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	<title>Associazione Rising &#187; sessismo</title>
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		<title>Il potere delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p>Nel nostro sistema patriarcale gli uomini sono al centro dell’organizzazione sociale e la loro visione del mondo, della storia e della cultura è considerata la visione universale e neutra. Il femminismo vuole trasformare questa realtà e, per farlo, è imprescindibile cambiare anche il modo di raccontarla. Abbiamo bisogno delle parole giuste per cercare di avvicinarci al significato vero e proprio di quello che vogliamo dire e per creare così un’immagine precisa di ciò di cui stiamo parlando. Perché ancora sembra strano dire avvocata, architetta o sindaca? Perché non è mai stato un problema dire infermiera, maestra o casalinga? Perché se la “a” viene prima della “o” nell&#8217;alfabeto, sul dizionario troviamo prima “bambino” e non “bambina”? Perché ancora il cognome paterno è quello che deve sopravvivere?</p>
<p>L’ordine maschile organizza il mondo e quello femminile resta sempre nascosto, strano, diverso. Ma non solo nella grammatica e nella lingua. Tutti i linguaggi della nostra cultura parlano al maschile e, dal femminismo, nuovi termini e tecniche cercano di misurare questa disparità di genere in ogni area sociale. Ad esempio, sappiamo che i grandi film della storia del cinema sono stati creati per uomini e parlano di uomini agli uomini. I personaggi femminili non hanno una vita propria, ma vengono costruiti in base al loro rapporto con gli uomini: sono mamme, mogli, fidanzate, amanti. Ma come misurare questa disparità? È sufficiente ricorrere al <em>test di Bechdel</em> per capire che più della metà dei film che vediamo non superano questa prova. Questo test è molto semplice e per superarlo basta che vi siano almeno due personaggi donne con nome, che parlino almeno una volta tra di loro e che l’argomento di questa conversazione non sia un uomo.</p>
<p>Parole come <em>femminicidio</em> o <em>genere</em>, che ormai sono entrate a far parte del linguaggio comune, sono state create per misurare le relazioni di potere fra uomini e donne e analizzare la violenza contro le donne come un fenomeno sociale preciso. I termini diffusi negli ultimi anni, la maggior parte in inglese, si sono moltiplicati per evidenziare tutto ciò che sembra invisibili agli occhi di tutte le persone cresciute in un sistema patriarcale senza mai metterlo in discussione. Tre esempi molto chiari: <em>manspreading, manterrupting </em>e <em>mansplaining</em>. Questi termini indicano diverse forme di violenza e pratiche di dominazione difficilmente riconoscibili perché si tratta di atteggiamenti quotidiani che sembrano non comportare una violenza evidente.</p>
<p>Da una parte, il mansplaining è semplicemente il modo paternalistico in cui alcuni uomini spiegano le cose a noi donne perché noi siamo donne e loro uomini. Anche quando noi siamo esperte su qualche argomento, sono convinti che la loro opinione è più importante. Questo termine è stato popolarizzato da Rebecca Solnit nel libro “Men Explain Things to Me” e lo potremmo definire come il piacere nel dare spiegazioni arroganti alle donne con la certezza di avere ragione per il fatto di essere uomini. Collegato a questo termine troviamo anche il <em>manterrupting</em>, ovvero il fatto che gli uomini interrompano le donne in continuazione e senza necessità, semplicemente perché credono che quello che loro devono dire sia più importante.</p>
<p>Se il mansplaining e il manterrupting sono un modo di comunicare e parlare, il manspreading, è invece un modo di stare nello spazio pubblico senza neanche essere capaci di pensare che vi sono altre persone (donne) che hanno bisogno anche loro del proprio spazio. Questo termine indica l’abitudine degli uomini di sedersi con le gambe così aperte da occupare anche il posto delle loro vicine. Il manspreading non è un problema di cattiva educazione: così come a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo chiudere le gambe, agli uomini è stata sempre trasmessa l’idea di prenderci lo spazio. Qualche mese fa, il gruppo <em>Mujeres en Lucha</em> ha iniziato una campagna a Madrid chiedendo al comune misure contro il manspreading nei mezzi pubblici. L’appello è stato firmato da oltre 13000 persone e la Empresa Municipal de Transporte (EMT) ha deciso di iniziare una campagna contro questa pratica. È un esempio chiaro di quanto una parola possa essere utile anche per cambiare una piccola parte di questa complessa realtà -oppure almeno, di essere consapevoli su un fatto in particolare-.</p>
<p>Questo è lo spazio che noi dobbiamo prenderci: dalla “a” di avvocata al concetto di “femminicidio”, dalle nostre storie nei film al diritto ad occupare lo spazio pubblico. La violenza simbolica, quasi nascosta, è dove la violenza fisica e psicologica nascono e crescono. Finché le donne non avranno la parola, lo spazio e la visibilità, la violenza contro le donne continuerà ad esistere.</p>
<p><em>Inma Mora Sánchez, giornalista esperta in Gender Studies, ha lavorato in Italia, Spagna e Uruguay sui temi della violenza di genere. Insieme a Chiara Cretella, ha scritto il libro “Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne”. Oggi lavora come copywriter e si occupa della comunicazione online di <a title="D.i.Re" href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza</a>.</em></p>
<p><a title="Inma Mora Sánchez" href="https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Il linguaggio ha, infatti, la potenzialità intrinseca di condizionare la nostra ‘mentalità’, a causa della relazione esistente tra parola e pensiero.</p>
<p>Il linguaggio ‘comune’ ricopre, dunque, un importante ruolo nei processi di costruzione sociale della realtà, e nel definire, rinforzare o, potenzialmente, scardinare i retaggi culturali, patriarcali e sessisti, che tuttora ostacolano il pieno riconoscimento e il concreto raggiungimento della parità di genere in Italia. Se usato in modo sessista, il linguaggio rinforza concezioni stereotipate relative all’identità di genere di donne e uomini, limitandone la libertà individuale e riducendone la possibilità di una soggettiva e particolare autoaffermazione, che non sia categorizzata in base al sesso. Il potere creativo, simbolico e rappresentativo del linguaggio non può, e non deve, essere sottovalutato.</p>
<p>Il linguaggio sessista include parole, espressioni, modi di dire, doppi sensi, proverbi, luoghi comuni, abitudini grammaticali che vanno a denigrare la persona in base alla sua identità di genere e sono al contempo conseguenza e concausa di una doppia morale, nonché di visioni stereotipate e discriminatorie. Ad esempio, l’insulto ‘puttana’, rivolto alle donne anche in contesti non legati al sesso, mostra una finalità denigratoria della sessualità femminile, concepita come priva di desiderio e finalizzata alla riproduzione e alla mera soddisfazione dei bisogni maschili (in una visione prettamente etero-normativa). Allo stesso modo, insultare un uomo definendolo ‘una femminuccia’, qualora non rispetti gli standard di una mascolinità stereotipata, sottolinea chiaramente la concezione di subalternità del genere femminile rispetto a quello maschile.</p>
<p>Un’ulteriore modalità con cui il linguaggio rinforza strutture di disuguaglianza e disparità di potere tra i generi consiste nell’utilizzo di sostantivi maschili riferiti alle donne, per quelle lingue in cui esiste anche il genere grammaticale femminile, come l’italiano. Ciò accade, spesso, soprattutto laddove le donne accedono a professioni, cariche istituzionali e ruoli di maggiore prestigio. Professioni, cariche e ruoli a cui, storicamente, le donne non potevano accedere. Non c’è dunque da stupirsi che termini come <em>sindaca</em>, <em>ministra</em>, <em>avvocata, ingegnera </em>possano non suonare, nonostante siano assolutamente corretti dal punto di vista grammaticale, e importantissimi da utilizzare nel rispetto dell’identità di genere delle donne a cui si rivolgono. Chi si ostina a utilizzare i maschili nei confronti delle donne, giustificando tale scelta con la presunta ‘cacofonia’ dei corrispettivi femminili, non fa altro che riprodurre quelle discriminazioni sessiste che hanno per lungo tempo precluso alle donne la possibilità di perseguire determinate carriere e accedere a ruoli di potere. Termini come quelli citati non sono entrati nel linguaggio comune, semplicemente perché non erano necessari, in quanto alle donne non veniva riconosciuto il diritto di ambire a tali posizioni. C’è poi chi qualifica il maschile come ‘neutro’ e vi attribuisce una funzione ‘universale’, che possa valere anche per il genere femminile. Ma la presunta neutralità del maschile non rappresenta uno strumento di inclusione, bensì un privilegio degli uomini di poter dare per scontato il diritto a venire appellati secondo la loro identità di genere, nonché un ennesimo espediente per sminuire, mortificare o ignorare il valore sociale, professionale e politico delle donne, rendendole completamente invisibili.</p>
<p>Appare, inoltre, alquanto evidente che la questione non sia limitata esclusivamente al rispetto delle regole grammaticali della lingua italiana, le quali prevedono le suddette accordanze al femminile. Un fattore in particolare sembra essere centrale nel dibattito, in grado di rendere accettabili <em>cuoca, sarta, maestra, parrucchiera, operaia, infermiera, segretaria,</em> e di destare obiezioni all’utilizzo di certi altri femminili: il potere. Ciò che viene percepito come anomalo è il riconoscimento di una donna in una posizione al vertice, con un certo ruolo e un certo prestigio. Ostinarsi a non utilizzare il femminile per mestieri, occupazioni o cariche istituzionali certamente non aiuta a renderli più ‘orecchiabili’ né facilita il processo necessario a inserirli più facilmente nell’uso corrente della lingua comune, nonostante l’italiano lo permetta già.</p>
<p>Cruciale è la potenzialità intrinseca del linguaggio di adattarsi – e farci adattare – al progresso verso una società più inclusiva e giusta. Ignorarne, minimizzarne o banalizzarne il peso e la portata sociale, culturale, politica ed economica significa non riconoscere l’urgenza e la necessità di un cambiamento strutturale, che riguarda numerose sfere, tra cui – e in maniera imprescindibile – il linguaggio. Infatti, la battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. L’utilizzo del femminile è un importante strumento non solo per dare la giusta visibilità linguistica alle donne, ma anche per abituarsi all&#8217;idea che determinate professioni siano oggi, finalmente, accessibili a prescindere dal genere. Come spiega l’Accademia della Crusca, “un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del Paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo”. Le parole sono importanti. Quindi, dato che la grammatica italiana lo permette, usiamo quelle giuste. Con uno sguardo al futuro, i benefici dell’utilizzo del femminile per professioni storicamente riservate agli uomini andrebbero anche a incidere le aspirazioni delle bambine e delle ragazze. Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. Dovrebbe essere interesse di tutt* fornire alle bambine e ai bambini tutte le parole necessarie per immaginare di poter diventare tutto ciò che vogliono.</p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Per un uso non sessista della lingua italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune delle &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; (1987) a cura di Alma Sabatini per la Presidenza del Consiglio delle ministre e dei ministri e per la Commissione delle Pari Opportunità.</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare l’articolo</strong> con i cognomi femminili: Raggi, non ‘la Raggi’;</p>
<p>&#8211; <strong>Accordare il genere</strong> degli aggettivi con quello dei nomi che sono in maggioranza per cui Silvia, Luca e Chiara sono simpatiche, o in caso di parità con l’ultimo nome: Silvia, Luca, Chiara e Giovanni sono simpatici;</p>
<p>&#8211; <strong>Evitare il maschile</strong> cosiddetto <em><strong>neutro </strong></em>(la nostra lingua non ha il neutro, ha un maschile e un femminile), ad esempio “L’Umanità” al posto di “L’uomo”, “I diritti della persona” piuttosto che “I diritti dell’uomo”;</p>
<p>&#8211; <strong>Usare il femminile</strong> dei titoli professionali in riferimento alle donne.</p>
<p>Per un elenco più dettagliato delle regole grammaticali per femminilizzare le professioni, qui il link con la versione integrale:</p>
<p><a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/Normativa%20e%20Documentazione/Dossier%20Pari%20opportunit%C3%A0/linguaggio_non_sessista.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Grilli]]></category>
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		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Elena Grilli Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni.</p>
<p>Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p>I thriller offrono spesso personaggi femminili vulnerabili, coinvolti in quanto vittime in rapimenti, abusi o omicidi, suggerendo l’idea di un sesso debole, senza potere o controllo sugli uomini. In alternativa, le donne sono raffigurate come il male, pericolose in quanto seduttive e manipolative, capaci di far perdere il controllo all’uomo. Rappresentate il più delle volte come un’appendice dei protagonisti maschili, sono incasellate in ruoli precisi, di <em>femme fatale</em>/meretrice, oppure essere debole e vulnerabile. In ogni caso – e non ce ne sorprendiamo – sono oggetto: di desiderio, di violenza, di tutela.</p>
<p>Gli autori di genere giallo che più sono diventati noti sono uomini e scrivono di donne viste coi loro occhi. Anche quando una donna è protagonista e viene rappresentata capace e intelligente, comunque non esce mai troppo dallo stereotipo: è sempre curata e desiderabile oppure comprensiva e materna.</p>
<p>Un’interessante eccezione è costituita da Clarice, la protagonista de <em>Il silenzio degli innocenti</em>: forte, preparata, intelligente, indipendente, con poco o nessun interesse su aspetto fisico o seduttività.</p>
<p>Le eccezioni, che saranno sicuramente più numerose, non sono tuttavia sufficienti a mettere in discussione la regola. La “pupa” dell’investigatore è ancora una figura molto potente nell’immaginario giallo-thriller-noir.</p>
<p>Allo stato attuale, un grande aiuto non viene nemmeno dalle gialliste, che sono poche e con maggiore difficoltà arrivano al successo. A parte Agatha Christie, i più celebri giallisti sono uomini. Il giallo viene generalmente considerato un genere letterario “maschile”. In Italia non ci sono scrittrici che abbiano conquistato fama a livello internazionale, a differenza di altri paesi europei. Ma anche in questi casi, se si va a vedere chi sono i personaggi creati dalle colleghe gialliste, ahimè, ancora una volta sono uomini. La grande scrittrice inglese P.D. James ha creato l’ispettore Adam Dalgliesh, la francese Fred Vargas il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, la svedese Camilla Läckberg l’ispettore Patrik Hedstrom. La Christie ha il suo investigatore privato Hercule Poirot. E d’altra parte, chi potrebbe mai sostenere che la cara vecchia zitella Miss Marple, che si muove tra lavori a maglia, tè con le amiche e giardinaggio, pur con tutto il suo acume, possa rappresentare un personaggio controstereotipico?</p>
<p>Sembra fare eccezione la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett, che ha creato il personaggio di Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona. Notare il nome: dura come una pietra, ma delicata, come… una donna?</p>
<p>La veloce panoramica offerta in questo articolo è indubbiamente limitata e non considera molte sfaccettature della letteratura gialla e autrici meritevoli e innovative che non hanno raggiunto il grande pubblico. Tuttavia ritengo che abbiamo bisogno di un nuovo immaginario femminile anche, perché no, nella letteratura di genere. Anche da qui si può passare per costruire rappresentazioni di donne differenti: protagoniste, autonome, artefici del proprio destino, ribelli.</p>
<p><em><strong>Elena Grilli</strong>, psicologa e psicoterapeuta, collabora dal 2006 con il centro antiviolenza di Ancona “Donne e Giustizia”, di cui in varie fasi ne è stata operatrice di accoglienza, psicologa, coordinatrice, responsabile della progettazione. Da quattro anni è responsabile del gruppo “fEMPOWER”, un gruppo di sostegno per donne. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo giallo, “Come il mare ad occhi chiusi”, edito da Edizioni EEE e premiato nel concorso nazionale Premio Giallo Indipendente 2017. Cura un piccolo blog letterario <a href="http://www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> con articoli, recensioni e racconti gialli. I personaggi delle sue storie sono, naturalmente, sempre donne.</em></p>
<p>L’associazione <strong>Donne e Giustizia</strong> è attiva nel territorio di Ancona dal 1984. Socia fondatrice dell’associazione <a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.<em>i</em>.Re.</a>, gestisce il centro antiviolenza della provincia e da sempre lavora nella direzione di promuovere il benessere, il rispetto della dignità personale e l’autonomia delle donne. <a href="http://www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-full wp-image-2281 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donnegiustizia" width="265" height="80" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>AAA Segretaria solare cercasi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/AnnuncioLavoro.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-1786 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/AnnuncioLavoro-300x165.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AnnuncioLavoro" width="336" height="185" /></a>A chiunque sarà capitato di leggere annunci di lavoro, ce ne sono di ogni tipo e il sessismo non si nota quasi più. C&#8217;è un ingegnere che ha bisogno di una segretaria, perché un segretario, forse, non sarebbe alla stessa altezza; è inoltre necessario che sia simpatica e solare, aspetti che sicuramente denotano competenza e professionalità; che abbia tra i 32 e i 37 anni, perché le donne più giovani potrebbero essere inesperte e quelle più adulte prossime alla pensione… o magari, perché più che una segretaria si sta scegliendo un ornamento.<br />
(Annuncio di lavoro online, presente sulla sezione &#8216;Lavoro generico&#8217; di Porta Portese, letto il 29.10.2016)</p>
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<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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