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	<title>Associazione Rising &#187; La pulce</title>
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	<description>Pari in Genere</description>
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		<title>Il calcio è (anche) donna</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Paesano]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Antonio Paesano</em></p>
<p>&#8220;Il calcio è maschio&#8221;. Questo messaggio l&#8217;ho letto in diretta in una radio che si occupa di calcio, e forse ho sbagliato, devo ancora capirlo. Scrivo queste righe mentre la Nazionale di Bertolini sta pareggiando 1-1 contro l&#8217;Australia, nazionale più esperta e allenata. Più forte.</p>
<p>Iniziamo da qui. Perché sono più forti le calciatrici australiane? Genetica? Tradizione? Per caso il calcio è sport nazionale da quelle parti? No, siamo fuori strada. Le atlete della nazionale australiana sono calciatrici professioniste, giocano a calcio per lavoro e non per diletto. &#8220;Eh, come le nostre&#8221;, diremmo in prima battuta. No. Cioè sì, ma no. In Italia una donna che gioca a calcio non può formalmente essere riconosciuta come professionista. Pausa, rileggete l&#8217;ultima frase. Un&#8217;altra volta. Senza entrare in un vortice di termini provenienti dalla politica sportiva, limitiamoci a constatare il fatto che una ragazza che vuole iniziare a giocare a calcio, sa già che per vivere dovrà fare un altro lavoro. Sì, un altro. Perché giocare a calcio a certi livelli è e deve essere un lavoro, considerato come tale in ogni aspetto, da quello umano a quello economico. Sul perché di questa scelta ci torniamo dopo. Ora concentriamoci sulle conseguenze. Un professionista, nel mondo dello sport, generalmente può ottenere: salario adeguato e proporzionato al contesto economico di quello sport in quel paese in quel momento storico; assicurazione medica; strutture di alto livello attraverso le quali migliorarsi e prevenire infortuni più o meno gravi; campi in erba ben curati adatti agli scarpini da calcio; equipaggiamento adeguato; staff tecnici importanti per la crescita e la cura dell&#8217;atleta. Tutto ciò riguarda (al massimo) marginalmente il mondo del calcio femminile in Italia. Ci si allena in strutture di basso livello, gli staff tecnici sono ridotti all&#8217;osso, i salari sono decisamente bassi. Dunque, una ragazza di 25 anni che gioca a calcio in Italia ha uno stipendio minimo e quindi, spesso, almeno un altro lavoro, può infortunarsi più facilmente rispetto a un professionista e, soprattutto, è probabilmente molto meno forte e allenata di una qualunque calciatrice di pari età australiana.</p>
<p>Ma non è neanche questo il punto principale. Una comprensibile obiezione potrebbe essere: &#8220;Ok, è tutto vero, ma il calcio femminile non piace a tutti, alcuni lo percepiscono come noioso e viene poco visto, quindi non ci sono soldi da investire in questa realtà&#8221;. Può anche essere vero, non va discussa l&#8217;opinione ma forse quello che c&#8217;è alla base. Se il calcio femminile risulta meno interessante rispetto ad altri contesti, posso legittimamente pensare che sia perché le nostre ragazze non hanno le stesse possibilità di altre ragazze sparse per il globo? Perché la nazionale femminile statunitense ha giocatrici idolatrate in tutto il paese e noi no? Perché sono professioniste e come tali vengono trattate, dai club, dai media e dai tifosi. Lì i soldi vengono investiti e poi incassati, non il contrario. Non prendiamoci in giro: lo sport è diventato un business di alto livello, dai guadagni sempre più importanti per chi sa investire e nessuno deve scandalizzarsi di fronte al bisogno di rendere spettacolare un evento al fine di renderlo sempre più appetibile. È un prodotto, va venduto. Può piacerci o no, ma è così. Il prodotto &#8220;calcio femminile&#8221; va venduto come tutti gli altri prodotti sul mercato. Non lo vendi se non investi nel suo sviluppo. Quindi, non ci guadagni. È talmente banale che mi sento idiota a scriverlo, ma evidentemente di idioti non ce ne sono moltissimi.</p>
<p>Prima di perderci in una retorica di cui nessuno ha bisogno, parliamo di dati. Parliamo dei Mondiali, quelli di 4 anni fa in Canada e quelli di oggi in Francia. Cito da un bel pezzo che vi consiglio, pubblicato su Ultimo Uomo a firma Roberta Decarli: il comune di Nizza, ad esempio, una delle città nelle quali si giocheranno le partite del Mondiale, ha investito un milione di dollari e si aspetta un ritorno economico superiore ai 40 milioni; i premi per le squadre nel Mondiale canadese ammontavano a circa 15 milioni, quest&#8217;anno a 30; in generale, in questo mondiale sono state investite il 233% di risorse in più rispetto al Mondiale di 4 anni fa.</p>
<p>Dunque, si muove. Eccome se si muove. Investimenti e guadagni, business sportivo. Non si gridi allo scandalo, proviamo a stare alla larga dalla retorica dello sport tra polvere e fango, cuore e sudore. Con la retorica non si comprano attrezzi sicuri per le atlete, non si convertono campi sintetici in campi d&#8217;erba, non si pagano come dovrebbero essere pagate le atlete. Uno sport seguito è uno sport ricco, uno sport ricco è uno sport in salute, uno sport in salute ha più possibilità di tutelare chi quello sport lo pratica. Banale. Eppure.</p>
<p>E qualcosa si muove anche in Italia. Restando al Mondiale: Sky e Rai trasmettono in diretta le partite, comprese ovviamente quelle della nostra Nazionale, al termine di un&#8217;annata che ha segnato un anno zero dal punto di vista della copertura mediatica (e non solo) del calcio femminile, soprattutto grazie al network di Murdoch. Sky ha trasmesso la Serie A femminile, facendo incuriosire e appassionare molti scettici. La Juventus ha portato all&#8217;Allianz circa 40.000 persone per una partita di calcio femminile. Bene, bravi, ma soprattutto bis: poco, troppo poco l&#8217;unicum della Juventus, la crescita sulla scia delle bianconere è più che necessaria. Crescere, migliorare, divertirsi, giocare, vincere, perdere, sbagliare. Sono verbi che possono riferirsi all&#8217;ambito sportivo, no? A me sembrano tanto dei diritti. Molto umani.</p>
<p>PS: nel pezzo non trovate paragoni tra calcio femminile e calcio maschile. Questo perché il sessismo applicato al calcio non aggiunge nulla alla narrazione sociale, politica e soprattutto culturale degli anni che viviamo in Italia. Prima ancora di chiedere pari opportunità tra maschi e femmine nello stesso paese, forse è il caso di chiedere prima pari opportunità tra atlete di nazionalità diversa. In altri paesi, come negli Stati Uniti, il tono del dibattito è particolarmente acceso, ma loro sono arrivati prima di noi alla preistoria. Il calcio è maschio? No, ve piacerebbe.</p>
<p>PPS: L&#8217;Italia di coach Bertolini ha vinto contro l&#8217;Australia. Daje!</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Antonio Paesano, romano, 30 anni, lavora per la AS Roma e si occupa di radio e tv. Non sa giocare a calcio.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Costrizione e resilienza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
		<category><![CDATA[donne migranti]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<category><![CDATA[Simone de Simone]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Simone de Simone Costrizione e resilienza credo siano le parole e i concetti che meglio esprimano quanto la figura della donna migrante forzata ci possa restituire. È ciò che mi suggerisce intuitivamente l’esperienza&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Simone de Simone</em></p>
<p>Costrizione e resilienza credo siano le parole e i concetti che meglio esprimano quanto la figura della donna migrante forzata ci possa restituire. È ciò che mi suggerisce intuitivamente l’esperienza di lavoro sul campo con donne e uomini migranti forzati incontrati in questi anni.</p>
<p>Le donne appunto: Mhret, Sunday, Suraya, nomi e provenienze diverse che ci raccontano storie di vita e di migrazione differenti. Tutte però segnate da tratti comuni che ne hanno determinato il destino migratorio caratterizzato da violenza e costrizione.</p>
<p>Si parte per fuggire da violenza domestica, da abusi, da allontanamenti dalle famiglie o dai gruppi di appartenenza, da matrimoni forzati, da pratiche come l’infibulazione, intrappolate dalle reti di sfruttatori. In tutti i casi il corpo delle donne è il luogo fisico e simbolico per agire la violenza della sopraffazione e dell’annientamento raffigurativo dell’Altro. In ogni biografia la drammaticità della violenza che le pervade è caratterizzata dalla manipolazione fisica e simbolica del corpo della donna. Questo diviene terreno di incontro e scontro di una mappa che definisce il territorio in cui si inscrivono le sofferenze fisiche e psicologiche come risultato di interessi e visioni del mondo a livello di lignaggio, di affiliazione, di fede, a carattere locale, nazionale e transnazionale. Gli agenti della violenza sono trasversali alle frontiere, alle credenze, alle appartenenze etniche o politiche, alla pigmentazione della pelle e alla lingua.</p>
<p>Ma c’è anche un altro fondamentale elemento che emerge dalla figura della donna migrante, cioè la straordinaria capacità di resilienza che è possibile leggere nelle loro biografie. Le donne che giungono alle nostre frontiere mostrano comunque una incredibile capacità di costruzione di un percorso di vita che, meno spesso che negli uomini, sfocia nella maturazione di disturbi psichici e sempre prevede la cura e l’accudimento di figli che rappresentano, in moltissimi casi, la trasformazione di un atto di violenza o sottomissione in una proiezione verso un futuro diverso.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Simone de Simone, antropologo e operatore sociale, lavora con i migranti forzati e gli adulti in marginalità estrema. E&#8217; papà di due piccole donne.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<item>
		<title>Libertà alle donne di scegliere</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2018 16:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[AIED]]></category>
		<category><![CDATA[AIED Roma]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 194]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Spinelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Spinelli Il 22 maggio 1978 il Parlamento italiano sanciva con la legge 194 la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza. L’iter della legge, lungo e travagliato, aveva visto l’opinione pubblica spaccata in due:&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Vincenzo Spinelli</em></p>
<p>Il 22 maggio 1978 il Parlamento italiano sanciva con la legge 194 la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza. L’iter della legge, lungo e travagliato, aveva visto l’opinione pubblica spaccata in due: da un lato le donne che combattevano per una maternità libera e consapevole, dall&#8217;altro la chiesa cattolica ferma nella sua condanna. Dopo 40 anni, possiamo affermare, senza tema di smentita, che la legge ha funzionato. Infatti, dal picco di IVG registrato nel 1982 (poco meno di 235.000) si è arrivati nel 2016 a poco meno di 85.000 interventi. Questa drastica riduzione di IVG è dovuta a una maggiore istruzione delle donne, una maggiore diffusione (anche se ancora insufficiente) dell’educazione sessuale e della contraccezione, all&#8217;introduzione, avvenuta nel 2015, della contraccezione d’emergenza.</p>
<p>La legge può essere rivista e corretta, di sicuro non abolita.</p>
<p>Nel corso degli anni sono stati presentati 35 ricorsi per incostituzionalità della legge 194, come riportato nel libro di Marco Sani “194. Storie di aborto. Dalla criminalità alla legalità”. E ancora, dal 2009 esiste un comitato “No 194”, a cui è iscritto anche l’attuale ministro della famiglia Lorenzo Fontana, che vorrebbe abolire la legge e sostituirla con un ddl (originario estensore avv. Pietro Guerini &#8211; 14-12-2015) “Norme per la tutela del diritto alla nascita”, nel quale si ipotizza, tra l’altro, una condanna penale dagli 8 ai 12 anni di galera sia per le donne che si sottopongono all&#8217;intervento sia per i medici che lo praticano.</p>
<p>A sostegno di questa campagna oscurantista nei mesi scorsi le città italiane sono state tappezzate da cartelloni pubblicitari inneggianti contro l’aborto, l’omosessualità e il divorzio (ddl  Pillon n.735/2018).</p>
<p>Gli addetti ai lavori (medici non obbiettori definiti dal Papa “sicari”) sanno bene che esiste un programma chiamato Agenda Europa che mira a fare lobby contro il genocidio dell’aborto, l’eutanasia, le famiglie omosessuali. Si tratta di un network di associazioni integraliste, appoggiate dai movimenti di estrema destra, che si sta espandendo in Italia, Ungheria, Russia, Polonia e gode di grossi finanziamenti.</p>
<p>Al di là delle opinioni personali, condivisibili o meno ma sempre legittime, noi pensiamo che in un paese civile vada salvaguardata la libertà delle donne di decidere se portare avanti o interrompere una gravidanza. Dietro ogni scelta c’è un vissuto personale che nessuno si deve permettere di giudicare. Se la legge 194 venisse abrogata si correrebbe il rischio concreto di dover nuovamente affrontare la piaga degli aborti clandestini e i loro esiti a volte fatali per le donne.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Vincenzo Spinelli</strong>, medico specializzato in Ostetricia e Ginecologia, è consulente AIED e Direttore Sanitario dei Consultori AIED di Roma e specialista consultoriale e responsabile del Servizio IVG dell’Ospedale di Marino.<img class="alignnone size-full wp-image-1817 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/aied-roma-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="aied-roma-logo" width="245" height="94" /></p>
<p><strong>AIED</strong>, associazione, laica e democratica, nasce nel 1953 su iniziativa di un gruppo di giornalisti, scienziati, intellettuali senza uno specifico target politico, allo scopo di promuovere il cambiamento del costume e della legislazione attraverso la diffusione della cultura della procreazione libera e responsabile.  A tal fine si è da sempre attivata per: favorire la nascita e la crescita di una cultura delle sessualità, informata e consapevole; sviluppare una nuova cultura della maternità fin dal concepimento; sostenere la parità tra i sessi in tutti gli ambiti della vita sociale; formare ed aggiornare il personale docente e educativo in materia di educazione alla sessualità. L’AIED prende posizione contro la violenza su donne e minori. Conduce attività di studio e ricerca su tematiche sociali con ricadute demografiche anche in collaborazione con le Università locali. Svolge attività di stimolo e controllo sull&#8217;applicazione delle leggi sull’IVG, sulla contraccezione avanzando anche proposte di modifica e/o integrazione della normativa vigente ogni qualvolta risulti inadeguata a tutelare la libertà decisionale della persona e  diversità.</p>
<p><a title="AIED" href="http://www.aied.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.aied.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="AIED Roma" href="http://www.aied-roma.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.aied-roma.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di novembre 2018</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/liberta-donne-scegliere/">Libertà alle donne di scegliere</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		<title>Un&#8217;altra solidarietà maschile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Maschile Plurale]]></category>
		<category><![CDATA[sorellanza]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ciccone]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Stefano Ciccone, Maschile Plurale Un percorso di cambiamento maschile non può non misurarsi con il fatto che gli uomini sono il riferimento della norma, i detentori di potere e privilegi. Questa posizione ci&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Stefano Ciccone, Maschile Plurale</em></p>
<p>Un percorso di cambiamento maschile non può non misurarsi con il fatto che gli uomini sono il riferimento della norma, i detentori di potere e privilegi. Questa posizione ci costringe a ripensare le parole e i gesti: la solidarietà tra donne, l’autovalorizzazione femminile contro il dominio simbolico maschile, l’orgoglio del movimento <em>lgbt</em> in un mondo che stigmatizza l’omosessualità non possono essere risorse per esprimere il cambiamento degli uomini. Non dovremmo, peraltro, accettare il racconto caricaturale che ci viene fatto sul femminismo: la rottura operata dalle donne non valorizzò le “qualità femminili” e non intendeva “competere” con gli uomini ma, anzi, partì dal rompere la complicità femminile con valori, rappresentazioni e desideri stereotipati.</p>
<p>La “solidarietà maschile” ci suona subito, comprensibilmente tesa a difendere un privilegio: una postura paternalistica, ironica e compiaciuta di svalutazione della parola femminile. La solidarietà maschile appare il darsi di gomito e dirsi: “sai come sono fatte le donne”, la tendenza a giustificare comportamenti maschili spacciati per “trasgressivi” e spesso solo conformisti.</p>
<p>Questa collusività tra uomini non agisce solo come “alleanza” per controllare le donne, ma anche come dispositivo di controllo tra uomini: prevede che ogni uomo si conformi a modelli e comportamenti da cui dipende il suo riconoscimento. Sin da piccoli siamo incalzati a dimostrare di essere uomini, di non essere “femminucce”, di essere “come tutti gli altri uomini”. Un’affermazione di identità che chiede, paradossalmente, omologazione. “Il cerchio degli uomini”, dalla partita di calcetto alle più alte istituzioni scientifiche, politiche e religiose, esclude le donne, conferisce identità agli uomini e mescola solidarietà e gerarchia, gregarismo e competizione: più difficile l’intimità, lo scoprirsi, il riconoscimento della propria vulnerabilità.</p>
<p>È possibile “un’altra solidarietà” tra uomini? La solidarietà può essere una risorsa politica?</p>
<p>Il cambiamento maschile non può avvenire solo per “assunzione di responsabilità”, per volontaristica adesione ai dettami del “politicamente corretto”. Soprattutto, la rottura della collusività maschile non può produrre il suo complemento: la distinzione tra uomini buoni e non, tra “giudici” e giudicati. È necessario riconoscersi parte di un universo comune nel quale agire conflitti, rompere complicità, ma senza facili estraneità e innocenze, senza nuove gerarchie tra “civilizzati” e non.</p>
<p>Potremmo pensare a una solidarietà, ad esempio, capace di rompere la pressione della complicità virile e sostenga il ragazzino preso in giro, chiamato “checca” o “finocchio”? Sarebbe una diversa solidarietà maschile che aprirebbe spazi di libertà anziché riprodurre conformismo. La storia maschile non è solo storia di dominio: è anche storia di relazioni di solidarietà che rompono gerarchie e relazioni di potere. Per creare cambiamento è necessario creare spazi di ascolto tra uomini, costruire relazioni nuove.</p>
<p>Oggi il cambiamento nelle relazioni tra i sessi è raccontato troppo spesso come minaccia per l’identità, il ruolo e la libertà degli uomini. Minaccia contro cui spesso viene invocata una solidarietà maschile revanscista e misogina. È possibile ascoltare questo disagio e la sofferenza maschili di fronte al cambiamento senza cadere nella complicità collusiva, nella reazione vittimistica e frustrata?</p>
<p>Solo riuscendo a vedere quanto, questo cambiamento, renda possibile anche una nuova qualità nella vita degli uomini, nelle loro relazioni, nella loro sessualità. Il cambiamento come opportunità, come spazio di libertà e, perché no, anche di una diversa e più libera solidarietà tra uomini.</p>
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<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>La differenza tra maschi e femmine</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Francesco Artegiani</em></p>
<p>Quando parliamo di orgasmo maschile e femminile si possono riscontrare diverse analogie e alcune distinzioni. Entrambi possono vivere l’eiaculazione che per il maschio è necessaria per vivere l’esperienza del piacere mentre per la donna no. Alcune donne riescono ad eiaculare ma questo non è un aspetto determinante per il vissuto del piacere orgasmico. Anche le contrazioni che si riscontrano durante l’esperienza orgasmica sono similari; si riscontrano contrazioni ogni 0,8 secondi che producono una sensazione di profondo piacere. Una differenza principale, invece, riguarda il periodo refrattario che nell&#8217;uomo si caratterizza in un lasso fisiologico di tempo che interviene dopo l’orgasmo in cui il maschio non prova più piacere e ad ogni modo non può raggiungere un’erezione. Nella donna questa caratteristica non si presenta e può continuare a provare piacere godendo ancora della stimolazione sessuale.</p>
<p>Le strade che conducono agli orgasmi hanno correlati profondamente psicologici che caratterizzano in maniera differente il genere maschile e quello femminile; i maschi tendono a concentrarsi sul controllo eiaculatorio giocando sul ritmo della stimolazione cercando di prolungare il momento del “punto di non ritorno” che conduce inesorabilmente all’orgasmo,  mentre per le donne la strada che conduce al piacere si caratterizza nel concentrarsi durante il rapporto sulle sensazioni piacevoli provate assecondandone il vissuto fino all&#8217;apice del piacere. Pertanto per i clinici è importante tenere conto anche di tali differenze.</p>
<p><em>L&#8217;autore è psicologo, psicoterapeuta e sessuologo.</em></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Il sessismo nel linguaggio giuridico</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 19:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Gian Giacomo Pisotti Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p>Esempio di linguaggio che appare brutale, come violente erano le regole che esprimeva, era quello dell’articolo del codice penale sul delitto d&#8217;onore, sanzionato con pene irrisorie (spesso era irrogata la minima, di 3 anni). Riguardava &#8220;<em>Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell&#8217;atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d&#8217;ira determinato dall&#8217;offesa recata all&#8217;onor suo o della famiglia </em>[…]<em>&#8220;</em>. È sorprendente che quell&#8217;articolo sia stato abrogato soltanto nel 1981.</p>
<p>Il decreto n. 93 del 2013 (sul c.d. femminicidio, come fu denominato dal Governo in sede di presentazione), pur apparendo non del tutto adeguato rispetto al problema della violenza di genere, rappresenta, sul piano sostanziale, un importante passo in avanti. Per quanto riguarda il linguaggio, esso può apparire invece deludente, rispetto alla denominazione, per il suo carattere “neutro”, in conseguenza della scelta tecnica del legislatore di proteggere con lo stesso testo anche i minori, e in generale i componenti della famiglia.</p>
<p>Da segnalare la fioritura di iniziative che perseguono il superamento delle discriminazioni di genere nella lingua. Alcuni esempi: la proposta di legge presentata alla Camera lo scorso febbraio, e una circolare della presidenza, con riguardo al linguaggio delle leggi e degli atti amministrativi; le linee guida elaborate da ministeri, da enti pubblici e da diverse università.</p>
<p><em>Gian Giacomo Pisotti, sardo e sassarese, già magistrato fin dal 1970, nel 2000 è stato nominato presidente delle sezioni civili del Tribunale di Cagliari, anche della sezione famiglia e persone. Nel dicembre del 2009 ha vinto il concorso per la presidenza della sezione civile della Corte d’appello di Cagliari, e si è occupato di cause di famiglia e delle persone fino al suo collocamento in pensione per limiti di età.</em></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le colpe della violenza</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Simeone Latini</em></p>
<p>La violenza sulle donne è una tragedia che conosco. Beninteso, non la conoscerò mai fino in fondo. Mettersi nei panni altrui ha prodotto solo un forte senso di disgusto, ma cosa muova verso una distorsione simile, proprio non riesco a concepirlo. So solo che la colpa è nostra. Di radici culturali, che vorrebbero farci tollerare le azioni inaccettabili di chi si impone con la forza. Di chi non condanna, senza attenuanti, la violenza che si insinua nel quotidiano. Del non ragionare a sufficienza su quanto non conti, in simili frangenti, la bellezza di una donna, la sua femminilità espressa o il suo stile di vita, sempre e comunque lecito. Lo stupro (fisico, ma anche psicologico) è un atto d&#8217;intimidazione consapevole, l&#8217;espressione di un dominio su un altro essere umano. Il terrore imposto. Una volta che si è presa coscienza di questo dato di fatto, non può che sorgere l&#8217;esigenza di un nuovo corso. È una rivoluzione. E come tutte le rivoluzioni, finirà col nascere dalla nostra coscienza.</p>
<p><em>Simeone Latini, 47 anni, attore, regista e autore cagliaritano. Da 25 anni si divide tra teatro, cinema e tv, in Italia e all&#8217;estero. Da qualche tempo è tornato a vivere in Sardegna, terra di grande bellezza, ma anche di profondo disagio sociale, tema ricorrente nei suoi lavori.</em></p>
<p><a title="Simeone Latini" href="www.simeonelatini.com?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.simeonelatini.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Lavoratrice e mamma: una corsa ad ostacoli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Fernando Cecchini Mamma è la prima parola pronunciata da ogni essere umano; eppure grazie alla crisi, alle nuove regole del lavoro, all&#8217;ottimizzazione delle risorse, oggi essere madre è divenuto un lusso ed un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Fernando Cecchini</em></p>
<p>Mamma è la prima parola pronunciata da ogni essere umano; eppure grazie alla crisi, alle nuove regole del lavoro, all&#8217;ottimizzazione delle risorse, oggi essere madre è divenuto un lusso ed un problema. Un lusso in quanto la precarietà, la non garanzia di un&#8217;occupazione e la disoccupazione galoppante non garantiscono il gettito economico per assicurare una normale vita al nascituro in un Paese mancante di quei supporti sociali ed economici indispensabili. Un problema in quanto alcune lavoratrici, direi molte, magari ponendo in conto qualche sacrificio, decidono legittimamente di costruire la propria famiglia, di perfezionare il rapporto di coppia con il “miracolo” della nascita di un nuovo essere umano; tutte queste future madri non sanno che tra gli ostacoli che dovranno affrontare si nasconde il mobbing. Questi concetti con finalità di aiuto li ho chiariti nel mio ultimo libro “Dal mobbing al disagio allo stress correlati al lavoro. Capire per tutelarsi nel lavoro che cambia”.</p>
<p><em>Autore di diverse pubblicazioni sul mobbing, Fernando Cecchini ha maturato una grande conoscenza sia tramite lo <a title="Sportello d'Ascolto" href="http://www.inas.it/sportelli.php?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">«Sportello d’Ascolto» CISL</a> che partecipando a numerosi convegni internazionali. Dal 2014 è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno sociale.</em></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		</item>
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		<title>Perché ho firmato il manifesto di Zéromacho?</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/manifesto-di-zeromacho/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Lucas Chuffart Perché sono contro la prostituzione. Sono femminista e, in quanto tale, a favore dell’uguaglianza e contro la dominazione maschile. Ho firmato perché ho deciso di impegnarmi contro il sistema prostitutore, che&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Lucas Chuffart</em></p>
<p>Perché sono contro la prostituzione. Sono femminista e, in quanto tale, a favore dell’uguaglianza e contro la dominazione maschile. <a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ho firmato</a> perché ho deciso di impegnarmi contro il sistema prostitutore, che distrugge la vita di milioni di persone giovani e povere in tutto il mondo.</p>
<p><a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ho firmato</a> perché il rispetto dell’altro non è in vendita. La sessualità, per me, è l’incontro di due desideri nella gioia del piacere reciproco. Con <a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> chiedo che tutti i paesi, come la Svezia nel 1997 e la Francia nell’aprile del 2016, compiano questa rivoluzione e stabiliscano un principio: pagare per un atto sessuale, cioè comprare il non-desiderio altrui, è una violenza, e dunque un delitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><img class=" size-medium wp-image-1580 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Logo-ZMPROSTITITUTION-300x46.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Logo ZMPROSTITITUTION" width="300" height="46" /></a></p>
<p><em>Zéromacho è una rete internazionale fondata nel 2011 e presente in 57 paesi, tra cui l’Italia. Riunisce i firmatari del <a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">manifesto</a> “No alla prostituzione! Sì alla libertà sessuale! Sì al desiderio reciproco!”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Il Manifesto" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Firma il Manifesto</a></p>
<p><a href="http://www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>Leggi l&#8217;articolo originale</em></p>
<p>Pourquoi ai-je signé <a title="le manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">le manifeste</a> de Zéromacho ?</p>
<p>Parce que je suis contre la prostitution. Je suis féministe, donc engagé pour l’égalité et opposé à la domination masculine. <a title="le manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">J’ai signé</a> parce que j’ai décidé de m’engager contre le système prostitueur qui détruit la vie de millions de personnes jeunes et pauvres à travers le monde.</p>
<p><a title="le Manifeste" href="https://docs.google.com/forms/d/1SugL8eB_zfpKD44zHIBXwCVcEkipAsjf-ZwDta-LMj0/viewform?formkey=dC1xWWx3amNqSUYxTmw5WWdwSjVEOWc6MQ&amp;hl=fr#gid=0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">J’ai signé</a> parce que le respect d’autrui n’est pas à vendre. La sexualité est pour moi la rencontre de deux désirs, dans la joie d’un plaisir réciproque. Avec <a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> je demande que tous les pays, après la Suède en 1997 et la France en avril 2016, accomplissent cette révolution qui pose un principe : payer pour un acte sexuel, c’est-à-dire acheter le non-désir d’autrui, est une violence, et donc un délit.</p>
<p><em><a title="Zéromacho" href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Zéromacho</a> est un réseau international, fondé en 2011 et présent dans 57 pays, dont l’Italie. Il rassemble les signataires d’un manifeste «Non à la prostitution ! Oui à la liberté sexuelle! Oui au désir réciproque!»</em></p>
<p><a href="www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.zeromacho.eu?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/ImmagineTestata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1338" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata big" width="300" height="57" /></a></p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>Lo stereotipo è lì, da sempre</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 11:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La pulce]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Gasparrini]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Lorenzo Gasparrini, Attivista antisessista Agli uomini si chiede di essere vincenti, rudi, decisi, ricchi, per avere in premio quelle donne altrettanto stereotipate che altri uomini – che non riescono in questa gara –&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Lorenzo Gasparrini, Attivista antisessista</em></p>
<p>Agli uomini si chiede di essere vincenti, rudi, decisi, ricchi, per avere in premio quelle donne altrettanto stereotipate che altri uomini – che non riescono in questa gara – etichettano con insulti. Invece di smontare il potere sessista che divide l’umanità in vincenti e perdenti, belli e brutti, desiderabili e invisibili, tanti uomini consumano le loro vite cercando di adeguarsi. Spesso scaricano la loro frustrazione su chi subisce già lo stesso ingiusto sistema di potere, e che lo paga due volte – le donne. Non ci si accorge che tra tutti questi ruoli preordinati, nessuno sceglie: lo stereotipo è lì da sempre, pare facile e comodo; in realtà regala un modello frustrante, un linguaggio violento, una vita ipocrita – tutto costruito sulle illusioni di una essenza maschile da opporre al femminile. Il risultato è l’infelicità di tutt*. Il contrario di un uomo stereotipato è un uomo spontaneo, capace di meravigliarsi, responsabile – un uomo libero.<br />
<a href="https://lorenzogasparrini.noblogs.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">lorenzogasparrini.noblogs.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" />&lt;prima pagina</a></p>
<p>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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