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	<title>Associazione Rising &#187; pari opportunità</title>
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		<title>Nuova sede operativa</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 16:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Grazie ai fondi 5&#215;1000 è stato possibile ristrutturare e allestire la nuova sede operativa di RISING Pari in Genere. E  continuare l&#8217;impegno attivo nel favorire l’empowerment delle donne in ogni settore della vita, privata e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div dir="auto">Grazie ai <strong>fondi 5&#215;1000</strong> è stato possibile ristrutturare e allestire la nuova sede operativa di RISING Pari in Genere.</div>
<div dir="auto">E  continuare l&#8217;impegno attivo nel favorire l’empowerment delle donne in ogni settore della vita, privata e pubblica, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani, delle diversità e della parità di genere.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Destinare il proprio 5×1000 a RISING Pari in Genere è un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’associazione. Basta indicare nell’apposito riquadro della propria denuncia dei redditi il <strong>codice fiscale</strong> dell’associazione <strong>97816800581</strong>.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto">Vi aspettiamo presso la nuova sede di RISING Pari in Genere, presso il Villaggio Globale, Largo Giovanni Battista Marzi (ex Mattatoio) a Roma.</div>
<div dir="auto"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/04.ufficio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3159" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/04.ufficio-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="04-ufficio" width="720" height="540" /></a></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/01.montaggio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3160" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/01.montaggio-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="01-montaggio" width="720" height="960" /></a> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/02.portapenne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3161" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/02.portapenne-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="02-portapenne" width="720" height="960" /></a> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/03.striscione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="alignnone size-large wp-image-3162" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/04/03.striscione-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="03-striscione" width="720" height="540" /></a></div>
</div>
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		<title>Donne e sport: libere di giocare</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>“Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba non ancora nata lo faccio per me, per sentirmi bene percorrendo pensieri leggeri come piume o profondi come pozzi accompagnata dal rumore dei miei passi come il battito di un cuore”. </em>Questo è l’incoraggiamento dedicato a ogni donna che si avvicini al podismo amatoriale, una competizione quotidiana con sé stesse, utile percorso di “empowerment”, al pari di ogni altra attività sportiva, che sia agonistica e non. Il running su strada, o comunque outdoor, è sempre più diffuso, per fortuna! Sport a portata di ogni tasca, anzi certamente quello meno dispendioso (occorrono soltanto vere scarpe da corsa, un vecchio pantaloncino, una t-shirt e/o una felpa e un reggiseno ben strutturato che possa contenere gli effetti collaterali dei sobbalzi), è praticabile con estrema facilità ma tanta buona volontà. E tanto tempo, tempo per sé, che molte donne ritagliano e compongono ancora come un origami sui minuti degli altri, sempre molto più lunghi dei propri. Nelle prime ore dell’alba è infatti molto più probabile incontrare donne in corsa per strada &#8211; in barba alla paura &#8211; prova evidente che quella è l’ora più facile per l’emancipazione dagli impegni familiari. È poi necessario sentirsi serenamente libere di correre in solitaria senza la molesta tiritera di fischi, apprezzamenti non graditi, non richiesti incoraggiamenti, che a nessun maschio in corsa mai una donna riserva. I forti condizionamenti della cultura dell’edonismo consumista plagiano ancora molto più le donne incoraggiandole a fare sport “per essere in forma per piacere” assillandole con l’ansia dell’avere “tutto a posto”, anche quando magari si stanno per affrontare chilometri di asfalto e tutto il di più è orpello inutile perché fastidioso. Fare un training quotidiano di  corsa podistica aiuta proprio a superare l’ansia dello specchio e dell’occhio altrui e più si eccitano le endorfine meglio si riesce a superare questo “blocco mentale”: in poche parole si comincia a non dar alcun peso agli sguardi degli altri; si scavalca qualsiasi giudizio, si  aggredisce la strada metro dopo metro, chilometro dopo chilometro e nessuno  sa quando né da dove sei partita quindi nessun confronto è possibile se non quello che  fai con te stessa a ogni allenamento. Tra i consigli di donne a donne, pubblicati sulle riviste specialistiche, compare spesso proprio quello di   allenarsi sui propri tempi e sui propri progressi senza tener conto di parametri misurati su performance <em>“neutre”</em>.  Il running è una scommessa continua con le nostre trappole interiori e con le maglie delle reti che ancora ci vengono lanciate addosso. Prendiamo ad esempio la regina del podismo su strada: la Maratona… 42 chilometri e 197 metri di passione, corsi di testa ma sulle gambe.  Chiunque tagli la finish line riceve la meritata medaglia perché ha vinto: ha vinto la fatica fisica, ha vinto lo scoraggiamento, ha vinto la tentazione del “ma chi me lo fa’ fare”, ha messo in poche parole in gioco il proprio empowerment, e per questo forse ogni donna che ama correre dovrebbe misurarsi con questa gara.  All&#8217;arrivo si piange, si piange quasi tutti e tutte con un livellamento delle emozioni che fa sentire veramente uguali. Scorriamo un po’ di numeri: alla Maratona di Roma del 7 aprile ultimo scorso su 10.000 partecipanti gli uomini iscritti sono stati 7966 e le donne 2034. Roma, Berlino, Parigi, tre delle maratone più quotate in Europa, presentano un rapporto uomini/donne alla partenza e all&#8217;arrivo assestato ancora su una percentuale di 75% per i maschi a 25% per le donne.  Solo la Maratona di Londra ha fatto registrare negli ultimi anni un aumento degli arrivi femminili fino al 39%. Al contrario la Maratona di New York, la chimera di ogni runner dilettante, ha registrato una progressiva crescita della presenza femminile con un’impennata dal 2011 fino a 20.000 donne contro i 30.000 maschi su un totale di 51.000 iscrizioni nel 2018.  Al mitico traguardo in Central Park l’arrivo di donne si attesta ormai intorno al 40% del totale. Questi dati dimostrano che dall&#8217;altra parte dell’Oceano il tessuto culturale ha già sciolto i nodi pregiudicanti la parità, sia dell’organizzazione dei tempi di vita che degli stereotipi culturali. Noi di <em>Rising,</em> oltre a praticare il running amatoriale, vivendo così personalmente il diritto di accedere alla libertà del nostro essere, continueremo a monitorare gli adeguamenti delle performance sociali alla cultura della parità di genere.  Incoraggeremo ogni donna a superare barriere proprie e pregiudizi esterni prendendosi cura della diversità della nostra propria fisicità, salvaguardandola da umilianti esclusioni. Sosterremo altresì ogni politica che facendo propria la cultura del rispetto, programmi percorsi di inclusione della diversità, a qualsiasi livello della variegata umanità, attraverso la pratica sportiva.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Avanti tutta!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Utilizzando le parole dell’europarlamentare Silvia Costa nel suo discorso di inaugurazione della mostra “Run of Art” dedicata al tema della “Diversity” a Bruxelles, nel 2016, «Lo sport può e sa dare un potente contributo alla convivenza civile, all&#8217;integrazione e alla pace. Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portare». Bellissimo, insomma. Potentissimo, diremmo. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti.</p>
<p>In questo numero di Fate <em>le</em> Streghe – approfittando della luce che i Mondiali femminili di calcio hanno acceso sullo sport al femminile – evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili, o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. Allo stesso tempo, tra le righe, leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinazione conquistano, passo dopo passo, i loro diritti e si prendono – con consapevolezza di sé e senza chiedere permesso – gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti. Perché in gioco c’è la trasformazione necessaria a scongiurare una realtà che troppo spesso si pone ancora come destino ineluttabile e limitante della grandezza dei nostri sogni di oggi, ma anche di quelli delle bambine e delle ragazze di domani. Avanti tutta quindi: oggi, domani e sempre. Le nostre Atlete in prima fila e noi – tante di noi – a sostenere le loro/nostre battaglie.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Dilettanti o professioniste?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giusy Coronato Le atlete nello sport italiano sono dilettanti o professioniste? Quando ci si avvicina all&#8217;argomento si rimane spesso sorpresi e increduli della risposta. Provate anche voi a rispondere alla seguente domanda e&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>Le atlete nello sport italiano sono dilettanti o professioniste? Quando ci si avvicina all&#8217;argomento si rimane spesso sorpresi e increduli della risposta. Provate anche voi a rispondere alla seguente domanda e a farla alle persone a voi vicine: “Pensa a un’atleta famosa nello sport: credi sia una professionista o una dilettante? Lo fanno per piacere o è per loro un lavoro?” Le risposte sono state quasi sempre le stesse: “Facile, no? Sono tutte professioniste! Chi pratica uno sport da dilettante lo fa per piacere, non per lucro né per professione.”</p>
<p>Invece no. Nel 1981 la legge n. 91 sul professionismo sportivo all&#8217;articolo 2 afferma che: “<em>sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell&#8217;ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica</em>”.</p>
<p>Significa che possono definirsi professionisti solo gli atleti che svolgono la loro attività nelle federazioni che sono riconosciute dal CONI come discipline sportive professioniste. Quali sono ad oggi tali discipline? Il calcio, il ciclismo, il golf e la pallacanestro solo maschili. Mentre tutti i restanti sport e soprattutto tutte le discipline femminili sono escluse. Nessuna donna oggi può definirsi un&#8217;atleta professionista.  E nel concreto cosa significa? No allo statuto dei lavoratori; no all&#8217;infortunio e al trattamento pensionistico; no a maternità e <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/ProfessionisteDilettanti.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignright size-medium wp-image-2996" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/ProfessionisteDilettanti-300x132.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="professionistedilettanti" width="300" height="132" /></a>a malattia. Questo comporta una discriminazione alla base per tutte le sportive che non rientrano nelle categorie e che devono sottostare per forza alle logiche dei contratti con gli sponsor, rimborsi spese e bonus. È del maggio 2019 la notizia che la Nike, sponsor ufficiale di molte atlete a livello mondiale, ha fatto dietro front sulle politiche aziendali in tema di maternità, che prevedevano la sospensione del contratto durante la gravidanza e nel periodo post, fino a quando non recuperavano la forma fisica ideale e le stesse performance. Solo dal mese scorso la Nike ha dichiarato di aver cambiato la propria policy e che le atlete potranno contare su un contratto che non le penalizza e che sostiene la maternità. Un altro escamotage usato da molte atlete italiane, per poter essere tutelate nella loro attività, è quello di entrare a far parte di un gruppo armato: Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Forestale.</p>
<p>Modificare questa legge permetterebbe a tutte le sportive di poter vivere facendo ciò in cui sono brave, di potersi dedicare completamente e senza preoccupazioni alla loro professione, di decidere se vogliono avere dei figli e non rischiare di rimanere senza lavoro, di aver riconosciuto i diritti fondamentali del lavoratore: la retribuzione, il riposo, le ferie,  il congedo matrimoniale, la maternità, la malattia, l’infortunio, la malattia professionale, la sicurezza sul lavoro, l’attività sindacale e la parità tra uomo e donna. Ciò che tutte noi chiediamo.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>5&#215;1000</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Zdenka Rocco Come ogni anno è possibile destinare il proprio 5×1000 a RISING Pari in Genere. Basta indicare il codice fiscale 97816800581 e firmare nell&#8217;apposito riquadro della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non costa nulla e che rappresenta un&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/5x1000-2/">5&#215;1000</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Come ogni anno è possibile destinare il proprio <strong>5×1000</strong> a RISING Pari in Genere. Basta indicare il <strong>codice fiscale 97816800581</strong> e <strong>firmare nell&#8217;apposito riquadro</strong> della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’Associazione.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo anno RISING ha ulteriormente potenziato le proprie attività di informazione, sensibilizzazione, prevenzione, formazione e contrasto alla violenza di genere. Dal mese di marzo l&#8217;Associazione fa parte del <a title="LEF Italia" href="http://coordinamentoitalianolobbyeudonne.blogspot.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne</a> (Lef-Italia). RISING Pari in Genere ha recentemente partecipato al tavolo di concertazione indetto dall&#8217;Onorevole Laura Boldrini &#8220;Proposte per sostenere l’occupazione e l’imprenditoria femminile&#8221;, con l&#8217;obiettivo di superare la situazione italiana che vede meno della metà delle donne impegnate in attività lavorative e professionali, e raggiungere la media europea di occupazione femminile che del 62 per cento. Anche grazie ai fondi del 5&#215;1000, l&#8217;Associazione potrà continuare il suo impegno attivo nel favorire l&#8217;empowerment delle donne in ogni settore della vita, privata e pubblica, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani, delle diversità e della parità di genere.</p>
<p>Associazione <strong>RISING Pari in Genere</strong> – codice fiscale <strong>97816800581</strong></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovanna Bruno]]></category>
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		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giovanna Bruno Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Il linguaggio ha, infatti, la potenzialità intrinseca di condizionare la nostra ‘mentalità’, a causa della relazione esistente tra parola e pensiero.</p>
<p>Il linguaggio ‘comune’ ricopre, dunque, un importante ruolo nei processi di costruzione sociale della realtà, e nel definire, rinforzare o, potenzialmente, scardinare i retaggi culturali, patriarcali e sessisti, che tuttora ostacolano il pieno riconoscimento e il concreto raggiungimento della parità di genere in Italia. Se usato in modo sessista, il linguaggio rinforza concezioni stereotipate relative all’identità di genere di donne e uomini, limitandone la libertà individuale e riducendone la possibilità di una soggettiva e particolare autoaffermazione, che non sia categorizzata in base al sesso. Il potere creativo, simbolico e rappresentativo del linguaggio non può, e non deve, essere sottovalutato.</p>
<p>Il linguaggio sessista include parole, espressioni, modi di dire, doppi sensi, proverbi, luoghi comuni, abitudini grammaticali che vanno a denigrare la persona in base alla sua identità di genere e sono al contempo conseguenza e concausa di una doppia morale, nonché di visioni stereotipate e discriminatorie. Ad esempio, l’insulto ‘puttana’, rivolto alle donne anche in contesti non legati al sesso, mostra una finalità denigratoria della sessualità femminile, concepita come priva di desiderio e finalizzata alla riproduzione e alla mera soddisfazione dei bisogni maschili (in una visione prettamente etero-normativa). Allo stesso modo, insultare un uomo definendolo ‘una femminuccia’, qualora non rispetti gli standard di una mascolinità stereotipata, sottolinea chiaramente la concezione di subalternità del genere femminile rispetto a quello maschile.</p>
<p>Un’ulteriore modalità con cui il linguaggio rinforza strutture di disuguaglianza e disparità di potere tra i generi consiste nell’utilizzo di sostantivi maschili riferiti alle donne, per quelle lingue in cui esiste anche il genere grammaticale femminile, come l’italiano. Ciò accade, spesso, soprattutto laddove le donne accedono a professioni, cariche istituzionali e ruoli di maggiore prestigio. Professioni, cariche e ruoli a cui, storicamente, le donne non potevano accedere. Non c’è dunque da stupirsi che termini come <em>sindaca</em>, <em>ministra</em>, <em>avvocata, ingegnera </em>possano non suonare, nonostante siano assolutamente corretti dal punto di vista grammaticale, e importantissimi da utilizzare nel rispetto dell’identità di genere delle donne a cui si rivolgono. Chi si ostina a utilizzare i maschili nei confronti delle donne, giustificando tale scelta con la presunta ‘cacofonia’ dei corrispettivi femminili, non fa altro che riprodurre quelle discriminazioni sessiste che hanno per lungo tempo precluso alle donne la possibilità di perseguire determinate carriere e accedere a ruoli di potere. Termini come quelli citati non sono entrati nel linguaggio comune, semplicemente perché non erano necessari, in quanto alle donne non veniva riconosciuto il diritto di ambire a tali posizioni. C’è poi chi qualifica il maschile come ‘neutro’ e vi attribuisce una funzione ‘universale’, che possa valere anche per il genere femminile. Ma la presunta neutralità del maschile non rappresenta uno strumento di inclusione, bensì un privilegio degli uomini di poter dare per scontato il diritto a venire appellati secondo la loro identità di genere, nonché un ennesimo espediente per sminuire, mortificare o ignorare il valore sociale, professionale e politico delle donne, rendendole completamente invisibili.</p>
<p>Appare, inoltre, alquanto evidente che la questione non sia limitata esclusivamente al rispetto delle regole grammaticali della lingua italiana, le quali prevedono le suddette accordanze al femminile. Un fattore in particolare sembra essere centrale nel dibattito, in grado di rendere accettabili <em>cuoca, sarta, maestra, parrucchiera, operaia, infermiera, segretaria,</em> e di destare obiezioni all’utilizzo di certi altri femminili: il potere. Ciò che viene percepito come anomalo è il riconoscimento di una donna in una posizione al vertice, con un certo ruolo e un certo prestigio. Ostinarsi a non utilizzare il femminile per mestieri, occupazioni o cariche istituzionali certamente non aiuta a renderli più ‘orecchiabili’ né facilita il processo necessario a inserirli più facilmente nell’uso corrente della lingua comune, nonostante l’italiano lo permetta già.</p>
<p>Cruciale è la potenzialità intrinseca del linguaggio di adattarsi – e farci adattare – al progresso verso una società più inclusiva e giusta. Ignorarne, minimizzarne o banalizzarne il peso e la portata sociale, culturale, politica ed economica significa non riconoscere l’urgenza e la necessità di un cambiamento strutturale, che riguarda numerose sfere, tra cui – e in maniera imprescindibile – il linguaggio. Infatti, la battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. L’utilizzo del femminile è un importante strumento non solo per dare la giusta visibilità linguistica alle donne, ma anche per abituarsi all&#8217;idea che determinate professioni siano oggi, finalmente, accessibili a prescindere dal genere. Come spiega l’Accademia della Crusca, “un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del Paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo”. Le parole sono importanti. Quindi, dato che la grammatica italiana lo permette, usiamo quelle giuste. Con uno sguardo al futuro, i benefici dell’utilizzo del femminile per professioni storicamente riservate agli uomini andrebbero anche a incidere le aspirazioni delle bambine e delle ragazze. Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. Dovrebbe essere interesse di tutt* fornire alle bambine e ai bambini tutte le parole necessarie per immaginare di poter diventare tutto ciò che vogliono.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p>La violenza maschile sulle donne è stata perpetrata anche attraverso il linguaggio e la comunicazione nella vita pubblica e privata. Caterina è ogni donna che non ha potuto o non può esprimere ciò che pensa, è ogni donna di cui sono state svilite le parole; è ogni donna che la narrazione storica ha taciuto; è quella stessa donna che non ha avuto spazio nel dibattito pubblico. La narrazione è importante tanto quanto i fatti. Le visioni del mondo e dell’umanità sono passate per lo più attraverso voci maschili.</p>
<p>Le parole sono consapevolezza. Le donne sono state raccontate come deboli, emotive, isteriche, sottomesse, incapaci di occupare posizioni dirigenziali perché, si sa, il ciclo mestruale ogni ventotto giorni ne inficia le capacità di giudizio. Le parole sono relazione. La relazione è spesso violenta: “non sei una brava madre”, “sei brutta”, “non capisci niente”, “puttana”, “sei mia”, “zitta”. Le parole sono azione politica e sociale. L’atto di parlare in pubblico per una donna sottintende il timore di chi è stata in silenzio per duemila anni. Le parole sono uno strumento di rivoluzione. Irrompere nel silenzio o nel vociare maschile con una narrazione al femminile è, ancora oggi, un atto rivoluzionario. L’emancipazione femminile inizia dalle parole attraverso l’incontro e il confronto tra donne.  Le donne partendo da sé, dall&#8217;esperienza e dal proprio vissuto attraverso gli spazi di autocoscienza, per esempio, hanno riscoperto narrazioni, corpi e prospettive politiche. Le donne hanno superato e superano l’isolamento e il silenzio forzato della violenza, comunicando a un’altra donna dall&#8217;altro capo del telefono la propria storia. Siamo entrate nel dibattito pubblico, con le voci unite dei cortei e con le donne che ci hanno rappresentato tutte, in politica, arte e società. Ascoltare, porre attenzione, riconoscere il valore, amplificare, sostenere la voce di ogni donna è un gesto d’amicizia e di lotta comune necessario al raggiungimento di una narrazione sociale che abbia in sé il pensiero femminile.</p>
<p>In questo numero di Fate le Streghe parole, linguaggi, comunicazione in ottica di genere. Se Caterina parla e avrà almeno una donna al suo fianco ad ascoltarla, le sue parole non andranno perdute.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Per un uso non sessista della lingua italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giovanna Bruno Alcune delle &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; (1987) a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio delle ministre e dei ministri e per la Commissione&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune delle &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; (1987) a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio delle ministre e dei ministri e per la Commissione delle Pari Opportunità.</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare l’articolo</strong> con i cognomi femminili: Raggi, non ‘la Raggi’;</p>
<p>&#8211; <strong>Accordare il genere</strong> degli aggettivi con quello dei nomi che sono in maggioranza per cui Silvia, Luca e Chiara sono simpatiche, o in caso di parità con l’ultimo nome: Silvia, Luca, Chiara e Giovanni sono simpatici;</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare il maschile</strong> cosiddetto <em><strong>neutro </strong></em>(la nostra lingua non ha il neutro, ha un maschile e un femminile), ad esempio “L’Umanità” al posto di “L’uomo”, “I diritti della persona” piuttosto che “I diritti dell’uomo”;</p>
<p>&#8211; <strong>Usare il femminile</strong> dei titoli professionali in riferimento alle donne.</p>
<p>Per un elenco più dettagliato delle regole grammaticali per femminilizzare le professioni, qui il link con la versione integrale:</p>
<p><a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/">Per un uso non sessista della lingua italiana</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		</item>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 18:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2260 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017-1024x584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testatanumero5liu2017" width="720" height="411" /></a></h5>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;</h4>
<p style="text-align: center;"> <em>Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. La battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste.</em></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Giovanna Bruno</em></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di luglio 2017</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Le parole sono consapevolezza</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Quarto meeting nazionale di &#8220;Educare alle differenze&#8221;</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il 23 e 24 settembre si terrà a Roma il quarto meeting nazionale di <a title="Educare alle differenze" href="http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-iv-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Educare alle differenze&#8221;</a> promosso da <a title="SCOSSE" href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">S.CO.S.S.E.</a>, Stonewall e Il Progetto Alice e da oltre 250 associazioni del territorio nazionale, con la partecipazione di insegnanti, educatrici e educatori, professionisti/e dell’educazione e genitori.</p>
<p><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Trovaci su Worth Wearing!</h5>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><strong><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">#ParoleDiDonne</a>, </strong>la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook, oggi diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza. <a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo.</p>
<p><a title="Le parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Per un uso non sessista della lingua italiana</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; estratte da &#8220;Il sessismo nella lingua italiana&#8221;, a cura di Alma Sabatini.</p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></h5>
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<h5><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><em>di Simone Tempia</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-2214 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd-1024x530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vita-con-lloyd" width="450" height="233" /></a></p>
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<p><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il potere delle parole</h5>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<p><strong>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</strong></p>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni. Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Quando una parola inizia a vivere</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto.</p>
<p><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, parole che mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Il sessismo nel linguaggio giuridico</h5>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>Una parola: responsabilità</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo</em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere.</p>
<p><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 10:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
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		<category><![CDATA[16 days; orange the world]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030 ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;. Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-1933 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb-300x134.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="16days2016SitoWeb" width="403" height="180" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai <strong><em>&#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;</em></strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei goal previsti dall&#8217;<a title="Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" href="http://www.unric.org/it/agenda-2030?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agenda 2030</a> per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;ONU. Raggiungere &#8220;l&#8217;uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze&#8221; è uno degli obiettivi previsti. <strong>L&#8217;Associazione Rising ha provato a immaginare un mondo paritario tra i generi</strong>: giorno per giorno incontreremo bambine, ragazze, donne del futuro; incontreremo noi stesse scontrandoci con quello che viviamo e quello che vorremmo poter vivere.</span></p>
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<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-1934 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day1SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day1" href="https://www.facebook.com/hashtag/day1?source=feed_text&amp;story_id=619768771528020&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day1</span></span></a> “Sono Giulia, ho 10 anni, oggi sono andata a scuola: sul mio libro di storia ho trovato la foto di una donna che lavora al microscopio. </span></em><em><span style="color: #000000;">La maestra mi ha detto che si chiama Rita Levi Montalcini, un’importante scienziata italiana, che ha vinto anche il premio Nobel. Io da grande non so ancora bene cosa voglio fare: mi piacerebbe inventare qualcosa d’importante o forse, fare l’architetta, perché mi piacerebbe costruire luoghi in cui le persone amano ritrovarsi. Forse vorr<span class="text_exposed_show">ei fare la sindaca, per migliorare il paese in cui vivo. Dopo la lezione, è suonata la campanella e sono uscita in cortile a giocare per la ricreazione: Massimo mi ha tirato il pallone e ha detto che voleva giocare con la migliore calciatrice della scuola. Forse dovrei fare la calciatrice, da grande”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show">In realtà, oggi si educano le bambine e i bambini con la convinzione che ci siano attività adatte agli uomini piuttosto che alle donne. Avere dei libri di testo e un’educazione che promuova la parità di genere, è un primo passo per sviluppare le potenzialità di tutte le persone, donne e uomini, affinché possano immaginare di essere e compiere ciò che desiderano nella loro vita.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="  wp-image-1935 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day2SitoWeb" width="274" height="153" /></a><span style="color: #000000;"><strong> </strong><em><a class="_58cn" title="#day2" href="https://www.facebook.com/hashtag/day2?source=feed_text&amp;story_id=619779758193588&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day2</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Martina, ho 33 anni, oggi sono andata in ospedale: devo fare un semplice intervento per togliere una cisti.</span></em></span><em><span style="color: #000000;"> Sono decisamente in sovrappeso e avevo timore a farmi operare visto che mi vergogno un po’ del mio corpo. Il personale medico è stato molto accogliente: mi hanno messa a mio agio e mi hanno rassicurata che la chirurga avrebbe fatto del suo meglio per non far vedere la cicatrice. Non pensavo che avrebbero dato importanza all’estetica, visti i miei timori. Son<span class="text_exposed_show">o uscita dall’ospedale e mi sono sentita bene nel mio corpo. La chirurga oggi ha messo i punti a due ferite”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"> In realtà, oggi può capitare che una donna si rechi a una visita o a un intervento chirurgico e il personale commenti in maniera inappropriata le caratteristiche del suo corpo. Vivere nel corpo di una donna in questa società è ancora molto faticoso ed incontrare personale professionale, libero da stereotipi sessisti, è ancora una rarità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day3" href="https://www.facebook.com/hashtag/day3?source=feed_text&amp;story_id=619780244860206&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1936 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day3SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day3SitoWeb" width="274" height="153" /><em>#</em></span><em><span class="_58cm">Day3</span></em></span></a><em> “Sono Anna, ho 16 anni e oggi sono andata su internet: navigando, mi è apparsa la pubblicità per un concorso dedicato a studenti e studentesse. Ci chiedono di realizzare un video o un manifesto che racconti donne e uomini importanti che sono per noi d’ispirazione. Ho girato subito il link nel gruppo sulla chat delle mie amiche e dei miei amici di scuola. Sui social, mi è arrivata la notifica che Andrea, un amico di mio padre, mi ha mandato un mess<span class="text_exposed_show">aggio: mi chiede se gli mando una mia foto provocante. Mi sono sentita confusa, mi sono chiesta perché facesse questo, se gli avessi lasciato intendere che provassi un interesse per lui. Una voce dentro di me ripeteva: non è colpa tua. Ho risposto pubblicamente ad Andrea che la sua richiesta è una molestia e tutti i miei contatti hanno fatto la rivoluzione, commentando con post in mio sostegno; anche mio padre mi ha sostenuta, ora non si definisce più suo amico. Sono certa che quest’uomo non lo citeremo tra le persone che ispirano il nostro futuro”.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"><span class="text_exposed_show">In realtà, le chat comuni e i social network si rivelano spesso luoghi della violenza, in cui le ragazze subiscono molestie sessuali, minacce, discriminazioni. Se una ragazza ha subito la pubblicazione di un suo video o di un’immagine sessualmente esplicita, la maggior parte dei commentatori virtuali giudica con un violento “Se l’è cercata”. Oggi, anche se la violenza è virtuale, il suicidio 1 volta su 10 è reale.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="  wp-image-1937 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day4SitoWeb" width="274" height="153" /></a><a class="_58cn" title="#day4" href="https://www.facebook.com/hashtag/day4?source=feed_text&amp;story_id=619781151526782&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day4</span></span></a> <span style="color: #000000;"><em>&#8220;Sono Francesca, ho 64 anni, e oggi mi sono innamorata. </em></span><span style="color: #000000;"><em>Almeno credo. </em><em>Dopo il lavoro ho preso mio nipote in piscina e l’ho riaccompagnato a casa. Mia figlia è rientrata di lì a poco e mi ha proposto di rimanere a cena da loro. A me non andava. Desideravo ascoltare un po’ di musica e bere un drink, sola coi miei pensieri. Mia figlia mi ha parlato di un nuovo locale dalle loro parti, così ho dato un bacio a mio nipote e ci sono andata. Lui stava lì, ci siamo sorrisi e abb</em><span class="text_exposed_show"><em>iamo iniziato a chiacchierare. Mi sembrava di conoscerlo da sempre. Gli ho raccontato che il mese prossimo andrò in pensione, di come mi senta felice di recuperare un po’ di tempo per me, che vorrei fare un viaggio dall&#8217;altra parte del mondo. E gli ho proposto di farlo insieme. Lui era divertito dalla cosa, così ci siamo dati appuntamento per l’indomani, per parlarne con maggior tranquillità. L’indomani, appena ci siamo visti, subito un bacio, due, e ci siamo ritrovati a letto. Avevo finito il lubrificante, così lui mi ha toccata, io ho toccato lui. Abbiamo riso dicendoci che in vacanza ne avremmo portato un po’ di scorte. E abbiamo iniziato a programmare il viaggio.&#8221;</em></span></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi si continuano a vedere le donne anziane come estranee alla sfera del sesso. C’è stupore, se non fastidio e repulsione, nel riconoscere l’esistenza di una sessualità nella terza età. L’età in sé non costituisce un ostacolo al sesso, fatta eccezione per alcune condizioni psico-fisiche, che possono essere sostenute con rimedi che forniscono un aiuto alla sessualità della donna anziana.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day5" href="https://www.facebook.com/hashtag/day5?source=feed_text&amp;story_id=619783818193182&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1938 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day5SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day5SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day5</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Sara, ho 40 anni, oggi sono tornata a casa: vivo con Marco, stiamo insieme da tre anni e il nostro appartamento lo abbiamo costruito, stanza per stanza, come piaceva a noi. Anche mio marito è appena tornato dall’ufficio e abbiamo iniziato a cucinare insieme il risotto allo zafferano. Dopo cinque minuti stavamo litigando: lui sostiene che mia madre è una vecchia spilorcia, io gli ho detto che suo padre è un vecchio isterico. Mentre discutevamo, il risotto allo zafferano</span></em><span class="text_exposed_show" style="color: #000000;"><em> si è bruciato, abbiamo buttato una pentola e ordinato pizze a portar via. Abbiamo riso insieme di quanto è imbranata la nostra coppia. Il matrimonio non è questione di risotto, è questione di riso”.</em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, In Italia, una donna su tre subisce violenza nell’arco della vita; l’autore della violenza è il marito nel 48% dei casi, il convivente nel 12% e l’ex partner il 23% delle volte. In una situazione di maltrattamento, la casa è il luogo della violenza e non dell’amore. Nel maltrattamento, c’è un uomo che torna a casa e lancia addosso a sua moglie un piatto, che lei aveva preparato con tanta cura e tanta paura.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="  wp-image-1939 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day6SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day6" href="https://www.facebook.com/hashtag/day6?source=feed_text&amp;story_id=619784471526450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day6</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Alina, ho 24 anni, sono per strada: il segnale della fermata dell’autobus è poco distante, non riesco a vedere bene i nomi delle fermate, sono miope. Per superare l’ansia dell’attesa leggo e rileggo sempre gli itinerari. Una macchina rallenta e si accosta al marciapiede, si abbassa il finestrino e un uomo di mezz&#8217;età mi chiede le indicazioni per andare a Piazza della Repubblica. Ha le guance tonde ricoperte da una barba ispida, mi ricorda mio zio, mi e<span class="text_exposed_show">moziono, rischio di far cadere i libri che ho nelle mani. Mi sono scusata, non conosco bene le strade, sono in Italia solo da sei mesi per studiare biologia: la mia famiglia ha messo da parte i soldi per un biglietto di sola andata dalla guerra e dalla povertà, verso il futuro; che nostalgia di casa! Ѐ arrivato l’autobus, l’esame inizierà tra meno di un’ora, ho sempre l’ansia prima di ogni prova, speriamo andrà bene, spero che la mia famiglia sia fiera di me, anche da lontano&#8221;.</span></span></em></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia, 1 uomo su 3 che affianca con la macchina una donna vicino alla fermata dell’autobus, le pone la domanda: “Quanto costi?”. Il 95% della prostituzione sulle strade italiane e in appartamento è il risultato del commercio di schiave da parte della criminalità organizzata; il restante 5% della prostituzione è comunque il frutto di una cultura maschilista, che concepisce il corpo delle donne come una merce che può essere acquistata. In realtà, oggi in Italia, Alina si logora nell’attesa di un uomo e al suo arrivo, si chiederà quanto le farà male e per quanto tempo rimarranno i segni di quella barba ispida sulla sua pelle.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class="  wp-image-1940 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day7SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day7" href="https://www.facebook.com/hashtag/day7?source=feed_text&amp;story_id=622460734592157&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day7</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Lucia, ho 37 anni e oggi si festeggia con tutta la mia famiglia: mio marito, i miei genitori, mia sorella e sua moglie, i loro due bambini. C’è anche Vincent, il nostro nuovo vicino di casa e forse passerà Ercole, l’amico di sempre. Viviamo lontani, così è bello ritrovarsi per i compleanni. Sono occasioni in cui io e Carlo suoniamo e cantiamo per tutti, mentre mia madre ci riprende e subito pubblica il video. Tiene sempre aggiornato il suo canale con le mie perfor<span class="text_exposed_show">mance; è orgogliosa della mia voce, dice che è proprio come quella della nonna. Mia nipote si arrampica sulle mie ginocchia e mi chiede di cantare con lei, mi guarda con gli occhi incantati dell’infanzia e toccandomi la pancia mi chiede se c’è un bambino lì dentro. Tra tutti i sogni della mia vita, non c’è mai stato un figlio o una figlia, non mi manca, sorrido e le rispondo scapigliandola: “Un bambino? No! Nella mia pancia ci sono tante idee, c’è la voce per cantare, c’è l’amore per te, per la nonna, il nonno, per Carlo”. Tante cose si possono mettere al mondo: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la solidarietà, i progetti, le esperienze. Io ho impiegato il mio tempo a mettere al mondo, felicemente, me.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi resta forte la condanna sociale per le donne senza figli, nonostante il numero crescente di chi non desidera la maternità. Come se l’emancipazione femminile non fosse riuscita a incidere lo stigma imputato, da sempre, alle donne che operano questa scelta. La maternità deve rappresentare una tra le tante dimensioni della vita di ciascuna donna. Proviamo a cambiare la domanda “Ma tu non hai un figlio?” con un più generico e complesso “Sei felice?”</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class="  wp-image-1941 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day8SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day8" href="https://www.facebook.com/hashtag/day8?source=feed_text&amp;story_id=623417274496503&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day8</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Giuliana, ho 33 anni e ho da poco partorito la mia prima figlia. Quando ho scoperto di essere incinta ero entusiasta, l&#8217;unica cosa per cui ero spaventata erano i dolori del parto. Il mio ginecologo è stato molto comprensivo, ha risposto a tutte le mie domande e mi ha indirizzato in un ospedale che mi avrebbe seguito durante tutta la gravidanza. All&#8217;ospedale ho parlato con l&#8217;ostetrica, l&#8217;anestesista e con la persona che si occupava del corso preparto: tutti hanno r<span class="text_exposed_show">isposto alle mie domande, mi hanno raccontato per filo e per segno come sarebbe andato il parto, facendomi capire in che modo il dolore sarebbe cominciato, quando si sarebbe intensificato e come affrontarlo e superarlo; in che momento avrei potuto usufruire dell&#8217;anestesia e in che modo avrebbe potuto eventualmente intervenire il chirurgo. Questo mi ha permesso di superare le mie paure e di vivere una gravidanza serena e tranquilla. Due giorni fa sono cominciate le doglie e tutto ciò che mi aveva tranquillizzato fino a quel momento è di colpo svanito, ed è tornato il terrore del dolore che di lì a poco avrei provato. In ospedale ho incontrato alcune delle infermiere conosciute durante i controlli e dopo poco è arrivata anche l&#8217;ostetrica con cui avevo parlato in precedenza. Sono stati tutti gentili, hanno accolto le mie paure e mi hanno seguito in questo momento così delicato, senza farmi sentire in colpa o farmi sentire meno donna perché urlavo, piangevo e provavo dolore e paura. La mia bambina è nata, sta bene e io ho vissuto un&#8217;esperienza bellissima anche grazie alle persone che mi hanno accompagnato durante il parto.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà sono migliaia le donne che ogni anno in Italia subiscono delle vere e proprie violenze in sala parto: insulti, aggressioni verbali e fisiche, procedure mediche coercitive o non acconsentite, umiliazioni, maltrattamenti e disinformazione che diventano veri e propri abusi. Troppo spesso le partorienti vengono trattate come malate che non collaborano e non capiscono, per cui non vengono ascoltate e ancora peggio il loro diritto di essere informate e di acconsentire a delle pratiche sul proprio corpo, vengono messi da parte. Troppi medici e ostetriche pensano di poter agire in piena libertà sui corpi delle donne, senza rispettarne voci, esigenze e difficoltà.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-7" title=""><img class="  wp-image-1942 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day9SitoWeb" width="274" height="153" /></a> <em><a class="_58cn" title="#day9" href="https://www.facebook.com/hashtag/day9?source=feed_text&amp;story_id=623418594496371&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day9</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 20 anni e non ho mai avuto una storia. La cosa strana è che fino a qualche anno fa guardavo le mie amiche avere a che fare con le loro beghe amorose, mentre a me non interessava. Poi tutto a un tratto ho iniziato a farmi tante domande anch&#8217;io e a rimpiangere quando le cose sembravano più semplici. </span></em><span style="color: #000000;"><em>Ne ho parlato con mia madre, mi ha detto che l&#8217;importante è partire da sé e ascoltarsi sempre. Ridendo ha aggiunto che al mondo ci sono 8 miliardi di person<span class="text_exposed_show">e e che per quanto esigente io possa essere, mi innamorerò e tutto mi sarà più chiaro.<br />
Anche le mie amiche, saputi i miei pensieri, mi hanno rassicurata dicendomi che non c&#8217;è nulla di determinato, inutile pensarci troppo, lo capirò e sarà bello. Io però ci penso lo stesso, fantastico sul giorno del mio matrimonio&#8230; vorrei sposarmi nella spiaggia dove sono cresciuta, adoro la Sicilia. Ecco, una cosa la so: mia moglie o mio marito amerà il mare quanto me.&#8221;</span></em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà l&#8217;eterosessualità continua a essere percepita come la norma. L&#8217;immaginario, ancora prima dell&#8217;incontro con l&#8217;altra, con l&#8217;altro, ci posiziona accanto a un uomo se siamo donne e viceversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con molta probabilità oggi la madre di Monica le spiegherà che il mondo è pieno di uomini e lei si chiederà come potrà dirle che forse le piacciono le donne. E dovrà combattere paura, vergogna e senso di inadeguatezza prima di confidarsi con le amiche che magari le risponderanno di non farsi troppi pensieri, perché quasi certamente è una fase legata al momento o all&#8217;assenza di esperienze.</span></span></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day10" href="https://www.facebook.com/hashtag/day10?source=feed_text&amp;story_id=623890397782524&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1943 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day10SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day10SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day10</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Camilla, ho 19 anni e studio scienze della comunicazione. Oggi devo passare un&#8217;intera giornata davanti alla tv per prepararmi a un esame sul linguaggio televisivo di trasmissioni e pubblicità. I programmi del mattino sono condotti da uomini e donne e affrontano tematiche di vario tipo. Durante questi programmi noto che si pubblicizzano soprattutto prodotti casalinghi: mamme e papà che tirano a lucido la cucina o il bagno; single di ambo i sessi che cercano il pro<span class="text_exposed_show">dotto migliore per pulire al meglio e nel minor tempo. Nel pomeriggio, durante i programmi per bambini, la pubblicità mostra bimbi e bimbe che giocano insieme con giochi soprattutto interattivi, colorati in mille modi, con allegria e leggerezza. Il quiz prima del telegiornale è condotto da una ragazza e un ragazzo, vestiti in modo stravagante, che ogni tanto ballano divertenti stacchetti musicali. Le pubblicità sono soprattutto di automobili e profumi: per vendere le auto, le presentano per lo più in contesti naturali e guidate da personaggi famosi. Per i profumi invece si fanno vedere le essenze usate e si punta a esaltare la forma della boccetta. All&#8217;esame spiegherò che il linguaggio televisivo è paritario e rispettoso delle diversità di genere.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi i programmi televisivi spesso sono fortemente sessisti: gli uomini si occupano di informazione o conducono i quiz, le donne presentano programmi di intrattenimento. In ogni caso non importa l&#8217;età o la prestanza fisica dell&#8217;uomo, mentre è indispensabile che la donna sia piacente e preferibilmente giovane. Gli uomini, più sobri, appaiono in giacca e cravatta; le donne quasi sempre sono seminude e il loro ruolo è quello della valletta sorridente, quasi muta e non pensante. Nelle pubblicità la donna è rappresentata o come mamma e moglie o come oggetto sessuale, e il suo corpo viene usato per pubblicizzare e vendere qualunque cosa. Nei prodotti per bambini, la pubblicità esaspera la divisione fra giochi da maschio e da femmina, caratterizzati già dai colori delle confezioni blu e rosa. Le bambine vengono adultizzate e incoraggiate a emulare le donne con trucchi e bambole. I bambini sono invitati all’avventura, con prodotti che puntano a superare sé stessi per migliorarsi. Come se le femmine debbano imparare il prima possibile a interpretare il loro ruolo stereotipato di donne “passive”, mentre i maschi possono sperimentare e mettere in pratica i loro desideri, facendosi forti del loro ruolo privilegiato.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-8" title=""><img class="  wp-image-1944 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day11SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day11" href="https://www.facebook.com/hashtag/day11?source=feed_text&amp;story_id=624436897727874&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day11</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Ala, ho 32 anni e insegno nella scuola materna. Qualche anno fa ho lasciato il mio paese, non perché non lo amassi, ma perché desideravo sperimentarmi in contesti diversi. Così ho lasciato la Moldavia e mi sono trasferita in Italia. All&#8217;inizio non è stato per nulla facile: ho lavorato come cameriera la sera, mentre la mattina frequentavo un corso di lingua per perfezionale l&#8217;italiano; nel frattempo, appena ottenuto il riconoscimento del titolo di studio, <span class="text_exposed_show">ho iniziato a cercare lavoro nelle scuole materne. Quando ho firmato il mio primo contratto in una scuola mi è sembrato di toccare il cielo dalla felicità! Fare la maestra è stato da sempre il mio sogno e tutti i miei sacrifici venivano ripagati! So che in quanto insegnante ho una grande responsabilità: ogni mattina incontro genitori che mi affidano la cosa più importante che hanno, non deve essere facile e io voglio meritare la loro fiducia ogni giorno.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi quando una donna migra in Italia è costretta a rinunciare alla sua professione, mettendo da parte i suoi sogni, le sue attitudini e i sacrifici fatti da lei e dalla sua famiglia: le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio infatti, sono costose, complicate e, molto spesso, prevedono l&#8217;integrazione degli studi. Inoltre, lo stigma che relega le donne straniere a lavori generici quali la colf, la badante, l&#8217;addetta alle pulizie è ancora molto presente. Non ci aspetteremmo mai che un&#8217;insegnante italiana faccia la badante ai nostri genitori, quando invece la donna è straniera diventa la normalità.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-9" title=""><img class="  wp-image-1945 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day12SitoWeb" width="274" height="165" /></a><em><a class="_58cn" title="#day12" href="https://www.facebook.com/hashtag/day12?source=feed_text&amp;story_id=625947620910135&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day12</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Susanna, ho 27 anni e questa sera esco con le mie amiche. Durante la settimana sono sempre di corsa e non ho mai il tempo di fare nulla per me. A volte pur di dormire qualche minuto in più rinuncio al trucco e per le ore che passo fuori casa prediligo un abbigliamento comodo. Quando esco nel fine settimana invece, mi piace approfittarne: mi prendo il tempo di guardare l&#8217;armadio e scegliere, mi ricordo dei vestiti che adoro, delle gonne, degli short e dei tacchi al<span class="text_exposed_show">ti. Perdo tempo ad acconciarmi i capelli e a giocare con il trucco. Sento la mia amica Alice che è imbottigliata nel traffico e arriverà tardi, doveva venire a prendermi ma così rischiamo di non arrivare mai. Le dico di non preoccuparsi, di andare direttamente al locale, io le raggiungo con l&#8217;autobus, così poi torniamo insieme. Prima di uscire di casa, mio padre mi dice che sono molto bella e mi augura buon divertimento. La strada che faccio per arrivare alla fermata è un po&#8217; buia, ma mi piace camminare sotto le stelle senza le luci dei lampioni; per guardare in alto finisce che vado addosso a un ragazzo: io, lui e i suoi amici ridiamo di quanto sono sbadata e poi ognuno va per la sua strada. Arrivo alla fermata, salgo sull&#8217;autobus, raggiungo il locale e vedo le mie amiche che mi aspettano. Sorrido.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà una donna si trova a modificare il suo abbigliamento a seconda dei mezzi di trasporto che usa, dei tragitti che fa e se ha o meno compagnia nel farli. Susanna, prima di uscire di casa si chiederà se sia il caso prendere l&#8217;autobus vestita così, ancora di più perché sola; il padre le raccomanderà di stare attenta; la strada buia le procurerà uno stato di allerta e, probabilmente, sceglierà di chiamare qualcuno al telefono per sentirsi più sicura. Noterà il gruppo di ragazzi arrivare, dovrà ascoltare i loro commenti su di lei e sarà sua premura cambiare marciapiede, così, &#8220;per sicurezza&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quanto donne siamo educate fin da subito alla paura della violenza e a mettere in atto strategie protettive.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La verità è che le donne, ancora oggi, non sono libere di camminare per strada con la stessa tranquillità degli uomini.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-10" title=""><img class="  wp-image-1946 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day13SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day13" href="https://www.facebook.com/hashtag/day13?source=feed_text&amp;story_id=625947927576771&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day13</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Valentina, ho 39 anni e fino a 15 mesi fa tutti mi chiamavano Marco. Ora sono una donna, non ancora sui documenti ma lo sono per tutti quelli che mi incontrano, come lo sono sempre stata per me stessa. Il mio è stato un percorso bellissimo, in cui ho scoperto che persona volessi essere: sono una donna forte e determinata, autonoma e indipendente, ho tante amiche, sono impegnata nel sociale, sono una fioraia e adoro comporre dei bouquet colorati, soprattutto se so<span class="text_exposed_show">no regali destinati a chi si ama. Sono tante le donne che mi hanno ispirata e che mi hanno fatto comprendere le parti più importanti di me: mia nonna che sapeva ascoltare e dare ottimi consigli; Jane Austin che mi ha regalato parole che io non sapevo ancora pronunciare; Whitney Houston che mi ha fatto scatenare da sola, chiusa nella mia stanza, sognando di ballare con il corpo illuminato da un tubino ricoperto da paillettes, al ritmo di “I Wanna Dance with Somebody”, e che mi ha fatto scoprire che l&#8217;importante nella vita è danzare al ritmo con sé stesse.</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, nella nostra società, le persone transessuali e transgender subiscono gravissime discriminazioni e violenze. In particolare in Europa il 69% delle trans (MtF) dichiara di aver subito discriminazioni o molestie; il 60% non ha avuto facile accesso al lavoro; in media una trans su tre subisce aggressioni o minacce di violenza fisica e sessuale; il 62% delle vittime trans non denuncia le violenze perchè pensa che non succederebbe né cambierebbe nulla.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-11" title=""><img class="  wp-image-1947 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day14SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day14" href="https://www.facebook.com/hashtag/day14?source=feed_text&amp;story_id=626975710807326&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day14</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Federica, ho 17 anni e sono appena uscita dal consultorio. Sono fidanzata con Marco e due giorni fa ho dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. Abbiamo avuto dei rapporti sessuali e per essere più sicura ho pensato di prendere la pillola del giorno dopo: ci vogliamo molto bene io e Marco, ma un figlio no, ci sentiamo troppo giovani per averlo nei nostri piani.</span></em><br />
<span style="color: #000000;"> <em> La ginecologa mi ha accolta con molta gentilezza e quando le ho detto di cosa avev<span class="text_exposed_show">o bisogno, con dolcezza mi ha chiesto come stavo, se avessi subito una violenza, se fossi stata costretta a non utilizzare anticoncezionali. L&#8217;ho rassicurata, ringraziandola per l&#8217;attenzione mostratami.<br />
Mi ha consegnato la prescrizione medica indicandomi la farmacia più vicina e, prima di salutarmi, mi ha consigliata di inserire un promemoria sul telefono per ricordarmi di prendere la pillola tutti i giorni perché può capitare di dimenticarsene.<br />
Andando via ho pensato che chiamerò per avere un appuntamento: approfitterò della visita per chiederle di alcuni fastidi che sento, ho sentito di poter parlare con lei&#8230;&#8221;.</span></em></span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi, in molti consultori sono presenti obiettori/rici che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo; accade anche in ospedale, in cui si viene mandate via, magari dopo aver aspettato ore in sala d&#8217;attesa e, il tutto, senza fornire un luogo alternativo in cui rivolgersi. In molti altri casi invece, ginecologi e ginecologhe, prima della prescrizione sottopongono le ragazze a domande indagative e giudicanti che fanno provare vergogna e sensi di colpa rispetto all&#8217;accaduto.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-12" title=""><img class="  wp-image-1948 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day15SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day15" href="https://www.facebook.com/hashtag/day15?source=feed_text&amp;story_id=625948574243373&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day15</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 29 anni e oggi sono andata ad un colloquio di lavoro. Ero nella sala d&#8217;attesa e ho conosciuto Giorgio, un dipendente dell&#8217;azienda. Lui mi ha raccontato di essere appena rientrato dal congedo di paternità, dopo la nascita della sua terza figlia. Era felice di aver ricominciato a lavorare e faceva vedere a tutti i presenti le foto delle tre figlie, ripetendo quanto gli mancasse fare colazione tutti insieme. Quando mi sono seduta per il colloquio ero <span class="text_exposed_show">intimorita: il responsabile del personale ha esordito complimentandosi con me per il master che ho appena conseguito e per l&#8217;esperienza che ho svolto all&#8217;estero. Dopo aver parlato delle eventuali prospettive lavorative nell&#8217;azienda, mi ha chiesto se avessi figli o se volessi averne: gli ho parlato di Sara, che ha due anni e mezzo e ama nuotare. Il responsabile del personale mi ha sorriso e mi ha detto che secondo lui ero la persona giusta, nel posto giusto, anche perché l&#8217;azienda ha uno dei migliori asili a disposizione dei dipendenti. Spero che questa azienda possa essere una buona opportunità sia per me che per Sara.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà… fare un colloquio di lavoro oggi, per una donna, spesso vuol dire leggere sugli annunci che è richiesta bella presenza e un atteggiamento accondiscendente. Inoltre durante il colloquio vengono fatte domande personali sulla vita sentimentale o la situazione familiare: una donna in “età fertile” fa molta fatica ad essere assunta e spesso le viene chiesto direttamente se è intenzionata a fare figli o, se già li ha, se crede di poter avere tempo da dedicare al lavoro. La stessa cosa non succede agli uomini: si dà per scontato che se ha risposto ad un&#8217;offerta di lavoro avrà tempo da dedicargli e che se avrà figli se ne occuperà la madre dei bambini. Spesso il luogo di lavoro si trasforma in un posto in cui si subiscono molestie e dove la disparità di genere è all&#8217;ordine del giorno.</span></p>
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<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-13" title=""><img class="  wp-image-1949 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day16SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day16" href="https://www.facebook.com/hashtag/day16?source=feed_text&amp;story_id=625949157576648&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day16</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Carmen, ho 28 anni, da oggi disoccupata. Sono un’operatrice dei Centri Antiviolenza; anzi, lo ero. Perché stamani, arrivata al lavoro, al posto del Centro ho trovato un bibliocaffè. Perché abbiamo sconfitto la violenza di genere e messo la parola fine a ogni forma di discriminazione contro donne e bambine. Ora viviamo in una società più giusta, libera da ogni forma di violenza. Una società in cui le donne partecipano a ogni livello decisionale in ambito politico,<span class="text_exposed_show"> economico, civile e sociale della vita pubblica. Certo, dovrò trovare un nuovo lavoro! Potrei iniziare da qui, dalla biblioteca. Gli orari sembrano un po’ faticosi &#8211; aperti sino a sera, anche la domenica &#8211; Però alla casa, al bambino, ci pensa Marco, mio marito, ora che il lavoro domestico è finalmente riconosciuto e valorizzato, e le responsabilità condivise all&#8217;interno di ogni famiglia. Sì, entro al bibliocaffè, chissà… magari cercano personale.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia 1 donna su 3 continua a essere vittima di violenza, non solo fisica o sessuale, ma anche economica e psicologica. Nella stragrande maggioranza dei casi commessa dal partner attuale o ex. E sono proprio i Centri Antiviolenza il luogo d’elezione in cui accogliere e sostenere le donne in difficoltà. Per il loro valore politico-culturale, i Centri sono essenziali anche ai fini della prevenzione del fenomeno e intervengono nel processo culturale in cui nasce la violenza.</span></p>
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