<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Associazione Rising &#187; Facciamo rete</title>
	<atom:link href="https://www.associazionerising.eu/category/articoli-e-rubriche/facciamo-rete/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.associazionerising.eu</link>
	<description>Pari in Genere</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Feb 2025 15:04:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.34</generator>
	<item>
		<title>Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 19:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Femminili di Calcio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=3017</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Carmen Genovese Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/">Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Carmen Genovese</em></p>
<p>Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via il Campionato Mondiale femminile di calcio. Un Mondiale diverso dai precedenti, per forma e sostanza, anche grazie alla presenza di un’ottima copertura mediatica e sociale che l’ha reso finalmente fruibile al grande pubblico, avvicinandolo specialmente in Italia, anche ai più scettici.</p>
<p>La prima edizione ufficiale è datata 1991, in Cina, ma dobbiamo aspettare l’edizione Statunitense del 1999 per vedere un evento di portata internazionale e con un bacino d’utenza sia fisica che mediatica importante. In quell’occasione tutte le partite furono trasmesse in televisione garantendo nei soli stati americani circa 40 milioni di spettatori, gli stadi si riempirono e ancora oggi la finale tra Stati Uniti e Cina, vinta dalle americane solo dopo i calci di rigore, detiene il bel primato di oltre 90 mila spettatori presenti al Rose Bowl di Pasadena.</p>
<p>Il Mondiale è già in realtà alla sua ottava edizione ma, mai come in questa occasione, sta donando nuova linfa vitale a un movimento a cui troppo spesso non è stata data la possibilità di crescere. Il cambiamento verso un calcio più universale e universalmente condiviso non è avvenuto in modo repentino, tutt’altro. Anni di battaglie sociali e culturali hanno caratterizzato in tutto il mondo la crescita di un movimento che ha conquistato con sangue e sudore il diritto di essere annoverato, quanto meno nelle competizioni internazionali più importanti, alla stregua di quello maschile, passando negli anni da secondario fenomeno di costume contornato da sfottò e luoghi comuni, ad evento socio cultuale e sportivo di primo piano.</p>
<p>È solo da questo Mondiale che davvero si parla di rivoluzione sportiva, di conquiste, di diritti inseguiti per decenni e ancora non raggiunti. Diritti che nel 2019 sembrano banali, quasi scontati, sono stati negli anni il campo di battaglia di calciatrici o semplici appassionati che hanno investito, il più delle volte gratuitamente, tempo e denaro per vedere piccoli e lenti progressi in un mondo che, innegabile dirlo, è maschilista e misogino. È bello vedere ora come l’Italia si sia svegliata progressista in campo sportivo. Per far sì che queste piccole conquiste portino a qualcosa di concreto bisognerà tenere alta l’attenzione: perché se la visibilità mediatica è la cosa più evidente che questo Mondiale ci sta restituendo, le problematiche sono e devono essere altre.</p>
<p>Pensiamo agli stipendi dei calciatori professionisti che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli delle colleghe. E poi gli stadi, le infrastrutture, la copertura mediatica, sono tante le cose da dover e poter migliorare. In Italia una tappa fondamentale è stata raggiunta con il passaggio nel 2018 della divisione femminile sotto la giurisdizione della FIGC. Questa ha sancito l’obbligatorietà per le squadre professionistiche maschili di serie A e B di avere anche una squadra femminile. Ciò ha portato quindi numerose società importanti, che prima non avevano mai investito in questo settore, a dotarsi di un’omonima squadra femminile; basti pensare alla Juventus e al Milan solo per citarne alcune.</p>
<p>Ma la strada è ancora lunga, i pregiudizi tanti e i paragoni inappropriati non cessano di esistere nemmeno in questo Mondiale, dove la presenza massiccia dei social continua a mostrare fenomeni di discriminazione e ignoranza sportiva.</p>
<p>La domanda più frequente e meno offensiva è: possiamo paragonare il calcio femminile a quello maschile? La risposta è no. La nostra conformazione fisica è diversa, e questo basterebbe a spiegare perché fare un paragone sarebbe sciocco e riduttivo, ma grazie a questo Mondiale si potrebbe imparare a guardare questo sport in un modo diverso, a seguire le cose da un&#8217;altra prospettiva, ad ampliare i nostri orizzonti calcistici ma soprattutto potrebbe essere il trampolino di lancio per migliaia di bambine e ragazze a cui per troppo tempo sono state tappate le ali. Bambine e ragazze che amano questo sport e che ora possono sognare di indossare la maglia della loro squadra del cuore con incisi sulla schiena non per forza i nomi di Ronaldo, Icardi o Mertens ma magari delle varie Girelli, Sabatino, Bonansea.</p>
<p>È una speranza, è una rivoluzione che può e deve avvenire. Una rivoluzione fatta di sogni, perché lo sport è passione e le passioni non vivono di vittorie e sconfitte. Le passioni vivono solo di sogni.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Carmen Genovese, 33 anni, grande appassionata di sport e di calcio, fino allo scorso anno giocatrice non professionista, come tutte le atlete d&#8217;Italia.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/">Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Progetto Aisha</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[progetto Aisha]]></category>
		<category><![CDATA[Shaimaa El Roubeigy]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2884</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Shaimaa El Roubeigy Una donna può emigrare sia da sola che con la propria famiglia d&#8217;origine o con il marito. La maggior parte delle donne che ho conosciuto sono emigrate in Italia per ricongiungersi&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/">Progetto Aisha</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Shaimaa El Roubeigy</em></p>
<p>Una donna può emigrare sia da sola che con la propria famiglia d&#8217;origine o con il marito. La maggior parte delle donne che ho conosciuto sono emigrate in Italia per ricongiungersi con il marito, sia con figli che senza. Se mi dovessi mettere nei panni di una di loro, avrei un misto di sensazioni tra felicità ed euforia e al tempo stesso paura. Paura di affrontare questo grande cambiamento: nuovi volti, usanze, lingua a me sconosciuta. Non saper parlare l&#8217;italiano e non riuscire a rispondere, non essere in grado di andare a una visita medica da sola mi farebbe sentire in forte deficit. Alcune donne allora decidono di imparare l&#8217;italiano, talvolta come autodidatta oppure ai centri CPIA, ma tante altre con figli molto piccoli o con un partner che le nega la possibilità di imparare frequentando un corso, rimangono così con un vocabolario molto povero. Perché sì, ho incontrato anche donne che nascondevano quaderno e appunti dai mariti, perché si sa che imparare la lingua è l&#8217;inizio di una possibile emancipazione.</p>
<p>Una seconda difficoltà che incontra una donna emigrata è l&#8217;idea che molte hanno sul popolo italiano, paura di vivere episodi di razzismo e paura di parlare male ed essere derise. Ecco che tante scelgono di chiudersi in casa o al massimo frequentare solo membri della propria comunità. In entrambi i casi si precludono la possibilità di esercitare e rafforzare la lingua italiana.</p>
<p>La terza grande difficoltà è l&#8217;ignoranza delle leggi italiane e dare per scontato una quasi sovrapposizione con le leggi del proprio paese d&#8217;origine. Questi risulta essere un problema rilevante, soprattutto quando si hanno dei figli minori.</p>
<p>L&#8217;accettazione della violenza fisica in famiglia risulta parte dello standard educativo e tradizionale di molti nuclei emigrati. Alcune mamme credono sia normale mettere le mani sui figli e chiedere pure al padre di intervenire con misure più gravi e traumatizzanti. Talvolta la violenza è anche sulla madre dinnanzi ai figli, la quale non immagina lontanamente il significato di violenza assistita. La maggior parte di queste donne non sanno nemmeno di essere responsabili del benessere fisico, mentale ed economico dei figli in egual misura del padre. Perché l&#8217;indipendenza economica e l&#8217;emancipazione attraverso il lavoro non viene visto di buon occhio in un paese straniero, senza tener conto di quanto è saturo il mercato lavorativo nella mano d&#8217;opera non specializzata. Alcune hanno il coraggio di denunciare, ma poche riescono a continuare il loro percorso di separazione dal partner violento. Poiché gran parte delle vittime soffrono della sindrome di Stoccolma, e talvolta non si fidano di operatori ed avvocati. Punto al quanto comprensibile viste le differenze di fondo sia sul piano legale che sul piano educativo.</p>
<p>Questo mix di ignoranza delle leggi e di sfiducia nelle istituzioni può portare anche a risultati fuorvianti come l&#8217;allontanamento definitivo di minori da entrambi i genitori. Rischio che aumenta quando la segnalazione viene fatta da scuola o altro e non dalla madre stessa.</p>
<p>Le donne migranti in caso di violenza domestica sono più vulnerabili di altre, e il più delle volte vivono la violenza sotto tante forme, oltre a quella fisica, vi può essere quella sessuale, economica e psicologica. Molte accettano la cultura della violenza e non pensano lontanamente di denunciare, altre hanno paura che le vengano tolti i figli e altre temono per la propria vita in caso di denuncia. Inoltre, la vittima si trova in un paese straniero, senza legami familiari. Anzi, in molti casi, la famiglia di origine spinge la donna a ritrattare e ritirare eventuali denunce.  E questo intacca non di poco la sua figura materna, in quanto genitore responsabile.</p>
<p>Ed è proprio prendendo causa da queste difficoltà che è nato Progetto Aisha. Il progetto mira a valorizzare la figura femminile, favorendo la libertà di scelta della donna e la sua indipendenza sociale ed economica. Non esclude nessuna donna, indipendentemente dal credo o dal paese d&#8217;origine.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>L’<a title="Progetto Aisha" href="http://progettoaisha.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Associazione di Promozione Sociale Progetto Aisha</a> nasce il 5 Marzo 2016 e si costituisce come associazione il 13 Marzo 2017 con diversi obiettivi tra cui assistenza, sensibilizzazione e prevenzione, formazione.</p>
<p>Shaimaa El Roubeigy, tutor di lingua italiana per stranieri, è laureata in Scienze Politiche all&#8217;Università Statale di Milano 2012, con tesi di laurea intitolata &#8220;l&#8217;ijtihad femminista&#8221;.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/">Progetto Aisha</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/progetto-aisha/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Voci a sostegno della 194</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/voci-a-sostegno-della-194/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/voci-a-sostegno-della-194/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Nov 2018 16:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Auser]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Veneto Progetti Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 194]]></category>
		<category><![CDATA[obiezione di coscienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2759</guid>
		<description><![CDATA[<p>a cura del Centro Veneto Progetti Donna Il 22 maggio di quest’anno abbiamo celebrato i 40 anni di una Legge, la 194 del 1978, in materia di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che non&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/voci-a-sostegno-della-194/">Voci a sostegno della 194</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>a cura del Centro Veneto Progetti Donna</em></p>
<p>Il 22 maggio di quest’anno abbiamo celebrato i 40 anni di una Legge, la 194 del 1978, in materia di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che non solo riconosce un diritto inalienabile delle donne, quello di decidere sul proprio corpo, ma ha anche l’obiettivo di disciplinare una pratica la cui attuazione aveva fino a quel momento messo a rischio la salute e la vita delle stesse perché spesso praticato in condizioni rischio, proprio in ragione della clandestinità a cui era relegata. Tutte le operatrici del Centro Veneto Progetti Donna, insieme a Non una di meno e alla Cgil in quella giornata hanno presidiato l’entrata della Clinica ostetrica della città di Padova per ribadire che nessun passo indietro può essere fatto rispetto al riconoscimento di un fondamentale diritto alla libertà di scelta e all&#8217;autodeterminazione di sé.</p>
<p>Purtroppo però, nonostante l’IVG sia un servizio che lo Stato dovrebbe garantire nei presidi sanitari pubblici, sappiamo quanto sia difficile accedere a tale pratica principalmente perché il numero di medici/che obiettori è molto alto (a livello nazionale si parla del 70%). In Veneto si supera invece la media con il 73% dei medici/che ginecologi/ghe obiettori. Un ulteriore segnale di allarme riguarda i tempi medi di attesa tra il primo appuntamento e l’intervento che sono piuttosto alti, se pensiamo che, sempre in Veneto, quasi la metà delle IVG viene effettuata dopo 14 giorni dal primo appuntamento.</p>
<p>In questo contesto si inserisce la mozione approvata al Consiglio comunale di Verona la sera del 4 ottobre 2018 dal titolo “Iniziative per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della legge 194/1978”.</p>
<p>Leggendo la mozione del Comune di Verona notiamo come vengano citati molti dati (presi da fonti non ufficiali e tendenziose come per esempio ilsussidiario.net) che sono in perfetto contrasto con i dati ufficiali del Ministero della Salute e con quelli della Regione del Veneto. Infatti, nel preambolo della mozione si sostiene che la Legge 194, “ha contribuito ad aumentare il ricorso all&#8217;aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino”. Le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite drasticamente negli ultimi anni: dal 2006 al 2017 in Veneto la diminuzione è del 33% (da 7090 nel 2006 a 4752 nel 2017), con un trend in costante calo ogni anno, e a livello nazionale dal 1982 ad oggi le IVG sono calate del 52,4%. Questo grazie anche alle campagne di prevenzione portate avanti dai Consultori e dalle associazioni, che nella nostra Regione negli ultimi anni tra l’altro hanno subito grossi ridimensionamenti di risorse.</p>
<p>Alla mozione di Verona sono seguite mobilitazioni importanti a carattere nazionale. Il 13 ottobre il movimento Non una di meno ha portato in piazza più di 5000 persone provenienti non solo dalla regione, ma da tutta Italia.  E tante voci si sono alzate per rivendicare la difesa della 194 e la sua corretta applicazione. Questo però non ha impedito la diffusione della mozione in altri Consigli comunali in altre città, tra cui Roma e Sestri Levante, segno questo che Verona non è un caso isolato, e che i diritti delle donne sono sotto attacco.</p>
<p>Fatto dimostrato anche da due Disegni di legge depositati in Senato, rispettivamente sull&#8217;affido condiviso e la garanzia di bigenitorialità, cosiddetto “Pillon”, e sulla revisione dell’articolo 572 del codice penale sui maltrattamenti in famiglia. Queste due proposte, da una parte renderanno praticamente impossibile e pericoloso separarsi alle donne che si trovano in relazioni intime dove c’è violenza da parte del partner e, dall&#8217;altra, disconoscono il fenomeno della violenza maschile contro le donne, introducendo il carattere della sistematicità nei maltrattamenti che non rispecchia invece la peculiarità di un fenomeno che si manifesta nella coppia in modo ciclico, alternando periodi di tensione e violenza a periodi di cosiddetta “luna di miele”.</p>
<p>Ritornando a Verona, pensiamo che tale mozione non possa essere accettata in uno stato laico dove deve essere garantita sempre la libera scelta delle donne, senza condizionamenti o pressioni di qualsivoglia natura. Le opinioni personali, politiche o religiose non devono e non possono entrare dentro strutture pubbliche dove le donne si recano. Così come, allo stesso tempo, deve essere garantita la presenza di medici e mediche non obiettori per permettere a tutte le donne di poter disporre di questo diritto fondamentale.</p>
<p>Pensiamo inoltre che sia necessario da parte delle Istituzioni sostenere con ‘congrui finanziamenti’ percorsi di educazione sessuale nelle scuole e tra i giovani e in famiglia, rendere più accessibili i metodi contraccettivi e garantire la corretta applicazione della Legge 194.<br />
Come Centri antiviolenza siamo da sempre impegnate nell&#8217;affiancare le donne che ci chiedono aiuto per intraprendere l’interruzione volontaria di gravidanza. In un primo momento offriamo le informazioni necessarie rispetto alle strutture a cui rivolgersi e se la donna ce lo chiede la accompagniamo alle visite e poi all&#8217;intervento. Ancora, per le donne che ne sentono il bisogno offriamo un sostegno psicologico post intervento.</p>
<p>Il nostro appello per la città di Verona, e le altre che si dichiarano a favore della vita, è di esserlo sempre, e soprattutto sostenendo la corretta applicazione della legge 194, che è a sua volta a favore della vita, quella delle donne.</p>
<p>Dati: <a title="Dati su IVG in Veneto" href="https://salute.regione.veneto.it/web/ivg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://salute.regione.veneto.it/web/ivg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Centro Veneto Progetti Donna &#8211; Auser<img class="alignnone size-full wp-image-2761 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Logo-CVPD.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo-cvpd" width="350" height="309" /></strong></p>
<p>Il Centro Veneto Progetti Donna &#8211; Auser (CVPD o Centro Donna) è un’Associazione di volontariato che da 28 anni offre sostegno a donne, italiane e straniere, in difficoltà e coinvolte in situazioni di violenza e maltrattamento familiare e non. Nasce a Padova nel 1990 per iniziativa di un gruppo di donne per dare una risposta concreta alle numerose richieste di aiuto. Tra le sue attività garantisce accoglienza alle donne vittime di violenza della città di Padova e Provincia, attraverso i suoi quattro Centri antiviolenza (Padova, Piove di Sacco, Este e Cittadella) riconosciuti dalla Regione Veneto.<br />
Il gruppo del Centro Donna è composto da operatrici specializzate, psicologhe, avvocate, educatrici e volontarie, che accolgono le donne che hanno subito violenza e i loro figli, forniscono loro gratuitamente supporto psicologico e legale e progettano, in stretta collaborazione con gli attori coinvolti (FFOO, questura, tribunale, servizi sociali, ospedali), programmi personalizzati di fuoriuscita dal circuito della violenza.</p>
<p>FB: <a href="https://www.facebook.com/CentroAntiviolenzaPadova.e.Provincia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Donna Padova Auser</a></p>
<p><a href="http://www.centrodonnapadova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.centrodonnapadova.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di novembre 2018</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/voci-a-sostegno-della-194/">Voci a sostegno della 194</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/voci-a-sostegno-della-194/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;empatia al posto dell&#8217;odio</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/lempatia-al-posto-dellodio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/lempatia-al-posto-dellodio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Lepa Mladenovic]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>
		<category><![CDATA[sorellanza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2655</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Saveria Ottaviani Lepa Mladenovic, attivista femminista, ha lavorato per anni con le vittime degli stupri durante la guerra in ex Jugoslavia. È un&#8217;attivista di &#8220;Women in Black against War&#8221;, associazione che si batte contro&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/lempatia-al-posto-dellodio/">L&#8217;empatia al posto dell&#8217;odio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p><strong>Lepa Mladenovic, attivista femminista, ha lavorato per anni con le vittime degli stupri durante la guerra in ex Jugoslavia. È un&#8217;attivista di &#8220;Women in Black against War&#8221;, associazione che si batte contro la guerra e contro i gruppi fascisti. Scrittrice, formatrice, educatrice e counselor, combatte ogni discriminazione contro le donne e si batte per i diritti delle lesbiche.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Lepa, cos&#8217;è la solidarietà fra le donne?</strong></p>
<p>Solidarietà tra le donne significa che abbiamo deciso di comprendere l’Altra donna, dentro un sistema gerarchico patriarcale, contestualizzandoci all’interno di una società fatta di discriminazioni e privilegi sociali. Dobbiamo ogni giorno capire chi siamo emotivamente, socialmente e politicamente: solo così potremo capire chi è l’Altra. Così ho incominciato ad accettarmi incondizionatamente, ad accettare le mie emozioni senza riserve, nonostante nessuno mi abbia mai detto quando ero giovane che l’accettazione era quello di cui avevo bisogno per guarire.<strong> </strong></p>
<p><strong>Quand&#8217;è che si crea davvero la solidarietà fra le donne?</strong></p>
<p>La solidarietà tra le donne inizia con la decisione di ascoltare l’Altra: ascoltare la sua esperienza, facendole spazio dentro di noi. Questo vuol dire accettare che l&#8217;esperienza di ogni donna abbia lo stesso valore, che la mia storia è tanto importante per me quanto la sua per lei, e la sua se la ascolto diventa importante anche per me. La solidarietà tra donne è la scelta di ascoltare il vissuto dell’Altra. In questo processo di ascolto mi prendo cura di lei: dentro di me creo uno spazio per il racconto di questa donna, per la vita di questa donna. L’Altra è entrata dentro di me, non è più da sola, ha una testimone. Nel momento in cui provo ad ascoltarla e cerco di capirla, diamo vita ad uno scambio: ci scambiamo le nostre paure, debolezze, vergogne e colpe. Lei non sarà più un’emarginata, lasciata da sola con il suo dolore, e nemmeno io. Io ho conosciuto lei come lei ha conosciuto me. La sua storia dà inizio al mio cambiamento.</p>
<p>Solidarietà tra le donne non vuol dire che noi siamo più giuste delle Altre. Scegliamo la compassione per prendere più coscienza di noi stesse e dell’Altra contemporaneamente. Non ci sarebbero guerre a questo mondo se io apprezzassi me stessa e chi è diverso da me. Ho capito che i principi della solidarietà sono ora la mia visione del mondo.</p>
<p><strong>Si parla poco di solidarietà femminile&#8230;</strong></p>
<p>Non troverete libri di testo che parlano della solidarietà tra donne, nemmeno nella grande letteratura, in Shakespeare, Goethe, Dostoevskij, Gandhi o Moravia… Quando ho preso la decisione di essere solidale con le donne mi sono messa dalla parte dei “ribelli politici” e questo non è un compito facile, c&#8217;è bisogno di essere circondate da attivisti e attiviste come me. Proprio perché nessuno può dirmi se è giusto il mio modo di essere, ho deciso di dire a me stessa: sono nel giusto.</p>
<p>La solidarietà tra donne è l’inizio di un nuovo mondo per ognuna di noi: abbiamo scelto di capire invece di accusare, l’empatia al posto dell’odio. Scegliamo di essere responsabili dei nostri atti, pensieri ed emozioni invece di essere vittime. Questa è la via per oltrepassare il confine posto dal senso comune sulla costruzione del “Nemico”. Solidarietà tra le donne è una politica antifascista, perché decidiamo di prenderci cura dell’Altra che è diversa da noi. La solidarietà tra le donne è internazionale perché preferenze sessuali, classe sociale o etnia sono solo una delle differenze che intercorrono tra noi. Quando esprimiamo solidarietà verso le donne vuol dire che rompiamo i meccanismi del patriarcato. Io e l’Altra abbiamo lo stesso valore: scegliamo di prenderci cura di noi stesse e delle altre in egual modo accettando con gioia le nostre rispettive differenze.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/lempatia-al-posto-dellodio/">L&#8217;empatia al posto dell&#8217;odio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/lempatia-al-posto-dellodio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orgasmo femminile</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/lorgasmo-femminile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/lorgasmo-femminile/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 14:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Federica M. Invernizzi Calori]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmo]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2422</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Federica M. Invernizzi Calori La risposta sessuale femminile raggiunge il suo culmine nell&#8217;orgasmo che consiste in una serie di spasmi e contrazioni involontarie del pavimento pelvico e dell&#8217;utero (da 3-12 contrazioni ritmiche e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/lorgasmo-femminile/">L&#8217;orgasmo femminile</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Federica M. Invernizzi Calori</em></p>
<p>La risposta sessuale femminile raggiunge il suo culmine nell&#8217;orgasmo che consiste in una serie di spasmi e contrazioni involontarie del pavimento pelvico e dell&#8217;utero (da 3-12 contrazioni ritmiche e involontarie che si susseguono a intervalli di 0,8 secondi e aumento del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna e possibile obnubilamento della coscienza).</p>
<p>Il piacere sessuale femminile è stato per lungo tempo taciuto, giudicato e comunque sempre subordinato al piacere maschile. La teoria freudiana sosteneva che le donne avessero due zone deputate al piacere: la vagina e il clitoride (la clitoride). Secondo tale teoria il raggiungimento della maturità sessuale avrebbe consentito di “trasferire” il piacere dalla clitoride alla vagina. Pertanto, attraverso il loro orgasmo, le donne venivano etichettate in “normali” se provavano orgasmo vaginale o “nevrotiche” se avevano orgasmi clitoridei. Tale assunto ha per lungo tempo contribuito a mantenere iI tabù rispetto al piacere femminile e a far sentire inadeguate o patologiche tutte quelle donne il cui erotismo era prettamente clitorideo. Ciò è stato smentito grazie alle ricerche di Kinsey e agli studi di Master e Johnson che hanno determinato la fallacia di tale teoria.</p>
<p>Ad oggi è confermato che è la stimolazione della clitoride ad essere centrale ed essenziale per il raggiungimento dell&#8217;orgasmo sia durante il coito che in altre forme di attività erotica. La stimolazione vaginale, per quanto piacevole, da sola non consentirebbe il raggiungimento dell&#8217;apice del piacere. La maggioranza delle donne oggi riconosce piacevole la stimolazione vaginale ma ritiene che la stimolazione clitoridea dia il contributo principale all&#8217;orgasmo.</p>
<p>La clitoride è una piccola protuberanza, come un bottoncino, di tessuto posizionata sotto la sinfisi pubica. Ha una notevole quantità di terminazioni nervose che consentono sensazioni di intenso piacere; è circondata da una piega cutanea denominata cappuccio clitorideo simile al prepuzio che a sua volta è connesso alle piccole labbra. La pressione sull&#8217;osso pubico e il meccanismo di trasmissione piccole labbra –cappuccio clitorideo consentirebbero pertanto la stimolazione indiretta della clitoride durante il coito provocandone l&#8217;orgasmo.</p>
<p>L&#8217;orgasmo non si esaurisce ad una serie di modificazioni anatomiche ed è regolato non solo a livello genitale ma anche influenzato da pensieri, emozioni, convinzioni, vissuti e significati. Non vi può essere per tanto una “ricetta standard” per l&#8217;orgasmo. È importante che ogni donna sperimenti il proprio piacere assecondando ed esplorando fantasie e sensazioni. L&#8217;orgasmo è un&#8217;esperienza personale ed ogni donna, anche all&#8217;interno del rapporto sessuale, è responsabile del proprio piacere. Ciò può essere possibile attraverso la conoscenza di sé stessa, del proprio corpo e di cosa per ognuna sia fonte di godimento e cosa no.</p>
<p>La sessualità è in gran parte cultura e per questo il vissuto e il rapporto con la propria sessualità può essere subordinato a questioni morali, culturali e sociali. Tanti tabù ancora condizionano e sostengono la relazione con la sessualità e influenzano l&#8217;idea che si ha della corporeità e la libertà con cui ci si approccia e si vive la dimensione sessuale e del piacere. Avendo un apparato genitale prevalentemente interno, le donne hanno meno possibilità di osservare e pertanto conoscere le proprie risposte sessuali; in più ancora oggi si osserva una differenza di genere nell&#8217;autorizzazione da parte della società ad interessarsi alla sessualità: le donne vengono maggiormente scoraggiate all&#8217;autoerotismo e alla conoscenza del proprio corpo rispetto ai maschi.<br />
Risulta fondamentale quindi sostenere le donne nella costruzione di un rapporto con il proprio corpo libero da giudizi e capace di sintonizzarsi con le sensazioni provate e con le emozioni vissute.</p>
<p><em>L&#8217;autrice, psicologa e sessuologa clinica, è socia dell&#8217;associazione Liberamente Donna, per la quale collabora presso il Centro AntiViolenza di Perugia come operatrice.</em></p>
<p><a title="Liberamente Donna" href="http://www.liberamentedonna.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.liberamentedonna.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 5" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/FateLeStregheNov2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/lorgasmo-femminile/">L&#8217;orgasmo femminile</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/lorgasmo-femminile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il potere delle parole</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Inma Mora Sánchez]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2233</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Inma Mora Sánchez Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/">Il potere delle parole</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p>Nel nostro sistema patriarcale gli uomini sono al centro dell’organizzazione sociale e la loro visione del mondo, della storia e della cultura è considerata la visione universale e neutra. Il femminismo vuole trasformare questa realtà e, per farlo, è imprescindibile cambiare anche il modo di raccontarla. Abbiamo bisogno delle parole giuste per cercare di avvicinarci al significato vero e proprio di quello che vogliamo dire e per creare così un’immagine precisa di ciò di cui stiamo parlando. Perché ancora sembra strano dire avvocata, architetta o sindaca? Perché non è mai stato un problema dire infermiera, maestra o casalinga? Perché se la “a” viene prima della “o” nell&#8217;alfabeto, sul dizionario troviamo prima “bambino” e non “bambina”? Perché ancora il cognome paterno è quello che deve sopravvivere?</p>
<p>L’ordine maschile organizza il mondo e quello femminile resta sempre nascosto, strano, diverso. Ma non solo nella grammatica e nella lingua. Tutti i linguaggi della nostra cultura parlano al maschile e, dal femminismo, nuovi termini e tecniche cercano di misurare questa disparità di genere in ogni area sociale. Ad esempio, sappiamo che i grandi film della storia del cinema sono stati creati per uomini e parlano di uomini agli uomini. I personaggi femminili non hanno una vita propria, ma vengono costruiti in base al loro rapporto con gli uomini: sono mamme, mogli, fidanzate, amanti. Ma come misurare questa disparità? È sufficiente ricorrere al <em>test di Bechdel</em> per capire che più della metà dei film che vediamo non superano questa prova. Questo test è molto semplice e per superarlo basta che vi siano almeno due personaggi donne con nome, che parlino almeno una volta tra di loro e che l’argomento di questa conversazione non sia un uomo.</p>
<p>Parole come <em>femminicidio</em> o <em>genere</em>, che ormai sono entrate a far parte del linguaggio comune, sono state create per misurare le relazioni di potere fra uomini e donne e analizzare la violenza contro le donne come un fenomeno sociale preciso. I termini diffusi negli ultimi anni, la maggior parte in inglese, si sono moltiplicati per evidenziare tutto ciò che sembra invisibili agli occhi di tutte le persone cresciute in un sistema patriarcale senza mai metterlo in discussione. Tre esempi molto chiari: <em>manspreading, manterrupting </em>e <em>mansplaining</em>. Questi termini indicano diverse forme di violenza e pratiche di dominazione difficilmente riconoscibili perché si tratta di atteggiamenti quotidiani che sembrano non comportare una violenza evidente.</p>
<p>Da una parte, il mansplaining è semplicemente il modo paternalistico in cui alcuni uomini spiegano le cose a noi donne perché noi siamo donne e loro uomini. Anche quando noi siamo esperte su qualche argomento, sono convinti che la loro opinione è più importante. Questo termine è stato popolarizzato da Rebecca Solnit nel libro “Men Explain Things to Me” e lo potremmo definire come il piacere nel dare spiegazioni arroganti alle donne con la certezza di avere ragione per il fatto di essere uomini. Collegato a questo termine troviamo anche il <em>manterrupting</em>, ovvero il fatto che gli uomini interrompano le donne in continuazione e senza necessità, semplicemente perché credono che quello che loro devono dire sia più importante.</p>
<p>Se il mansplaining e il manterrupting sono un modo di comunicare e parlare, il manspreading, è invece un modo di stare nello spazio pubblico senza neanche essere capaci di pensare che vi sono altre persone (donne) che hanno bisogno anche loro del proprio spazio. Questo termine indica l’abitudine degli uomini di sedersi con le gambe così aperte da occupare anche il posto delle loro vicine. Il manspreading non è un problema di cattiva educazione: così come a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo chiudere le gambe, agli uomini è stata sempre trasmessa l’idea di prenderci lo spazio. Qualche mese fa, il gruppo <em>Mujeres en Lucha</em> ha iniziato una campagna a Madrid chiedendo al comune misure contro il manspreading nei mezzi pubblici. L’appello è stato firmato da oltre 13000 persone e la Empresa Municipal de Transporte (EMT) ha deciso di iniziare una campagna contro questa pratica. È un esempio chiaro di quanto una parola possa essere utile anche per cambiare una piccola parte di questa complessa realtà -oppure almeno, di essere consapevoli su un fatto in particolare-.</p>
<p>Questo è lo spazio che noi dobbiamo prenderci: dalla “a” di avvocata al concetto di “femminicidio”, dalle nostre storie nei film al diritto ad occupare lo spazio pubblico. La violenza simbolica, quasi nascosta, è dove la violenza fisica e psicologica nascono e crescono. Finché le donne non avranno la parola, lo spazio e la visibilità, la violenza contro le donne continuerà ad esistere.</p>
<p><em>Inma Mora Sánchez, giornalista esperta in Gender Studies, ha lavorato in Italia, Spagna e Uruguay sui temi della violenza di genere. Insieme a Chiara Cretella, ha scritto il libro “Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne”. Oggi lavora come copywriter e si occupa della comunicazione online di <a title="D.i.Re" href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza</a>.</em></p>
<p><a title="Inma Mora Sánchez" href="https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/">Il potere delle parole</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione “Donatella Tellini”]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca delle Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza per le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[l'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Simona Giannangeli]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=2080</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Simona Giannangeli Abito un corpo di donna, sono un’avvocata e lotto contro la violenza maschile, insieme alle operatrici d’accoglienza in un Centro Antiviolenza per le Donne. Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/">Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Simona Giannangeli</em></p>
<p>Abito un corpo di donna, sono un’avvocata e lotto contro la violenza maschile, insieme alle operatrici d’accoglienza in un Centro Antiviolenza per le Donne. Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola a pensare alla relazione fra diritto e corpi. Il diritto non nomina i corpi delle donne, li neutralizza, perché ha come principio regolatore una forma di astrazione: il principio universale giuridico. Questo principio rivela la sua assoluta inadeguatezza quando si elaborano leggi che hanno a che fare con i corpi delle donne e con la nostra autodeterminazione in relazione ad essi. L&#8217;intero impianto normativo, che disciplina la tutela delle donne, è specchio degli attuali assetti sociali e culturali, in cui la donna è assunta o come moglie-madre da controllare o come vittima, spesso corresponsabile, da proteggere negandole l&#8217;identità. Ѐ necessario un <em>diritto nuovo</em>, che possa dirsi <em>sessuato</em>, che operi l&#8217;inclusione simbolica della differenza sessuale nella produzione normativa, restituendo esistenza ai corpi delle donne.</p>
<p>Siamo dinanzi a una mattanza costante di corpi, di vite e di diritti delle donne e la violenza maschile dovrebbe richiamare gli uomini alle loro gravissime responsabilità. Si continua colpevolmente a definirla conflitto familiare, a soffocarla dentro casa, ad inscriverla dentro il troppo amore “malato” degli uomini. La violenza contro le donne non è un&#8217;emergenza, non è un’alluvione o un terremoto, è azione maschile criminale costante. Se si avesse il coraggio e la dignità di affrontare in modo autentico la questione, legando la violenza al genere e spostando l&#8217;attenzione al modo in cui si strutturano le relazioni tra i sessi, forse si produrrebbe uno scarto anche in termini di civiltà giuridica.</p>
<p>Viviamo in una società maschilista e sessista dove sempre e comunque i corpi delle donne sono utilizzati e svelati. Accade quando i corpi delle donne sono rinviati alla funzione sessuale-procreativa, corpi chiamati a garantire piacere da un lato e a dispensare cure e continuità della specie dall&#8217;altro. Accade nelle pubblicità sessiste dove i corpi delle donne sono denudati per reclamizzare ogni sorta di bene materiale. Accade quando si vuol parlare di violenza maschile e i corpi delle donne sono messi lì, in un angolo, seminudi, il più delle volte con sottovesti strappate e coperti di lividi. L’uso dei corpi delle donne è totale, siamo territorio libero da confini e tutto questo è intollerabile. Gli uomini, autori della violenza, sono i grandi assenti. Gli uomini stuprano i nostri corpi, gettano acido sui nostri volti, ci colpiscono con coltelli e pistole, ci bruciano per rivendicare l’antico e mai sopito possesso. E sono uomini “normali”, gli uomini di tutti i giorni, che incontri al bar, sul posto di lavoro, al parco. Gli uomini non ci uccidono per troppo amore, ci uccidono per impedire la nostra libertà di non amarli più e di andare via, la nostra libertà di autodeterminazione, il nostro diritto inviolabile a decidere della nostra vita. Ѐ la loro guerra contro la nostra libertà.</p>
<p>Le donne chiedono giustizia, non condanne esemplari. Dobbiamo lottare contro le difese di stupratori e maltrattanti marcate dalla totale mancanza di rispetto nei confronti delle donne, miranti sempre a screditarle, a sottoporle a giudizio, a stigmatizzarne condotte di vita e scelte. La difesa è sacra e inviolabile ma, come affermò l’Avv. Tina Lagostena Bassi nel processo contro gli stupratori di Fiorella negli anni settanta, nessun avvocato imposterebbe una difesa per un reato di rapina, così come si imposta una difesa per un reato di violenza sessuale. Nessun avvocato, nel caso difendesse quattro rapinatori entrati in una gioielleria per rubare beni preziosi, si sognerebbe di consigliare ai propri assistiti di fare dichiarazioni sulla personalità e sullo stile di vita del gioielliere rapinato. Perché se l&#8217;<em>oggetto</em> del reato è una donna il processo si svolge contro di lei? La violenza maschile contro le donne è il paradigma per comprendere la condizione che occupiamo nella società: condizione segnata da un principio di discriminazione che ha il suo esito finale nell&#8217;eliminazione fisica dei corpi delle donne.</p>
<p>In risposta a una cultura sessista e violenta risalta la potenza dei Centri Antiviolenza, la potenza della relazione tra donne che accolgono e donne che narrano di sé e che, mentre narrano di sé, interrogano quelle che le ascoltano, in una circolarità attraversata dalla comune esperienza di abitare un corpo femminile e di essere nel mondo a partire da quel corpo. Nel dipanarsi della relazione tra donne, ogni volta sentiamo rompersi l’isolamento e la solitudine create nelle nostre vite dalla violenza degli uomini e avvertiamo di esserci avvicinate di un altro passo “<em>a quel centro di autorità per regnare dentro e fuori di noi</em>” (Grazia Livi).<img class="  wp-image-2082 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/logo_centroantiviolenza-1024x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo_centroantiviolenza" width="423" height="208" /></p>
<p><em>L&#8217;autrice è avvocata e presidenta dell&#8217;Associazione “Donatella Tellini” &#8211; Centro Antiviolenza per le Donne &#8211; Biblioteca delle Donne, L&#8217;Aquila.</em></p>
<p>Il Centro Antiviolenza per le Donne è stato fondato all&#8217;Aquila nel 2007, grazie alla volontà politica di un gruppo di donne attive già da anni sul territorio in ambiti differenti, ma legate da una cifra di lettura della realtà storica, politica e sociale comune, quale il femminismo. Nel 2014 il Centro Antiviolenza e la Biblioteca delle Donne si sono riunite, dandosi il nome  “Donatella Tellini”.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/">Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Loredana Taddei]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=1790</guid>
		<description><![CDATA[<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale di Laura Grifi e Saveria Ottaviani Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/">Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale</p>
<p><em>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em></p>
<p><strong>Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto ai loro colleghi maschi?</strong></p>
<p>Negli ultimi decenni è aumentata la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Europa, dove nel 2014 le donne avevano raggiunto il 46% delle persone attive nel mercato del lavoro. Ciò nonostante, i tassi di occupazione femminile continuano ad essere inferiori a quelli degli uomini in quasi tutti gli stati membri. Agli ultimi posti in classifica c&#8217;è Italia, dove è forte lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro a sfavore delle donne, con il 70,6% degli uomini occupati e il 50,6% delle donne), così come è forte il divario territoriale tra Centro Nord e Mezzogiorno. Siamo dunque lontani anni luce dall&#8217;obiettivo già fissato dalla strategia di Lisbona, che prevedeva l’impiego del 60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d&#8217;Italia, e non solo, avrebbe fatto crescere il Pil del 7%, con ricadute positive per tutta la società. Anche i dati Eurostat confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il divario tra il numero di uomini e donne che lavorano è il maggiore in Europa, ad eccezione di Malta. Proprio nell&#8217;anno in cui è entrato in vigore il Jobs Act. La bassa occupazione delle donne è sintomatica di una condizione generale di disuguaglianza, come ha rilevato il <a title="Gender Equality Index" href="http://eige.europa.eu/rdc/eige-publications/gender-equality-index-2015-measuring-gender-equality-european-union-2005-2012-report?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Gender Equality Index</a> elaborato dall&#8217;EIGE, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.</p>
<p><strong>Quali le priorità?</strong></p>
<p>Sicuramente quella del superamento della mancata partecipazione femminile al lavoro, che ostacola lo sviluppo sociale ed economico dell&#8217;intero Paese, oltre a rappresentare una delle disuguaglianze più profonde, all&#8217;origine della crisi economica. Crisi che ha aggravato i problemi strutturali dell’occupazione femminile, soprattutto dal punto di vista delle discriminazioni e della qualità del lavoro: è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, è cresciuto il part time involontario, che impoverisce ulteriormente le retribuzioni. La bassa partecipazione al mercato del lavoro, la precarietà, il pay gap salariale, la mancanza di servizi e di un sistema di welfare, il nodo irrisolto della conciliazione tra lavoro e vita privata, rendono l’Italia tra i paesi peggiori per una donna lavoratrice. Le donne sono insomma, insieme ai giovani, le più penalizzate dalla crisi.  Ѐ allora necessario e urgente un piano straordinario per l&#8217;occupazione femminile. In quest’ottica  la Cgil ha presentato lo scorso mese nuove proposte contenute nel documento per il <a title="Piano straordinario per l'occupazione" href="http://www.cgil.it/lavoro-cgil-13-settembre-iniziativa-piano-straordinario-occupazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">rilancio del <em>Piano del Lavoro</em></a>. La necessità d’interventi e di politiche maggiormente orientate in un&#8217;ottica di genere non risponde soltanto a un’elementare questione di equità fra i sessi, ma costituisce un vero e proprio volano per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro. E se i risultati continuano a non esserci vuol dire che le strategie sono sbagliate e vanno corrette.</p>
<div id="attachment_1796" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="wp-image-1796 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LoredanaTaddei" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Loredana Taddei</p></div>
<p><strong>Come Responsabile delle Politiche di Genere della CGIL Nazionale, di cosa si occupa in particolare? Qual è la sua esperienza personale di donna lavoratrice?</strong></p>
<p>Il nodo centrale su cui lavorare, dal mio punto vista, è quello del superamento delle disuguaglianze, sia dal versante culturale, che da quello economico, strettamente intrecciati tra loro. Come credo ogni donna, li ho vissuti anche nella mia esperienza personale. Basti pensare che fino a tempi recenti le donne erano incasellate tra le “categorie svantaggiate”. Ci sono voluti anni di battaglie per affermare il concetto, ancora non del tutto digerito, che non siamo &#8221;una categoria&#8221;, ma siamo parte della società, la maggioranza. E non siamo affatto né “svantaggiate”, né da “tutelare”, o “proteggere”. Voglio solo ricordare che nel nostro Paese le donne sono 1,7 milioni più degli uomini e costituiscono il 60% circa di tutti i laureati.</p>
<p><strong>A novembre ricorre l’Equal Pay Day, iniziativa istituita dall’Unione Europea, per denunciare il divario salariale tra uomini e donne. Qual è la situazione italiana rispetto al divario di salario? Il Sindacato cosa fa per affrontare questa ingiustizia?</strong></p>
<p>Nel 1960, 56 anni fa, tutti insieme facevamo un importante passo in avanti verso la parità di genere, con un accordo interconfederale per il settore industriale, intitolato “parità salariale uomo-donna”, che prevedeva un inquadramento professionale non più riferito al sesso, principio inserito anche nella nostra Carta costituzionale, oltre che nei trattati dell’Unione europea. Oggi l’Italia è invece tra i paesi con la maggior differenza salariale tra uomini e donne. Che rimane un aspetto cruciale delle disuguaglianze per le donne nel mercato del lavoro. Una differenza salariale certificata dalla classifica annualmente stilata dal World Economic Forum che ci vede al 49esimo posto su 145 Paesi analizzati nell&#8217;indice di disparità di genere e per l’aspetto retributivo, a parità di ruolo, nella casella 109, decisamente in fondo alla classifica. Insomma, si tratta di mancata parità effettiva, a partire dal lavoro. La Cgil lo scorso anno ha avviato una campagna contro le disuguaglianze e le discriminazioni tra uomini e donne, mettendo l’accento sul carattere trasversale della parità, che viene spesso rimosso e trattato isolatamente, senza collegarlo con gli altri aspetti della vita economica, sociale e politica.</p>
<p><strong>Immaginiamo che per la CGIL il raggiungimento della parità di genere sia una priorità. Gli uomini del sindacato sentono questa come una battaglia comune? In che modo avete sensibilizzato i vostri colleghi? </strong></p>
<p>Questa domanda la girerei agli uomini del sindacato. Scherzi a parte, tradizionalmente quello del raggiungimento della parità di genere è un tema che donne e uomini della Cgil condividono. Certo le donne perseguono l’obiettivo con uno slancio diverso e si battono per contrastare un’antica cultura sociale che propende ancora oggi a trattare le varie tematiche in modalità “neutra”, che poi vuol dire al maschile. La sensibilizzazione verso i maschi è molto indirizzata in questa direzione.</p>
<p><strong>La CGIL ha rilevato dati importanti riguardo la violenza contro le donne sui luoghi di lavoro? Cosa fate per combattere molestie e violenza?</strong></p>
<p>Il tema della violenza di genere per la prima volta è diventato finalmente materia di intervento politico<strong>,</strong> nell&#8217;ambito delle disposizioni che regolano i rapporti di lavoro, con il congedo per le donne che intraprendono percorsi di protezione previsto dal Jobs Act. Ѐ però importante estendere alle lavoratrici del comparto domestico i benefici previsti per i settori pubblico e privato e prevedere incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione delle vittime di violenza di genere incluse in percorsi di inserimento e reinserimento sociale e lavorativo, anche attraverso la contrattazione di secondo livello. Inoltre è necessario dare seguito a questa svolta culturale affrontando il tema dell’occupazione per le donne che sono costrette a lasciare casa, senza un reddito da lavoro o talvolta anche a dimettersi dal posto di lavoro, per intraprendere il percorso nei centri antiviolenza, finito il quale non trovano occupazione. Una buona pratica in campo è stata avviata in Inghilterra con il cosiddetto metodo Scotland, che ha drasticamente ridotto la violenza domestica nel Regno Unito: solo a Londra in sette anni le vittime sono calate del 90 per cento. Alla base del modello inglese c&#8217;è il coordinamento, ovvero partnership, perché né il governo, né le aziende, né le istituzioni, né le associazioni possono farcela da sole. Superare le divisioni, le differenze di approccio, è d’obbligo. Questo nuovo approccio ha reso possibile anche una diminuzione dei costi della violenza domestica, che da una ricerca condotta dalla Scotland si aggiravano intorno ai 23 miliardi di sterline annui. Numeri dietro ai quali ci sono vite umane e il sogno di una società più civile.</p>
<p>Riguardo le violenze e molestie nei luoghi di lavoro, ci sono voluti nove anni perché in Italia venisse recepito l’Accordo Quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro del 26 aprile 2007 e siglato a gennaio di quest&#8217;anno da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Con questo importante accordo, anche il nostro Paese sancisce finalmente l’inaccettabilità di comportamenti che si configurano come molestie o violenza e che vanno denunciati con la necessaria collaborazione di lavoratori e imprese, affinché negli ambienti di lavoro sia rispettata la dignità delle donne e degli uomini.</p>
<p><strong>Dottoressa Taddei, un messaggio alle donne lavoratrici?</strong></p>
<p>Mi piace ricordare una frase in apparenza semplice del film “We Want Sex”, tratto da un fatto realmente accaduto nel 1968, quando 187 operaie della Ford di Dagenham osarono sfidare il colosso americano, il primo ministro laburista Wilson e il malcontento dei mariti. Loro organizzarono la prima grande rivendicazione delle donne, che portò alla legge sulla parità di retribuzione, per ottenere un salario equiparato a quello maschile: “Ragazze quelli che chiediamo sono diritti e non privilegi”.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/">Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La prostituzione è l&#8217;apice della violenza contro le donne</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Marcuccio]]></category>
		<category><![CDATA[European Women’s Lobby]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Romana Cocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforma di Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Siusi Casaccia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=1500</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi e Daniela Marcuccio Abbiamo incontrato Siusi Casaccia, Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali e Francesca Romana Cocchi del Coordinamento Italiano della European Women’s Lobby Cos’è e come agisce il Coordinamento italiano della European&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/">La prostituzione è l&#8217;apice della violenza contro le donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi e Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>Abbiamo incontrato Siusi Casaccia, Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali e Francesca Romana Cocchi del Coordinamento Italiano della European Women’s Lobby</em></p>
<p><strong>Cos’è e come agisce il Coordinamento italiano della European Women’s Lobby?</strong></p>
<p>Il <a title="Coordinamento Italiano EWL" href="http://www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Coordinamento Italiano</a> si muove sui temi posti dalla Piattaforma di Pechino, per perseguire l’uguaglianza tra uomini e donne, superando la violenza di genere, il gap che si traduce in marginalizzazione e povertà, le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro; agiamo anche per raggiungere una maggiore presenza nella compagine e rappresentanza politica. Il Coordinamento si pone come interfaccia tra le l’attività di EWL che si svolgono a livello europeo nei confronti delle istituzioni comunitarie, Commissione e Parlamento, e l’ambito nazionale, ove si promuovono campagne di sensibilizzazione, anche in collaborazione con i coordinamenti degli altri Stati. Per fare un esempio, abbiamo promosso una campagna d’informazione e promozione della Convenzione di Istanbul, in collaborazione con il Consiglio d’Europa, attraverso conferenze stampa, comunicazioni, newsletter, con un’agenda che ha visto impegnati tutti i Coordinamenti nazionali ognuno nel proprio Paese. L’Italia è stata piuttosto diligente, ha ratificato tempestivamente la Convenzione, anche se il cammino non può ritenersi concluso e vari aspetti possono essere meglio definiti e aggiornati. Purtroppo, l’aspetto squisitamente normativo non basta, come ci rendiamo conto in questi giorni in cui i fatti di cronaca ci lasciano tutti sconvolti, per l’ennesima giovane donna uccisa dall’<em>amantissimo</em> ex-compagno.<a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1501 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne" width="300" height="136" /></a></p>
<p><strong>Per quanto riguarda il tema della prostituzione, quali sono state le azioni della EWL?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il tema della prostituzione, la Lobby lavora da alcuni anni, in collaborazione con il Parlamento Europeo, ma anche con una campagna autonomamente progettata e diffusa, con l’obiettivo di contrastare il sistema di mercato della prostituzione perché considerato, nel suo complesso e in ciò che esprime, come sfruttamento delle donne e di prostitute, oggetto di tratta. La Lobby sostiene il modello svedese, quel tipo di cornice normativa che prevede la non sanzionabilità della donna che si prostituisce e, per contro, la sanzionabilità dell’acquisto di servizi sessuali. Colpire la domanda significa operare sul mercato, che paradossalmente vede nei Paesi in cui la prostituzione è legalizzata il punto di arrivo della maggior parte delle donne oggetto di tratta. Un sistema alimentato anche attraverso i flussi migratori che sembrano non esaurirsi mai, quasi un percorso irrefrenabile, in cui condizioni di partenza di bisogno e disperazione muovono le persone.</p>
<p><strong>Perché combattere la prostituzione significa lottare per la parità di genere?</strong></p>
<p>Tutto il sistema che prevede lo sfruttamento delle donne avviate al mercato della prostituzione è la materializzazione e l’identificazione intrinseca della violenza sulle donne e della sproporzione di condizioni nella società tra uomini e donne. A parte l’altissimo tasso di violenza diretta o fisica che subiscono le prostitute, dichiarata anche da coloro che si esprimono come libere nell’esercizio dell’attività, in questo tipo d’interazione si esprime il massimo della violenza possibile: l’uso della donna come oggetto e l’annullamento della dignità e della personalità femminile. Il sistema stesso esprime questo tipo di relazione gerarchica e di esercizio di potere, attraverso il denaro.</p>
<p><strong>A proposito del documento “18 miti sulla prostituzione” elaborato dalla EWL, ci sembra che esista una narrazione della prostituzione costruita per nascondere la reale condizione di schiavitù delle donne. Quali parole dovremmo usare per parlare di prostituzione?</strong></p>
<p>Al di là di quali parole, dovremmo riflettere a quante parole vengono utilizzate: il messaggio mediatico ha una sua forza data dalla ripetitività e dall’invasività. La televisione, per esempio, ha canali dedicati in cui si espone l’immagine della prostituta che racconta, a chi paga, quanto è bello fare questo “mestiere”. Il messaggio va da “ti posso comprare” a “devi darmi quello che chiedo, altrimenti posso farti del male”. Oggi abbiamo un linguaggio monocorde per cui ogni azione deve essere produttiva e di utilità economica. Dovremmo, invece, promuovere un’educazione all’intangibilità del corpo femminile e alla relazione non come esercizio di potere, ma di rispetto. Dovremmo sottrarre la relazione a una valutazione economica.</p>
<p><strong>In Europa cosa sta cambiando rispetto alla prostituzione?</strong></p>
<p>In Germania c’è in atto un ripensamento, visto il risultato che si è ottenuto con la legalizzazione, anche se non siamo in grado di valutare di che portata. Da parte governativa si hanno alcuni accenni verso ipotesi di regolamentazione più restrittiva, per esempio per una maggiore tutela delle minori. Una volta aperto il percorso della legalizzazione, però, gli interessi in campo sono talmente forti, che il dibattito spesso sembra un esercizio di stile, piuttosto che di politiche di governo. Anche in Olanda ci sono delle critiche alla situazione esistente e sono state formulate proposte di modifica della normativa. C’è quindi un ripensamento, ma non ancora un intervento. Nella crisi generale che c’è oggi in Europa, l’aspetto della tutela dei diritti ha il fiato corto.</p>
<p><strong>In Italia come dovremmo intervenire? Qual è la vostra proposta?</strong></p>
<p>La proposta di base è riuscire ad arrivare alla sanzionabilità del cliente, ma credo che siamo ancora lontane perché un paio di disegni di legge presentati in Italia vanno proprio nella direzione opposta. C’è uno strano timore di ragionare in termini di diritti come visione generale della società. Le campagne promozionali sono più per la legalizzazione e ci si interroga poco sugli interessi che può smuovere questo tipo di indirizzo. Il problema è che, parlando di prostituzione, spesso si estrapola il fenomeno dal suo contesto più generale: la violazione dei diritti umani, in particolare delle donne, in un’ottica di mercificazione dei corpi e delle relazioni. Si parla di diritti sul piano individuale, ma raramente si valuta il fenomeno nella sua portata complessiva, analizzando in che modo la nostra società si struttura, si organizza, che cosa tutela e che cosa invece lascia si verifichi come esperienza negativa. C’è, peraltro, una proposta intermedia di modifica del sistema normativo, che in Italia andrà valutata in maniera più approfondita e che prevede d’istituire la prostituzione forzata come fattispecie di reato autonomo, poiché è complicato ad oggi istruire processi per tratta, a causa della difficoltà ad ottenere la collaborazione con le parti lese, finchè ancora vulnerabili. Questa proposta mira a dare una voce sufficientemente libera alle donne vittime di tratta, che invece in questo momento affrontano troppe difficoltà nel percorso di uscita dal fenomeno.</p>
<p><strong>Dal punto di vista culturale c’è ancora molto lavoro da fare per affermare che la prostituzione non è una condizione di libertà e desiderio delle donne?</strong></p>
<p>Il libero esercizio non è vietato, ma considerare la prostituzione al pari di qualunque attività economica e con pari dignità è difficile da riconoscere. Al di là delle valutazioni individuali, il sistema generale della prostituzione al 99,9% è costruito a favore degli sfruttatori. Anche nel meccanismo dei bordelli legalizzati tedeschi, il controllo e la verifica di quanto le donne che ci lavorano siano o meno esposte agli sfruttatori ha le ali spuntate per un qualunque sistema di controllo.</p>
<p><strong>Qual è la situazione delle associazioni italiane, con cui avete dialogato, attive sul tema della prostituzione?</strong></p>
<p>La situazione italiana è variegata, esiste una rete di associazioni femministe che aderisce alla nostra posizione. C’è molta frammentazione in generale, però, e in questo momento storico, le varie reti si compongono e scompongono abbastanza velocemente. C’è un comparto, anche in ambito femminista, che è rimasto aderente alla politica di legalizzazione come affermazione dei diritti individuali. C’è un’attenzione della politica, abbastanza lontana dalla posizione EWL, che persegue interessi di decoro e sicurezza pubblica, e la cui attenzione effettiva ai diritti a nostro parere è più sbandierata che verificata sul campo. La rete sarebbe un punto fondamentale, l’attivismo per i diritti e per l’uguaglianza, dal lavoro in rete e dall’unione delle forze riceve maggiore visibilità, attenzione e capacità d’intervenire sul contesto. La European Women’s Lobby, come il Coordinamento italiano, nasce come piattaforma che convoglia le azioni di associazioni diverse ed autonome tra loro. Collaborare in una piattaforma non significa quindi perdere indipendenza, ma dare maggiore forza e impatto politico alle battaglie comuni.</p>
<p><strong>Perché è importante combattere la prostituzione sia per le donne che per gli uomini?</strong></p>
<p>Per una civiltà migliore, come conquista di una relazione paritaria e rispettosa; dovremmo chiederlo anche agli uomini. Si fa fatica perché ci sperimentiamo e siamo educati a percorsi radicati in forma di rapporto gerarchico. Da una relazione paritaria deriva un appagamento diverso, che arricchisce tutti i partecipanti e la società.</p>
<p><a href="http://www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/">La prostituzione è l&#8217;apice della violenza contro le donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;opinione della Casa delle donne di Bologna</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 11:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Scosse]]></category>
		<category><![CDATA[casa delle donne bologna]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[leggere senza stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionerising.eu/?p=1360</guid>
		<description><![CDATA[<p>Intervista alla Casa delle donne per non subire violenza ONLUS di Bologna di Giulia Nanni Non tutti gli uomini sono violenti ma tutti potrebbero esserlo impunemente «Tutte noi donne, almeno una volta nella vita&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/">L&#8217;opinione della Casa delle donne di Bologna</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h4>Intervista alla Casa delle donne per non subire violenza ONLUS di Bologna</h4>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p><em>Non tutti gli uomini sono violenti ma tutti potrebbero esserlo impunemente</em></p>
<p>«Tutte noi donne, almeno una volta nella vita siamo state maltrattate. Una violenza sottile, che non si vede e non la riconosciamo perché è insita nella cultura: siamo state educate e abituate a pensare che la donna è dentro uno stereotipo e l’uomo dentro un altro. Vero che siamo differenti, ma questo non presuppone che ci debba essere una spada di Damocle, per cui una donna è così e quindi si comporterà o reagirà così e viceversa». Laura, operatrice, inizia precisando che nessuno di noi può considerarsi fuori dagli stereotipi, quello che però è possibile fare è riconoscerli e combatterli. Le donne, inoltre, sembrano interrogarsi sempre di più su ciò che le circonda, vogliono capire e apprezzano molto il confronto con una donna che ha già maturato un percorso e che può facilitare l’acquisizione di alcuni strumenti di lettura. Un altro feedback molto positivo s’individua nei gruppi di sostegno tra donne: «c’è molta più possibilità di fare questo confronto culturale perché le donne si trovano insieme mettendo in campo le proprie storie, effettuano un controllo tra loro e poi con l’operatrice».</p>
<p><strong>E per chi non accede al Centro Antiviolenza?</strong><br />
«Allora – dice Angela, operatrice – il Centro fa una grande opera di promozione e sensibilizzazione: attraverso convegni, seminari, formazione nelle scuole; con il Festival della Violenza Illustrata, etc. Occasioni che promuovono in città il dibattito,in cui parliamo sempre di tutti quei meccanismi culturali che sostanziano la violenza». Il dibattito ha un enorme potere secondo Angela, tanto che confrontando i dati di accoglienza della Casa delle Donne si notano due picchi: nel 2007 in cui è stata pubblicata la prima ricerca ISTAT e nel 2013 con la c.d. legge sul femminicidio. Aggiunge, inoltre, che «c’è sempre il rischio, quando si parla di questo tema, di occuparsene a spot; facendo, quindi, un passo avanti e due indietro. Come con la cosidetta “teoria del gender”, che non esiste: è un attacco al concetto di genere, la cui importanza, invece, è un aspetto su cui le associazioni lavorano da anni… Siamo sempre d’accapo! È un fenomeno, quello della violenza, talmente vasto e complesso che necessita di uno sforzo continuativo…». La sensibilizzazione è importate perché se alla base della disparità tra i generi e della violenza contro le donne individuiamo la cultura, è fondamentale riconoscere che anche l’indifferenza è percepita come una giustificazione sociale: «tutti siamo pronti ad indignarci se la musica è troppo alta, ma poche persone intervengono quando sentono delle grida. Invece, anche le sanzioni sociali sono importanti; dire: “stai facendo questo, questo non si fa, non lo fare più altrimenti chiamo la polizia” palesa che stai facendo un reato, che io non lo tollero e che sono qui per dirtelo e per impedirlo. Una catena logica che ha un potere e che andrebbe utilizzata da tutti».<br />
La violenza è una scelta e lo è quindi anche l’indifferenza; Laura conclude: «Non basta andare alla manifestazione per mettersi la coscienza a posto e nemmeno essere consapevole del terreno machista in cui si naviga… il percorso è più lungo, c’è un passaggio personale e politico molto sinergico: poi, dopo averci messo la faccia, quale tipo d’interrogativo ti porti e quale volontà di cambiamento personale attui?».</p>
<p><a title="Casa delle donne" href="www.casadonne.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-rel="lightbox-0"><img class=" size-medium wp-image-910 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/CasaDonneBO-300x139.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="CasaDonneBO" width="300" height="139" /></a></p>
<h4>Casa delle donne per non subire violenza ONLUS,   Bologna</h4>
<p>Associazione nata da un gruppo di donne femministe che   ha  progettato un centro antiviolenza, aperto nel 1990, in grado  di accogliere e aiutare concretamente le donne che     subiscono violenza. L’associazione, senza fine di lucro, è impegnata a contrastare ogni forma di violenza di genere e promuove attività legate al cambiamento culturale, alla sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno della violenza su donne e bambine/i.<br />
<a href="http://www.casadonne.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.casadonne.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<h4><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></h4>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&lt;prima pagina</a></p>
<p>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/">L&#8217;opinione della Casa delle donne di Bologna</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
