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	<title>Associazione Rising &#187; Approfondimento</title>
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		<title>Giochiamo a rugby e siamo donne</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[All Reds Rugby Roma]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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<p><em>a cura di All Reds Rugby Roma</em></p>
<p>Giochiamo a rugby perché amiamo questo sport. In campo ci sentiamo forti, infinitamente belle, piene di vita, determinate, unite in uno scopo comune. Amiamo il combattimento perché ci permette di esplorare e superare i nostri limiti, amiamo i movimenti collettivi che il nostro gioco di squadra ci richiede perché il rugby è prima di tutto un gioco di intelligenza. Amiamo le corse all’aria aperta sotto il sole e la pioggia perché in esse assaporiamo la libertà che odora di erba bagnata. È così che ci piace parlare della nostra pratica sportiva. Eppure, nell’immaginario di molti, la ricerca del puro piacere nello sport femminile è una prospettiva incomprensibile, quasi oscena.</p>
<p>“Non sei abbastanza robusta, ti farai male, ma le regole sono le stesse degli uomini? Non hai paura di rovinarti lo smalto messo il giorno prima?” Queste sono solo alcune delle domande e delle affermazioni che molto spesso ci vengono rivolte. E ancora l’associazione tra sport e orientamento sessuale: se giochi a rugby sei quasi sicuramente lesbica o almeno bisessuale, sicuramente un maschiaccio.</p>
<p>Noi All Reds abbiamo fatto della lotta al sessismo e al fascismo, nello sport come nella vita, la nostra identità, il fondamento della nostra proposta sportiva. Crediamo che lo sport debba essere prima di tutto popolare e non veicolato dallo scambio di denaro, ma come donne siamo solidali con tutte quelle atlete professioniste che ogni giorno lottano per vedere riconosciuta la propria professionalità.</p>
<p>A tal proposito e nonostante la scarsità delle risorse a disposizione, il movimento rugbistico femminile in Italia cresce: negli ultimi anni le tesserate sono aumentate del 1000%, passando da 600 a oltre 8mila, storico il risultato della nazionale femminile nell’ultimo Sei Nazioni e il piazzamento al sesto posto nella classifica mondiale. Questi risultati ci raccontano di un movimento che dal basso sta crescendo e lottando per vedere riconosciuta la propria importanza. Donne che a suon di corse possenti, mete e determinazione stanno abbattendo gli stereotipi, la costruzione sociale dei ruoli e modificando gli ideali di bellezza femminile. Guardando anche ai Mondiali di calcio 2019, ci sembra proprio che, ancora una volta, lo sport sia il terreno su cui sperimentare e agire libertà femminile. Uno spazio inedito in cui modificare immaginario, simbolico e realtà. Siamo orgogliose di far parte di questo movimento e poter rivendicare una lotta che inizia nei campi erbosi e che può e deve contaminare tutta la società. Il nostro campo è a disposizione di tutte le giovani e non che vorranno avvicinarsi a questo meraviglioso sport e attraverso di esso crescere e determinarsi perché, come diciamo in questi tempi bui a chi vorrebbe distruggere spazi di socialità e autogestione, “Non si sgombera un’idea”. Per questo motivo e per altre mille ragioni “Contro ogni sessismo, mai un passo indietro!”</p>
<p>&#8212;</p>
<p>All Reds Rugby Roma, squadra seniores femminile, dal 2007 porta in campo la maglia rossa all’insegna dell’antifascismo e dell’antisessismo. Per uno sport popolare, accessibile a tutte e che permetta a ogni donna di esprimere in libertà la propria fisicità e il proprio agonismo nel rispetto di ogni individualità. Si allena all’interno di Acrobax, spazio occupato nel 2002 e sottratto alla speculazione edilizia per essere restituito alla città come luogo autogestito. In questi anni sono tantissime le donne e le ragazze che, dai 14 ai 40 anni e oltre, hanno attraversato il campo e hanno potuto conoscere il gioco del rugby, scoprendo i propri talenti, esplorando le proprie potenzialità, confrontandosi con i propri limiti. Al loro fianco, da sempre, i compagni della squadra maschile che attualmente milita nella serie C girone Lazio. Dal 2008 All Reds Rugby Roma partecipa alla Coppa Italia femminile del comitato F.I.R. regionale.</p>
<p><a title="All Reds Rugby Roma" href="http://allreds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.allreds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Roxanne: sostegno e reinserimento delle sopravvissute alla tratta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Servizio Roxanne]]></category>
		<category><![CDATA[tratta]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Moretti, Servizio Roxanne</em></p>
<p>Quando si parla di violenza sulle donne la mente va automaticamente alle tante donne che ogni giorno perdono la vita o portano su di sé e con sé i segni indelebili della violenza subita dai propri compagni. Molti sono però i punti di contatto tra questa violenza e quella che subiscono le donne che vivono sulle strade delle nostre città, per lo più immigrate, costrette quotidianamente a vendere il proprio corpo. Roma Capitale ha attivato dal 1999 un <em>“Programma integrato di interventi sulla Prostituzione” </em>finalizzato alla<em> “conoscenza del fenomeno, alla riduzione del danno, a un’azione di contrasto alla prostituzione coatta, a un’azione di sostegno sociale, di prevenzione e di informazione sanitaria<strong>”. </strong></em>La realizzazione del programma è stata affidata al Dipartimento Politiche Sociali &#8211; <em>Servizio Roxanne.</em> Sono stati attivati interventi di contatto in strada, uno sportello di orientamento, due case di fuga, e successivi programmi di semi autonomia. Possiamo dire che in questi 20 anni di attività il Servizio Roxanne ha accolto in programmi di protezione e inclusione 611 donne, di cui il 70% ha portato a termine il programma con una permanenza media nel programma di tre anni. Nel restante 30% troviamo un 15% di abbandoni con presumibile ritorno in strada, un 10% di richiedenti asilo rientrate nel sistema di accoglienza per i richiedenti asilo e un 5% di rimpatri assistiti attraverso Organizzazioni Internazionali. Negli ultimi anni le donne seguite e accolte sono in prevalenza Nigeriane, provenienti dallo Stato di Edo, sempre più giovani, poco o nulla scolarizzate, provenienti da zone molto povere, fortemente traumatizzate da storie personali difficili già nella terra di origine e aggravate dalle violenze e torture subite durante il viaggio, con una grande necessità di mandare soldi a casa e fortemente preoccupate per le famiglie. La violenza che viene esercitata nei loro confronti dai trafficanti e dalle forze di polizia che controllano le frontiere compromette profondamente la loro autostima e la fiducia nell’altro, in particolare quello con gli uomini in divisa e le rende impotenti e completamente dipendenti dai trafficanti e dagli sfruttatori oltre che dagli uomini che incontreranno lungo le nostre strade. Il patto contratto con i trafficanti è quasi sempre suggellato attraverso un rito magico – juju o vudu – durante il quale la ragazza promette di restituire il debito, di non andare alla polizia, di non creare problemi alla “madame”. Le minacce e le ritorsioni verso loro stesse e verso le famiglie, soprattutto genitori, fratelli piccoli o figli, se il patto non è rispettato, fuggendo e chiedendo aiuto, sono fortissime e molto spesso sono le stesse famiglie che cercano il contatto con le ragazze per convincerle a rispettare il patto e tornare dalla “madame”. Il reinserimento di queste ragazze è un percorso molto delicato e lungo, costellato da momenti di grande difficoltà psicologica, dovuti alle ferite profonde che le ragazze portano dentro, alla rabbia accumulata per le violenze subite e all’educazione avuta, profondamente diversa da quella dello stato che le ospita, che spesso è vissuto come una prigione che impedisce loro di costruirsi un futuro. Non comprendono il concetto di minore età e che se minori c’è un adulto – tutore – e un magistrato che dice loro cosa possono o non possono fare, quando fino al giorno prima hanno affrontato da sole il mondo e al loro paese sono considerate donne adulte che possono gestire una famiglia. Sono adolescenti ma anche adulte cresciute in fretta per effetto del dolore provato e delle tante difficoltà affrontate e sopportate, durante il viaggio, in totale solitudine con la speranza di una vita migliore, che si legano con facilità alle persone che incontrano, ma che non instaurano legami profondi. Hanno grandissima difficoltà ad apprendere la lingua italiana e le abitudini, soprattutto quelle alimentari, perché provengono da una cultura diversa ma anche perché la lingua come il cibo sono quelle degli uomini che le hanno abusate. Sono ragazze che si fanno spesso la doccia per rimuovere l’odore dell’uomo bianco che le ha toccate e rimuovendo l’odore rimuovono il ricordo di quello che hanno vissuto.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Daniela Moretti, Assistente Sociale presso il Comune di Roma Capitale, è Responsabile del Servizio Roxanne presso la Direzione Servizi alla Persona del Dipartimento Politiche Sociali. Ha lavorato presso strutture sanitarie private e in Servizi pubblici, acquisendo competenze in programmazione, progettazione, gestione e controllo di servizi.</p>
<p>Il <a title="Servizio Roxanne" href="https://www.comune.roma.it/pcr/it/servizio_roxanne.page?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Servizio &#8220;Roxanne&#8221;</a> del Dipartimento Politiche Sociali &#8211; Comune di Roma, offre prevenzione e consulenza a tutti i soggetti presenti su strada (donne, uomini, trans) e sostegno e reinserimento delle persone sopravvissute alla tratta.</p>
<p>email: <a href="mailto:%20s.roxanne@comune.roma.it">s.roxanne@comune.roma.it</a></p>
<p>Tel. 06 77072404</p>
<p>Numero verde nazionale contro la tratta: 800 290 290</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Parole d’ordine: condivisione, conoscenza, trasversalità e irriverenza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Brambilla]]></category>
		<category><![CDATA[ASGI]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Anna Brambilla “I miei parenti volevano a tutti i costi che diventassi musulmana, ma io ho un altro desiderio: voglio essere cristiana, mi piace cantare i gospel in chiesa. Loro lo volevano a&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Anna Brambilla</em></p>
<p>“<em>I miei parenti volevano a tutti i costi che diventassi musulmana, ma io ho un altro desiderio: voglio essere cristiana, mi piace cantare i gospel in chiesa. Loro lo volevano a tutti i costi, così sono scappata da casa senza salutare nessuno” (Lilian – Nigeria)</em></p>
<p><em> </em>Non so se Lilian abbia realizzato il suo desiderio. La sua testimonianza mi arriva dalle pagine del libro “Erano come due notti” di Else edizioni. Raramente i sogni e i desideri trovano spazio nelle storie delle donne migranti che ascolto come avvocata. Domando, approfondisco, cerco di trovare soluzioni. Raccolgo dolori, qualche volta speranze, quasi sempre bisogni concreti: un permesso di soggiorno, un luogo dove stare, un lavoro per poter vivere. Solo nei luoghi di transito, dove è la volontà delle persone che si incontrano è quella di non fermarsi in Italia, il tempo e lo spazio della relazione ti consentono di chiedere altro: dove vuoi andare? Chi vuoi raggiungere? Cosa vuoi fare?</p>
<p>Se il rapporto con le istituzioni è caratterizzato da tensioni continue, alimentate non tanto e non solo da scontri diretti ma da mediazioni estenuanti, in cui razzismo, ignoranza, stanchezza, assenza di risorse si mescolano indissolubilmente, la relazione con le donne migranti rischia in molti casi di essere schiacciata dalle violenze e dalle disparità che le stesse sono costrette a subire. Ogni donna ha nella sua storia una parte di indicibile. Qualcuna lo rivela dagli occhi, da un leggero movimento del capo, qualcun&#8217;altra lo afferma verbalmente. Il viaggio, il mare, nessuna donna dovrebbe mai farlo.</p>
<p>Il rapporto tra l&#8217;avvocata e la parte assistita è carico di aspettative reciproche. Trovare un punto di equilibrio è fondamentale. Il confronto tra donne consente di stabilire maggiormente una relazione empatica. Non significa avere compassione o avere la presunzione di poter veramente mettersi nei panni dell&#8217;altra ma si hanno maggiori possibilità di trovare un appiglio, un dettaglio, un momento di confidenza intima che poi consente di svolgere il proprio lavoro. <em>Step by step</em>. Passo dopo passo.</p>
<p>In questo contesto, senza prescindere da ruoli, storie e percorsi, appare importante riorganizzare il pensiero e le modalità di azione seguendo alcune pratiche e “parole d&#8217;ordine” che appaiono essere più facilmente realizzabili partendo proprio dalla relazione tra donne. Condivisione, conoscenza, trasversalità e forse anche un po&#8217; di irriverenza.</p>
<p>La condivisione crea capacità di comprensione. Condividere con le donne con cui ci si rapporta uno spazio accogliente, un “fare insieme” porta la relazione su un piano di parità che raramente si raggiunge solo attraverso il confronto verbale, soprattutto se questo confronto avviene su questioni legali. Cucinare insieme o anche solo condividere un pranzo può significare molto, consente di sospendere aspettative, giudizi e fatiche. Se il tempo non fosse sempre tanto tiranno sarebbe bello potrebbe tornare tra donne al momento del gioco. Sedersi per terra, disegnare, sovvertire le regole e tornare ad essere tutte un po&#8217; bambine.</p>
<p>Conoscere il mondo dell&#8217;altra persona, se non con il viaggio almeno attraverso la letteratura, consente di evitare la continua negativizzazione dello stesso a cui siamo costretti per affermare il bisogno di protezione di migranti forzati, richiedenti protezione internazionale, donne e uomini vittime di tratta. Sopravvissute e sopravvissuti. La lettura un libro può offrire spunti di relazione inaspettati anche grazie di utilizzo di parole intraducibili che fanno da ponte tra una realtà. Un motorino può diventare un “okada”, la parola “gaboye” può aprire un mondo prima inaccessibile.</p>
<p>In questa situazione caratterizzata da un continuo deterioramento culturale e politico della società appare inoltre urgente rafforzare legami e riappropriarsi di uno sguardo trasversale capace di abbracciare non un&#8217;unica categoria di soggetti bensì i diritti e i bisogni propri di persone differenti. L&#8217;essere donne, l&#8217;essere madri. Avere bisogno e diritto ad un luogo in cui vivere, in cui poter esistere senza avere continuamente la necessità di fuggire o di proteggersi. Non più campi, luoghi in cui protezione e assistenza si sovrappongono pericolosamente ma luoghi in cui esistono regole da rispettare ma anche spazi di riconoscimento dell&#8217;altrui autonomia e delle capacità di ognuna.</p>
<p>La libertà è una lotta costante, è il titolo di un libro di Angela Davis. Un mantra da ripetere. Senza però prendersi troppo sul serio ne dare nulla per scontato. Per questo serve l&#8217;irriverenza, intesa anche come capacità di contrapporsi al potere, di sminuirne la forza repressiva attraverso un atto impertinente. Una risata vi seppellirà. Un altro mantra da ripetere. Un&#8217;immagine a cui aggrapparsi nei momenti di maggiore smarrimento.</p>
<p>Chiudo questa riflessione pensando che tra qualche settimana parteciperò alla mia prima “celebration”. Una piccola festa in cui T. e C., due donne nigeriane accolte in un progetto anti-tratta, festeggeranno il rilascio del permesso di soggiorno per asilo politico. Lo status di rifugiato. Il riconoscimento formale del loro essere state vittima di persecuzioni e violenze poste in essere in quanto donne provenienti da un determinato Paese. Dopo tanti incontri fatti di parole e di luoghi, non solo fisici, prevalentemente “nostri”, mi immergerò assieme ad altre colleghe in un momento “loro”. Sarà un bel momento per chiudere una parentesi e aprire la strada ad altro. Se poi il mondo che loro vorranno sarà diverso da quello che voglio io, se ci perderemo di vista o se incontreremo ancora come “avvocata” e “parte assistita” questo poco importa. Avremmo celebrato insieme un momento magico.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Anna Brambilla è nata a Milano e, dopo una parentesi romana, ora vive in Toscana. Dal 2001 si occupa di immigrazione, attraverso attività di tutela legale, ricerca, formazione e monitoraggio. E&#8217; socia dell&#8217;<a title="ASGI" href="https://www.asgi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">ASGI</a>, Associazione per gli Studi Giuridici sull&#8217;Immigrazione. Quando può si occupa di piante, colori e attività laboratoriali per bambini e genitori.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>194: il punto di vista dell&#8217;ostetrica</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/194-il-punto-d-dellostetrica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2018 16:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[194]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[consultorio]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Fortini]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[ostetrica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Cristina Fortini La prima immagine che mi viene in mente pensando all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza è un ventaglio di volti, di occhi, di sguardi di donne, uguali e diverse. Alcune di loro arrivano&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Cristina Fortini</em></p>
<p>La prima immagine che mi viene in mente pensando all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza è un ventaglio di volti, di occhi, di sguardi di donne, uguali e diverse. Alcune di loro arrivano in Consultorio con le lacrime già pronte a esondare, altre sicure e determinate portano con sé la consapevolezza di una scelta già compiuta.</p>
<p>Sicuramente decidere di interrompere una gravidanza è un evento importante che avrà una pesante influenza sul futuro di quella donna, ma sarebbe erroneo definirlo a priori come doloroso. Il diritto di scegliere per la propria vita riproduttiva è appunto un diritto e non richiede, per poterlo esercitare, l’espiazione di una colpa attraverso il dolore. Ritengo che questa precisazione sia fondamentale quando si parla di aborto perché è una “trappola” nella quale spesso si cade anche nell&#8217;intento di difendere la legge che lo rende possibile. L’esperienza di ogni donna è diversa e porta con sé tantissime emozioni, tutte legittime, ma il punto focale è l’autodeterminazione e la possibilità per ognuna di scegliere sul proprio corpo.</p>
<p>Come professionista sanitaria la salute delle donne è la mia prima preoccupazione ed è anche per questo che difendo la legge 194/78: la sua introduzione ha permesso di eliminare quasi completamente il ricorso agli aborti clandestini, salvando la vita di tantissime donne. Va inoltre considerato che le interruzioni di gravidanza hanno avuto, fatta eccezione del periodo dal ’78 all’82, un andamento in costante calo determinando una riduzione del 36% del ricorso a questa pratica (dati del Ministero della salute aggiornati al 2016). Analizzando la situazione da questo punto di vista, le istituzioni e i mezzi che fino ad ora sono stati maggiormente di “aiuto alla vita” sono proprio i consultori e la garanzia dell’applicazione della legge sull&#8217;aborto; la vita è stata invece messa in pericolo dove, a causa dell’obiezione di coscienza, le donne sono state abbandonate. Come politica o amministratrice non avrei dubbi in merito all&#8217;assegnazione delle risorse per favorire la salute delle donne e dei bambini, ma considerando i recenti fatti di attualità non credo sia così immediato per la nostra classe politica.</p>
<p>È innegabile che uno degli obiettivi per migliorare la salute delle donne sia quello di ridurre al minimo il ricorso all&#8217;interruzione di gravidanza, ma il mezzo per ottenere questo risultato deve essere la riduzione delle gravidanze indesiderate, non la loro prosecuzione fino al termine. Ciò è possibile solo tramite una corretta educazione sessuale-affettiva e un accesso semplificato ai metodi contraccettivi. Non è possibile pensare che le cure termali per le riniti allergiche siano fruibili mediante ticket sanitari, mentre i contraccettivi ormonali sono a completo carico delle donne che scelgono una vita riproduttiva responsabile. Alcune regioni virtuose, come la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, da quest’anno hanno proposto la distribuzione di metodi contraccettivi di ogni tipo in maniera gratuita per alcune fasce di donne e credo che nei prossimi anni vedranno i risultati di questo approccio.</p>
<p>Come ostetrica mi sento in dovere di essere accanto alle donne, di accompagnarle nelle loro scelte e di sostenerle con tutti i mezzi necessari, purtroppo l’accesso alle cure in Italia non è equo e omogeneo, ma ognuna di noi dovrebbe pretendere di essere ascoltata e rispettata. Per questo come donna credo di dover lottare affinché i nostri diritti vengano garantiti e nessuno pensi di poter decidere sul nostro corpo.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Mi chiamo Cristina e sono un’ostetrica.</p>
<p>Mi sono laureata in Ostetricia nel 2015 a Bologna e avendo a cuore la battaglia per i diritti delle donne ho deciso di dedicare un anno di Servizio Civile proprio a questo, operando all&#8217;interno di un centro antiviolenza. Tale esperienza mi ha permesso di incontrare donne meravigliose e mi ha aperto gli occhi su molti aspetti, lasciandomi anche lo spazio di crescere e cambiare le mie idee.</p>
<p>Da un anno lavoro in Trentino all&#8217;interno di un consultorio familiare. Nell&#8217;immaginario comune l’ostetrica sta in sala parto e “fa nascere i bambini” ma nel mio lavoro ogni giorno incontro donne di tutte le età e provenienze, a partire dalle adolescenti delle scuole superiori per finire alle donne in menopausa, passando per le mamme in gravidanza o in allattamento. È una realtà molto ricca e stimolante che mi permette di stare accanto alle donne in mille modi diversi perché ogni utente è una sfida e allo stesso tempo un’opportunità di crescita.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Spazio alla solidarietà femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Francesca Maur  “La verità è che spesso le donne mi piacciono” (V.Wolf, &#8220;Una stanza tutta per sé&#8221;) L’indipendenza economica è fondamentale per le donne, perché come diceva quasi un secolo fa Virginia Wolf&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Francesca Maur </em></p>
<p>“La verità è che spesso le donne mi piacciono” (V.Wolf, &#8220;Una stanza tutta per sé&#8221;)</p>
<p>L’indipendenza economica è fondamentale per le donne, perché come diceva quasi un secolo fa Virginia Wolf ,“la libertà dipende da cose materiali”. Lo sapevamo quando abbiamo scritto un progetto che poi abbiamo avuto la fortuna di vincere: un progetto con l’obiettivo di aiutare le donne che seguiamo al Goap a trovare, ritrovare o reinventarsi un lavoro. Sapevamo anche che farlo da sole è difficile, stancante, spesso frustrante; quindi abbiamo provato a mettere insieme donne accolte, operatrici d’accoglienza e professioniste della nostra città, con l’obiettivo di creare un percorso di orientamento al lavoro che fosse al tempo stesso luogo d’incontro e di confronto tra donne.</p>
<p>Quello che si è venuto a creare, e che via via si sta consolidando, è uno spazio straordinario di solidarietà femminile. Donne, anche molto diverse tra loro per età, estrazione sociale, economica e culturale, s’incontrano e si sentono libere di dar voce ai propri desideri e alle proprie idee, sotto la guida di formatrici esperte, che conducono gli incontri con l’obiettivo di far emergere nelle partecipanti capacità e competenze trasversali.</p>
<p>La condivisione di un interesse comune &#8211; la ricerca della propria autonomia lavorativa – e di una comune appartenenza – il fatto di essere donne – hanno fatto da traino a un gioco di squadra che spezza l’isolamento in cui spesso si trovano le donne e ne favorisce il reciproco riconoscimento. Il lavoro svolto riprende per certi aspetti il lavoro di accoglienza fatto al Centro Antiviolenza, diventandone una sorta di prolungamento all’esterno, arricchito di nuovi contenuti e informazioni. Come nell’accoglienza, infatti, le parole delle donne vengono accolte dall’ascolto attento e non giudicante delle compagne di percorso e le emozioni e le esperienze nominate sono riconosciute e condivise.</p>
<p>Viene in tal modo a crearsi una condizione di comunanza sia emotiva che razionale, una sorta di patto di solidarietà tra donne fondato su una scelta consapevole, che matura alla luce di un pensiero critico che mette in discussione valori e pregiudizi fondati sull’ideologia patriarcale. In tal modo le donne, non solo si rinforzano, ma anche si autorizzano a proporre una narrazione di sé e dei propri vissuti scevra da condizionamenti e da stereotipi di genere.</p>
<p>Sperimentare il riconoscimento reciproco, derivante dal riflettersi del proprio sguardo nello sguardo che proviene dalle altre donne, vissute come simili a sé, rinforza la dignità delle stesse e di conseguenza il loro potere di autodeterminarsi. Tale riconoscimento implica infatti una relazione fondata sulla reciprocità, dove per reciprocità si vuole qui intendere uno spazio intersoggettivo nel quale ciascuna donna si sente legittimata a rivendicare per sé le stesse pretese di dignità delle altre.</p>
<p>La donna che entra a far parte di questo flusso relazionale riesce così a costruire o modificare o ampliare la propria identità nella reazione con le altre donne, che riconosce simili a sé, e a rinforzare la propria autonomia, ovvero il proprio modo di interagire con gli altri.</p>
<p>L’esperienza relazionale vissuta al Centro trova così una sua dimensione più ampia nel lavoro di gruppo e favorendo la solidarietà tra le donne contribuisce a creare uno spazio all&#8217;interno del quale le stesse, una volta immerse, possono ridefinire la propria identità e dignità.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em>L’associazione GOAP ONLUS (Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti) si costituisce nel 1998 a Trieste. Dal 1999 gestisce il Centro Antiviolenza provinciale in convenzione con il Comune di Trieste, i comuni della Provincia e l’Azienda Sanitaria. GOAP gestisce inoltre due case rifugio a indirizzo segreto e una casa di transizione.</em></p>
<p><em>Dal 2008 GOAP fa parte dell’Associazione Nazionale D.i.Re &#8211; Donne in rete contro la Violenza  e dell’Associazione temporanea di scopo che gestisce la Casa Internazionale delle Donne di Trieste, insieme ad altre otto associazioni femminili della città.</em></p>
<p><em>L’Associazione coordina, promuove e gestisce corsi di formazione per operatrici di altre associazioni e corsi di formazione e incontri di sensibilizzazione per operatori e operatrici sia del privato sociale sia degli enti pubblici. Promuove inoltre progetti di prevenzione in scuole di diverso ordine e grado, inclusi formazioni seminariali presso l’Università degli studi di Trieste all&#8217;interno dei corsi di laurea in psicologia e in medicina.</em></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Masturbarsi fa bene!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 14:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Violeta</em></p>
<p>Viviamo ancora in una società dove frasi come “se ti masturbi diventi cieco” oppure “ti crescono i peli sui palmi delle mani” sono citate spesso, a volte per scherzo ma se scaviamo a fondo non sono così tanto fuori contesto. O ‘semplicemente’ a una ragazzina di 8 anni che sta sperimentando il suo corpo senza la minima idea di fare qualcosa di illecito perché quello che fa le procura un piacere nuovo che coinvolge tutto il corpo, vengono dette parole che trasformano quell&#8217;esperienza in qualcosa di sporco. Non di rado faccio consulenze a donne che hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo perché da piccole sono state bloccate e successivamente hanno smesso di masturbarsi. Dal momento che non esistono effetti collaterali (non stiamo qua parlando di casi dove subentra la patologia), vediamo perché masturbarsi fa bene. È piacevole, anche se come parola è riduttiva.</p>
<p>La stimolazione delle zone erogene, compreso il cervello quando si fanno fantasie ad occhi aperti, e quella diretta sui genitali, ci porta a produrre una serie di ormoni che ci fanno stare bene. Primi fra tutti l’ossitocina, detto ormone dell’amore, e le endorfine, i nostri oppiacei naturali. Esplorare il proprio corpo alla ricerca di tutte le forme e stimolazioni che possono darci piacere e portarci ad un orgasmo, migliorano la consapevolezza di noi stesse e la comunicazione con il partner. Come faremo a dire cosa ci piace se ne siamo all&#8217;oscuro?</p>
<p>È un ottimo antidolorifico! Gli ormoni che ci danno piacere sono anche in grado di agire come antidolorifici, soprattutto per quei mal di testa leggeri e per i dolori mestruali se non sono invalidanti. Lo so che questo va contro alla classica frase “scusa tesoro ma ho mal di testa”. A tal proposito invito le persone a dire sinceramente quali sono i propri bisogni al partner. Come diceva Ovidio “non di tutti i giorni è la voglia di amare” e non c’è nulla di male a dire di no.</p>
<p>Mantiene vivi i genitali. Con l’eccitazione c’è un maggior afflusso di sangue. Più sangue equivale a più ossigeno e nutrienti, quindi i tessuti saranno ben alimentati. Inoltre se per masturbarsi si usano sextoy per la penetrazione, verranno attivati anche i muscoli del pavimento pelvico oltre a mantenere le pareti vaginali elastiche. Una vagina non usata tenderà a perdere elasticità e i suoi tessuti tenderanno ad andare incontro ad atrofia.</p>
<p>Riduce lo stress e migliora la qualità del sonno. Spesso molte donne si masturbano prima di addormentarsi proprio per riuscire ad abbandonarsi meglio nelle braccia di Morfeo. Non capita a tutte ma molte mi hanno riferito che spesso le tensioni accumulate durante il giorno in momenti di stress si concentrano sul clitoride ed arrivano a ricercare un orgasmo per liberarlo da questo accumulo che distoglie il pensiero da altre faccende quotidiane.</p>
<p>Ci sarebbero ancora tantissimi altri motivi per cui la masturbazione sarebbe da consigliare attivamente alle donne, single o accompagnate. Sì, perché da nessuna parte è scritto che gli orgasmi debbano presentarsi solo quando è presente il partner. Se il desiderio compare quando si è da sole e si ha la possibilità di raggiungere un orgasmo, perché non farlo? Non è un tradimento, è amare se stesse! Fortunatamente non esiste un limite massimo di orgasmi e la nostra anatomia e fisiologia ci permettono di poter avere più orgasmi al giorno!</p>
<p><em>Violeta è un&#8217;ostetrica poliedrica, colorata, gioiosa e con un&#8217;espressione sul volto di felice consapevolezza di essere donna. Si occupa soprattutto della salute delle donne, dal menarca alla menopausa. Parla di sessualità e di intimità femminile liberamente e senza tabù, usando i suoi modellini anatomici e la sua collezione di sex toys.</em></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 5" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/FateLeStregheNov2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Elena Grilli Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni.</p>
<p>Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p>I thriller offrono spesso personaggi femminili vulnerabili, coinvolti in quanto vittime in rapimenti, abusi o omicidi, suggerendo l’idea di un sesso debole, senza potere o controllo sugli uomini. In alternativa, le donne sono raffigurate come il male, pericolose in quanto seduttive e manipolative, capaci di far perdere il controllo all’uomo. Rappresentate il più delle volte come un’appendice dei protagonisti maschili, sono incasellate in ruoli precisi, di <em>femme fatale</em>/meretrice, oppure essere debole e vulnerabile. In ogni caso – e non ce ne sorprendiamo – sono oggetto: di desiderio, di violenza, di tutela.</p>
<p>Gli autori di genere giallo che più sono diventati noti sono uomini e scrivono di donne viste coi loro occhi. Anche quando una donna è protagonista e viene rappresentata capace e intelligente, comunque non esce mai troppo dallo stereotipo: è sempre curata e desiderabile oppure comprensiva e materna.</p>
<p>Un’interessante eccezione è costituita da Clarice, la protagonista de <em>Il silenzio degli innocenti</em>: forte, preparata, intelligente, indipendente, con poco o nessun interesse su aspetto fisico o seduttività.</p>
<p>Le eccezioni, che saranno sicuramente più numerose, non sono tuttavia sufficienti a mettere in discussione la regola. La “pupa” dell’investigatore è ancora una figura molto potente nell’immaginario giallo-thriller-noir.</p>
<p>Allo stato attuale, un grande aiuto non viene nemmeno dalle gialliste, che sono poche e con maggiore difficoltà arrivano al successo. A parte Agatha Christie, i più celebri giallisti sono uomini. Il giallo viene generalmente considerato un genere letterario “maschile”. In Italia non ci sono scrittrici che abbiano conquistato fama a livello internazionale, a differenza di altri paesi europei. Ma anche in questi casi, se si va a vedere chi sono i personaggi creati dalle colleghe gialliste, ahimè, ancora una volta sono uomini. La grande scrittrice inglese P.D. James ha creato l’ispettore Adam Dalgliesh, la francese Fred Vargas il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, la svedese Camilla Läckberg l’ispettore Patrik Hedstrom. La Christie ha il suo investigatore privato Hercule Poirot. E d’altra parte, chi potrebbe mai sostenere che la cara vecchia zitella Miss Marple, che si muove tra lavori a maglia, tè con le amiche e giardinaggio, pur con tutto il suo acume, possa rappresentare un personaggio controstereotipico?</p>
<p>Sembra fare eccezione la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett, che ha creato il personaggio di Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona. Notare il nome: dura come una pietra, ma delicata, come… una donna?</p>
<p>La veloce panoramica offerta in questo articolo è indubbiamente limitata e non considera molte sfaccettature della letteratura gialla e autrici meritevoli e innovative che non hanno raggiunto il grande pubblico. Tuttavia ritengo che abbiamo bisogno di un nuovo immaginario femminile anche, perché no, nella letteratura di genere. Anche da qui si può passare per costruire rappresentazioni di donne differenti: protagoniste, autonome, artefici del proprio destino, ribelli.</p>
<p><em><strong>Elena Grilli</strong>, psicologa e psicoterapeuta, collabora dal 2006 con il centro antiviolenza di Ancona “Donne e Giustizia”, di cui in varie fasi ne è stata operatrice di accoglienza, psicologa, coordinatrice, responsabile della progettazione. Da quattro anni è responsabile del gruppo “fEMPOWER”, un gruppo di sostegno per donne. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo giallo, “Come il mare ad occhi chiusi”, edito da Edizioni EEE e premiato nel concorso nazionale Premio Giallo Indipendente 2017. Cura un piccolo blog letterario <a href="http://www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> con articoli, recensioni e racconti gialli. I personaggi delle sue storie sono, naturalmente, sempre donne.</em></p>
<p>L’associazione <strong>Donne e Giustizia</strong> è attiva nel territorio di Ancona dal 1984. Socia fondatrice dell’associazione <a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.<em>i</em>.Re.</a>, gestisce il centro antiviolenza della provincia e da sempre lavora nella direzione di promuovere il benessere, il rispetto della dignità personale e l’autonomia delle donne. <a href="http://www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-full wp-image-2281 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donnegiustizia" width="265" height="80" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Osservatorio di genere e Legge 194</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione TerreMutate]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Valentina Valleriani Associazione Donne TerreMutate, L&#8217;Aquila Il 2 dicembre scorso, presso la Casa delle donne a L&#8217;Aquila, l&#8217;Associazione Donne TerreMutate ha promosso la conferenza stampa su Osservatorio di genere e Legge 194/78, insieme&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Valentina Valleriani</em><br />
<em>Associazione Donne TerreMutate, L&#8217;Aquila</em></p>
<p>Il 2 dicembre scorso, presso la Casa delle donne a L&#8217;Aquila, l&#8217;Associazione Donne TerreMutate ha promosso la conferenza stampa su Osservatorio di genere e Legge 194/78, insieme a Tiziana Bartolini di Noi Donne, Stefania Ulivi della 27a Ora, RISING Pari in Genere di Roma e 8Marzo2012 di Tivoli. L&#8217;idea è stata quella di promuovere la <strong>realizzazione di un Osservatorio di genere</strong>, per esplorare l&#8217;impatto che le scelte delle istituzioni locali provocano nella vita delle donne, segnare positivamente la vita quotidiana del territorio, far emergere tutto ciò che configura una violazione dei diritti delle donne nei differenti ambiti e sollecitare le istituzioni a scelte più rispettose. L&#8217;Osservatorio sarà uno strumento di monitoraggio utile per raccogliere le informazioni quantitative e qualitative volte alla rilevazione di dati circa le discriminazioni legate al genere che le donne subiscono sul territorio, uno spazio per utilizzare i dati raccolti, per elaborare e promuovere politiche di pari opportunità.<br />
La prima azione come Osservatorio di genere è stata focalizzare l&#8217;<strong>attenzione sulla Legge 194</strong>, della sua corretta applicabilità a L&#8217;Aquila e sul territorio regionale, di quanto incide l&#8217;obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie e, di conseguenza, di quanto è importante far emergere forme di violazioni dei diritti delle donne. Per la Casa delle donne partire dalla Legge 194 è una scelta molto significativa, perché mostra chiaramente l&#8217;intento della Casa di essere parte attiva sul territorio che abita e di essere direttamente connessa su quanto accade nella vita delle donne. È un buon punto di partenza cominciare ad indagare l&#8217;applicabilità della 194, un risultato così faticosamente conquistato dal movimento delle donne, che segnò un punto fermo per il diritto all&#8217;autodeterminazione, ma che oggi deve essere “osservata” perché venga ripristinata la sua corretta applicazione.<br />
Il dibattito politico che ogni tanto si riaccende sull&#8217;applicazione della 194 non aiuta a leggere correttamente il dato, anzi si rivela fuorviante e pericoloso, in quanto <strong>il diritto delle donne ad abortire è posto sullo stesso piano del diritto dei medici ad obiettare</strong>. La legge 194 sancisce, in via esclusiva, il diritto delle donne ad interrompere la gravidanza e garantisce (art. 9 L. 194/1978) l&#8217;esercizio dell&#8217;obiezione di coscienza: l&#8217;unico diritto affermato è quello di abortire legalmente in ospedale, laddove l&#8217;obiezione di coscienza deve essere un&#8217;eccezione, non la regola. In realtà è divenuta via via regola, tant&#8217;è che oggi è sempre più difficile abortire in Italia con il 70% di medici obiettori e questo dato manda letteralmente in dissesto la legge, impedendone di fatto l&#8217;osservanza.<br />
A livello territoriale, secondo quanto riportato da una medica della Asl1 Avezzano-Sulmona-L&#8217;Aquila che ha partecipato alla conferenza stampa, sembra che la 194 venga applicata in modo corretto. Per confermare o meno quanto riportato, Donne TerreMutate ha inviato a giugno 2016 una richiesta di dati e informazioni alle 4 Asl della Regione Abruzzo, per esplorare la corretta applicazione della 194, con allegata una scheda sintetica per la raccolta di dati puntuali, relativi agli ultimi 5 anni. Ma nessuna delle 4 Asl ha risposto e la conferenza stampa è stata anche l&#8217;occasione per denunciare la mancanza di sensibilità e di attenzione da parte delle strutture sanitarie territoriali.</p>
<p><a title="Casa delle donne" href="http://www.laquiladonne.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.laquiladonne.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="TerreMutate" href="http://www.laquiladonne.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-2044" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/TerreMutate.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="TerreMutate" width="571" height="168" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Strategie politiche per rilanciare il lavoro femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Liliana Ocmin</em></p>
<p>L’imperversare della violenza sulle donne a cui assistiamo quotidianamente fa emergere con forza, ancora una volta, la necessità di intervenire con urgenza e in maniera adeguata, attraverso il pieno coinvolgimento degli uomini, su quelle sovrastrutture culturali, purtroppo difficili da scalfire, che incidono così drammaticamente nella vita e nelle relazioni di coppia. Anche la difficile conciliazione tra vita lavorativa ed esigenze di cura familiare, sebbene con minor clamore mediatico, rimanda direttamente a questi aspetti che continuano a “mietere vittime” sui posti di lavoro e in particolare tra le lavoratrici. Nel 2015, così come era accaduto l’anno precedente, infatti è cresciuto il numero delle dimissioni volontarie e delle risoluzioni consensuali. Questo è quanto emerge dai dati del Ministero del Lavoro relativi alla “Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e lavoratori padri – Anno 2015”, pubblicati in settimana e redatti, come ogni anno, sulla base del monitoraggio svolto dall&#8217;Ufficio della Consigliera nazionale di Parità e dalla Direzione Generale per l&#8217;Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro. Nel 2015 si sono registrate complessivamente dimissioni e risoluzioni pari a 31.249 posizioni, con un incremento di circa il 19% rispetto alle 26.333 dell’anno precedente, anno che aveva già segnato un +11,27% rispetto al 2013. Il dato riguarda in maggioranza le lavoratrici madri (82%) con 25.620 dimissioni contro le 22.480 del 2014 (+14%), mentre il numero dei lavoratori padri che si sono dimessi o hanno risolto in maniera consensuale il proprio rapporto di lavoro risulta molto più ridotto, sebbene ci sia stato un sensibile aumento (5.629) a confronto con il 2014 (3.853), +46%. Interessanti anche i dati riferiti alle motivazioni delle dimissioni; oltre a quella più ricorrente legata al “passaggio ad altra azienda”, si confermano rilevanti quelle originate dalle difficoltà di conciliazione tra la cura dei figli e la vita lavorativa, soprattutto per le fasce di età 26-35 anni e 36-45 anni che dimostrano tra l’altro come l’ingresso nel mondo del lavoro sia sempre più posticipato nel tempo. Anche qui si tratta di un aumento rispetto al 2014 e riguarda prevalentemente le lavoratrici, 9.395 posizioni a fronte di 177 convalide relative a lavoratori. Le voci più diffuse rispetto al problema della cura della prole comprendono: “assenza di parenti di supporto”, in 4.791 casi di cui 4700 riconducibili a lavoratrici madri e 91 a lavoratori padri; “mancato accoglimento al nido”, in 3.548 casi di cui 3.482 riferiti a lavoratrici e 66 a lavoratori; “elevata incidenza dei costi di assistenza del neonato”, in 1.233 casi di cui 1.213 relative a lavoratrici e 20 a lavoratori. Un quadro emblematico che dimostra ulteriormente, con numeri alla mano, come la carenza di servizi di supporto per l’infanzia abbiano un’incidenza negativa non marginale sulla tenuta del posto di lavoro e sul desiderio stesso di maternità, anch&#8217;essa sempre più rinviata nel tempo e sempre più ridimensionata nei numeri, ormai ben al di sotto della soglia necessaria per assicurare il giusto ricambio generazionale e guardare con fiducia al futuro del Paese. Non abbiamo parlato del fenomeno delle “dimissioni in bianco”, sicuramente presente “in incognito” tra i motivi dell’abbandono del posto di lavoro, su cui, dopo la legge Fornero del 2012, è tornato il Jobs Act con una nuova procedura telematica che dovrebbe consentire di ostacolare a monte questa bieca forma di discriminazione nei confronti delle donne. Vedremo più avanti se la norma funziona.</p>
<div id="attachment_1804" style="width: 224px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LilianaOcmin2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="wp-image-1804 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LilianaOcmin2-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LilianaOcmin2" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Liliana Ocmin</p></div>
<p>Come Coordinamento nazionale donne Cisl, non possiamo esimerci dal richiamare ancora una volta i responsabili di Governo ad avere più coraggio in termini di strategie politiche per rilanciare lavoro femminile, maternità e condivisione della cura familiare ancora troppo sbilanciata sulle donne. Investire in servizi più adeguati, lo abbiamo visto, mette al riparo il lavoro delle mamme, sostiene concretamente il desiderio di genitorialità delle coppie e salvaguarda dal rischio di povertà cui sono esposte le famiglie con figli. Allo stesso modo, una maggiore apertura delle imprese verso forme di organizzazione del lavoro più flessibili contribuisce al mantenimento del posto di lavoro, a fidelizzare lavoratrici e lavoratori e a migliorare le performance aziendali. Rimarchiamo a riguardo l’importanza della contrattazione, in particolare di secondo livello, aziendale e territoriale, che può contribuire in maniera determinante alla soluzione di tutte queste problematiche e diventare una sede concreta.</p>
<p>Secondo noi dovranno essere messe in campo a partire dalle prossime settimane, anche in vista dell’approvazione della Legge di Stabilità per il 2017, alcune questioni:  la prima  che abbiamo sottoposto all&#8217;attenzione del Governo ha preso spunto dalla conferma della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro che rappresenta non solo una delle disuguaglianze più profonde all&#8217;origine della crisi economica e da questa ulteriormente aggravata, ma anche un ostacolo allo sviluppo sociale ed economico dell&#8217;intero Paese. Con la crisi è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale ed il cosiddetto gender pay gap, è cresciuto il part-time involontario e si è ampliato il sottoutilizzo del capitale umano. Tutto questo, unito ai ridotti incentivi per la genitorialità, all&#8217;inadeguatezza del sistema di welfare pubblico, alle problematiche legate alla maternità &#8211; con un figlio lavora il 57,8% delle donne, con due il 50,9%, con tre soltanto il 35,5% &#8211; rende l’Italia uno dei paesi meno vantaggiosi per una donna lavoratrice. Abbiamo richiesto pertanto il ripristino degli sgravi fiscali e gli incentivi all&#8217;assunzione di giovani donne, con particolare riguardo alle under 35 e alle neomamme, eventualmente maggiorando i benefit già previsti per i giovani nella nuova manovra economica. Un aiuto finanziario in questo senso potrebbe venire anche da un più stretto raccordo col secondo Piano europeo “Garanzia Giovani”. Come Cisl abbiamo rilanciato, inoltre, la richiesta di incentivare, per uomini e donne, forme di part-time lungo in modo da favorire la conciliazione vita-lavoro evitando le forme di marginalizzazione spesso legate al part-time inteso come metà orario, che lo hanno reso finora poco appetibile per le professionalità medio alte e per gli uomini.</p>
<p>A pesare sul lavoro delle donne, dicevamo, è anche la scarsa presenza di servizi di welfare per la famiglia, in particolare quelli socio-educativi per la prima infanzia (bambini da 0 a 3 anni), che insieme alla mancanza di condivisione delle responsabilità genitoriali e di cura, rappresentano ancora un forte disincentivo alla scelta di natalità, all&#8217;accesso a servizi di qualità e al rientro al lavoro dopo la maternità. Abbiamo proposto quindi un intervento strutturale di finanziamento della rete dei servizi socio-educativi 0-3 anni, nel contesto della rete 0-6 anni che si sta strutturando, insieme a un’estensione graduale del congedo obbligatorio di paternità, con il prolungamento degli attuali 2 a 5 giorni entro il quinto mese di vita del figlio, sempre in aggiunta al congedo di maternità della madre. Altro tema, quello della violenza sulle donne, sempre più allarmante in termini di recrudescenza e su cui si sta spendendo il Ministro Boschi con delega alle Pari Opportunità con l’obiettivo di accelerare il processo di realizzazione del Piano Nazionale contro la violenza di genere. Il congedo per le donne vittime di violenza che intraprendono percorsi di protezione, introdotto dal Jobs Act, è stato un’importante novità legislativa degli ultimi tempi ma che ora bisogna sviluppare estendendola anche al comparto domestico oggi escluso e prevedendo, altresì, incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione di quelle vittime &#8211; ciò anche attraverso la contrattazione di secondo livello – che per mancanza di lavoro vivono in silenzio la propria condizione. Come Cisl, siamo pronti a mettere a disposizione la nostra lunga esperienza in materia, che ci ha viste e ci vede impegnate in prima linea nell&#8217;attività di prevenzione e contrasto a questo fenomeno deplorevole. Proprio venerdì scorso siamo scese in piazza a Reggio Calabria, a fianco di tutta la Cisl territoriale, insieme alle più alte cariche istituzionali e ai rappresentanti della società civile, per la manifestazione organizzata dalla Regione Calabria a sostegno della ragazza di Melito Porto Salvo vittima di stupro di gruppo continuato e per ribadire con forza il nostro netto rifiuto verso ogni forma e cultura di violenza e discriminazione. Accogliamo positivamente in queste ore anche l’approvazione definitiva della legge sul caporalato che rende giustizia a tante persone, tra cui moltissime donne, che sovente portano impressi nel proprio animo e sulla propria pelle i segni dello sfruttamento. Temi questi che abbiamo incardinato nella nostra Piattaforma Sindacale di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e bambini, recentemente aggiornata e che distribuiremo a livello nazionale nelle sedi di lavoro.</p>
<p><em>L’autrice è Responsabile Dipartimento Politiche Migratorie Donne Giovani e Coordinamento Nazionale Donne CISL</em></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		</item>
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		<title>La disparità di desiderio alla base della prostituzione</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/la-disparita-d-prostituzione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Kajsa Ekis Ekman</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/ekis-stuart5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1604 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/ekis-stuart5-300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ekis-stuart5" width="300" height="215" /></a>Definire la prostituzione è molto semplice: è una prestazione sessuale tra due persone, tra chi la desidera e chi no. Poiché il desiderio è assente, il pagamento ne prende il posto. Questa disparità di desiderio sta alla base di tutta la prostituzione, sia che si parli di &#8220;VIP escort&#8221; che della moderna schiavitù della tratta. Grazie al denaro, l&#8217;acquirente ottiene il “consenso” alla prestazione, ma è importante evidenziare come una parte ottiene una prestazione sessuale, anche se l&#8217;altra parte non la vuole. Se ci fosse desiderio reciproco non ci sarebbe bisogno di alcun pagamento.<br />
Questo è soltanto uno dei problemi legati alla prostituzione. C&#8217;è violenza, povertà, alti tassi di mortalità; ci sono gli sfruttatori &#8211; siano essi criminalità organizzata o Stato &#8211; e l&#8217;intero settore che nutre questa disparità di desiderio. Il commercio del sesso è principalmente un fenomeno di genere: il 98% sono donne e ragazze vendute agli uomini. Solo una minoranza sono uomini e ragazzi venduti ad altri uomini.<br />
Ultimamente si parla di “sex work”. Si dice che la prostituzione sia un lavoro come qualsiasi altro. Che la vendita di una prestazione sessuale non debba essere vista come una violazione dei nostri diritti, ma come un diritto in sé. Si afferma che se la prostituzione fosse legalizzata, le sue criticità svanirebbero, le autorità sarebbero in grado di controllarla e le prostitute potrebbero costituire loro sindacati ed essere meglio retribuite. Anche alcune organizzazioni femministe e socialiste sono portavoce di questa tesi. La prostituzione non avrebbe nulla a che fare con il rapporto tra donne e uomini, trattandosi di una mera transazione commerciale. E se ne parla utilizzando termini legati alle attività commerciali. Invece di prostituzione si parla di “commercio del sesso”, invece di prostitute di “sex worker” &#8211; termini che offrono una parvenza di neutralità. In Olanda, in cui tutti gli aspetti della prostituzione sono legali, i proprietari dei bordelli sono chiamati “imprenditori indipendenti&#8221;; in Australia, “fornitori di servizi”. La tesi della “sex worker” o del &#8220;lavoro come un altro&#8221; offre un pretesto per non dover affrontare lo sfruttamento, la miseria e la disuguaglianza che la prostituzione comporta. E offre alle femministe e alla Sinistra un pretesto per non agire.<br />
Tuttavia la realtà ci racconta un&#8217;altra storia: la prostituzione non è un lavoro come un altro. Per le donne e le ragazze che si prostituiscono, il tasso di mortalità è di 40 volte superiore alla media. Nel 2003 un gruppo di medici e psicologi guidato dalla dottoressa Farley ha realizzato un&#8217;importante ricerca intervistando 800 prostitute in 9 Paesi diversi. I risultati hanno mostrato che il 71% aveva subito aggressioni fisiche e che il 63% era stata violentata mentre si prostituiva. Inoltre l&#8217;89% ha detto che avrebbe lasciato la prostituzione se avesse avuto la possibilità di farlo. Quale altra professione può essere paragonata a questi risultati? Ogni società che vuole tendere verso la parità di genere, il rispetto della vita e della dignità e vuole offrire un futuro dignitoso alle ragazze, deve lottare contro la prostituzione. Non combattendo le prostitute ma contrastando gli sfruttatori: l&#8217;industria del sesso e gli acquirenti. È l&#8217;acquirente, non la prostituta, che ha realmente una scelta.<br />
<em>L’autrice, giornalista, scrittrice e attivista, è autrice di &#8220;Being and Being Bought &#8211; prostitution, surrogacy and the Split Self&#8221;, Spinifex Press, 2013 e &#8220;Stolen spring&#8221; sulla crisi dell&#8217;euro e su come abbia colpito la Grecia.</em><br />
<a title="Kajsa Ekis Ekman" href="http://kajsaekisekman.blogspot.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://kajsaekisekman.blogspot.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>leggi l&#8217;articolo originale</em></p>
<p><div id="post-link-1603" class="sh-link post-link sh-hide"><a href="#" onclick="showhide_toggle('post', 1603, 'Show more...', 'Show less...'); return false;" aria-expanded="false"><span id="post-toggle-1603">Show more...</span></a></div><div id="post-content-1603" class="sh-content post-content sh-hide" style="display: none;">Prostitution is, in reality, very simple. It is sex between two people &#8211; between one who wants it and one who doesn’t. Since desire is absent, payment takes its place. This inequality of lust is the basis of all prostitution, be it ‘VIP escort services’ or the modern slavery of trafficking. The same condition is always present: one person wants to have sex, one doesn’t. Money may get the buyer ‘consent’ and even fake appreciation during the act, but it only highlights the fact that the other party has sex even though s/he does not really want to. No matter how much is said or done to cover this up, if there were mutual desire, there wouldn’t be any payment—and we all know it.</p>
<p>Prostitution is therefore an enemy of sexual liberation, of lust, and of free will. This, of course, is only one of the problems associated with prostitution. There is also the violence, the poverty, the high mortality rates, the pimps &#8211; be it the mafia or the state &#8211; and the whole industry that feeds off the inequality of lust. The sex trade is a highly gendered phenomenon. It primarily involves women and girls being sold to men: 98% of the people whose lives are sold through trafficking are women and girls. A minority are men and boys whose lives are sold to other men.</p>
<p>Simultaneously, a new way of talking about prostitution has arisen. It is called ‘sex work’.Its promoters say that prostitution is a job, just like any other. That selling sex should not be seen as a violation of our rights, but more as a right in itself. That we ought to focus on the condom use and proper payment. They say that if prostitution is legalized, its negative features will disappear, the authorities will be able to control it and prostitutes will be able to establish unions and be better paid. They claim that prostitution is not harmful in itself, that what happens between two consenting adults is their own business. Not infrequently, feminist and socialist organizations are mouthpieces for this line of argument: work, unions, rights and self-determination. In the world of prostitution, ‘working’ has long been used as a euphemism to avoid naming what is happening, a kind of perversely ironic usage. Someone asked “Are you working?” with a certain look, and the other person got the drift. But today the term ‘work’ is used in all seriousness by social commentators, politicians and international organizations: prostitution has become a job. We hear it from the postmodern left as well as the neoliberal right. According to this way of thinking, prostitution has nothing to do with the relationship between women and men but instead is quite simply a business transaction. We are to speak, then, in business-related terms. Although the absolute majority of people in prostitution in the world are women and girls and the absolute majority of buyers are men, we are not supposed to speak about women and men, but about ‘sellers’ and ‘customers’. Instead of prostitution we are to say ‘commercial sex’ and instead of prostitutes, ‘sex workers’ &#8211; terms that provide a semblance of neutrality. In Holland, where all aspects of prostitution are legal, brothel owners are called ‘independent entrepreneurs’; in Australia, ‘service providers’.</p>
<p>The cultural equivalent of sex workers’ rights is the ‘cult of the whore’.In intellectual circles, praising the whore is fashionable. The whore is quintessentially hip. The word ‘whore’ can spice up the dullest book or the most insipid party; it breathes exoticism and titillation. We hear more and more talk of ‘reclaiming’ the word. They call it paying homage: the whore has been scorned by society &#8211; now we must elevate her! But the gesture is, in fact, a way of dissociating oneself from prostituted women. Wearing the ‘whore’ like a necklace: ‘I wear her as an accessory, and thus show that I am not her’. The sex worker story is <em>the</em> contemporary justification for the sex industry, just like the “happy whore” was in the 60´s and the “necessary evil” or the “drainage model” was in the late 1800´s. It provides society with an excuse not to have to face the exploitation, misery and inequality that prostitution entails. As the sex industry grows, it seeks to be legalized and has succeeded, in places like Australia, to be listed on the stock exchange. The story of the “sex worker” or “job like any other” fits the industry perfectly, at the same time as it offers feminists and the Left an excuse not to act. The facts of prostitution, however, tell us another story: that it is definitely not a job like any other. For women and girls in prostitution, the death rate is 40 times higher than the average. No group of women, regardless of career or life situation, has as high a mortality rate as prostituted women. A significant study of individuals in prostitution, led by Dr Melissa Farley, was carried out in 2003 by a team of doctors and psychologists who interviewed 800 prostitutes in 9 countries. The results showed that 71 percent had experienced physical assault while in prostitution, that 63 percent had been raped while engaged in prostitution, that 89 percent said they wanted to leave prostitution and would if they had the possibility to do so. What other profession can be compared with this?</p>
<p>In my opinion, any society which wants to strive towards gender equality, respect for life and dignity and a decent future for young girls, needs to fight against prostitution. But not by fighting the prostitutes! No, by fighting the exploiters: the industry and the buyers. It is the buyer, not the prostitute, who really has a choice. Sweden passed a law in 1998 prohibiting the purchase of sexual services. It was the first time in the world that prostitution legislation had targeted the buyers. This means that it is perfectly legal to sell sex anywhere, but it is illegal to buy it. It was the result of 30 years of struggle from the women´s movement, as well as social work and research. Thirteen years after the law, buying of sex has diminished substantially. The sex industry had to pack up and leave, along with most of the traffickers. Before 1 in 8 Swedish men bought sex, today the number is down to 1 in 13. In Germany, where the sex industry is legal, 1 in 4 men buy sex. Often it has been said that buying sex is “natural” for men &#8211; but these statistics should disprove that, since if that were true, the same number of men would buy sex in every country. Today in Sweden, buying sex is seen as something only “losers” and social outcasts do. Real men can get women without having to pay for them, our generation thinks. This of course does not mean that prostitution has entirely disappeared. But that we are on our way. To exploit another human being is not “natural” or “biological” &#8211; even if the sex industry wants us to think that. Their biggest fear is that everyone will have sex for free, because we want to &#8211; that would mean the end of their market. As a report on the Australian sex industry states: the future of the sex industry looks good – despite the ”competition from unpaid sex.” Now we know – every time we are having sex for free, we compete with the sex industry.<br />
<em>Kajsa Ekis Ekman is author of &#8220;Being and Being Bought &#8211; prostitution, surrogacy and the Split Self&#8221;, Spinifex Press, 2013 and &#8220;Stolen spring&#8221; on the eurocrisis and how it hit Greece.</div></em></p>
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