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	<title>Associazione Rising &#187; violenza culturale</title>
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	<description>Pari in Genere</description>
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		<title>Il potere delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Inma Mora Sánchez Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p>Nel nostro sistema patriarcale gli uomini sono al centro dell’organizzazione sociale e la loro visione del mondo, della storia e della cultura è considerata la visione universale e neutra. Il femminismo vuole trasformare questa realtà e, per farlo, è imprescindibile cambiare anche il modo di raccontarla. Abbiamo bisogno delle parole giuste per cercare di avvicinarci al significato vero e proprio di quello che vogliamo dire e per creare così un’immagine precisa di ciò di cui stiamo parlando. Perché ancora sembra strano dire avvocata, architetta o sindaca? Perché non è mai stato un problema dire infermiera, maestra o casalinga? Perché se la “a” viene prima della “o” nell&#8217;alfabeto, sul dizionario troviamo prima “bambino” e non “bambina”? Perché ancora il cognome paterno è quello che deve sopravvivere?</p>
<p>L’ordine maschile organizza il mondo e quello femminile resta sempre nascosto, strano, diverso. Ma non solo nella grammatica e nella lingua. Tutti i linguaggi della nostra cultura parlano al maschile e, dal femminismo, nuovi termini e tecniche cercano di misurare questa disparità di genere in ogni area sociale. Ad esempio, sappiamo che i grandi film della storia del cinema sono stati creati per uomini e parlano di uomini agli uomini. I personaggi femminili non hanno una vita propria, ma vengono costruiti in base al loro rapporto con gli uomini: sono mamme, mogli, fidanzate, amanti. Ma come misurare questa disparità? È sufficiente ricorrere al <em>test di Bechdel</em> per capire che più della metà dei film che vediamo non superano questa prova. Questo test è molto semplice e per superarlo basta che vi siano almeno due personaggi donne con nome, che parlino almeno una volta tra di loro e che l’argomento di questa conversazione non sia un uomo.</p>
<p>Parole come <em>femminicidio</em> o <em>genere</em>, che ormai sono entrate a far parte del linguaggio comune, sono state create per misurare le relazioni di potere fra uomini e donne e analizzare la violenza contro le donne come un fenomeno sociale preciso. I termini diffusi negli ultimi anni, la maggior parte in inglese, si sono moltiplicati per evidenziare tutto ciò che sembra invisibili agli occhi di tutte le persone cresciute in un sistema patriarcale senza mai metterlo in discussione. Tre esempi molto chiari: <em>manspreading, manterrupting </em>e <em>mansplaining</em>. Questi termini indicano diverse forme di violenza e pratiche di dominazione difficilmente riconoscibili perché si tratta di atteggiamenti quotidiani che sembrano non comportare una violenza evidente.</p>
<p>Da una parte, il mansplaining è semplicemente il modo paternalistico in cui alcuni uomini spiegano le cose a noi donne perché noi siamo donne e loro uomini. Anche quando noi siamo esperte su qualche argomento, sono convinti che la loro opinione è più importante. Questo termine è stato popolarizzato da Rebecca Solnit nel libro “Men Explain Things to Me” e lo potremmo definire come il piacere nel dare spiegazioni arroganti alle donne con la certezza di avere ragione per il fatto di essere uomini. Collegato a questo termine troviamo anche il <em>manterrupting</em>, ovvero il fatto che gli uomini interrompano le donne in continuazione e senza necessità, semplicemente perché credono che quello che loro devono dire sia più importante.</p>
<p>Se il mansplaining e il manterrupting sono un modo di comunicare e parlare, il manspreading, è invece un modo di stare nello spazio pubblico senza neanche essere capaci di pensare che vi sono altre persone (donne) che hanno bisogno anche loro del proprio spazio. Questo termine indica l’abitudine degli uomini di sedersi con le gambe così aperte da occupare anche il posto delle loro vicine. Il manspreading non è un problema di cattiva educazione: così come a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo chiudere le gambe, agli uomini è stata sempre trasmessa l’idea di prenderci lo spazio. Qualche mese fa, il gruppo <em>Mujeres en Lucha</em> ha iniziato una campagna a Madrid chiedendo al comune misure contro il manspreading nei mezzi pubblici. L’appello è stato firmato da oltre 13000 persone e la Empresa Municipal de Transporte (EMT) ha deciso di iniziare una campagna contro questa pratica. È un esempio chiaro di quanto una parola possa essere utile anche per cambiare una piccola parte di questa complessa realtà -oppure almeno, di essere consapevoli su un fatto in particolare-.</p>
<p>Questo è lo spazio che noi dobbiamo prenderci: dalla “a” di avvocata al concetto di “femminicidio”, dalle nostre storie nei film al diritto ad occupare lo spazio pubblico. La violenza simbolica, quasi nascosta, è dove la violenza fisica e psicologica nascono e crescono. Finché le donne non avranno la parola, lo spazio e la visibilità, la violenza contro le donne continuerà ad esistere.</p>
<p><em>Inma Mora Sánchez, giornalista esperta in Gender Studies, ha lavorato in Italia, Spagna e Uruguay sui temi della violenza di genere. Insieme a Chiara Cretella, ha scritto il libro “Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne”. Oggi lavora come copywriter e si occupa della comunicazione online di <a title="D.i.Re" href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza</a>.</em></p>
<p><a title="Inma Mora Sánchez" href="https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p>La violenza maschile sulle donne è stata perpetrata anche attraverso il linguaggio e la comunicazione nella vita pubblica e privata. Caterina è ogni donna che non ha potuto o non può esprimere ciò che pensa, è ogni donna di cui sono state svilite le parole; è ogni donna che la narrazione storica ha taciuto; è quella stessa donna che non ha avuto spazio nel dibattito pubblico. La narrazione è importante tanto quanto i fatti. Le visioni del mondo e dell’umanità sono passate per lo più attraverso voci maschili.</p>
<p>Le parole sono consapevolezza. Le donne sono state raccontate come deboli, emotive, isteriche, sottomesse, incapaci di occupare posizioni dirigenziali perché, si sa, il ciclo mestruale ogni ventotto giorni ne inficia le capacità di giudizio. Le parole sono relazione. La relazione è spesso violenta: “non sei una brava madre”, “sei brutta”, “non capisci niente”, “puttana”, “sei mia”, “zitta”. Le parole sono azione politica e sociale. L’atto di parlare in pubblico per una donna sottintende il timore di chi è stata in silenzio per duemila anni. Le parole sono uno strumento di rivoluzione. Irrompere nel silenzio o nel vociare maschile con una narrazione al femminile è, ancora oggi, un atto rivoluzionario. L’emancipazione femminile inizia dalle parole attraverso l’incontro e il confronto tra donne.  Le donne partendo da sé, dall&#8217;esperienza e dal proprio vissuto attraverso gli spazi di autocoscienza, per esempio, hanno riscoperto narrazioni, corpi e prospettive politiche. Le donne hanno superato e superano l’isolamento e il silenzio forzato della violenza, comunicando a un’altra donna dall&#8217;altro capo del telefono la propria storia. Siamo entrate nel dibattito pubblico, con le voci unite dei cortei e con le donne che ci hanno rappresentato tutte, in politica, arte e società. Ascoltare, porre attenzione, riconoscere il valore, amplificare, sostenere la voce di ogni donna è un gesto d’amicizia e di lotta comune necessario al raggiungimento di una narrazione sociale che abbia in sé il pensiero femminile.</p>
<p>In questo numero di Fate le Streghe parole, linguaggi, comunicazione in ottica di genere. Se Caterina parla e avrà almeno una donna al suo fianco ad ascoltarla, le sue parole non andranno perdute.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/">Le parole sono consapevolezza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 18:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>  in questo numero &#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;  Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2260 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017-1024x584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testatanumero5liu2017" width="720" height="411" /></a></h5>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;</h4>
<p style="text-align: center;"> <em>Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. La battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste.</em></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Giovanna Bruno</em></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di luglio 2017</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Le parole sono consapevolezza</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Quarto meeting nazionale di &#8220;Educare alle differenze&#8221;</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il 23 e 24 settembre si terrà a Roma il quarto meeting nazionale di <a title="Educare alle differenze" href="http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-iv-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Educare alle differenze&#8221;</a> promosso da <a title="SCOSSE" href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">S.CO.S.S.E.</a>, Stonewall e Il Progetto Alice e da oltre 250 associazioni del territorio nazionale, con la partecipazione di insegnanti, educatrici e educatori, professionisti/e dell’educazione e genitori.</p>
<p><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Trovaci su Worth Wearing!</h5>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><strong><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">#ParoleDiDonne</a>, </strong>la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook, oggi diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza. <a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="La parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo.</p>
<p><a title="Le parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Per un uso non sessista della lingua italiana</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; estratte da &#8220;Il sessismo nella lingua italiana&#8221;, a cura di Alma Sabatini.</p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></h5>
<hr />
<h5><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><em>di Simone Tempia</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-2214 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd-1024x530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vita-con-lloyd" width="450" height="233" /></a></p>
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<p><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il potere delle parole</h5>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<p><strong>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</strong></p>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni. Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Quando una parola inizia a vivere</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto.</p>
<p><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, parole che mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Il sessismo nel linguaggio giuridico</h5>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>Una parola: responsabilità</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo</em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere.</p>
<p><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 10:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
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		<category><![CDATA[16 days; orange the world]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030 ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;. Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-1933 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb-300x134.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="16days2016SitoWeb" width="403" height="180" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai <strong><em>&#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;</em></strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei goal previsti dall&#8217;<a title="Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" href="http://www.unric.org/it/agenda-2030?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agenda 2030</a> per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;ONU. Raggiungere &#8220;l&#8217;uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze&#8221; è uno degli obiettivi previsti. <strong>L&#8217;Associazione Rising ha provato a immaginare un mondo paritario tra i generi</strong>: giorno per giorno incontreremo bambine, ragazze, donne del futuro; incontreremo noi stesse scontrandoci con quello che viviamo e quello che vorremmo poter vivere.</span></p>
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<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-1934 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day1SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day1" href="https://www.facebook.com/hashtag/day1?source=feed_text&amp;story_id=619768771528020&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day1</span></span></a> “Sono Giulia, ho 10 anni, oggi sono andata a scuola: sul mio libro di storia ho trovato la foto di una donna che lavora al microscopio. </span></em><em><span style="color: #000000;">La maestra mi ha detto che si chiama Rita Levi Montalcini, un’importante scienziata italiana, che ha vinto anche il premio Nobel. Io da grande non so ancora bene cosa voglio fare: mi piacerebbe inventare qualcosa d’importante o forse, fare l’architetta, perché mi piacerebbe costruire luoghi in cui le persone amano ritrovarsi. Forse vorr<span class="text_exposed_show">ei fare la sindaca, per migliorare il paese in cui vivo. Dopo la lezione, è suonata la campanella e sono uscita in cortile a giocare per la ricreazione: Massimo mi ha tirato il pallone e ha detto che voleva giocare con la migliore calciatrice della scuola. Forse dovrei fare la calciatrice, da grande”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show">In realtà, oggi si educano le bambine e i bambini con la convinzione che ci siano attività adatte agli uomini piuttosto che alle donne. Avere dei libri di testo e un’educazione che promuova la parità di genere, è un primo passo per sviluppare le potenzialità di tutte le persone, donne e uomini, affinché possano immaginare di essere e compiere ciò che desiderano nella loro vita.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="  wp-image-1935 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day2SitoWeb" width="274" height="153" /></a><span style="color: #000000;"><strong> </strong><em><a class="_58cn" title="#day2" href="https://www.facebook.com/hashtag/day2?source=feed_text&amp;story_id=619779758193588&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day2</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Martina, ho 33 anni, oggi sono andata in ospedale: devo fare un semplice intervento per togliere una cisti.</span></em></span><em><span style="color: #000000;"> Sono decisamente in sovrappeso e avevo timore a farmi operare visto che mi vergogno un po’ del mio corpo. Il personale medico è stato molto accogliente: mi hanno messa a mio agio e mi hanno rassicurata che la chirurga avrebbe fatto del suo meglio per non far vedere la cicatrice. Non pensavo che avrebbero dato importanza all’estetica, visti i miei timori. Son<span class="text_exposed_show">o uscita dall’ospedale e mi sono sentita bene nel mio corpo. La chirurga oggi ha messo i punti a due ferite”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"> In realtà, oggi può capitare che una donna si rechi a una visita o a un intervento chirurgico e il personale commenti in maniera inappropriata le caratteristiche del suo corpo. Vivere nel corpo di una donna in questa società è ancora molto faticoso ed incontrare personale professionale, libero da stereotipi sessisti, è ancora una rarità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day3" href="https://www.facebook.com/hashtag/day3?source=feed_text&amp;story_id=619780244860206&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1936 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day3SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day3SitoWeb" width="274" height="153" /><em>#</em></span><em><span class="_58cm">Day3</span></em></span></a><em> “Sono Anna, ho 16 anni e oggi sono andata su internet: navigando, mi è apparsa la pubblicità per un concorso dedicato a studenti e studentesse. Ci chiedono di realizzare un video o un manifesto che racconti donne e uomini importanti che sono per noi d’ispirazione. Ho girato subito il link nel gruppo sulla chat delle mie amiche e dei miei amici di scuola. Sui social, mi è arrivata la notifica che Andrea, un amico di mio padre, mi ha mandato un mess<span class="text_exposed_show">aggio: mi chiede se gli mando una mia foto provocante. Mi sono sentita confusa, mi sono chiesta perché facesse questo, se gli avessi lasciato intendere che provassi un interesse per lui. Una voce dentro di me ripeteva: non è colpa tua. Ho risposto pubblicamente ad Andrea che la sua richiesta è una molestia e tutti i miei contatti hanno fatto la rivoluzione, commentando con post in mio sostegno; anche mio padre mi ha sostenuta, ora non si definisce più suo amico. Sono certa che quest’uomo non lo citeremo tra le persone che ispirano il nostro futuro”.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"><span class="text_exposed_show">In realtà, le chat comuni e i social network si rivelano spesso luoghi della violenza, in cui le ragazze subiscono molestie sessuali, minacce, discriminazioni. Se una ragazza ha subito la pubblicazione di un suo video o di un’immagine sessualmente esplicita, la maggior parte dei commentatori virtuali giudica con un violento “Se l’è cercata”. Oggi, anche se la violenza è virtuale, il suicidio 1 volta su 10 è reale.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="  wp-image-1937 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day4SitoWeb" width="274" height="153" /></a><a class="_58cn" title="#day4" href="https://www.facebook.com/hashtag/day4?source=feed_text&amp;story_id=619781151526782&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day4</span></span></a> <span style="color: #000000;"><em>&#8220;Sono Francesca, ho 64 anni, e oggi mi sono innamorata. </em></span><span style="color: #000000;"><em>Almeno credo. </em><em>Dopo il lavoro ho preso mio nipote in piscina e l’ho riaccompagnato a casa. Mia figlia è rientrata di lì a poco e mi ha proposto di rimanere a cena da loro. A me non andava. Desideravo ascoltare un po’ di musica e bere un drink, sola coi miei pensieri. Mia figlia mi ha parlato di un nuovo locale dalle loro parti, così ho dato un bacio a mio nipote e ci sono andata. Lui stava lì, ci siamo sorrisi e abb</em><span class="text_exposed_show"><em>iamo iniziato a chiacchierare. Mi sembrava di conoscerlo da sempre. Gli ho raccontato che il mese prossimo andrò in pensione, di come mi senta felice di recuperare un po’ di tempo per me, che vorrei fare un viaggio dall&#8217;altra parte del mondo. E gli ho proposto di farlo insieme. Lui era divertito dalla cosa, così ci siamo dati appuntamento per l’indomani, per parlarne con maggior tranquillità. L’indomani, appena ci siamo visti, subito un bacio, due, e ci siamo ritrovati a letto. Avevo finito il lubrificante, così lui mi ha toccata, io ho toccato lui. Abbiamo riso dicendoci che in vacanza ne avremmo portato un po’ di scorte. E abbiamo iniziato a programmare il viaggio.&#8221;</em></span></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi si continuano a vedere le donne anziane come estranee alla sfera del sesso. C’è stupore, se non fastidio e repulsione, nel riconoscere l’esistenza di una sessualità nella terza età. L’età in sé non costituisce un ostacolo al sesso, fatta eccezione per alcune condizioni psico-fisiche, che possono essere sostenute con rimedi che forniscono un aiuto alla sessualità della donna anziana.</span></span></p>
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<p><em><a class="_58cn" title="#day5" href="https://www.facebook.com/hashtag/day5?source=feed_text&amp;story_id=619783818193182&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1938 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day5SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day5SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day5</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Sara, ho 40 anni, oggi sono tornata a casa: vivo con Marco, stiamo insieme da tre anni e il nostro appartamento lo abbiamo costruito, stanza per stanza, come piaceva a noi. Anche mio marito è appena tornato dall’ufficio e abbiamo iniziato a cucinare insieme il risotto allo zafferano. Dopo cinque minuti stavamo litigando: lui sostiene che mia madre è una vecchia spilorcia, io gli ho detto che suo padre è un vecchio isterico. Mentre discutevamo, il risotto allo zafferano</span></em><span class="text_exposed_show" style="color: #000000;"><em> si è bruciato, abbiamo buttato una pentola e ordinato pizze a portar via. Abbiamo riso insieme di quanto è imbranata la nostra coppia. Il matrimonio non è questione di risotto, è questione di riso”.</em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, In Italia, una donna su tre subisce violenza nell’arco della vita; l’autore della violenza è il marito nel 48% dei casi, il convivente nel 12% e l’ex partner il 23% delle volte. In una situazione di maltrattamento, la casa è il luogo della violenza e non dell’amore. Nel maltrattamento, c’è un uomo che torna a casa e lancia addosso a sua moglie un piatto, che lei aveva preparato con tanta cura e tanta paura.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="  wp-image-1939 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day6SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day6" href="https://www.facebook.com/hashtag/day6?source=feed_text&amp;story_id=619784471526450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day6</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Alina, ho 24 anni, sono per strada: il segnale della fermata dell’autobus è poco distante, non riesco a vedere bene i nomi delle fermate, sono miope. Per superare l’ansia dell’attesa leggo e rileggo sempre gli itinerari. Una macchina rallenta e si accosta al marciapiede, si abbassa il finestrino e un uomo di mezz&#8217;età mi chiede le indicazioni per andare a Piazza della Repubblica. Ha le guance tonde ricoperte da una barba ispida, mi ricorda mio zio, mi e<span class="text_exposed_show">moziono, rischio di far cadere i libri che ho nelle mani. Mi sono scusata, non conosco bene le strade, sono in Italia solo da sei mesi per studiare biologia: la mia famiglia ha messo da parte i soldi per un biglietto di sola andata dalla guerra e dalla povertà, verso il futuro; che nostalgia di casa! Ѐ arrivato l’autobus, l’esame inizierà tra meno di un’ora, ho sempre l’ansia prima di ogni prova, speriamo andrà bene, spero che la mia famiglia sia fiera di me, anche da lontano&#8221;.</span></span></em></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia, 1 uomo su 3 che affianca con la macchina una donna vicino alla fermata dell’autobus, le pone la domanda: “Quanto costi?”. Il 95% della prostituzione sulle strade italiane e in appartamento è il risultato del commercio di schiave da parte della criminalità organizzata; il restante 5% della prostituzione è comunque il frutto di una cultura maschilista, che concepisce il corpo delle donne come una merce che può essere acquistata. In realtà, oggi in Italia, Alina si logora nell’attesa di un uomo e al suo arrivo, si chiederà quanto le farà male e per quanto tempo rimarranno i segni di quella barba ispida sulla sua pelle.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class="  wp-image-1940 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day7SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day7" href="https://www.facebook.com/hashtag/day7?source=feed_text&amp;story_id=622460734592157&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day7</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Lucia, ho 37 anni e oggi si festeggia con tutta la mia famiglia: mio marito, i miei genitori, mia sorella e sua moglie, i loro due bambini. C’è anche Vincent, il nostro nuovo vicino di casa e forse passerà Ercole, l’amico di sempre. Viviamo lontani, così è bello ritrovarsi per i compleanni. Sono occasioni in cui io e Carlo suoniamo e cantiamo per tutti, mentre mia madre ci riprende e subito pubblica il video. Tiene sempre aggiornato il suo canale con le mie perfor<span class="text_exposed_show">mance; è orgogliosa della mia voce, dice che è proprio come quella della nonna. Mia nipote si arrampica sulle mie ginocchia e mi chiede di cantare con lei, mi guarda con gli occhi incantati dell’infanzia e toccandomi la pancia mi chiede se c’è un bambino lì dentro. Tra tutti i sogni della mia vita, non c’è mai stato un figlio o una figlia, non mi manca, sorrido e le rispondo scapigliandola: “Un bambino? No! Nella mia pancia ci sono tante idee, c’è la voce per cantare, c’è l’amore per te, per la nonna, il nonno, per Carlo”. Tante cose si possono mettere al mondo: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la solidarietà, i progetti, le esperienze. Io ho impiegato il mio tempo a mettere al mondo, felicemente, me.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi resta forte la condanna sociale per le donne senza figli, nonostante il numero crescente di chi non desidera la maternità. Come se l’emancipazione femminile non fosse riuscita a incidere lo stigma imputato, da sempre, alle donne che operano questa scelta. La maternità deve rappresentare una tra le tante dimensioni della vita di ciascuna donna. Proviamo a cambiare la domanda “Ma tu non hai un figlio?” con un più generico e complesso “Sei felice?”</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class="  wp-image-1941 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day8SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day8" href="https://www.facebook.com/hashtag/day8?source=feed_text&amp;story_id=623417274496503&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day8</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Giuliana, ho 33 anni e ho da poco partorito la mia prima figlia. Quando ho scoperto di essere incinta ero entusiasta, l&#8217;unica cosa per cui ero spaventata erano i dolori del parto. Il mio ginecologo è stato molto comprensivo, ha risposto a tutte le mie domande e mi ha indirizzato in un ospedale che mi avrebbe seguito durante tutta la gravidanza. All&#8217;ospedale ho parlato con l&#8217;ostetrica, l&#8217;anestesista e con la persona che si occupava del corso preparto: tutti hanno r<span class="text_exposed_show">isposto alle mie domande, mi hanno raccontato per filo e per segno come sarebbe andato il parto, facendomi capire in che modo il dolore sarebbe cominciato, quando si sarebbe intensificato e come affrontarlo e superarlo; in che momento avrei potuto usufruire dell&#8217;anestesia e in che modo avrebbe potuto eventualmente intervenire il chirurgo. Questo mi ha permesso di superare le mie paure e di vivere una gravidanza serena e tranquilla. Due giorni fa sono cominciate le doglie e tutto ciò che mi aveva tranquillizzato fino a quel momento è di colpo svanito, ed è tornato il terrore del dolore che di lì a poco avrei provato. In ospedale ho incontrato alcune delle infermiere conosciute durante i controlli e dopo poco è arrivata anche l&#8217;ostetrica con cui avevo parlato in precedenza. Sono stati tutti gentili, hanno accolto le mie paure e mi hanno seguito in questo momento così delicato, senza farmi sentire in colpa o farmi sentire meno donna perché urlavo, piangevo e provavo dolore e paura. La mia bambina è nata, sta bene e io ho vissuto un&#8217;esperienza bellissima anche grazie alle persone che mi hanno accompagnato durante il parto.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà sono migliaia le donne che ogni anno in Italia subiscono delle vere e proprie violenze in sala parto: insulti, aggressioni verbali e fisiche, procedure mediche coercitive o non acconsentite, umiliazioni, maltrattamenti e disinformazione che diventano veri e propri abusi. Troppo spesso le partorienti vengono trattate come malate che non collaborano e non capiscono, per cui non vengono ascoltate e ancora peggio il loro diritto di essere informate e di acconsentire a delle pratiche sul proprio corpo, vengono messi da parte. Troppi medici e ostetriche pensano di poter agire in piena libertà sui corpi delle donne, senza rispettarne voci, esigenze e difficoltà.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-7" title=""><img class="  wp-image-1942 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day9SitoWeb" width="274" height="153" /></a> <em><a class="_58cn" title="#day9" href="https://www.facebook.com/hashtag/day9?source=feed_text&amp;story_id=623418594496371&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day9</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 20 anni e non ho mai avuto una storia. La cosa strana è che fino a qualche anno fa guardavo le mie amiche avere a che fare con le loro beghe amorose, mentre a me non interessava. Poi tutto a un tratto ho iniziato a farmi tante domande anch&#8217;io e a rimpiangere quando le cose sembravano più semplici. </span></em><span style="color: #000000;"><em>Ne ho parlato con mia madre, mi ha detto che l&#8217;importante è partire da sé e ascoltarsi sempre. Ridendo ha aggiunto che al mondo ci sono 8 miliardi di person<span class="text_exposed_show">e e che per quanto esigente io possa essere, mi innamorerò e tutto mi sarà più chiaro.<br />
Anche le mie amiche, saputi i miei pensieri, mi hanno rassicurata dicendomi che non c&#8217;è nulla di determinato, inutile pensarci troppo, lo capirò e sarà bello. Io però ci penso lo stesso, fantastico sul giorno del mio matrimonio&#8230; vorrei sposarmi nella spiaggia dove sono cresciuta, adoro la Sicilia. Ecco, una cosa la so: mia moglie o mio marito amerà il mare quanto me.&#8221;</span></em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà l&#8217;eterosessualità continua a essere percepita come la norma. L&#8217;immaginario, ancora prima dell&#8217;incontro con l&#8217;altra, con l&#8217;altro, ci posiziona accanto a un uomo se siamo donne e viceversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con molta probabilità oggi la madre di Monica le spiegherà che il mondo è pieno di uomini e lei si chiederà come potrà dirle che forse le piacciono le donne. E dovrà combattere paura, vergogna e senso di inadeguatezza prima di confidarsi con le amiche che magari le risponderanno di non farsi troppi pensieri, perché quasi certamente è una fase legata al momento o all&#8217;assenza di esperienze.</span></span></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day10" href="https://www.facebook.com/hashtag/day10?source=feed_text&amp;story_id=623890397782524&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1943 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day10SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day10SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day10</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Camilla, ho 19 anni e studio scienze della comunicazione. Oggi devo passare un&#8217;intera giornata davanti alla tv per prepararmi a un esame sul linguaggio televisivo di trasmissioni e pubblicità. I programmi del mattino sono condotti da uomini e donne e affrontano tematiche di vario tipo. Durante questi programmi noto che si pubblicizzano soprattutto prodotti casalinghi: mamme e papà che tirano a lucido la cucina o il bagno; single di ambo i sessi che cercano il pro<span class="text_exposed_show">dotto migliore per pulire al meglio e nel minor tempo. Nel pomeriggio, durante i programmi per bambini, la pubblicità mostra bimbi e bimbe che giocano insieme con giochi soprattutto interattivi, colorati in mille modi, con allegria e leggerezza. Il quiz prima del telegiornale è condotto da una ragazza e un ragazzo, vestiti in modo stravagante, che ogni tanto ballano divertenti stacchetti musicali. Le pubblicità sono soprattutto di automobili e profumi: per vendere le auto, le presentano per lo più in contesti naturali e guidate da personaggi famosi. Per i profumi invece si fanno vedere le essenze usate e si punta a esaltare la forma della boccetta. All&#8217;esame spiegherò che il linguaggio televisivo è paritario e rispettoso delle diversità di genere.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi i programmi televisivi spesso sono fortemente sessisti: gli uomini si occupano di informazione o conducono i quiz, le donne presentano programmi di intrattenimento. In ogni caso non importa l&#8217;età o la prestanza fisica dell&#8217;uomo, mentre è indispensabile che la donna sia piacente e preferibilmente giovane. Gli uomini, più sobri, appaiono in giacca e cravatta; le donne quasi sempre sono seminude e il loro ruolo è quello della valletta sorridente, quasi muta e non pensante. Nelle pubblicità la donna è rappresentata o come mamma e moglie o come oggetto sessuale, e il suo corpo viene usato per pubblicizzare e vendere qualunque cosa. Nei prodotti per bambini, la pubblicità esaspera la divisione fra giochi da maschio e da femmina, caratterizzati già dai colori delle confezioni blu e rosa. Le bambine vengono adultizzate e incoraggiate a emulare le donne con trucchi e bambole. I bambini sono invitati all’avventura, con prodotti che puntano a superare sé stessi per migliorarsi. Come se le femmine debbano imparare il prima possibile a interpretare il loro ruolo stereotipato di donne “passive”, mentre i maschi possono sperimentare e mettere in pratica i loro desideri, facendosi forti del loro ruolo privilegiato.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-8" title=""><img class="  wp-image-1944 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day11SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day11" href="https://www.facebook.com/hashtag/day11?source=feed_text&amp;story_id=624436897727874&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day11</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Ala, ho 32 anni e insegno nella scuola materna. Qualche anno fa ho lasciato il mio paese, non perché non lo amassi, ma perché desideravo sperimentarmi in contesti diversi. Così ho lasciato la Moldavia e mi sono trasferita in Italia. All&#8217;inizio non è stato per nulla facile: ho lavorato come cameriera la sera, mentre la mattina frequentavo un corso di lingua per perfezionale l&#8217;italiano; nel frattempo, appena ottenuto il riconoscimento del titolo di studio, <span class="text_exposed_show">ho iniziato a cercare lavoro nelle scuole materne. Quando ho firmato il mio primo contratto in una scuola mi è sembrato di toccare il cielo dalla felicità! Fare la maestra è stato da sempre il mio sogno e tutti i miei sacrifici venivano ripagati! So che in quanto insegnante ho una grande responsabilità: ogni mattina incontro genitori che mi affidano la cosa più importante che hanno, non deve essere facile e io voglio meritare la loro fiducia ogni giorno.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi quando una donna migra in Italia è costretta a rinunciare alla sua professione, mettendo da parte i suoi sogni, le sue attitudini e i sacrifici fatti da lei e dalla sua famiglia: le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio infatti, sono costose, complicate e, molto spesso, prevedono l&#8217;integrazione degli studi. Inoltre, lo stigma che relega le donne straniere a lavori generici quali la colf, la badante, l&#8217;addetta alle pulizie è ancora molto presente. Non ci aspetteremmo mai che un&#8217;insegnante italiana faccia la badante ai nostri genitori, quando invece la donna è straniera diventa la normalità.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-9" title=""><img class="  wp-image-1945 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day12SitoWeb" width="274" height="165" /></a><em><a class="_58cn" title="#day12" href="https://www.facebook.com/hashtag/day12?source=feed_text&amp;story_id=625947620910135&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day12</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Susanna, ho 27 anni e questa sera esco con le mie amiche. Durante la settimana sono sempre di corsa e non ho mai il tempo di fare nulla per me. A volte pur di dormire qualche minuto in più rinuncio al trucco e per le ore che passo fuori casa prediligo un abbigliamento comodo. Quando esco nel fine settimana invece, mi piace approfittarne: mi prendo il tempo di guardare l&#8217;armadio e scegliere, mi ricordo dei vestiti che adoro, delle gonne, degli short e dei tacchi al<span class="text_exposed_show">ti. Perdo tempo ad acconciarmi i capelli e a giocare con il trucco. Sento la mia amica Alice che è imbottigliata nel traffico e arriverà tardi, doveva venire a prendermi ma così rischiamo di non arrivare mai. Le dico di non preoccuparsi, di andare direttamente al locale, io le raggiungo con l&#8217;autobus, così poi torniamo insieme. Prima di uscire di casa, mio padre mi dice che sono molto bella e mi augura buon divertimento. La strada che faccio per arrivare alla fermata è un po&#8217; buia, ma mi piace camminare sotto le stelle senza le luci dei lampioni; per guardare in alto finisce che vado addosso a un ragazzo: io, lui e i suoi amici ridiamo di quanto sono sbadata e poi ognuno va per la sua strada. Arrivo alla fermata, salgo sull&#8217;autobus, raggiungo il locale e vedo le mie amiche che mi aspettano. Sorrido.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà una donna si trova a modificare il suo abbigliamento a seconda dei mezzi di trasporto che usa, dei tragitti che fa e se ha o meno compagnia nel farli. Susanna, prima di uscire di casa si chiederà se sia il caso prendere l&#8217;autobus vestita così, ancora di più perché sola; il padre le raccomanderà di stare attenta; la strada buia le procurerà uno stato di allerta e, probabilmente, sceglierà di chiamare qualcuno al telefono per sentirsi più sicura. Noterà il gruppo di ragazzi arrivare, dovrà ascoltare i loro commenti su di lei e sarà sua premura cambiare marciapiede, così, &#8220;per sicurezza&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quanto donne siamo educate fin da subito alla paura della violenza e a mettere in atto strategie protettive.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La verità è che le donne, ancora oggi, non sono libere di camminare per strada con la stessa tranquillità degli uomini.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-10" title=""><img class="  wp-image-1946 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day13SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day13" href="https://www.facebook.com/hashtag/day13?source=feed_text&amp;story_id=625947927576771&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day13</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Valentina, ho 39 anni e fino a 15 mesi fa tutti mi chiamavano Marco. Ora sono una donna, non ancora sui documenti ma lo sono per tutti quelli che mi incontrano, come lo sono sempre stata per me stessa. Il mio è stato un percorso bellissimo, in cui ho scoperto che persona volessi essere: sono una donna forte e determinata, autonoma e indipendente, ho tante amiche, sono impegnata nel sociale, sono una fioraia e adoro comporre dei bouquet colorati, soprattutto se so<span class="text_exposed_show">no regali destinati a chi si ama. Sono tante le donne che mi hanno ispirata e che mi hanno fatto comprendere le parti più importanti di me: mia nonna che sapeva ascoltare e dare ottimi consigli; Jane Austin che mi ha regalato parole che io non sapevo ancora pronunciare; Whitney Houston che mi ha fatto scatenare da sola, chiusa nella mia stanza, sognando di ballare con il corpo illuminato da un tubino ricoperto da paillettes, al ritmo di “I Wanna Dance with Somebody”, e che mi ha fatto scoprire che l&#8217;importante nella vita è danzare al ritmo con sé stesse.</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, nella nostra società, le persone transessuali e transgender subiscono gravissime discriminazioni e violenze. In particolare in Europa il 69% delle trans (MtF) dichiara di aver subito discriminazioni o molestie; il 60% non ha avuto facile accesso al lavoro; in media una trans su tre subisce aggressioni o minacce di violenza fisica e sessuale; il 62% delle vittime trans non denuncia le violenze perchè pensa che non succederebbe né cambierebbe nulla.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-11" title=""><img class="  wp-image-1947 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day14SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day14" href="https://www.facebook.com/hashtag/day14?source=feed_text&amp;story_id=626975710807326&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day14</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Federica, ho 17 anni e sono appena uscita dal consultorio. Sono fidanzata con Marco e due giorni fa ho dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. Abbiamo avuto dei rapporti sessuali e per essere più sicura ho pensato di prendere la pillola del giorno dopo: ci vogliamo molto bene io e Marco, ma un figlio no, ci sentiamo troppo giovani per averlo nei nostri piani.</span></em><br />
<span style="color: #000000;"> <em> La ginecologa mi ha accolta con molta gentilezza e quando le ho detto di cosa avev<span class="text_exposed_show">o bisogno, con dolcezza mi ha chiesto come stavo, se avessi subito una violenza, se fossi stata costretta a non utilizzare anticoncezionali. L&#8217;ho rassicurata, ringraziandola per l&#8217;attenzione mostratami.<br />
Mi ha consegnato la prescrizione medica indicandomi la farmacia più vicina e, prima di salutarmi, mi ha consigliata di inserire un promemoria sul telefono per ricordarmi di prendere la pillola tutti i giorni perché può capitare di dimenticarsene.<br />
Andando via ho pensato che chiamerò per avere un appuntamento: approfitterò della visita per chiederle di alcuni fastidi che sento, ho sentito di poter parlare con lei&#8230;&#8221;.</span></em></span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi, in molti consultori sono presenti obiettori/rici che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo; accade anche in ospedale, in cui si viene mandate via, magari dopo aver aspettato ore in sala d&#8217;attesa e, il tutto, senza fornire un luogo alternativo in cui rivolgersi. In molti altri casi invece, ginecologi e ginecologhe, prima della prescrizione sottopongono le ragazze a domande indagative e giudicanti che fanno provare vergogna e sensi di colpa rispetto all&#8217;accaduto.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-12" title=""><img class="  wp-image-1948 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day15SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day15" href="https://www.facebook.com/hashtag/day15?source=feed_text&amp;story_id=625948574243373&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day15</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 29 anni e oggi sono andata ad un colloquio di lavoro. Ero nella sala d&#8217;attesa e ho conosciuto Giorgio, un dipendente dell&#8217;azienda. Lui mi ha raccontato di essere appena rientrato dal congedo di paternità, dopo la nascita della sua terza figlia. Era felice di aver ricominciato a lavorare e faceva vedere a tutti i presenti le foto delle tre figlie, ripetendo quanto gli mancasse fare colazione tutti insieme. Quando mi sono seduta per il colloquio ero <span class="text_exposed_show">intimorita: il responsabile del personale ha esordito complimentandosi con me per il master che ho appena conseguito e per l&#8217;esperienza che ho svolto all&#8217;estero. Dopo aver parlato delle eventuali prospettive lavorative nell&#8217;azienda, mi ha chiesto se avessi figli o se volessi averne: gli ho parlato di Sara, che ha due anni e mezzo e ama nuotare. Il responsabile del personale mi ha sorriso e mi ha detto che secondo lui ero la persona giusta, nel posto giusto, anche perché l&#8217;azienda ha uno dei migliori asili a disposizione dei dipendenti. Spero che questa azienda possa essere una buona opportunità sia per me che per Sara.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà… fare un colloquio di lavoro oggi, per una donna, spesso vuol dire leggere sugli annunci che è richiesta bella presenza e un atteggiamento accondiscendente. Inoltre durante il colloquio vengono fatte domande personali sulla vita sentimentale o la situazione familiare: una donna in “età fertile” fa molta fatica ad essere assunta e spesso le viene chiesto direttamente se è intenzionata a fare figli o, se già li ha, se crede di poter avere tempo da dedicare al lavoro. La stessa cosa non succede agli uomini: si dà per scontato che se ha risposto ad un&#8217;offerta di lavoro avrà tempo da dedicargli e che se avrà figli se ne occuperà la madre dei bambini. Spesso il luogo di lavoro si trasforma in un posto in cui si subiscono molestie e dove la disparità di genere è all&#8217;ordine del giorno.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-13" title=""><img class="  wp-image-1949 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day16SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day16" href="https://www.facebook.com/hashtag/day16?source=feed_text&amp;story_id=625949157576648&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day16</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Carmen, ho 28 anni, da oggi disoccupata. Sono un’operatrice dei Centri Antiviolenza; anzi, lo ero. Perché stamani, arrivata al lavoro, al posto del Centro ho trovato un bibliocaffè. Perché abbiamo sconfitto la violenza di genere e messo la parola fine a ogni forma di discriminazione contro donne e bambine. Ora viviamo in una società più giusta, libera da ogni forma di violenza. Una società in cui le donne partecipano a ogni livello decisionale in ambito politico,<span class="text_exposed_show"> economico, civile e sociale della vita pubblica. Certo, dovrò trovare un nuovo lavoro! Potrei iniziare da qui, dalla biblioteca. Gli orari sembrano un po’ faticosi &#8211; aperti sino a sera, anche la domenica &#8211; Però alla casa, al bambino, ci pensa Marco, mio marito, ora che il lavoro domestico è finalmente riconosciuto e valorizzato, e le responsabilità condivise all&#8217;interno di ogni famiglia. Sì, entro al bibliocaffè, chissà… magari cercano personale.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia 1 donna su 3 continua a essere vittima di violenza, non solo fisica o sessuale, ma anche economica e psicologica. Nella stragrande maggioranza dei casi commessa dal partner attuale o ex. E sono proprio i Centri Antiviolenza il luogo d’elezione in cui accogliere e sostenere le donne in difficoltà. Per il loro valore politico-culturale, i Centri sono essenziali anche ai fini della prevenzione del fenomeno e intervengono nel processo culturale in cui nasce la violenza.</span></p>
</div>
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		<title>Disparità e discriminazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro si incontrano ancora prima di accedervi: le donne hanno meno possibilità occupazionali degli uomini a tre anni dalla fine degli studi, con conseguente&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro si incontrano ancora prima di accedervi: le donne hanno meno possibilità occupazionali degli uomini a tre anni dalla fine degli studi, con conseguente maggior tasso di inoccupazione. Avuto accesso al mercato del lavoro invece, si è obbligate a scontrarsi con segregazione orizzontale e verticale; flessibilità del lavoro; utilizzo del part-time; disparità salariale; molestie e mobbing.</p>
<p>La <strong>SEGREGAZIONE ORIZZONTALE</strong> determina la concentrazione delle donne in pochi settori o ambiti lavorativi, i quali, molto spesso tendono a riprodurre compiti e ruoli tipicamente femminili.</p>
<p>La <strong>SEGREGAZIONE VERTICALE</strong> o «soffitto di cristallo» fa riferimento a quelle barriere che impediscono alle donne l&#8217;accesso a posizioni più elevate, concentrandole ai livelli più bassi delle scale gerarchiche di potere, responsabilità e autonomia.</p>
<p>La <strong>FLESSIBILITA’ DEL LAVORO</strong> vede i contratti femminili più brevi di quelli maschili e le occupazioni instabili svolte al 35,7% dalle donne e al 15% dagli uomini. Instabilità e discontinuità dei rapporti di lavoro implicano più bassi livelli retributivi, configurano gabbie salariali di genere e incidono sulla decisione di non avere figli per una donna che, entrando in maternità, perde il lavoro e si trova a non avere diritti né garanzie nel periodo pre e post-partum.</p>
<p><strong>L&#8217;UTILIZZO DEL PART-TIME</strong> è prevalentemente femminile (in media il rapporto è di circa tre donne ogni uomo). La maggior concentrazione di lavoratori a tempo parziale si riscontra nella fase di entrata nel mondo del lavoro, mentre per le lavoratrici si colloca maggiormente nel periodo riproduttivo e di rientro dalla maternità. Aspetto quest&#8217;ultimo che evidenzia come le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sono quasi interamente a carico delle donne.</p>
<p>La <strong>DISPARITA’ SALARIALE</strong> in Europa si concretizza in un 16% in più che gli uomini percepiscono rispetto alle donne. Nel complesso è il settore industriale a discriminare maggiormente in termini di genere; infatti al suo interno la distanza retributiva arriva al 20%, mentre nei servizi il divario è del 10% e nel lavoro autonomo è del 30%.</p>
<p><strong>MOLESTIE</strong> e <strong>MOBBING</strong> sono tutte quelle azioni, più o meno gravi, singole o reiterate nel tempo, che minano il benessere psico-fisico della vittima. Se si considerano solo le molestie sessuali sul lavoro, le hanno subite circa il 51,8% delle donne in età tra i 14 e i 65 anni.</p>
<p>(da Francesca Sartori, Differenze e diseguaglianze di genere, Bologna, il Mulino, 2009)</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>La disparità di genere nel lavoro mostra e rafforza la costruzione sociale dei ruoli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Katia Iudicelli]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Katia Iudicelli Controllo sociale, limitazioni e disparità di genere con subordinazione della donna, rappresentano forse per il capitalismo un “bene” da garantire anziché un “ostacolo” da superare? Quanti soffitti di cristallo ci sono&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Katia Iudicelli</p>
<p>Controllo sociale, limitazioni e disparità di genere con subordinazione della donna, rappresentano forse per il capitalismo un “bene” da garantire anziché un “ostacolo” da superare? Quanti soffitti di cristallo ci sono ancora da infrangere prima che la parità di genere, diritto fondamentale e condizione necessaria per una Società che si definisce civile, sia realmente raggiunta? Quali strategie mettere in campo per garantire pari opportunità a uomini e donne?</p>
<p>La disparità uomo-donna o Gender Gap, discriminazione fondata sul sesso, che è uno dei presupposti culturali della violenza contro le donne, si manifesta con forza nell&#8217;ambito del lavoro. Da tempo l&#8217;Europa ha posto la parità di genere come valore fondante dell&#8217;Unione Europea; negli anni le normative nazionali e internazionali si sono evolute e si sono avuti dei progressi. In passato, le donne avevano un accesso limitato all&#8217;istruzione, erano educate a non avere aspirazioni, non potevano quindi accedere a qualsiasi posizione lavorativa tanto meno a pubblici impieghi e ricevevano retribuzioni inferiori. Attualmente le donne possono conseguire un livello d&#8217;istruzione più alto, avere aspettative maggiori e, fino ad un certo punto, possono credere di avere le stesse opportunità degli uomini.</p>
<p>Diverse ricerche evidenziano come, nonostante i traguardi raggiunti, le disuguaglianze tra i sessi persistano ancora in riferimento a istruzione, sia in termini di preferenze delle materie che di esiti degli studi per cui le donne, anche mediamente più istruite, sono più precarie degli uomini; accesso al mondo del lavoro, che continua a essere più ostico per il genere femminile; molestie e ricatti sul lavoro, a cui le donne sono maggiormente sottoposte. La difficoltà/impossibilità a entrare nel mondo del lavoro, diventa ancora più complessa quando le donne vivono condizioni estreme come quelle della violenza. La precarietà lavorativa con cui si scontrano, infatti, può diventare humus per la violenza economica, una delle forme con cui si manifesta la violenza domestica. La scarsa e/o mancata possibilità di lavorare e quindi di avere un&#8217;indipendenza economica, è uno dei fattori che ritarda la scelta delle donne di allontanarsi dalla violenza, di denunciare e di ricostruire la propria vita.</p>
<p>Da vari rapporti risulta che a parità di prestazione le donne guadagnano meno degli uomini (gender pay gap), da anziane percepiscono una pensione più bassa e sono più esposte al rischio di povertà. Si delinea una struttura societaria complessa all&#8217;interno della quale le donne lottano duramente per cercare di trovare uno spazio. È chiaro come la parità di genere, intesa come riconoscimento di persone, ognuna con le proprie caratteristiche che, a prescindere dal sesso biologico, hanno pari dignità, diritti e opportunità, è ancora lontana. Come mai, nel mondo dell&#8217;occupazione e dell&#8217;impiego, le donne non possono godere delle stesse opportunità degli uomini? Eppure di passi avanti ne sono stati compiuti, in primis, la crescita del livello di scolarità femminile, da quando le donne non sono più escluse da istruzione e formazione, e l&#8217;inserimento nel mondo occupazionale (certo più di tipo manuale che decisionale!).</p>
<p>E&#8217; plausibile ritenere che l&#8217;accesso all&#8217;istruzione e quindi al sapere determini l&#8217;immagine di sé, le aspirazioni e dunque le opportunità lavorative? Il sistema di istruzione e formazione formale (Scuole di ogni ordine e grado) e quello informale (famiglia e società in senso ampio), rappresentando le più importanti agenzie educative, influenzano fortemente la nostra crescita personale, professionale e sociale. L&#8217;istruzione, in particolare, è da intendersi non solo in senso scolastico, ma anche formativo-professionale ed educativo. Nei contesti preposti all&#8217;apprendimento e alla formazione professionale, bambini e bambine crescono educati a nutrire certe aspettative, ad agire determinati comportamenti e ad assumere i ruoli che nella visione collettiva sono considerati adeguati per uomini e donne. La stessa Convenzione di Istanbul all’art. 3, lett. c, sottolinea quanto vi è di socialmente costruito nell&#8217;essere uomini o donne. Un sistema all&#8217;interno del quale i ruoli maschili e femminili derivano da una costruzione storico-sociale, vengono affidati in base al sesso di appartenenza e trasmessi attraverso le principali agenzie educative produce, inevitabilmente, posizioni di partenza ineguali per uomini e donne e di conseguenza differenti opportunità tra lavoratori e lavoratrici.</p>
<p>La disparità di genere nel lavoro, dunque, mostra e al contempo rafforza la costruzione sociale dei ruoli. Ecco che, ancora oggi, gli uomini mantengono un ruolo centrale nel mercato del lavoro, ai vertici del potere e hanno maggior denaro, mentre alle donne resta un ruolo marginale nella sfera della produttività e di primo piano nella sfera dell&#8217;affettività, della cura e della gestione della casa. Ma se le condizioni di uomini e donne sono costrutti sociali, allora si possono trasformare: trent&#8217;anni fa una ragazza non avrebbe potuto immaginare di fare la poliziotta, la magistrata, la ministra, perché “educata” a credere di non poterlo fare con un ordinamento giuridico che cristallizzava questi divieti. La collettività intera ha una responsabilità nella costruzione di schemi che possono o favorire o contrastare un modello sociale fondato sul rispetto di uomini donne. Un Paese che aspira ad una reale crescita sociale, politica, economica non può prescindere dall&#8217;uguaglianza di genere anche nel mercato del lavoro, da modelli di Welfare che promuovano la condivisione delle responsabilità, facilitino la conciliazione dei tempi lavoro e maternità e incoraggino la possibilità di carriera per le donne. Nell&#8217;attuare interventi strutturali e riforme tese al raggiungimento delle pari opportunità ricordiamoci, però, il ruolo fondamentale dell&#8217;educazione alla parità di genere: un&#8217;educazione che non annulli le diversità, ma le valorizzi; un&#8217;educazione che non ingabbi in ruoli rigidi e stereotipati; un&#8217;educazione che sappia guardare oltre i generi e formi &#8220;persone&#8221; quindi &#8220;società&#8221; capaci di garantire pari dignità, pari diritti e pari opportunità.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p><em>FONTI</em></p>
<p><a href="http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_5.10.8.html&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_5.10.8.html&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12012E%2FTXT&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12012E%2FTXT&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www3.weforum.org/docs/GGGR2015/cover.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www3.weforum.org/docs/GGGR2015/cover.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.pubblicitaprogresso.org/wp-content/uploads/2016/03/Gender-gap-Report-2015_Job-Pricing-pag18-22.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.pubblicitaprogresso.org/wp-content/uploads/2016/03/Gender-gap-Report-2015_Job-Pricing-pag18-22.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2669-eige-presentato-lindice-sulluguaglianza-di-genere-2015?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2669-eige-presentato-lindice-sulluguaglianza-di-genere-2015?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		</item>
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		<title>Strategie politiche per rilanciare il lavoro femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento nazionale donne Cisl]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Liliana Ocmin]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Liliana Ocmin L’imperversare della violenza sulle donne a cui assistiamo quotidianamente fa emergere con forza, ancora una volta, la necessità di intervenire con urgenza e in maniera adeguata, attraverso il pieno coinvolgimento degli&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Liliana Ocmin</em></p>
<p>L’imperversare della violenza sulle donne a cui assistiamo quotidianamente fa emergere con forza, ancora una volta, la necessità di intervenire con urgenza e in maniera adeguata, attraverso il pieno coinvolgimento degli uomini, su quelle sovrastrutture culturali, purtroppo difficili da scalfire, che incidono così drammaticamente nella vita e nelle relazioni di coppia. Anche la difficile conciliazione tra vita lavorativa ed esigenze di cura familiare, sebbene con minor clamore mediatico, rimanda direttamente a questi aspetti che continuano a “mietere vittime” sui posti di lavoro e in particolare tra le lavoratrici. Nel 2015, così come era accaduto l’anno precedente, infatti è cresciuto il numero delle dimissioni volontarie e delle risoluzioni consensuali. Questo è quanto emerge dai dati del Ministero del Lavoro relativi alla “Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e lavoratori padri – Anno 2015”, pubblicati in settimana e redatti, come ogni anno, sulla base del monitoraggio svolto dall&#8217;Ufficio della Consigliera nazionale di Parità e dalla Direzione Generale per l&#8217;Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro. Nel 2015 si sono registrate complessivamente dimissioni e risoluzioni pari a 31.249 posizioni, con un incremento di circa il 19% rispetto alle 26.333 dell’anno precedente, anno che aveva già segnato un +11,27% rispetto al 2013. Il dato riguarda in maggioranza le lavoratrici madri (82%) con 25.620 dimissioni contro le 22.480 del 2014 (+14%), mentre il numero dei lavoratori padri che si sono dimessi o hanno risolto in maniera consensuale il proprio rapporto di lavoro risulta molto più ridotto, sebbene ci sia stato un sensibile aumento (5.629) a confronto con il 2014 (3.853), +46%. Interessanti anche i dati riferiti alle motivazioni delle dimissioni; oltre a quella più ricorrente legata al “passaggio ad altra azienda”, si confermano rilevanti quelle originate dalle difficoltà di conciliazione tra la cura dei figli e la vita lavorativa, soprattutto per le fasce di età 26-35 anni e 36-45 anni che dimostrano tra l’altro come l’ingresso nel mondo del lavoro sia sempre più posticipato nel tempo. Anche qui si tratta di un aumento rispetto al 2014 e riguarda prevalentemente le lavoratrici, 9.395 posizioni a fronte di 177 convalide relative a lavoratori. Le voci più diffuse rispetto al problema della cura della prole comprendono: “assenza di parenti di supporto”, in 4.791 casi di cui 4700 riconducibili a lavoratrici madri e 91 a lavoratori padri; “mancato accoglimento al nido”, in 3.548 casi di cui 3.482 riferiti a lavoratrici e 66 a lavoratori; “elevata incidenza dei costi di assistenza del neonato”, in 1.233 casi di cui 1.213 relative a lavoratrici e 20 a lavoratori. Un quadro emblematico che dimostra ulteriormente, con numeri alla mano, come la carenza di servizi di supporto per l’infanzia abbiano un’incidenza negativa non marginale sulla tenuta del posto di lavoro e sul desiderio stesso di maternità, anch&#8217;essa sempre più rinviata nel tempo e sempre più ridimensionata nei numeri, ormai ben al di sotto della soglia necessaria per assicurare il giusto ricambio generazionale e guardare con fiducia al futuro del Paese. Non abbiamo parlato del fenomeno delle “dimissioni in bianco”, sicuramente presente “in incognito” tra i motivi dell’abbandono del posto di lavoro, su cui, dopo la legge Fornero del 2012, è tornato il Jobs Act con una nuova procedura telematica che dovrebbe consentire di ostacolare a monte questa bieca forma di discriminazione nei confronti delle donne. Vedremo più avanti se la norma funziona.</p>
<div id="attachment_1804" style="width: 224px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LilianaOcmin2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="wp-image-1804 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LilianaOcmin2-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LilianaOcmin2" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Liliana Ocmin</p></div>
<p>Come Coordinamento nazionale donne Cisl, non possiamo esimerci dal richiamare ancora una volta i responsabili di Governo ad avere più coraggio in termini di strategie politiche per rilanciare lavoro femminile, maternità e condivisione della cura familiare ancora troppo sbilanciata sulle donne. Investire in servizi più adeguati, lo abbiamo visto, mette al riparo il lavoro delle mamme, sostiene concretamente il desiderio di genitorialità delle coppie e salvaguarda dal rischio di povertà cui sono esposte le famiglie con figli. Allo stesso modo, una maggiore apertura delle imprese verso forme di organizzazione del lavoro più flessibili contribuisce al mantenimento del posto di lavoro, a fidelizzare lavoratrici e lavoratori e a migliorare le performance aziendali. Rimarchiamo a riguardo l’importanza della contrattazione, in particolare di secondo livello, aziendale e territoriale, che può contribuire in maniera determinante alla soluzione di tutte queste problematiche e diventare una sede concreta.</p>
<p>Secondo noi dovranno essere messe in campo a partire dalle prossime settimane, anche in vista dell’approvazione della Legge di Stabilità per il 2017, alcune questioni:  la prima  che abbiamo sottoposto all&#8217;attenzione del Governo ha preso spunto dalla conferma della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro che rappresenta non solo una delle disuguaglianze più profonde all&#8217;origine della crisi economica e da questa ulteriormente aggravata, ma anche un ostacolo allo sviluppo sociale ed economico dell&#8217;intero Paese. Con la crisi è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale ed il cosiddetto gender pay gap, è cresciuto il part-time involontario e si è ampliato il sottoutilizzo del capitale umano. Tutto questo, unito ai ridotti incentivi per la genitorialità, all&#8217;inadeguatezza del sistema di welfare pubblico, alle problematiche legate alla maternità &#8211; con un figlio lavora il 57,8% delle donne, con due il 50,9%, con tre soltanto il 35,5% &#8211; rende l’Italia uno dei paesi meno vantaggiosi per una donna lavoratrice. Abbiamo richiesto pertanto il ripristino degli sgravi fiscali e gli incentivi all&#8217;assunzione di giovani donne, con particolare riguardo alle under 35 e alle neomamme, eventualmente maggiorando i benefit già previsti per i giovani nella nuova manovra economica. Un aiuto finanziario in questo senso potrebbe venire anche da un più stretto raccordo col secondo Piano europeo “Garanzia Giovani”. Come Cisl abbiamo rilanciato, inoltre, la richiesta di incentivare, per uomini e donne, forme di part-time lungo in modo da favorire la conciliazione vita-lavoro evitando le forme di marginalizzazione spesso legate al part-time inteso come metà orario, che lo hanno reso finora poco appetibile per le professionalità medio alte e per gli uomini.</p>
<p>A pesare sul lavoro delle donne, dicevamo, è anche la scarsa presenza di servizi di welfare per la famiglia, in particolare quelli socio-educativi per la prima infanzia (bambini da 0 a 3 anni), che insieme alla mancanza di condivisione delle responsabilità genitoriali e di cura, rappresentano ancora un forte disincentivo alla scelta di natalità, all&#8217;accesso a servizi di qualità e al rientro al lavoro dopo la maternità. Abbiamo proposto quindi un intervento strutturale di finanziamento della rete dei servizi socio-educativi 0-3 anni, nel contesto della rete 0-6 anni che si sta strutturando, insieme a un’estensione graduale del congedo obbligatorio di paternità, con il prolungamento degli attuali 2 a 5 giorni entro il quinto mese di vita del figlio, sempre in aggiunta al congedo di maternità della madre. Altro tema, quello della violenza sulle donne, sempre più allarmante in termini di recrudescenza e su cui si sta spendendo il Ministro Boschi con delega alle Pari Opportunità con l’obiettivo di accelerare il processo di realizzazione del Piano Nazionale contro la violenza di genere. Il congedo per le donne vittime di violenza che intraprendono percorsi di protezione, introdotto dal Jobs Act, è stato un’importante novità legislativa degli ultimi tempi ma che ora bisogna sviluppare estendendola anche al comparto domestico oggi escluso e prevedendo, altresì, incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione di quelle vittime &#8211; ciò anche attraverso la contrattazione di secondo livello – che per mancanza di lavoro vivono in silenzio la propria condizione. Come Cisl, siamo pronti a mettere a disposizione la nostra lunga esperienza in materia, che ci ha viste e ci vede impegnate in prima linea nell&#8217;attività di prevenzione e contrasto a questo fenomeno deplorevole. Proprio venerdì scorso siamo scese in piazza a Reggio Calabria, a fianco di tutta la Cisl territoriale, insieme alle più alte cariche istituzionali e ai rappresentanti della società civile, per la manifestazione organizzata dalla Regione Calabria a sostegno della ragazza di Melito Porto Salvo vittima di stupro di gruppo continuato e per ribadire con forza il nostro netto rifiuto verso ogni forma e cultura di violenza e discriminazione. Accogliamo positivamente in queste ore anche l’approvazione definitiva della legge sul caporalato che rende giustizia a tante persone, tra cui moltissime donne, che sovente portano impressi nel proprio animo e sulla propria pelle i segni dello sfruttamento. Temi questi che abbiamo incardinato nella nostra Piattaforma Sindacale di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e bambini, recentemente aggiornata e che distribuiremo a livello nazionale nelle sedi di lavoro.</p>
<p><em>L’autrice è Responsabile Dipartimento Politiche Migratorie Donne Giovani e Coordinamento Nazionale Donne CISL</em></p>
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		<title>Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale di Laura Grifi e Saveria Ottaviani Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale</p>
<p><em>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em></p>
<p><strong>Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto ai loro colleghi maschi?</strong></p>
<p>Negli ultimi decenni è aumentata la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Europa, dove nel 2014 le donne avevano raggiunto il 46% delle persone attive nel mercato del lavoro. Ciò nonostante, i tassi di occupazione femminile continuano ad essere inferiori a quelli degli uomini in quasi tutti gli stati membri. Agli ultimi posti in classifica c&#8217;è Italia, dove è forte lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro a sfavore delle donne, con il 70,6% degli uomini occupati e il 50,6% delle donne), così come è forte il divario territoriale tra Centro Nord e Mezzogiorno. Siamo dunque lontani anni luce dall&#8217;obiettivo già fissato dalla strategia di Lisbona, che prevedeva l’impiego del 60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d&#8217;Italia, e non solo, avrebbe fatto crescere il Pil del 7%, con ricadute positive per tutta la società. Anche i dati Eurostat confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il divario tra il numero di uomini e donne che lavorano è il maggiore in Europa, ad eccezione di Malta. Proprio nell&#8217;anno in cui è entrato in vigore il Jobs Act. La bassa occupazione delle donne è sintomatica di una condizione generale di disuguaglianza, come ha rilevato il <a title="Gender Equality Index" href="http://eige.europa.eu/rdc/eige-publications/gender-equality-index-2015-measuring-gender-equality-european-union-2005-2012-report?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Gender Equality Index</a> elaborato dall&#8217;EIGE, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.</p>
<p><strong>Quali le priorità?</strong></p>
<p>Sicuramente quella del superamento della mancata partecipazione femminile al lavoro, che ostacola lo sviluppo sociale ed economico dell&#8217;intero Paese, oltre a rappresentare una delle disuguaglianze più profonde, all&#8217;origine della crisi economica. Crisi che ha aggravato i problemi strutturali dell’occupazione femminile, soprattutto dal punto di vista delle discriminazioni e della qualità del lavoro: è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, è cresciuto il part time involontario, che impoverisce ulteriormente le retribuzioni. La bassa partecipazione al mercato del lavoro, la precarietà, il pay gap salariale, la mancanza di servizi e di un sistema di welfare, il nodo irrisolto della conciliazione tra lavoro e vita privata, rendono l’Italia tra i paesi peggiori per una donna lavoratrice. Le donne sono insomma, insieme ai giovani, le più penalizzate dalla crisi.  Ѐ allora necessario e urgente un piano straordinario per l&#8217;occupazione femminile. In quest’ottica  la Cgil ha presentato lo scorso mese nuove proposte contenute nel documento per il <a title="Piano straordinario per l'occupazione" href="http://www.cgil.it/lavoro-cgil-13-settembre-iniziativa-piano-straordinario-occupazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">rilancio del <em>Piano del Lavoro</em></a>. La necessità d’interventi e di politiche maggiormente orientate in un&#8217;ottica di genere non risponde soltanto a un’elementare questione di equità fra i sessi, ma costituisce un vero e proprio volano per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro. E se i risultati continuano a non esserci vuol dire che le strategie sono sbagliate e vanno corrette.</p>
<div id="attachment_1796" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="wp-image-1796 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LoredanaTaddei" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Loredana Taddei</p></div>
<p><strong>Come Responsabile delle Politiche di Genere della CGIL Nazionale, di cosa si occupa in particolare? Qual è la sua esperienza personale di donna lavoratrice?</strong></p>
<p>Il nodo centrale su cui lavorare, dal mio punto vista, è quello del superamento delle disuguaglianze, sia dal versante culturale, che da quello economico, strettamente intrecciati tra loro. Come credo ogni donna, li ho vissuti anche nella mia esperienza personale. Basti pensare che fino a tempi recenti le donne erano incasellate tra le “categorie svantaggiate”. Ci sono voluti anni di battaglie per affermare il concetto, ancora non del tutto digerito, che non siamo &#8221;una categoria&#8221;, ma siamo parte della società, la maggioranza. E non siamo affatto né “svantaggiate”, né da “tutelare”, o “proteggere”. Voglio solo ricordare che nel nostro Paese le donne sono 1,7 milioni più degli uomini e costituiscono il 60% circa di tutti i laureati.</p>
<p><strong>A novembre ricorre l’Equal Pay Day, iniziativa istituita dall’Unione Europea, per denunciare il divario salariale tra uomini e donne. Qual è la situazione italiana rispetto al divario di salario? Il Sindacato cosa fa per affrontare questa ingiustizia?</strong></p>
<p>Nel 1960, 56 anni fa, tutti insieme facevamo un importante passo in avanti verso la parità di genere, con un accordo interconfederale per il settore industriale, intitolato “parità salariale uomo-donna”, che prevedeva un inquadramento professionale non più riferito al sesso, principio inserito anche nella nostra Carta costituzionale, oltre che nei trattati dell’Unione europea. Oggi l’Italia è invece tra i paesi con la maggior differenza salariale tra uomini e donne. Che rimane un aspetto cruciale delle disuguaglianze per le donne nel mercato del lavoro. Una differenza salariale certificata dalla classifica annualmente stilata dal World Economic Forum che ci vede al 49esimo posto su 145 Paesi analizzati nell&#8217;indice di disparità di genere e per l’aspetto retributivo, a parità di ruolo, nella casella 109, decisamente in fondo alla classifica. Insomma, si tratta di mancata parità effettiva, a partire dal lavoro. La Cgil lo scorso anno ha avviato una campagna contro le disuguaglianze e le discriminazioni tra uomini e donne, mettendo l’accento sul carattere trasversale della parità, che viene spesso rimosso e trattato isolatamente, senza collegarlo con gli altri aspetti della vita economica, sociale e politica.</p>
<p><strong>Immaginiamo che per la CGIL il raggiungimento della parità di genere sia una priorità. Gli uomini del sindacato sentono questa come una battaglia comune? In che modo avete sensibilizzato i vostri colleghi? </strong></p>
<p>Questa domanda la girerei agli uomini del sindacato. Scherzi a parte, tradizionalmente quello del raggiungimento della parità di genere è un tema che donne e uomini della Cgil condividono. Certo le donne perseguono l’obiettivo con uno slancio diverso e si battono per contrastare un’antica cultura sociale che propende ancora oggi a trattare le varie tematiche in modalità “neutra”, che poi vuol dire al maschile. La sensibilizzazione verso i maschi è molto indirizzata in questa direzione.</p>
<p><strong>La CGIL ha rilevato dati importanti riguardo la violenza contro le donne sui luoghi di lavoro? Cosa fate per combattere molestie e violenza?</strong></p>
<p>Il tema della violenza di genere per la prima volta è diventato finalmente materia di intervento politico<strong>,</strong> nell&#8217;ambito delle disposizioni che regolano i rapporti di lavoro, con il congedo per le donne che intraprendono percorsi di protezione previsto dal Jobs Act. Ѐ però importante estendere alle lavoratrici del comparto domestico i benefici previsti per i settori pubblico e privato e prevedere incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione delle vittime di violenza di genere incluse in percorsi di inserimento e reinserimento sociale e lavorativo, anche attraverso la contrattazione di secondo livello. Inoltre è necessario dare seguito a questa svolta culturale affrontando il tema dell’occupazione per le donne che sono costrette a lasciare casa, senza un reddito da lavoro o talvolta anche a dimettersi dal posto di lavoro, per intraprendere il percorso nei centri antiviolenza, finito il quale non trovano occupazione. Una buona pratica in campo è stata avviata in Inghilterra con il cosiddetto metodo Scotland, che ha drasticamente ridotto la violenza domestica nel Regno Unito: solo a Londra in sette anni le vittime sono calate del 90 per cento. Alla base del modello inglese c&#8217;è il coordinamento, ovvero partnership, perché né il governo, né le aziende, né le istituzioni, né le associazioni possono farcela da sole. Superare le divisioni, le differenze di approccio, è d’obbligo. Questo nuovo approccio ha reso possibile anche una diminuzione dei costi della violenza domestica, che da una ricerca condotta dalla Scotland si aggiravano intorno ai 23 miliardi di sterline annui. Numeri dietro ai quali ci sono vite umane e il sogno di una società più civile.</p>
<p>Riguardo le violenze e molestie nei luoghi di lavoro, ci sono voluti nove anni perché in Italia venisse recepito l’Accordo Quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro del 26 aprile 2007 e siglato a gennaio di quest&#8217;anno da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Con questo importante accordo, anche il nostro Paese sancisce finalmente l’inaccettabilità di comportamenti che si configurano come molestie o violenza e che vanno denunciati con la necessaria collaborazione di lavoratori e imprese, affinché negli ambienti di lavoro sia rispettata la dignità delle donne e degli uomini.</p>
<p><strong>Dottoressa Taddei, un messaggio alle donne lavoratrici?</strong></p>
<p>Mi piace ricordare una frase in apparenza semplice del film “We Want Sex”, tratto da un fatto realmente accaduto nel 1968, quando 187 operaie della Ford di Dagenham osarono sfidare il colosso americano, il primo ministro laburista Wilson e il malcontento dei mariti. Loro organizzarono la prima grande rivendicazione delle donne, che portò alla legge sulla parità di retribuzione, per ottenere un salario equiparato a quello maschile: “Ragazze quelli che chiediamo sono diritti e non privilegi”.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
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		<title>Perché ho firmato il manifesto di Zéromacho?</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Lucas Chuffart Perché sono contro la prostituzione. Sono femminista e, in quanto tale, a favore dell’uguaglianza e contro la dominazione maschile. Ho firmato perché ho deciso di impegnarmi contro il sistema prostitutore, che&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Lucas Chuffart</em></p>
<p>Perché sono contro la prostituzione. Sono femminista e, in quanto tale, a favore dell’uguaglianza e contro la dominazione maschile. <a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ho firmato</a> perché ho deciso di impegnarmi contro il sistema prostitutore, che distrugge la vita di milioni di persone giovani e povere in tutto il mondo.</p>
<p><a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ho firmato</a> perché il rispetto dell’altro non è in vendita. La sessualità, per me, è l’incontro di due desideri nella gioia del piacere reciproco. Con <a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> chiedo che tutti i paesi, come la Svezia nel 1997 e la Francia nell’aprile del 2016, compiano questa rivoluzione e stabiliscano un principio: pagare per un atto sessuale, cioè comprare il non-desiderio altrui, è una violenza, e dunque un delitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><img class=" size-medium wp-image-1580 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Logo-ZMPROSTITITUTION-300x46.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Logo ZMPROSTITITUTION" width="300" height="46" /></a></p>
<p><em>Zéromacho è una rete internazionale fondata nel 2011 e presente in 57 paesi, tra cui l’Italia. Riunisce i firmatari del <a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">manifesto</a> “No alla prostituzione! Sì alla libertà sessuale! Sì al desiderio reciproco!”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Firma il Manifesto</a></p>
<p><a href="http://www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>Leggi l&#8217;articolo originale</em></p>
<p>Pourquoi ai-je signé <a title="le manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">le manifeste</a> de Zéromacho ?</p>
<p>Parce que je suis contre la prostitution. Je suis féministe, donc engagé pour l’égalité et opposé à la domination masculine. <a title="le manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">J’ai signé</a> parce que j’ai décidé de m’engager contre le système prostitueur qui détruit la vie de millions de personnes jeunes et pauvres à travers le monde.</p>
<p><a title="le Manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">J’ai signé</a> parce que le respect d’autrui n’est pas à vendre. La sexualité est pour moi la rencontre de deux désirs, dans la joie d’un plaisir réciproque. Avec <a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> je demande que tous les pays, après la Suède en 1997 et la France en avril 2016, accomplissent cette révolution qui pose un principe : payer pour un acte sexuel, c’est-à-dire acheter le non-désir d’autrui, est une violence, et donc un délit.</p>
<p><em><a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> est un réseau international, fondé en 2011 et présent dans 57 pays, dont l’Italie. Il rassemble les signataires d’un manifeste «Non à la prostitution ! Oui à la liberté sexuelle! Oui au désir réciproque!»</em></p>
<p><a href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/ImmagineTestata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1338" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata big" width="300" height="57" /></a></p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>La disparità di desiderio alla base della prostituzione</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Kajsa Ekis Ekman Definire la prostituzione è molto semplice: è una prestazione sessuale tra due persone, tra chi la desidera e chi no. Poiché il desiderio è assente, il pagamento ne prende il&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Kajsa Ekis Ekman</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/ekis-stuart5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1604 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/ekis-stuart5-300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ekis-stuart5" width="300" height="215" /></a>Definire la prostituzione è molto semplice: è una prestazione sessuale tra due persone, tra chi la desidera e chi no. Poiché il desiderio è assente, il pagamento ne prende il posto. Questa disparità di desiderio sta alla base di tutta la prostituzione, sia che si parli di &#8220;VIP escort&#8221; che della moderna schiavitù della tratta. Grazie al denaro, l&#8217;acquirente ottiene il “consenso” alla prestazione, ma è importante evidenziare come una parte ottiene una prestazione sessuale, anche se l&#8217;altra parte non la vuole. Se ci fosse desiderio reciproco non ci sarebbe bisogno di alcun pagamento.<br />
Questo è soltanto uno dei problemi legati alla prostituzione. C&#8217;è violenza, povertà, alti tassi di mortalità; ci sono gli sfruttatori &#8211; siano essi criminalità organizzata o Stato &#8211; e l&#8217;intero settore che nutre questa disparità di desiderio. Il commercio del sesso è principalmente un fenomeno di genere: il 98% sono donne e ragazze vendute agli uomini. Solo una minoranza sono uomini e ragazzi venduti ad altri uomini.<br />
Ultimamente si parla di “sex work”. Si dice che la prostituzione sia un lavoro come qualsiasi altro. Che la vendita di una prestazione sessuale non debba essere vista come una violazione dei nostri diritti, ma come un diritto in sé. Si afferma che se la prostituzione fosse legalizzata, le sue criticità svanirebbero, le autorità sarebbero in grado di controllarla e le prostitute potrebbero costituire loro sindacati ed essere meglio retribuite. Anche alcune organizzazioni femministe e socialiste sono portavoce di questa tesi. La prostituzione non avrebbe nulla a che fare con il rapporto tra donne e uomini, trattandosi di una mera transazione commerciale. E se ne parla utilizzando termini legati alle attività commerciali. Invece di prostituzione si parla di “commercio del sesso”, invece di prostitute di “sex worker” &#8211; termini che offrono una parvenza di neutralità. In Olanda, in cui tutti gli aspetti della prostituzione sono legali, i proprietari dei bordelli sono chiamati “imprenditori indipendenti&#8221;; in Australia, “fornitori di servizi”. La tesi della “sex worker” o del &#8220;lavoro come un altro&#8221; offre un pretesto per non dover affrontare lo sfruttamento, la miseria e la disuguaglianza che la prostituzione comporta. E offre alle femministe e alla Sinistra un pretesto per non agire.<br />
Tuttavia la realtà ci racconta un&#8217;altra storia: la prostituzione non è un lavoro come un altro. Per le donne e le ragazze che si prostituiscono, il tasso di mortalità è di 40 volte superiore alla media. Nel 2003 un gruppo di medici e psicologi guidato dalla dottoressa Farley ha realizzato un&#8217;importante ricerca intervistando 800 prostitute in 9 Paesi diversi. I risultati hanno mostrato che il 71% aveva subito aggressioni fisiche e che il 63% era stata violentata mentre si prostituiva. Inoltre l&#8217;89% ha detto che avrebbe lasciato la prostituzione se avesse avuto la possibilità di farlo. Quale altra professione può essere paragonata a questi risultati? Ogni società che vuole tendere verso la parità di genere, il rispetto della vita e della dignità e vuole offrire un futuro dignitoso alle ragazze, deve lottare contro la prostituzione. Non combattendo le prostitute ma contrastando gli sfruttatori: l&#8217;industria del sesso e gli acquirenti. È l&#8217;acquirente, non la prostituta, che ha realmente una scelta.<br />
<em>L’autrice, giornalista, scrittrice e attivista, è autrice di &#8220;Being and Being Bought &#8211; prostitution, surrogacy and the Split Self&#8221;, Spinifex Press, 2013 e &#8220;Stolen spring&#8221; sulla crisi dell&#8217;euro e su come abbia colpito la Grecia.</em><br />
<a title="Kajsa Ekis Ekman" href="http://kajsaekisekman.blogspot.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://kajsaekisekman.blogspot.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>leggi l&#8217;articolo originale</em></p>
<p><div id="post-link-1603" class="sh-link post-link sh-hide"><a href="#" onclick="showhide_toggle('post', 1603, 'Show more...', 'Show less...'); return false;" aria-expanded="false"><span id="post-toggle-1603">Show more...</span></a></div><div id="post-content-1603" class="sh-content post-content sh-hide" style="display: none;">Prostitution is, in reality, very simple. It is sex between two people &#8211; between one who wants it and one who doesn’t. Since desire is absent, payment takes its place. This inequality of lust is the basis of all prostitution, be it ‘VIP escort services’ or the modern slavery of trafficking. The same condition is always present: one person wants to have sex, one doesn’t. Money may get the buyer ‘consent’ and even fake appreciation during the act, but it only highlights the fact that the other party has sex even though s/he does not really want to. No matter how much is said or done to cover this up, if there were mutual desire, there wouldn’t be any payment—and we all know it.</p>
<p>Prostitution is therefore an enemy of sexual liberation, of lust, and of free will. This, of course, is only one of the problems associated with prostitution. There is also the violence, the poverty, the high mortality rates, the pimps &#8211; be it the mafia or the state &#8211; and the whole industry that feeds off the inequality of lust. The sex trade is a highly gendered phenomenon. It primarily involves women and girls being sold to men: 98% of the people whose lives are sold through trafficking are women and girls. A minority are men and boys whose lives are sold to other men.</p>
<p>Simultaneously, a new way of talking about prostitution has arisen. It is called ‘sex work’.Its promoters say that prostitution is a job, just like any other. That selling sex should not be seen as a violation of our rights, but more as a right in itself. That we ought to focus on the condom use and proper payment. They say that if prostitution is legalized, its negative features will disappear, the authorities will be able to control it and prostitutes will be able to establish unions and be better paid. They claim that prostitution is not harmful in itself, that what happens between two consenting adults is their own business. Not infrequently, feminist and socialist organizations are mouthpieces for this line of argument: work, unions, rights and self-determination. In the world of prostitution, ‘working’ has long been used as a euphemism to avoid naming what is happening, a kind of perversely ironic usage. Someone asked “Are you working?” with a certain look, and the other person got the drift. But today the term ‘work’ is used in all seriousness by social commentators, politicians and international organizations: prostitution has become a job. We hear it from the postmodern left as well as the neoliberal right. According to this way of thinking, prostitution has nothing to do with the relationship between women and men but instead is quite simply a business transaction. We are to speak, then, in business-related terms. Although the absolute majority of people in prostitution in the world are women and girls and the absolute majority of buyers are men, we are not supposed to speak about women and men, but about ‘sellers’ and ‘customers’. Instead of prostitution we are to say ‘commercial sex’ and instead of prostitutes, ‘sex workers’ &#8211; terms that provide a semblance of neutrality. In Holland, where all aspects of prostitution are legal, brothel owners are called ‘independent entrepreneurs’; in Australia, ‘service providers’.</p>
<p>The cultural equivalent of sex workers’ rights is the ‘cult of the whore’.In intellectual circles, praising the whore is fashionable. The whore is quintessentially hip. The word ‘whore’ can spice up the dullest book or the most insipid party; it breathes exoticism and titillation. We hear more and more talk of ‘reclaiming’ the word. They call it paying homage: the whore has been scorned by society &#8211; now we must elevate her! But the gesture is, in fact, a way of dissociating oneself from prostituted women. Wearing the ‘whore’ like a necklace: ‘I wear her as an accessory, and thus show that I am not her’. The sex worker story is <em>the</em> contemporary justification for the sex industry, just like the “happy whore” was in the 60´s and the “necessary evil” or the “drainage model” was in the late 1800´s. It provides society with an excuse not to have to face the exploitation, misery and inequality that prostitution entails. As the sex industry grows, it seeks to be legalized and has succeeded, in places like Australia, to be listed on the stock exchange. The story of the “sex worker” or “job like any other” fits the industry perfectly, at the same time as it offers feminists and the Left an excuse not to act. The facts of prostitution, however, tell us another story: that it is definitely not a job like any other. For women and girls in prostitution, the death rate is 40 times higher than the average. No group of women, regardless of career or life situation, has as high a mortality rate as prostituted women. A significant study of individuals in prostitution, led by Dr Melissa Farley, was carried out in 2003 by a team of doctors and psychologists who interviewed 800 prostitutes in 9 countries. The results showed that 71 percent had experienced physical assault while in prostitution, that 63 percent had been raped while engaged in prostitution, that 89 percent said they wanted to leave prostitution and would if they had the possibility to do so. What other profession can be compared with this?</p>
<p>In my opinion, any society which wants to strive towards gender equality, respect for life and dignity and a decent future for young girls, needs to fight against prostitution. But not by fighting the prostitutes! No, by fighting the exploiters: the industry and the buyers. It is the buyer, not the prostitute, who really has a choice. Sweden passed a law in 1998 prohibiting the purchase of sexual services. It was the first time in the world that prostitution legislation had targeted the buyers. This means that it is perfectly legal to sell sex anywhere, but it is illegal to buy it. It was the result of 30 years of struggle from the women´s movement, as well as social work and research. Thirteen years after the law, buying of sex has diminished substantially. The sex industry had to pack up and leave, along with most of the traffickers. Before 1 in 8 Swedish men bought sex, today the number is down to 1 in 13. In Germany, where the sex industry is legal, 1 in 4 men buy sex. Often it has been said that buying sex is “natural” for men &#8211; but these statistics should disprove that, since if that were true, the same number of men would buy sex in every country. Today in Sweden, buying sex is seen as something only “losers” and social outcasts do. Real men can get women without having to pay for them, our generation thinks. This of course does not mean that prostitution has entirely disappeared. But that we are on our way. To exploit another human being is not “natural” or “biological” &#8211; even if the sex industry wants us to think that. Their biggest fear is that everyone will have sex for free, because we want to &#8211; that would mean the end of their market. As a report on the Australian sex industry states: the future of the sex industry looks good – despite the ”competition from unpaid sex.” Now we know – every time we are having sex for free, we compete with the sex industry.<br />
<em>Kajsa Ekis Ekman is author of &#8220;Being and Being Bought &#8211; prostitution, surrogacy and the Split Self&#8221;, Spinifex Press, 2013 and &#8220;Stolen spring&#8221; on the eurocrisis and how it hit Greece.</div></em></p>
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