tratti comuni che ne hanno determinato il destino migratorio caratterizzato da violenza e costrizione.</p>
<p><a title="Costrizione e resilienza" href="http://www.associazionerising.eu/costrizione-e-resilienza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Scritte d'odio su web" href="http://www.associazionerising.eu/scritte-dodio-su-web/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>WRITING RISING</strong></a></p>
<p><strong>Scritte d&#8217;odio su web</strong></p>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-2898 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/WritingRising-mod-300x103.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="writingrising-mod" width="300" height="103" />Cara @m***, hai scelto di veicolare con un post pubblicato su un tuo profilo social il tuo pensiero politico di tolleranza e accoglienza. Scrivevi dell’importanza di aprire i porti italiani alle persone migranti, a quanti richiedono il nostro aiuto, con l’unica colpa di sperare e sognare il futuro. Un maschio ti ha risposto.</p>
<p><a title="Scritte d'odio su web" href="http://www.associazionerising.eu/scritte-dodio-su-web/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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