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	<title>Associazione Rising &#187; stereotipi di genere</title>
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		<title>Donne a Tutto Tondo, terza edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 20:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni ai laboratori di sostegno alla genitorialità “Mamme che lo dicono&#8221; nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Donne a tutto tondo&#8221;, sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e arrivato alla sua terza edizione.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Sono aperte le iscrizioni ai laboratori di sostegno alla genitorialità “Mamme che lo dicono&#8221; nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Donne a tutto tondo&#8221;, sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e arrivato alla sua terza edizione.</p>
<p>Il laboratorio intende prendersi cura del benessere psicofisico della donna attraverso la realizzazione di due laboratori gratuiti di sostegno alla genitorialità, per rafforzare la consapevolezza nel rapporto madre-figlio/a a favore della diffusione di una cultura più attenta ai bisogni emozionali di donne e bambini/e.</p>
<p>“Mamme che lo dicono” mira a facilitare la relazione mamma e bambino/a e rafforzare nella donna la consapevolezza delle proprie capacità. Il progetto si focalizza principalmente sul periodo che va dagli ultimi mesi della gestazione ai primi anni di vita del/lla bambino/a e sui distacchi che scandiscono la relazione madre/figlio-a sino all’adolescenza.  L’obiettivo è quello di facilitare la relazione tra mamma e bambino/a, offrendo alla donna uno spazio in cui, partendo dall’esperienza quotidiana, poter sollevare dubbi e inquietudini.  I temi spaziano da questioni più pratiche legate all’accudimento di figli/e, a momenti informativi e di orientamento nel pieno rispetto delle scelte di ciascuna donna; all’ascolto con un atteggiamento aperto alla conoscenza di sé, alla crescita personale, al riconoscimento della specificità del proprio bambino, al rispetto dell’altra. Gli incontri toccano i seguenti argomenti: Gravidanza; Il primo anno di vita del/lla bambino/a; Il rapporto con la propria madre; Il ruolo del padre; Educazione di figli/e; Stereotipi di genere; Conflittualità e distacchi; Modelli culturali differenti.</p>
<p>Attraverso la lettura di brani e testimonianze di altre donne, l’ascolto e visione di contenuti multimediali, l’elaborazione di brevi testi scritti, si stimolerà una riflessione profonda nelle partecipanti, facilitando il recupero della storia personale e lavorando sulla memoria a lungo termine. Il progetto si sviluppa su dodici incontri di gruppo strutturati della durata di due ore ciascuno (max 12 partecipanti). Ogni incontro prevede la presenza di 2/3 facilitatrici, operatrici al sostegno della maternità.</p>
<p>Per ulteriori informazioni chiamare il numero <strong>+39 342 5249 122 </strong>o inviare email<img class="  wp-image-3190 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/ChiesaValdese.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ChiesaValdese" width="172" height="118" /> a <strong><a href="mailto:associazione.rising@gmail.com">associazione.rising@gmail.com</a></strong></p>
<p>Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese</p>
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		<title>Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 19:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Genovese]]></category>
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		<category><![CDATA[Mondiali Femminili di Calcio 2019]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Carmen Genovese Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Carmen Genovese</em></p>
<p>Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via il Campionato Mondiale femminile di calcio. Un Mondiale diverso dai precedenti, per forma e sostanza, anche grazie alla presenza di un’ottima copertura mediatica e sociale che l’ha reso finalmente fruibile al grande pubblico, avvicinandolo specialmente in Italia, anche ai più scettici.</p>
<p>La prima edizione ufficiale è datata 1991, in Cina, ma dobbiamo aspettare l’edizione Statunitense del 1999 per vedere un evento di portata internazionale e con un bacino d’utenza sia fisica che mediatica importante. In quell’occasione tutte le partite furono trasmesse in televisione garantendo nei soli stati americani circa 40 milioni di spettatori, gli stadi si riempirono e ancora oggi la finale tra Stati Uniti e Cina, vinta dalle americane solo dopo i calci di rigore, detiene il bel primato di oltre 90 mila spettatori presenti al Rose Bowl di Pasadena.</p>
<p>Il Mondiale è già in realtà alla sua ottava edizione ma, mai come in questa occasione, sta donando nuova linfa vitale a un movimento a cui troppo spesso non è stata data la possibilità di crescere. Il cambiamento verso un calcio più universale e universalmente condiviso non è avvenuto in modo repentino, tutt’altro. Anni di battaglie sociali e culturali hanno caratterizzato in tutto il mondo la crescita di un movimento che ha conquistato con sangue e sudore il diritto di essere annoverato, quanto meno nelle competizioni internazionali più importanti, alla stregua di quello maschile, passando negli anni da secondario fenomeno di costume contornato da sfottò e luoghi comuni, ad evento socio cultuale e sportivo di primo piano.</p>
<p>È solo da questo Mondiale che davvero si parla di rivoluzione sportiva, di conquiste, di diritti inseguiti per decenni e ancora non raggiunti. Diritti che nel 2019 sembrano banali, quasi scontati, sono stati negli anni il campo di battaglia di calciatrici o semplici appassionati che hanno investito, il più delle volte gratuitamente, tempo e denaro per vedere piccoli e lenti progressi in un mondo che, innegabile dirlo, è maschilista e misogino. È bello vedere ora come l’Italia si sia svegliata progressista in campo sportivo. Per far sì che queste piccole conquiste portino a qualcosa di concreto bisognerà tenere alta l’attenzione: perché se la visibilità mediatica è la cosa più evidente che questo Mondiale ci sta restituendo, le problematiche sono e devono essere altre.</p>
<p>Pensiamo agli stipendi dei calciatori professionisti che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli delle colleghe. E poi gli stadi, le infrastrutture, la copertura mediatica, sono tante le cose da dover e poter migliorare. In Italia una tappa fondamentale è stata raggiunta con il passaggio nel 2018 della divisione femminile sotto la giurisdizione della FIGC. Questa ha sancito l’obbligatorietà per le squadre professionistiche maschili di serie A e B di avere anche una squadra femminile. Ciò ha portato quindi numerose società importanti, che prima non avevano mai investito in questo settore, a dotarsi di un’omonima squadra femminile; basti pensare alla Juventus e al Milan solo per citarne alcune.</p>
<p>Ma la strada è ancora lunga, i pregiudizi tanti e i paragoni inappropriati non cessano di esistere nemmeno in questo Mondiale, dove la presenza massiccia dei social continua a mostrare fenomeni di discriminazione e ignoranza sportiva.</p>
<p>La domanda più frequente e meno offensiva è: possiamo paragonare il calcio femminile a quello maschile? La risposta è no. La nostra conformazione fisica è diversa, e questo basterebbe a spiegare perché fare un paragone sarebbe sciocco e riduttivo, ma grazie a questo Mondiale si potrebbe imparare a guardare questo sport in un modo diverso, a seguire le cose da un&#8217;altra prospettiva, ad ampliare i nostri orizzonti calcistici ma soprattutto potrebbe essere il trampolino di lancio per migliaia di bambine e ragazze a cui per troppo tempo sono state tappate le ali. Bambine e ragazze che amano questo sport e che ora possono sognare di indossare la maglia della loro squadra del cuore con incisi sulla schiena non per forza i nomi di Ronaldo, Icardi o Mertens ma magari delle varie Girelli, Sabatino, Bonansea.</p>
<p>È una speranza, è una rivoluzione che può e deve avvenire. Una rivoluzione fatta di sogni, perché lo sport è passione e le passioni non vivono di vittorie e sconfitte. Le passioni vivono solo di sogni.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Carmen Genovese, 33 anni, grande appassionata di sport e di calcio, fino allo scorso anno giocatrice non professionista, come tutte le atlete d&#8217;Italia.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Intervista a Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 19:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Federica Buffa Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile? Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Federica Buffa</em></p>
<p><strong>Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile?</strong></p>
<p>Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto ed è la cosa più naturale che io possa fare. Sono cresciuta in un contesto calcistico femminile mi trovo a mio agio e capisco molte dinamiche che magari nel mondo maschile non conosco. Per me allenare nel calcio significa allenare nello sport, non ci sono differenze tra maschi e femmine. Forse è il mio modo di essere donna che incide diversamente sulle ragazze che alleno. Parlo ad esempio del livello di emotività e di carattere.</p>
<p><strong>Parlando di fisicità e tecnica, pensi ci siano delle differenze?</strong></p>
<p>Sì, ma non significa che le donne valgano meno degli uomini in questo sport. Secondo me le donne sono più tecniche e intelligenti, e questa cosa ci tengo a sottolinearla. Ci sono delle differenze fisiche proprio per una questione biologica. Per questo la donna cura molto di più l’aspetto tecnico. Questa tecnica negli uomini si vede meno, sono molto più fisici nel gioco. Poi chiaramente se parliamo di alti livelli come la serie A, c’è una componente tecnica maggiore.</p>
<p><strong>Da calciatrice hai incontrato ostacoli o difficoltà? È cambiato qualcosa nel mondo del calcio per le donne?</strong></p>
<p>L’ostacolo più grande è stato la “non conoscenza”. Vivevo a Rieti, amavo il calcio e non sapevo della possibilità di giocare in una squadra femminile, oppure di poter giocare in una squadra maschile. Credo che sia ancora un problema attuale. C’è un episodio che mi ha colpito tantissimo. A tredici anni ero in aeroporto con mia madre e vidi la nazionale femminile di calcio. Vedendole sono corsa da mia madre a dirglielo, poi sono andata da loro facendo una domanda che poi nel corso degli anni è stata fatta anche a me “Voi giocate a calcio? È una squadra femminile?”. Poi due anni dopo con alcune ci ho giocato insieme. Mi ritengo molto fortunata perché ho avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuta portandomi ogni volta agli allenamenti da Rieti a Roma. Non tutte hanno questa fortuna.</p>
<p><strong>Secondo te una bambina che oggi vuole giocare a calcio può incontrare degli ostacoli, dato che il calcio è visto soprattutto come uno sport maschile?</strong></p>
<p>La situazione è migliorata. Ho conosciuto tanti genitori che non volevano che le figlie giocassero per vari motivi, come la paura delle gambe storte o che le bambine potessero diventare “maschiacci”. Io ho sempre risposto di farle provare e questi stessi genitori oggi mi ringraziano. Purtroppo, siamo almeno quindici anni indietro rispetto ad altri paesi europei. Negli ultimi quattro anni c’è stata una svolta, soprattutto grazie alla UEFA che ha dato alcune imposizioni, facendo leva sulle società professioniste che sono state obbligate a creare il settore femminile. Stiamo già cambiando qualcosa mettendo in pratica quello che facciamo ogni giorno, dando a molte bambine la possibilità di giocare.</p>
<p><strong>Come vedi questa partecipazione ai Mondiali femminili, pensi che stia veramente cambiando qualcosa?</strong></p>
<p>L’esclusione dai Mondiali della squadra maschile ha influenzato un po’ la questione. Penso che il destino abbia dato la possibilità di accendere i riflettori sulle squadre femminili perché ad oggi i media e le televisioni ne parlano. La qualificazione ai Mondiali non è stata un caso perché finalmente a guidare la nazionale femminile c’è una donna competente, Milena Bertolini. Sono anni che vive il calcio femminile, è una persona che ha un’esperienza reale. Prima sono sempre stati incaricati allenatori uomini. Finalmente le ragazze hanno la possibilità di fare le atlete a 360 gradi. Siamo ancora lontane dagli standard degli uomini, chiediamo solo la possibilità di poter scegliere di fare questo, di giocare a calcio e di poterlo fare bene. Ci sono state atlete che potevano portare avanti la nostra nazionale e nel passato non hanno potuto farlo perché hanno dovuto scegliere tra calcio e lavoro.</p>
<p><strong>Nel mondo delle squadre maschili del calcio girano molti soldi, pensi che l’aspetto economico penalizzi quelle femminili? </strong></p>
<p>Secondo me la nostra cultura dipende dalle televisioni, è chiaro che sia diventato tutto un discorso di soldi. La mia speranza è che entrino soldi nel calcio femminile, però senza perdere la pura passione e l’autenticità che ci ha sempre contraddistinte. L’importante è non dimenticare tutto quello che è stato fatto per arrivare dove siamo ora. Da giocatrice ho fatto delle scelte perché legata ad un progetto. Sono rimasta alla Roma femminile anche quando questa dalla serie A è retrocessa in B, ha poi rinunciato al titolo di B e ha ricominciato dalla serie C. Nella scuola calcio dove alleno ora, all’inizio le bambine erano veramente poche, stavamo per mollare. Ma piano piano la situazione è migliorata. Bisogna crederci, fare bene le cose e farle con le persone giuste che ti rispettano.</p>
<p><strong>Secondo te cosa si potrebbe ancora fare per far crescere le squadre femminili di calcio, tenendo conto anche degli ultimi episodi di cronaca molto discriminatori nei confronti delle donne?</strong></p>
<p>Il problema non è il calcio femminile, ma la mentalità e la cultura. Certi episodi non vanno puniti e sanzionati a livello sportivo, ma in generale. Si potrebbero utilizzare per far risaltare quanto ancora c’è da cambiare. Sono ottimista di natura, credo sempre che le cose possano cambiare e stanno cambiando.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Maria Iole Volpi è calciatrice e attuale allenatrice di una squadra femminile appartenente a società di serie A. Gioca dall&#8217;età di 15 anni e nella sua carriera è stata tesserata nella S.S. Lazio e nell’ A.S. Roma. Attualmente gioca con la squadra femminile dell’Atletico San Lorenzo, allena la squadra femminile Liberi Nantes ed è la referente territoriale della squadra “Insuperabili”, scuola calcio per disabili.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Donne e sport: libere di giocare</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Marcuccio]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Daniela Marcuccio “Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>“Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba non ancora nata lo faccio per me, per sentirmi bene percorrendo pensieri leggeri come piume o profondi come pozzi accompagnata dal rumore dei miei passi come il battito di un cuore”. </em>Questo è l’incoraggiamento dedicato a ogni donna che si avvicini al podismo amatoriale, una competizione quotidiana con sé stesse, utile percorso di “empowerment”, al pari di ogni altra attività sportiva, che sia agonistica e non. Il running su strada, o comunque outdoor, è sempre più diffuso, per fortuna! Sport a portata di ogni tasca, anzi certamente quello meno dispendioso (occorrono soltanto vere scarpe da corsa, un vecchio pantaloncino, una t-shirt e/o una felpa e un reggiseno ben strutturato che possa contenere gli effetti collaterali dei sobbalzi), è praticabile con estrema facilità ma tanta buona volontà. E tanto tempo, tempo per sé, che molte donne ritagliano e compongono ancora come un origami sui minuti degli altri, sempre molto più lunghi dei propri. Nelle prime ore dell’alba è infatti molto più probabile incontrare donne in corsa per strada &#8211; in barba alla paura &#8211; prova evidente che quella è l’ora più facile per l’emancipazione dagli impegni familiari. È poi necessario sentirsi serenamente libere di correre in solitaria senza la molesta tiritera di fischi, apprezzamenti non graditi, non richiesti incoraggiamenti, che a nessun maschio in corsa mai una donna riserva. I forti condizionamenti della cultura dell’edonismo consumista plagiano ancora molto più le donne incoraggiandole a fare sport “per essere in forma per piacere” assillandole con l’ansia dell’avere “tutto a posto”, anche quando magari si stanno per affrontare chilometri di asfalto e tutto il di più è orpello inutile perché fastidioso. Fare un training quotidiano di  corsa podistica aiuta proprio a superare l’ansia dello specchio e dell’occhio altrui e più si eccitano le endorfine meglio si riesce a superare questo “blocco mentale”: in poche parole si comincia a non dar alcun peso agli sguardi degli altri; si scavalca qualsiasi giudizio, si  aggredisce la strada metro dopo metro, chilometro dopo chilometro e nessuno  sa quando né da dove sei partita quindi nessun confronto è possibile se non quello che  fai con te stessa a ogni allenamento. Tra i consigli di donne a donne, pubblicati sulle riviste specialistiche, compare spesso proprio quello di   allenarsi sui propri tempi e sui propri progressi senza tener conto di parametri misurati su performance <em>“neutre”</em>.  Il running è una scommessa continua con le nostre trappole interiori e con le maglie delle reti che ancora ci vengono lanciate addosso. Prendiamo ad esempio la regina del podismo su strada: la Maratona… 42 chilometri e 197 metri di passione, corsi di testa ma sulle gambe.  Chiunque tagli la finish line riceve la meritata medaglia perché ha vinto: ha vinto la fatica fisica, ha vinto lo scoraggiamento, ha vinto la tentazione del “ma chi me lo fa’ fare”, ha messo in poche parole in gioco il proprio empowerment, e per questo forse ogni donna che ama correre dovrebbe misurarsi con questa gara.  All&#8217;arrivo si piange, si piange quasi tutti e tutte con un livellamento delle emozioni che fa sentire veramente uguali. Scorriamo un po’ di numeri: alla Maratona di Roma del 7 aprile ultimo scorso su 10.000 partecipanti gli uomini iscritti sono stati 7966 e le donne 2034. Roma, Berlino, Parigi, tre delle maratone più quotate in Europa, presentano un rapporto uomini/donne alla partenza e all&#8217;arrivo assestato ancora su una percentuale di 75% per i maschi a 25% per le donne.  Solo la Maratona di Londra ha fatto registrare negli ultimi anni un aumento degli arrivi femminili fino al 39%. Al contrario la Maratona di New York, la chimera di ogni runner dilettante, ha registrato una progressiva crescita della presenza femminile con un’impennata dal 2011 fino a 20.000 donne contro i 30.000 maschi su un totale di 51.000 iscrizioni nel 2018.  Al mitico traguardo in Central Park l’arrivo di donne si attesta ormai intorno al 40% del totale. Questi dati dimostrano che dall&#8217;altra parte dell’Oceano il tessuto culturale ha già sciolto i nodi pregiudicanti la parità, sia dell’organizzazione dei tempi di vita che degli stereotipi culturali. Noi di <em>Rising,</em> oltre a praticare il running amatoriale, vivendo così personalmente il diritto di accedere alla libertà del nostro essere, continueremo a monitorare gli adeguamenti delle performance sociali alla cultura della parità di genere.  Incoraggeremo ogni donna a superare barriere proprie e pregiudizi esterni prendendosi cura della diversità della nostra propria fisicità, salvaguardandola da umilianti esclusioni. Sosterremo altresì ogni politica che facendo propria la cultura del rispetto, programmi percorsi di inclusione della diversità, a qualsiasi livello della variegata umanità, attraverso la pratica sportiva.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Avanti tutta!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Utilizzando le parole dell’europarlamentare Silvia Costa nel suo discorso di inaugurazione della mostra “Run of Art” dedicata al tema della “Diversity” a Bruxelles, nel 2016, «Lo sport può e sa dare un potente contributo alla convivenza civile, all&#8217;integrazione e alla pace. Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portare». Bellissimo, insomma. Potentissimo, diremmo. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti.</p>
<p>In questo numero di Fate <em>le</em> Streghe – approfittando della luce che i Mondiali femminili di calcio hanno acceso sullo sport al femminile – evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili, o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. Allo stesso tempo, tra le righe, leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinazione conquistano, passo dopo passo, i loro diritti e si prendono – con consapevolezza di sé e senza chiedere permesso – gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti. Perché in gioco c’è la trasformazione necessaria a scongiurare una realtà che troppo spesso si pone ancora come destino ineluttabile e limitante della grandezza dei nostri sogni di oggi, ma anche di quelli delle bambine e delle ragazze di domani. Avanti tutta quindi: oggi, domani e sempre. Le nostre Atlete in prima fila e noi – tante di noi – a sostenere le loro/nostre battaglie.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>&#8220;I, Tonya&#8221;, il film</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Zdenka Rocco I, Tonya, di Craig Gillespie, con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney. USA 2017  Donna e sport. Donna e stereotipi (di genere). Donna e aspettative: che tu sia femminile, aggraziata, esile;&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p><em>I, Tonya</em>, di Craig Gillespie, con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney. USA 2017 <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/LocandinaTonya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignright size-medium wp-image-2987" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/LocandinaTonya-204x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandinatonya" width="204" height="300" /></a></p>
<p>Donna e sport. Donna e stereotipi (di genere). Donna e aspettative: che tu sia <em>femminile</em>, aggraziata, esile; che ti sieda con le gambe ben strette, non dica le parolacce. Che tu esegua uno sport che valorizzi la tua <em>grazia</em>, come il pattinaggio artistico. Che se fai pattinaggio artistico, i tuoi capelli siano in ordine e i tuoi costumi omologati; le tue unghie smaltate di chiaro. Che tu sia <em>elegante</em> in pista. Poco sembra importare che la tua tecnica e la tua potenza ti facciano eseguire, prima donna in America, seconda al mondo, il triplo axel. Un salto seguito da tre rotazioni e mezzo, realizzato da poche donne al mondo. A oggi solo sei. Poco se la tua caratura atletica sembra incontenibile e difficile da imbrigliare in schemi fissi. Poco quando non riesci a incarnare &#8211; non vuoi incarnare? &#8211; un modello di femminilità, tradizionale e stereotipato, che ti vuole gentile e remissiva, figlia devota, moglie paziente. Poco, quando la tua esistenza non riesce a incarnare l&#8217;<em>american way of life</em>, il sogno americano fatto di patria, famiglia e barbecue. Famiglia, soprattutto.</p>
<p>Parliamo della pattinatrice su ghiaccio Tonya Harding. E del film <em>I, Tonya</em> che racconta tutto questo e molto altro ancora.</p>
<p>Tonya Harding è genio e sregolatezza: può eccellere in uno sport come il pattinaggio artistico? A guardare oggi le esibizioni delle pattinatrici possiamo sperare che molto sia cambiato dai primi anni ’90. Forse grazie anche Tonya? Lei prorompe con la propria genialità e cerca di infrangere le regole, gli schemi, certe rigidità che lo sport richiede. Certo, il rispetto delle regole e la necessità di conoscerle a fondo prima di poterle cambiare, è un assunto da cui non si può prescindere. Nello sport come in qualsiasi altro ambito. Tuttavia, è proprio grazie all&#8217;impulso creativo e innovativo di chi è geniale che qualsiasi disciplina (sportiva e non) può subire un&#8217;evoluzione. E Tonya è geniale. Lo è stata quando ha eseguito il triplo axel, prima donna americana a farlo, ai Campionati nazionali statunitensi del 1991.</p>
<p>Nel film di Craig Gillespie c’è tutto questo e c’è anche la vicenda dell&#8217;<em>incidente</em> occorso nel 1994 a Nancy Kerrigan, rivale di Tonya. Del coinvolgimento di Tonya Harding, con l&#8217;esito che la vide radiata dalla Federazione statunitense di pattinaggio. Per questo rimandiamo alla visione del film, tratto dalla vera storia di Tonya Harding e da “<em>interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia” </em>con Tonya Harding, suo marito Jeff Gillooly, sua madre LaVona. Uscito nel 2017, Il film ha ottenuto, tra gli altri, tre candidature e un premio Oscar, due candidature e un premio ai Golden Globes.</p>
<p>Poi c&#8217;è la violenza, nel film come nella vita di Tonya Harding: violenza agita da una madre possessiva e sadica; violenza agita dal compagno Jeff manipolatore e maltrattante. E c&#8217;è per Tonya il bisogno e la ricerca di amore e compassione, che sembrano passare solo e soltanto attraverso la violenza. C&#8217;è il viola dei lividi sul viso di Tonya in pista, mal celati dal fondotinta; c&#8217;è il rosso del sangue lasciato da un proiettile sullo stesso viso, sangue ignorato dal poliziotto che interviene dopo l&#8217;ennesima aggressione di Jeff su Tonya. Non certo il volto <em>adatto</em> all&#8217;eleganza del pattinaggio artistico. E c&#8217;è la violenza del pugilato che diventa, almeno per un breve periodo, lavoro e ragione di vita per Tonya. C&#8217;è la violenza contro le donne e le bambine, nel film. E questa è un&#8217;altra storia, da continuare a raccontare.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Il traguardo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Bernini, in arte OBLO Giulia Bernini, in arte OBLO è designer, grafica e illustratrice. È fondatrice di Uovo alla Pop, una galleria di 4 donne a Livorno, che si occupa di street art,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Bernini, in arte OBLO</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignleft size-medium wp-image-2982" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vignetta-iltraguardo" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Giulia Bernini, in arte OBLO è designer, grafica e illustratrice.</p>
<p>È fondatrice di Uovo alla Pop, una galleria di 4 donne a Livorno, che si occupa di street art, arte urbana, rigenerazione e socialità.</p>
<p><a title="Uovo alla pop" href="www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Oblo" href="www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.oblocreature.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>RISING sport</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/rising-sport/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<category><![CDATA[Mondiali Femminili di Calcio 2019]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>FATE le STREGHE, numero 10 in questo numero RISING sport &#8220;Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5 style="text-align: center;">FATE <em>le</em> STREGHE, numero 10</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Testata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-3005 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Testata-1024x793.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testata" width="720" height="558" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">RISING sport</h4>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portate&#8221;. Bellissimo, potente. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>In questo numero di </em>Fate<em> le </em>Streghe<em>, evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. E leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinatezza conquistano passo dopo passo i loro diritti e si prendono gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Giulia Nanni</em></p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<hr />
<h4 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h4>
<p><a title="Avanti tutta!" href="http://www.associazionerising.eu/avanti-tutta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ZONA FRANCA</strong></a></p>
<p><b>Avanti tutta!</b></p>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi.<a title="Avanti tutta!" href="http://www.associazionerising.eu/avanti-tutta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="FIBA Eurobasket Women 2019" href="http://www.associazionerising.eu/al-via-il-camp-pallacanestro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NEWS IN GENERE</strong></a></p>
<p><strong>Al via il Campionato europeo femminile di pallacanestro</strong></p>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Il 27 giugno 2019 prenderà il via il trentasettesimo Campionato europeo femminile di pallacanestro (FIBA Eurobasket Women 2019), che vedrà le atlete azzurre scontrarsi contro le migliori squadre d&#8217;Europa. I paesi che ospiteranno quest&#8217;anno l&#8217;evento sono la Serbia e la Lettonia. <a title="FIBA Eurobasket Women 2019" href="http://www.associazionerising.eu/al-via-il-camp-pallacanestro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Classi di Esercizi di Bioenergetica" href="http://www.associazionerising.eu/classi-di-eserterza-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LE NOSTRE NEWS</strong></a></p>
<p><strong>Classi di Esercizi Bioenergetici, terza edizione</strong></p>
<p><em>a cura della redazione</em></p>
<p>In autunno partirà la terza edizione delle “CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI” condotte dalla Dott.ssa Ilaria Cianci, Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Analisi Bioenergetica. Gli incontri, della durata di un’ora e mezza, si svolgeranno a cadenza settimanale e si terranno presso la sede dell’Associazione RISING – Pari in Genere in Via Alessandria n. 40 a Roma. Il ciclo di classi di esercizi bioenergetici è rivolto a donne adulte di tutte le età e rappresenta uno spazio e un tempo per prendersi cura del proprio corpo e del proprio benessere psicofisico, per contattare le proprie sensazioni e il modo di esprimere le proprie emozioni.<strong><a title="Classi di Esercizi di Bioenergetica" href="http://www.associazionerising.eu/classi-di-eserterza-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">[&#8230;]</a></strong></p>
<p>Per info e iscrizioni contattare il 3297152298 o scrivere all&#8217;indirizzo <a href="mailto:associazione.rising@gmail.com">associazione.rising@gmail.com</a></p>
<hr />
<p><a title="Donne e sport: libere di giocare" href="http://www.associazionerising.eu/donne-e-sport-ere-di-giocare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA NOSTRA OPINIONE</strong></a></p>
<p><strong>Donne e sport: libere di giocare</strong></p>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>“Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba non ancora nata lo faccio per me, per sentirmi bene percorrendo pensieri leggeri come piume o profondi come pozzi accompagnata dal rumore dei miei passi come il battito di un cuore”. </em>Questo è l’incoraggiamento dedicato a ogni donna che si avvicini al podismo amatoriale, una competizione quotidiana con sé stesse, utile percorso di “empowerment”, al pari di ogni altra attività sportiva, che sia agonistica e non. <a title="Donne e sport: libere di giocare" href="http://www.associazionerising.eu/donne-e-sport-ere-di-giocare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Dilettanti o professioniste?" href="http://www.associazionerising.eu/dilettanti-o-professioniste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FOCUS</strong></a></p>
<p><strong>Dilettanti o professioniste?</strong></p>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>Le atlete nello sport italiano sono dilettanti o professioniste? Quando ci si avvicina all&#8217;argomento si rimane spesso sorpresi e increduli della risposta: “Facile, no? Sono tutte professioniste!&#8221; Invece no. Possono definirsi professionisti solo gli atleti che svolgono la loro attività nelle federazioni che sono riconosciute dal CONI come discipline sportive professioniste. <a title="Dilettanti o professioniste?" href="http://www.associazionerising.eu/dilettanti-o-professioniste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Il traguardo" href="http://www.associazionerising.eu/il-traguardo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA VIGNETTA</strong></a></p>
<p><strong>Il traguardo</strong></p>
<p><em>di Giulia Bernini, in arte OBLO</em></p>
<p><img class="size-medium wp-image-2982 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vignetta-iltraguardo" width="300" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a title="Il traguardo" href="http://www.associazionerising.eu/il-traguardo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Mondiali Femminili di Calcio 2019" href="http://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FACCIAMO RETE</strong></a></p>
<p><strong>Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</strong></p>
<p><em>di Carmen Genovese</em></p>
<p>Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via il Campionato Mondiale femminile di calcio. Un Mondiale diverso dai precedenti, per forma e sostanza, anche grazie alla presenza di un’ottima copertura mediatica e sociale che l’ha reso finalmente fruibile al grande pubblico, avvicinandolo specialmente in Italia, anche ai più scettici.<a title="Mondiali Femminili di Calcio 2019" href="http://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Giochiamo a rugby e siamo donne" href="http://www.associazionerising.eu/giochiamo-a-ru-e-siamo-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>APPROFONDIMENTO</strong></a></p>
<p><strong>Giochiamo a rugby e siamo donne</strong></p>
<p><em>a cura di All Reds Rugby Roma</em></p>
<p>Giochiamo a rugby perché amiamo questo sport. In campo ci sentiamo forti, infinitamente belle, piene di vita, determinate, unite in uno scopo comune. Amiamo il combattimento perché ci permette di esplorare e superare i nostri limiti, amiamo i movimenti collettivi che il nostro gioco di squadra ci richiede perché il rugby è prima di tutto un gioco di intelligenza. Amiamo le corse all&#8217;aria aperta sotto il sole e la pioggia perché in esse assaporiamo la libertà che odora di erba bagnata. È così che ci piace parlare della nostra pratica sportiva. Eppure, nell&#8217;immaginario di molti, la ricerca del puro piacere nello sport femminile è una prospettiva incomprensibile, quasi oscena.<a title="Giochiamo a rugby e siamo donne" href="http://www.associazionerising.eu/giochiamo-a-ru-e-siamo-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-maria-iole-volpi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>RISE, WOMEN!</strong></a></p>
<p><strong>Intervista a Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice</strong></p>
<p><em>di Federica Buffa</em></p>
<p><strong>Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile?</strong></p>
<p>Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto ed è la cosa più naturale che io possa fare. Sono cresciuta in un contesto calcistico femminile mi trovo a mio agio e capisco molte dinamiche che magari nel mondo maschile non conosco. Per me allenare nel calcio significa allenare nello sport, non ci sono differenze tra maschi e femmine. Forse è il mio modo di essere donna che incide diversamente sulle ragazze che alleno. Parlo ad esempio del livello di emotività e di carattere.</p>
<p><strong>Parlando di fisicità e tecnica, pensi ci siano delle differenze?</strong><a title="Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-maria-iole-volpi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="Il calcio è (anche) donna?" href="http://www.associazionerising.eu/il-calcio-e-anche-donna/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA PULCE</strong></a></p>
<p><strong>Il calcio è (anche) donna</strong></p>
<p><em>di Antonio Paesano</em></p>
<p>&#8220;Il calcio è maschio&#8221;. Questo messaggio l&#8217;ho letto in diretta in una radio che si occupa di calcio, e forse ho sbagliato, devo ancora capirlo. Scrivo queste righe mentre la Nazionale di Bertolini sta pareggiando 1-1 contro l&#8217;Australia, nazionale più esperta e allenata. Più forte. Iniziamo da qui. Perché sono più forti le calciatrici australiane? Genetica? Tradizione? Per caso il calcio è sport nazionale da quelle parti?<a title="Il calcio è (anche) donna?" href="http://www.associazionerising.eu/il-calcio-e-anche-donna/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><a title="I, Tonya" href="http://www.associazionerising.eu/il-film-i-tonya/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ARTE IN GENERE</strong></a></p>
<p><strong>&#8220;I, Tonya&#8221;, il film</strong></p>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2987" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/LocandinaTonya-204x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandinatonya" width="204" height="300" /></p>
<p>Donna e sport. Donna e stereotipi (di genere). Donna e aspettative: che tu sia <em>femminile</em>, aggraziata, esile; che ti sieda con le gambe ben strette, non dica le parolacce. Che tu esegua uno sport che valorizzi la tua <em>grazia</em>, come il pattinaggio artistico. Che se fai pattinaggio artistico, i tuoi capelli siano in ordine e i tuoi costumi omologati; le tue unghie smaltate di chiaro. Che tu sia <em>elegante</em> in pista. Poco sembra importare che la tua tecnica e la tua potenza ti facciano eseguire, prima donna in America, seconda al mondo, il triplo axel. Un salto seguito da tre rotazioni e mezzo, realizzato da poche donne al mondo. A oggi solo sei. Poco se la tua caratura atletica sembra incontenibile e difficile da imbrigliare in schemi fissi. Poco quando non riesci a incarnare &#8211; non vuoi incarnare? &#8211; un modello di femminilità, tradizionale e stereotipato, che ti vuole gentile e remissiva, figlia devota, moglie paziente.<a title="I, Tonya" href="http://www.associazionerising.eu/il-film-i-tonya/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>La scelta di Morgana</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 21:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte in Genere]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Morgana]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[vagina]]></category>
		<category><![CDATA[Zdenka Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>intervista di Giulia Nanni e Zdenka Rocco Incontriamo l’artista e scultrice Morgana Orsetta Ghini, che crea opere, installazioni, gioielli, ispirate al tema della femminilità. Questo concetto viene raffigurato attraverso l’uso raffinato e discreto delle&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>intervista di Giulia Nanni e Zdenka Rocco</em></p>
<p><strong>Incontriamo l’artista e scultrice Morgana Orsetta Ghini, che crea opere, installazioni, gioielli, ispirate al tema della femminilità. Questo concetto viene raffigurato attraverso l’uso raffinato e discreto delle forme della vulva, tratto caratteristico del suo intero lavoro.</strong></p>
<p><strong>Ci vuoi raccontare il perché di questa tua scelta? Qual è l’origine?</strong></p>
<p>È stata una scelta apparentemente casuale, ed è successo tutto in Accademia di Belle Arti a Roma. Io abitavo fuori città e arrivavo un po’ tardi a lezione. L’unico posto in cui potermi sedere per disegnare era per terra, sotto il bancone della modella, la quale ogni venti minuti cambiava posizione, per cui non riuscivo mai a disegnare la figura intera. Alzavo gli occhi e la vedevo nuda, dal basso verso l’alto: quindi mi capitava sempre di essere di fronte alla sua vulva. Così mi sono detta: mi concentro solo su una parte del corpo che vedo bene e faccio quella. Per un anno ho fatto disegni così: sono partita dal tentare di disegnare la vulva in maniera iper-figurativa, riproducendone tutti i dettagli, per poi arrivare a una linea più astratta.</p>
<p><strong>In Accademia questa tua ricerca è stata apprezzata?</strong></p>
<p>Sono arrivata all’esame di fine anno con due rotoli di disegni, con l’ansia della valutazione perché non sono mai stata brava a disegnare. Avrò portato un centinaio di disegni ed ero attenta a capire se piacevano o meno, in senso tecnico. Invece ho iniziato a rendermi conto che la gente presente in aula sorrideva, i professori iniziavano ad ammiccare&#8230; Ho capito che non stavano valutando i miei disegni dal punto di vista tecnico didattico, ma si stavano domandando, divertiti, perché mai avessi raffigurato delle vulve: sembrava dovessero trovare un motivo, probabilmente un problema, dietro questa scelta. Hanno iniziato a dire “ma allora ti piacciono le donne”, “ma questa ha la fissa” … Quando ho iniziato a sentire questi riferimenti, mi sono detta: non è possibile, qui c’è un limite! Proprio in Accademia che immaginavo essere un luogo fuori dagli schemi. Da lì ho iniziato a convincermi che avrei continuato a interpretare artisticamente la vulva, nella sua dimensione più poetica e fertile, proprio per sfidare il pregiudizio che a mio avviso era, e spesso rimane, assolutamente fuori luogo. Dunque nei successivi anni di Accademia ho sviluppato questi temi, anzitutto approfondendo come il corpo della donna fosse stato usato nell’arte, nella pubblicità, nella politica e nelle lotte di emancipazione femminile.</p>
<p><strong>Perché hai iniziato a realizzare le sculture?</strong></p>
<p>Ho iniziato a fare sculture perché credo che la tridimensionalità dell’opera sia più affascinante. Trovo molto interessante come un blocco di qualunque materia coinvolga non solo la persona che lo lavora, ma coinvolga anche lo spazio e il luogo che lo contiene: ti devi organizzare per lavorarci intorno, osservarlo da ogni angolatura e definirne la creazione attraverso un costante contatto fisico, a volte anche brutale. Io ho bisogno di instaurare un rapporto con la materia.</p>
<p>All’inizio forse facevo delle sculture più provocatorie, perché anch’io avevo bisogno di capire quale fosse il pregiudizio che le persone manifestavano nell’incontrare sculture realizzate da una donna e narrando un tema cosi specificamente esplicito. E si instaurava il ciclo perverso delle classiche domande che mi facevano, alcune veramente imbarazzanti: “quindi è la tua?”, “quindi chissà quante ne hai viste?”, “dov’è il clitoride?”. Subito a sostenere stereotipi superficiali invece che affrontare un discorso più approfondito.</p>
<p><strong>Com’è lavorare con gli uomini?</strong></p>
<p>Sono abituata a lavorare in un mondo di uomini, la fonderia, il fabbro, la cava di marmo, e sono abituata a fare tutto io. Ho un rapporto con gli uomini molto paritario, ho capito come bisogna trattarli e, in alcuni casi, come bisogna trovare dei compromessi. Perché non è facile fare la scultrice. Arrivi in cava, ti guardano, “e adesso questa cosa vuole?”, pensano. Voglio un blocco di marmo! Devi diventare un po’ aggressiva e tante volte questa mia parte così aggressiva può dare fastidio, soprattutto alle donne.</p>
<p><strong>Perché da parte delle donne che tipo di reazione hai avuto?</strong></p>
<p>La loro reazione è cambiata negli anni. All’inizio, quando ero più giovane, molte vedevano la mia arte come un voler farsi vedere, un voler usare un tema solo per farmi conoscere. Invece, poi ci si è resi conto che dietro c’è un lavoro molto più profondo, un grande rispetto per la donna. E col tempo sono diventate delle mie grandi alleate. Me ne sono resa conto soprattutto quando ho iniziato a fare gioielli in cui è rappresentata una vagina, apprezzati da tante donne, che sono orgogliose di averla come simbolo, perché è come dare un valore diverso. Ho collezioniste da anni, che hanno delle mie opere e mi dicono che non se ne separano mai, un po’ come un amuleto, quando in qualche modo ti dà non dico forza, ma un senso di appartenenza. È bello! Me ne sono resa conto col tempo quando mi capita di incontrare delle persone che hanno un mio anello magari da dieci anni e mi dicono che non se lo tolgono mai.</p>
<p><strong>Vedendo i tuoi lavori abbiano notato che alcuni sono stati commissionati da enti pubblici per luoghi pubblici. Com’è successo? </strong></p>
<p>In effetti la cosa dei Comuni e delle opere pubbliche può sembrare surreale ma capita. Capita di incontrare persone intelligenti che si rendono conto di tutto il lavoro che c’è dietro. Per esempio, un paio di anni fa ho fatto un lavoro per il Palazzo Ducale di Massa, una mostra pubblica, “L’arte al femminile”. Per quella mostra ho fatto tre lavori decidendo di concentrarmi sul sociale. Ognuna delle tre sculture voleva trattare tre temi: la violenza, il bisogno dell’unione e l’infibulazione.</p>
<div id="attachment_2352" style="width: 397px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/6-Mi-difedo-come-posso-marmo-bianco-e-ferro-MOG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-2352" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/6-Mi-difedo-come-posso-marmo-bianco-e-ferro-MOG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="6-mi-difedo-come-posso-marmo-bianco-e-ferro-mog" width="387" height="310" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Mi difendo come posso&#8221;, scultura in marmo bianco e ferro</p></div>
<p>La prima “Mi difendo come posso”: una buccia di marmo naturale, quindi molto ruvida con incisa solo una grande vulva molto organica, sembra quasi una conchiglia e, dal marmo, escono degli spuntoni in ferro &#8220;Sempre vergine&#8221;, scultura in marmo bianco e filo di ferro appuntiti, proprio come una specie di foresta, delle armi, una corazza. La seconda è “Ritratto di famiglia”: tre vagine, come se fossero una madre con delle figlie o tre donne che hanno bisogno di unirsi, di stare insieme per farsi forza. L’ultima è un lavoro sull&#8217;infibulazione: il blocco di marmo, da una parte liscio, super morbido e molto sensuale, da far venire voglia di toccarlo; mentre dall&#8217;altra parte un filo di ferro arrugginito, come un ricamo nella carne che chiude la speranza di una nuova vita. Lei si chiamata “Sempre Vergine”. Un altro lavoro è quello realizzato per il Lago di Molveno, #OP17. Lì dentro c’è un concetto legato allo svuotamento del lago, alla scoperta della sua identità nascosta, un lavoro legato alla cautela che dovremmo dedicare all&#8217;uso delle risorse naturali, cosi come alla consapevolezza che tali risorse vanno comunque utilizzate per il bene della comunità. Dunque una visione diversa di come si possa sintetizzare la necessità di produrre dei frutti con l’attenzione che dobbiamo dedicare alle risorse che li producono; nel caso della scultura una visione del lago, risorsa naturale e contemporaneamente macchina di energia, come non era mai stata immaginata prima.</p>
<div id="attachment_2357" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/scultura-monumentale-Lago-di-Molveno-MOG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="wp-image-2357 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/scultura-monumentale-Lago-di-Molveno-MOG-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="scultura-monumentale-lago-di-molveno-mog" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;#OP17&#8243;, scultura monumentale, Lago di Molveno</p></div>
<p><strong>Hai incontrato degli ostacoli nel tuo lavoro?</strong></p>
<p>Sì, e ho dovuto aggirare l’ostacolo per non rischiare di essere solo “quella che fa le vagine”. No, non sono quella che fa le vagine, è un’altra cosa! Tutte le opere che ho messo insieme negli anni mi permettono di presentarmi con una riflessione, e ci si rende conto che c’è una storia, ci sono dei concetti da sviluppare.</p>
<p><strong>Ci parli di una delle ultime sculture in marmo?</strong></p>
<div id="attachment_2359" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/fontana-2017-MOG-e1509277471762.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="wp-image-2359 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/fontana-2017-MOG-e1509277471762-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="fontana-2017-mog" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fontana&#8221;, realizzata in marmo</p></div>
<p>Una fontana. Sono andata in cava, ho trovato un blocco bellissimo. Aveva già fatto quasi tutto la natura, dovevo giusto ammorbidirlo un po’. È stato un bel lavoro, sono molto contenta del risultato. Mi piace legare l’acqua, gli elementi naturali. L’acqua è vita, anche il movimento, il rumore, ti apre i sensi. Anche il tatto è fondamentale, me ne rendo conto quando vengono delle persone in studio da me, chiedono tutti guardando le mie sculture: “si può toccare?” Certo che sì! Tocchi il marmo, tocchi le forme e ti si apre l’immaginario anche dei tuoi ricordi. Vedi una buccia di marmo, pensi che sia ruvidissima, poi la tocchi e invece è super liscia. Bisogna passare un attimo un po’ più in là, come con le persone: se ti fermi un secondo, inizi a metterti in gioco e a voler conoscere. Il problema è che nessuno ne ha più voglia.</p>
<p><em>MOG &#8211; Morgana Orsetta Ghini </em></p>
<p><em>Nata a Roma nel 1978, frequenta l’Accademia di Belle Arti, che conclude a Carrara nel 2001, diplomandosi con lode. Grazie al progetto Erasmus trascorre un anno a Tenerife nelle Isole Canarie, dove apprende le tecniche di fusione del bronzo e la lavorazione del ferro. </em></p>
<p><em>Realizza le sue opere in materiali diversi, come il marmo, il ferro, il bronzo, le resine, l’acciaio, gli acquarelli e i tessuti. Dal 2004 inizia a disegnare e realizzare gioielli, che sono interpretati come piccole sculture.</em></p>
<p><em>MOG crea opere ed installazioni ispirate al tema della vagina, con significato anche a sfondo sociale.</em></p>
<p><em>Vive tra Pietrasanta e Berlino.</em></p>
<p><a href="http://www.mog-art-com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.mog-art.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<div id="attachment_2356" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/5-Ritratto-di-famiglia-marmo-bianco-di-carrara-MOG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="wp-image-2356 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/5-Ritratto-di-famiglia-marmo-bianco-di-carrara-MOG-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="5-ritratto-di-famiglia-marmo-bianco-di-carrara-mog" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Ritratto di famiglia&#8221;, scultura in marmo bianco di Carrara</p></div>
<div id="attachment_2354" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/7-Sempre-Vergine-marmo-bianco-e-filo-di-ferro-MOG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="wp-image-2354 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/7-Sempre-Vergine-marmo-bianco-e-filo-di-ferro-MOG-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="7-sempre-vergine-marmo-bianco-e-filo-di-ferro-mog" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Sempre vergine&#8221;, scultura in marmo bianco e filo di ferro</p></div>
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<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 5" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/FateLeStregheNov2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2017</p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Che genere di orgasmo?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 20:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Cianci]]></category>
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		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Ilaria Cianci Non c’è un orgasmo giusto o uno migliore di un altro: ciò che si può affermare con certezza è che esiste il nostro modo di provare un orgasmo. La differenza risiede&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Ilaria Cianci</em></p>
<p>Non c’è un orgasmo giusto o uno migliore di un altro: ciò che si può affermare con certezza è che esiste il <em>nostro modo </em>di provare un orgasmo<em>. </em>La differenza risiede nella diversa sensibilità, individualità e dal grado di conoscenza che ogni donna ha di se stessa e del proprio corpo.</p>
<p>Un errore molto diffuso nell’immaginario collettivo riguarda la netta differenziazione dell’orgasmo femminile in <em>vaginale</em> e <em>clitorideo</em>. In realtà, recenti studi in campo sessuologico, dimostrano che l&#8217;orgasmo &#8211; per la donna, così come per l&#8217;uomo &#8211; è uno solo: nella donna, tuttavia, il tipo di stimolazione per raggiungerlo è duplice, potendo riguardare sia la vagina sia la clitoride. Mentre nell’uomo il conseguimento del piacere è strettamente connesso al meccanismo della riproduzione, nella donna, la zona deputata al raggiungimento del piacere e quella legata alla riproduzione, sono comunicanti ma non coincidono.</p>
<p>Questa rigida distinzione tra i due tipi di orgasmo femminile ha determinato pregiudizi, stereotipi e senso d’inadeguatezza dovuti alla presunta incapacità di raggiungere l’uno o l’altro orgasmo. <em>L’orgasmo clitorideo</em>, era considerato un orgasmo “inferiore” &#8211; per piacere e coinvolgimento &#8211; poiché privo di penetrazione, mentre quello <em>vaginale,</em> provocato da una stimolazione indiretta delle radici della clitoride, sembrava essere più soddisfacente e maggiormente percepito.</p>
<p>In particolare, durante la seconda ondata del femminismo &#8211; alla fine degli anni ’60 &#8211; si è posto l’accento su come il modello di piacere vaginale fosse considerato la via privilegiata per l’espressione del piacere femminile, poiché frutto della costruzione culturale patriarcale rigorosamente procreativa, mentre quello clitorideo come espressione di conquista di una sessualità autonoma e non più responsiva a quella maschile.</p>
<p>Oggi possiamo dichiarare &#8211; sulla base della storia di genere e delle ricerche scientifiche in ambito sessuologico &#8211; che il termine clitorideo o vaginale può essere utilizzato per indicare un tipo di stimolazione prevalente, piuttosto che diverse tipologie di orgasmo.</p>
<p>L&#8217;orgasmo è, perciò, un&#8217;acquisizione che s&#8217;impara con il tempo, conoscendosi attraverso l&#8217;esperienza.</p>
<p>In tale prospettiva, risulta indispensabile e prezioso per tutte noi donne riappropriarci della nostra sessualità, “<em>pretendendo per sé un libero accesso al piacere che è l’indispensabile viatico alla pienezza della vita, alla sua creatività</em>” (Collettivo Femminista Benazir)<em>.</em><strong> </strong></p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>Carla Lonzi, nel 1971 “La donna vaginale e la donna clitoridea”;</p>
<p>Collettivo Femminista Benazir (2012) <em>Frammenti di autocoscienza: Il percorso politico sulla sessualità di un gruppo di giovani femministe, Aracne Editrice;</em></p>
<p>Anne Koedt (1970) “Il mito dell’orgasmo vaginale ”<strong> </strong></p>
<p><strong>Sitografia:</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/2016/09/20/la-clitoride-spiegata-bene/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilpost.it/2016/09/20/la-clitoride-spiegata-bene/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/03/il-piacere-femminile-sempre-al-servizio-delluomo/3556104/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/03/il-piacere-femminile-sempre-al-servizio-delluomo/3556104/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/04/sesso-lorgasmo-vaginale-non-esiste/3561858/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/04/sesso-lorgasmo-vaginale-non-esiste/3561858/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="https://www.internazionale.it/video/2017/02/08/vagina-orgasmo?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.internazionale.it/video/2017/02/08/vagina-orgasmo?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/10/10/punto-g-orgasmo-vaginale-non-esistono-studio_n_5964080.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.huffingtonpost.it/2014/10/10/punto-g-orgasmo-vaginale-non-esistono-studio_n_5964080.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<hr />
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