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	<title>Associazione Rising &#187; ZONA Franca</title>
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		<title>Avanti tutta!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne e sport]]></category>
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<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Utilizzando le parole dell’europarlamentare Silvia Costa nel suo discorso di inaugurazione della mostra “Run of Art” dedicata al tema della “Diversity” a Bruxelles, nel 2016, «Lo sport può e sa dare un potente contributo alla convivenza civile, all&#8217;integrazione e alla pace. Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portare». Bellissimo, insomma. Potentissimo, diremmo. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti.</p>
<p>In questo numero di Fate <em>le</em> Streghe – approfittando della luce che i Mondiali femminili di calcio hanno acceso sullo sport al femminile – evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili, o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. Allo stesso tempo, tra le righe, leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinazione conquistano, passo dopo passo, i loro diritti e si prendono – con consapevolezza di sé e senza chiedere permesso – gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti. Perché in gioco c’è la trasformazione necessaria a scongiurare una realtà che troppo spesso si pone ancora come destino ineluttabile e limitante della grandezza dei nostri sogni di oggi, ma anche di quelli delle bambine e delle ragazze di domani. Avanti tutta quindi: oggi, domani e sempre. Le nostre Atlete in prima fila e noi – tante di noi – a sostenere le loro/nostre battaglie.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Donna migrante</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 01:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giusy Coronato È Kafayat, Blessing, Saadia, Hodan, Olena, Fatima e Alima. La donna migrante è la mamma che vuole offrire un futuro migliore al figlio disabile, è la donna che ha perso la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>È Kafayat, Blessing, Saadia, Hodan, Olena, Fatima e Alima. La donna migrante è la mamma che vuole offrire un futuro migliore al figlio disabile, è la donna che ha perso la casa, la famiglia e tutti i suoi beni a causa della guerra, è la donna che non è libera di amare un’altra donna. È colei che scappa dalla violenza di un marito, è quella a cui piace studiare e che vuole avere la possibilità di scegliere il proprio lavoro, quella che affida i figli alla famiglia e va in cerca di fortuna per farli andare a scuola. Quella che non aveva intenzione di migrare ma che si è fidata delle persone sbagliate e si ritrova dentro un vortice di sfruttamento, minacce e violenza da cui non riesce ad uscire. La donna migrante è “la pazza” abbandonata dalla famiglia, un peso che la comunità non vuole sostenere, ed è quella che poi “matta” lo diventa a causa dei traumi subiti durante il viaggio.</p>
<p>Donne diverse accomunate da un destino simile e a volte mortale: il viaggio. Donne che vengono picchiate, stuprate, imprigionate, considerate merce di scambio e private di qualsiasi forma di dignità. Sono donne che arrivano in Italia con in grembo il figlio di uno stupro e che prendono decisioni coraggiose e sofferte: portare avanti la gravidanza, metterne fine, volerlo fare ma non averne più il tempo. Donne che, ancor prima di partire, decidono di inserire il contraccettivo sottocutaneo perché conoscono già l’orrore che le raggiungerà.</p>
<p>Una volta in Italia sono discriminate e vittime di un sistema patriarcale, maschilista, spesso razzista e intollerante. Sono vittime di una società che ha pregiudizi e stereotipi su ogni aspetto che riguarda la loro vita (dai vestiti all’educazione dei figli) e di una società che non comprendono: non conoscono la lingua, non capiscono la burocrazia, le leggi e la cultura. Quando mamme, sono costrette a occuparsi 24 ore su 24 dei propri figli, senza pausa né riposo, a volte senza avere la possibilità di andare a scuola e soprattutto di trovare un lavoro, finché il miracolo dell’assegnazione di un asilo nido non ricade su di loro.</p>
<p>Poi imparano l’italiano, scoprono quali sono i loro diritti, trovano un lavoro e una casa, inseguono il loro obiettivo e costruiscono il loro sogno. Sono donne resilienti, sopravvissute a un viaggio al limite della vita e a un nuovo inizio in un altro “mondo”. Sono donne che esistono, resistono e vanno avanti, un valore aggiunto portato alla nostra società in termini di forza, di coraggio, creatività e conoscenza.</p>
<p>Per tutto questo dovremmo prendere esempio da queste donne, chiedere consiglio, ascoltare, discutere, creare e costruire. Senza dimenticarci di riconoscergli il tempo e lo spazio di ricomporsi.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/libere-di-migrare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 9" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMar2019-web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf del numero di marzo 2019</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Libera (scelta) di decidere</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 22:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Infusi di erbe, traumi all&#8217;addome, miscuglio di farmaci, uso di ferri da calza, di stampelle per abiti, di pompe da bicicletta: in questo modo si abortiva fino agli anni &#8217;70 in Italia e in molti posti del mondo ancora oggi. Ogni anno si verificano circa 205 milioni di gravidanze nel mondo: più di un terzo di esse sono indesiderate e circa un quinto finisce in un aborto indotto. Ogni anno nel mondo si praticano circa 44 milioni di aborti indotti e poco meno della metà non sono eseguiti in modo sicuro. I rischi per la salute in seguito ad un aborto dipendono dal fatto che la procedura venga eseguita in modo sicuro o meno. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità definisce aborti non sicuri quelli effettuati da persone non qualificate, con attrezzature pericolose o in strutture prive di norme igieniche. Gli aborti legali sono tra le procedure mediche più sicure, tanto che la mortalità della donna è 13 volte più probabile dopo un parto, che dopo un aborto. Dove l&#8217;aborto è vietato il numero di interruzioni volontarie di gravidanza è più alto che altrove: 37 casi ogni 1000. Nei paesi dove è permesso scende a 34 (dati del Rapporto Guttmacher Institute statunitense &#8211; OMS). Vietare l&#8217;aborto quindi non ridimensiona il problema, anzi, lo acuisce. I paesi che possiedono leggi restrittive hanno tassi complessivi di aborto maggiori rispetto a quelli in cui l&#8217;aborto è legale e disponibile, perché la vera differenza la fanno la corretta informazione e la prevenzione, attraverso la conoscenza di metodi contraccettivi efficaci e sicuri, una politica che sostenga e protegga le donne che decidono di portare avanti una gravidanza e un welfare più equo. Ma al di là dei numeri e delle statistiche che ci dicono che vietare l&#8217;aborto non ne fa diminuire la pratica, che da sempre le donne hanno trovato il modo di interrompere una gravidanza che non potevano o non volevano portare avanti, in questo numero di Fate <em>le</em> Streghe parleremo di libera scelta. La scelta che ogni donna deve poter fare nella gestione del proprio corpo, la scelta di decidere quando, come e se costruire una famiglia, la scelta di determinare la propria esistenza senza imposizioni e forzature.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/19478-aborto-luro-e-gratuito/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 8" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di novembre 2018</p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Hermana yo sí te creo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 20:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
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		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni e Zdenka Rocco Alle donne non è dato dimenticare di essere donne. Come se fossimo donne prima ancora di essere persone; un genere, quello femminile, che condiziona tutta la nostra vita.&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni e Zdenka Rocco</em></p>
<p>Alle donne non è dato dimenticare di essere donne. Come se fossimo donne prima ancora di essere persone; un genere, quello femminile, che condiziona tutta la nostra vita. Siamo accomunate da grandi fatiche e non ci viene raccontato, non abbastanza, che non siamo sole e che possiamo essere unite. L’unione tra donne. Spiazzante. Non ci viene raccontato che quella tra donne è l’unione spiazzante rispetto ai dettami dell’ordine patriarcale. Ordine che ci vuole divise, giudicanti, ostili, in concorrenza e sole. Ci vuole donne fragili. Quell’unione sociale tra donne che nel 1970 Kate Millet ha identificato con la parola “sisterhood”. Donne che si incontrano e si conoscono, donne che si raccontano si ascoltano, donne che si credono. Donne che si rispettano, si difendono, donne che si riconoscono e si sostengono. Donne che accettano e si accettano. Donne accomunate dal loro essere donne. Donne solidali. Donne sorelle. Non ci viene raccontato quanto rivoluzionaria sia la solidarietà tra le donne. Per fortuna non abbiamo smesso di ricordarcelo, anche da sole, anche tra noi, proprio tra noi.</p>
<p>Solo nell’ultimo anno sono stati diversi i movimenti di solidarietà tra le donne. #niunamenos, grido collettivo nato in Argentina dalla necessità di dire basta al femminicidio. #metoo, campagna lanciata su twitter dall’attrice Alyssa Milano per denunciare le molestie sessuali. Trasformato in #wetoogheter, dal movimento Non una di meno alla vigilia del 25 novembre scorso. E #quellavoltache, hastag ripreso dai siti di informazione Gaypost.it e Pasionaria.it, per raccogliere le testimonianze delle donne italiane che hanno subito molestie. Fino a #sorellaioticredo, per manifestare la propria solidarietà – sorellanza – verso tutte le donne. Solidarietà anche per i luoghi delle donne. #lacasasiamotutte, hastag che riassume la battaglia della Casa Internazionale delle Donne di Roma per il mantenimento della propria sede storica di Roma in via della Lungara. Battaglia che ha visto proprio negli ultimi giorni un momento di grande mobilitazione e partecipazione femminista.</p>
<p>Movimenti che ci ricordano che la sorellanza è un regalo che facciamo a noi stesse.</p>
<p>“Hermana yo sí te creo”, lo slogan con cui in Spagna hanno manifestato in solidarietà con la ragazza stuprata da cinque ragazzi a Pamplona. E proprio “Hermana yo sí te creo”, è il titolo che abbiamo scelto per questo numero di FATE le STREGHE che parla di sorellanza. Solidarietà alla ragazza, al movimento e a tutte noi.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/hermana-yo-si-te-creo/">Hermana yo sí te creo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		</item>
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		<title>Gli orgasmi</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/gli-orgasmi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 21:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmo]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Saveria Ottaviani Gli orgasmi urlati al cielo e quelli trattenuti. Gli orgasmi clitoridei e quelli vaginali. Gli orgasmi rubati, quelli liberatori, i tanto attesi, quelli arrivati troppo presto e quelli arrivati troppo tardi.&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Gli orgasmi urlati al cielo e quelli trattenuti. Gli orgasmi clitoridei e quelli vaginali. Gli orgasmi rubati, quelli liberatori, i tanto attesi, quelli arrivati troppo presto e quelli arrivati troppo tardi. Quelli arrivati quando sono voluti arrivare. Gli orgasmi che invocano qualche dio, quelli che implorano di non fermarsi mai, quelli che fanno gridare “Sì!”, quelli celestiali. Gli orgasmi fisici, mentali, razionali e irrazionali. Gli orgasmi immaginati e quelli inimmaginabili. Gli orgasmi ottenuti grazie a una mano, a un dito, a una lingua, a un pene, a un oggetto. Gli orgasmi ottenuti grazie a noi stesse. Gli orgasmi simulati e quelli profondamente reali. Quelli ansimanti, quelli profondi e quelli superficiali. Gli orgasmi raggiunti con l’autoerotismo e quelli raggiunti grazie ad altre persone. Gli orgasmi solitari e quelli in compagnia. Gli orgasmi nascosti, quelli desiderati, gli orgasmi indesiderabili. L’orgasmo negato per tanto tempo. Troppo. L’orgasmo che fa ridere, l’orgasmo che fa piangere, quello che stupisce e quello che ferisce, quello che illumina e quello che apre mondi. L’orgasmo eclatante e quello sommesso, quello evidente e quello invisibile. Si parla sempre troppo poco dell’orgasmo femminile. In questo numero di Fate le Streghe parliamo di orgasmo femminile, per invitare ogni donna ad esplorare i diversi orgasmi, senza pregiudizi, tabù, paure. E a parlare dei propri orgasmi, ad esserne fiera, felice, allegra e orgogliosa.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 5" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe, numero 6" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 5" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/FateLeStregheNov2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p>La violenza maschile sulle donne è stata perpetrata anche attraverso il linguaggio e la comunicazione nella vita pubblica e privata. Caterina è ogni donna che non ha potuto o non può esprimere ciò che pensa, è ogni donna di cui sono state svilite le parole; è ogni donna che la narrazione storica ha taciuto; è quella stessa donna che non ha avuto spazio nel dibattito pubblico. La narrazione è importante tanto quanto i fatti. Le visioni del mondo e dell’umanità sono passate per lo più attraverso voci maschili.</p>
<p>Le parole sono consapevolezza. Le donne sono state raccontate come deboli, emotive, isteriche, sottomesse, incapaci di occupare posizioni dirigenziali perché, si sa, il ciclo mestruale ogni ventotto giorni ne inficia le capacità di giudizio. Le parole sono relazione. La relazione è spesso violenta: “non sei una brava madre”, “sei brutta”, “non capisci niente”, “puttana”, “sei mia”, “zitta”. Le parole sono azione politica e sociale. L’atto di parlare in pubblico per una donna sottintende il timore di chi è stata in silenzio per duemila anni. Le parole sono uno strumento di rivoluzione. Irrompere nel silenzio o nel vociare maschile con una narrazione al femminile è, ancora oggi, un atto rivoluzionario. L’emancipazione femminile inizia dalle parole attraverso l’incontro e il confronto tra donne.  Le donne partendo da sé, dall&#8217;esperienza e dal proprio vissuto attraverso gli spazi di autocoscienza, per esempio, hanno riscoperto narrazioni, corpi e prospettive politiche. Le donne hanno superato e superano l’isolamento e il silenzio forzato della violenza, comunicando a un’altra donna dall&#8217;altro capo del telefono la propria storia. Siamo entrate nel dibattito pubblico, con le voci unite dei cortei e con le donne che ci hanno rappresentato tutte, in politica, arte e società. Ascoltare, porre attenzione, riconoscere il valore, amplificare, sostenere la voce di ogni donna è un gesto d’amicizia e di lotta comune necessario al raggiungimento di una narrazione sociale che abbia in sé il pensiero femminile.</p>
<p>In questo numero di Fate le Streghe parole, linguaggi, comunicazione in ottica di genere. Se Caterina parla e avrà almeno una donna al suo fianco ad ascoltarla, le sue parole non andranno perdute.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Iconografia del gioco amoroso</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[Casa delle donne per non subire violenza di Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Cretella]]></category>
		<category><![CDATA[Festival La violenza illustrata]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni “Grechine”, come nel 2009 definì il ruolo delle donne nei media Zanardo: identità ridotte a mero corpo. Un corpo di cui non sono padrone, utilizzato per compiacere&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni</em></p>
<p><strong>“Grechine”, come nel 2009 definì il ruolo delle donne nei media Zanardo: identità ridotte a mero corpo. Un corpo di cui non sono padrone, utilizzato per compiacere gli uomini. Oggi nulla è cambiato: la rappresentazione delle donne è per la gran parte stereotipata, umiliante e reificante. Ma quanto lontano affondano tali radici? Qual è l&#8217;iconografia della violenza sulle donne?</strong><br />
«L&#8217;iconografia della violenza sulle donne segue parametri precisi fin dall&#8217;antichità, un rimodellamento che non ne ha cambiato l&#8217;essenza: viene fatto passare per gioco amoroso quella che in realtà è pura violenza. Sono tantissime le iconografie a questo riguardo. Nel mio libro Effetto Medusa (Lupetti Editore, 2014) ho cercato di farne una rassegna e di riannodare questi fili tracciando una contro-storia della violenza di genere dall&#8217;antica Grecia alla pubblicità mainstreaming. Il modello di amore fusionale è presente in tutti i miti e in tutte le letterature sin dall&#8217;antichità; ancora oggi la maggior parte delle canzoni e delle poesie si basa su questi cliché tragico-romantici. Allo stesso modo si ripropone l&#8217;archetipo del delitto d&#8217;onore: Paolo e Francesca, uccisi in flagranza di adulterio, “Amor condusse noi ad una morte”, o il geloso Otello che strangola Desdemona per semplice illazione, fino al dramma del romanzo borghese ottocentesco. L&#8217;archeologia di un&#8217;immagine culturale va analizzata nel profondo, per comprendere dove affondi il suo humus. L&#8217;estetizzazione della violenza, foriera di morte, è anche un&#8217;ambigua spinta propulsiva verso la pulsione di vita, mediante la sua erotizzazione. È questo meccanismo che ne permette la sopravvivenza culturale. Se il modello proposto è ancora quello dell&#8217;amore fusionale, non ci si può aspettare che vi sia un lieto fine. La narrazione mediatica delle tragedie post-amorose si adegua a questi parametri, piuttosto che volgere allo scardinamento dell&#8217;equazione amore/sofferenza. Interrompere infatti questa catena significherebbe qualcosa di più della giustizia di cronaca: implicherebbe cambiare un modello culturale che dai primi dell&#8217;Ottocento invade l&#8217;immaginario occidentale».</p>
<p><strong>Anche il mito d&#8217;Europa racconta come Zeus prese le sembianze di un toro bianco, le si avvicinò e la portò sull&#8217;isola di Creta, rivelò la sua identità e tentò di stuprarla. Europa resistette, ma egli si trasformò in aquila e riuscì a sopraffarla. L&#8217;Europa prende il nome dal mito di uno stupro?</strong><br />
«A partire dal maggio 2013 è avvenuta l&#8217;introduzione delle nuove banconote dell&#8217;Euro, che sono state sottoposte a restyling grafico da parte della Comunità Europea: il nuovo tema elaborato per queste banconote, che sarà dunque anche il simbolo della confederazione, è il soggetto mitico del ratto d&#8217;Europa. È molto indicativo il fatto che, alla ricerca di una comune radice identitaria dell&#8217;Europa &#8211; riprodotta su una moneta, ancora una volta il corpo femminile come merce di scambio &#8211; si pensi ad uno stupro come simbolo fondante di questa unione».</p>
<p><em>Assegnista di Ricerca di sociologia con un progetto in gender studies, fa parte del Csge-Centro studi sul genere e l&#8217;educazione del Dipartimento di Scienze dell&#8217;Educazione-Università di Bologna. È autrice di numerosi saggi cui alterna una vasta attività giornalistica. Collabora con la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, per cui ha ideato e curato sei edizioni del Festival La violenza illustrata.</em></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Costruire la strada dei diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>“La condizione femminile dipende dall&#8217;avvenire del lavoro nel mondo” scriveva Simone De Beauvoir. Il sospetto è che l&#8217;avvenire del lavoro nel mondo dipenda dalla condizione femminile. I diritti nei luoghi di lavoro si stanno contraendo per tutti: le carenti possibilità occupazionali si traducono spesso nell&#8217;accettazione di condizioni sfavorevoli e precarie. Ancora oggi, questa realtà è più svantaggiosa per le donne: sottopagate, meno riconosciute, molestate ed esiliate dal lavoro nel momento della maternità. “C&#8217;è crisi!” dicono. Per noi donne c&#8217;è sempre stata: prima relegate nel focolare domestico, poi destinate alle mansioni operative più che a quelle gestionali. In Italia nel 2016 se una donna viene eletta a dirigere l&#8217;amministrazione comunale, definirla sindaca suona male; le parole “segretario” e “segretaria”, invece, le possiamo declinare. Le donne da sempre lottano per i propri diritti; grazie a questo lungo percorso, il pensiero e le battaglie femministe possono, oggi, contribuire a un miglioramento delle condizioni di accesso e trattamento nel mondo del lavoro, a favore di tutti. Nelle gerarchie del personale proviamo a sostituire la parola potere alla parola responsabilità. Il binomio capi-sottoposte/i diventa responsabili-lavoratrici/ori. Il lavoro è un diritto, che contribuisce alla dignità della persona, nessuna carica attribuisce la licenza di ledere la dignità altrui. Tra colleghe e colleghi, se proviamo a sostituire la parola competitività con la parola solidarietà, probabilmente torneremmo a lottare insieme. Alle frasi sostituzione di maternità o dimissioni in bianco immaginiamo di poter rispondere con politiche di conciliazione vita-lavoro per madri, padri e anche per i single (avranno una vita anche loro?!).</p>
<p>Se le donne conquisteranno nel tempo una maggiore presenza nelle posizioni dirigenziali e gestionali, è importante che prima scelgano quali contenuti desiderano portare con sé per proporre il necessario cambiamento culturale, che si contrapponga a una visione individualistica, prevaricante e sostanzialmente “maschile” del potere.<br />
“Se riusciamo ad avere cinquecento sterline l&#8217;anno, ognuna di noi, e una stanza propria; se abbiamo l&#8217;abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo […] ella arriverà” scriveva Virginia Woolf, predicendo la possibilità di un&#8217;opportunità di scelta per le donne, che ancora non si compie pienamente. “Attingendo la sua vita dalla vita di quelle sconosciute che l&#8217;hanno preceduta” &#8211; continuava la poeta &#8211; sostenendo l&#8217;importanza di quel percorso che di donna in donna costruisce la strada dei diritti. Questa zona franca è solo un gioco di parole, ma le parole che creano un immaginario, sono un futuro possibile.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
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		<title>24 dicembre, vigilia di Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>testimonianza raccolta da Saveria Ottaviani Arriva Luca, 25 anni, meccanico. Andiamo? Cinque minuti, trenta euro. Prima i soldi e poi… Alfredo, 55 anni, arriva con un biglietto: “Buon Natale, stella!” e cento euro. Fa&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>testimonianza raccolta da Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Arriva Luca, 25 anni, meccanico. Andiamo? Cinque minuti, trenta euro. Prima i soldi e poi…<br />
Alfredo, 55 anni, arriva con un biglietto: “Buon Natale, stella!” e cento euro. Fa il pittore, è vedovo. La moglie è morta di tumore al seno. Mi lascia in lacrime.<br />
Ecco Giovanni, 30 anni, avvocato. Viene una volta a settimana. Bella, andiamo in albergo, trecento euro per due ore, visto che è Natale. Ok!<br />
Stefano, 23 anni, studente. Andiamo? Non voglio fare niente ma ti pago, mi spiace che passi il Natale qui. Ok, facciamo un giro per cinquanta euro.<br />
Poi due ragazzi di 14/15 anni, a piedi. Possiamo toccare? No. Abbiamo solo trenta euro, ci fai lo sconto. No. E vanno via arrabbiati.<br />
Si ferma un uomo di circa 40 anni. Bella, andiamo? Trenta euro, cinque minuti. Ti posso pagare quanto vuoi, ma senza preservativo. Dico no. Grazie. E se ne va.<br />
Giorgio, 27 anni, porta una pizza rossa. Fa il pizzaiolo. Andiamo? Mangia, sei cosi magra che ti si porta via il vento. Ti auguro che sia l&#8217;ultimo Natale in questo posto.<br />
Si ferma Mario, 43 anni. Quanto vuoi? Trenta euro. Tira fuori il distintivo: sono un poliziotto, facciamo gratis. No, gratis non faccio nulla. Stai attenta, la prossima volta ti porto in questura. (Un giorno in questura mi ci ha portato davvero.)<br />
Arriva Claudio, lo conosco. Vuole andare a casa sua perchè la moglie è in vacanza. Ok, dopo però mi riaccompagni qui. Ha 42 anni e un negozio di alimentari. Dopo un&#8217;ora mi chiama il pappone: dove sei? Non ti vedo? Ti stai divertendo? Sto lavorando&#8230; Torna subito! E&#8217; da un&#8217;ora che ti cerco: stasera oltre ai soliti mille euro devi portarne cento in più! Claudio mi paga centocinquanta euro e mi riporta al mio posto.<br />
C&#8217;è Michele che mi aspetta, 38 anni. Viene tutti giorni, fa il commercialista e paga cinquanta euro.<br />
Dopo di lui Francesco, operaio. 30 anni, trenta euro.<br />
Infine si ferma un uomo di circa 45 anni, vestito elegante, con una bella macchina. Andiamo in un posto dove non porti gli altri, ti do quanto vuoi. Salgo in macchina e andiamo fuori città, in campagna. E&#8217; buio e la strada è senza luce. Ci fermiamo e gli chiedo di pagarmi. Cambia atteggiamento. Inizia ad offendermi e a violentarmi. Mi strappa i vestiti, mi tira i capelli, mi graffia sul seno e la gola. Ora mi ammazza. Strillo e piango. A calci rompo il finestrino, riesco ad aprire la portiera ed esco. Sotto sono nuda, ho solo una maglia lunga nera. Senza scarpe, senza telefono, senza borsa. Spaventata, ferita a sangue, scappo, guardandomi indietro per vedere se lui mi segue. Vedo le case ma non so dove sono. Citofono per chiedere aiuto ma nessuno mi apre. Cammino per le vie, sono le cinque del 25 dicembre. E’ Natale. Prendo un taxi e torno a casa. Non lo dimenticherò mai.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>ZONA Franca, numero 1</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/zona-franca-numero-1/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 10:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Rame]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Viola]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Siamo donne contro la violenza di genere. La ZONA Franca è il luogo in cui si muove il nostro incontro: i momenti dei collettivi e delle piazze di protesta; lo spazio&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Siamo donne contro la violenza di genere. La ZONA <em>Franca</em> è il luogo in cui si muove il nostro incontro: i momenti dei collettivi e delle piazze di protesta; lo spazio dell’abbraccio e della conversazione che può dare per scontate tutte le premesse. Le righe dedicate a noi, che non hanno altra regola se non la schiettezza. La zona in cui ritroviamo le orme delle Franca Viola e delle Franca Rame. La prima rifiutava quel matrimonio, che non riparava lo stupro ma la colpa sociale, incidendo nelle cronache italiane: “l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. L’altra Franca, la donna sola su un palcoscenico, una sedia e un lungo scialle intorno al collo, le gambe abbandonate e la voce sicura; ma anche quella dal sorriso intelligente: “L’orgasmo è un fatto culturale!”. La zona franca delle donne che con coraggio rompono il silenzio, che aspetta di accogliere quelle che non sono ancora libere e presto ce la faranno, la zona delle donne in cui si lotta per cambiare la società.</p>
<p>Vi presentiamo il primo numero di “FATE <em>le</em> STREGHE”, spazio di cultura di genere, luogo politico e di confronto per raccontare idee, progetti e realtà associative. <em>Fate le streghe</em>, perché a forza di fare le brave, un centinaio di noi, solo in Italia, ci rimette la pelle ogni anno; altre sopravvivono al fianco di un uomo maltrattante; molte altre vengono vendute e violate ogni giorno. <em>Fate le streghe</em> per ricordare chi ha lottato per le conquiste sociali che fanno parte della nostra vita: “Tremate, tremate, le streghe son tornate!”. <em>Fate le streghe</em>, perché da sempre subiamo un ribaltamento culturale, in cui al femminile è deputata la sottomissione come fosse stata prescritta da un fato ineluttabile.</p>
<p>In questo primo numero parliamo della <a title="Quante donne possono dire di non aver mai subito violenza culturale?" href="http://www.associazionerising.eu/quante-donne-violenza-culturale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenza che viene prima</a>, quella per cui non vai al Centro antiviolenza, quella che non configura un reato, ma racconta una cultura. Subito le news riguardanti la nostra associazione e quelle più in generale del mondo femminista. Quindi ci aspetta il dialogo tra le associazioni sul tema scelto: abbiamo incontrato la <a title="L’opinione della Casa delle donne di Bologna e dell’associazione SCOSSE" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Casa delle Donne di Bologna</a> e l’associazione <a title="L’opinione della Casa delle donne di Bologna e dell’associazione SCOSSE" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-casabologna-scosse/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SCOSSE</a> di Roma. Infine quattro rubriche aprono nuovi spunti di riflessione: la <a title="Intervista a Gioia, una donna che ce l’ha fatta" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-gioia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">storia di una donna</a> che ce l’ha fatta; il femminile nell’<a title="MUSTANG di Deniz Gamze Erduven (Francia, 2015)" href="http://www.associazionerising.eu/mustang-di-denn-francia-2015/?utm_source=rss&utm_medium=rss">arte</a>; “<a title="Lo stereotipo è lì, da sempre" href="http://www.associazionerising.eu/pulce-lorenzo-gasparrini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">La pulce</a>” ospita le parole al maschile e infine “<a title="Ti tengo stretta fin quando il cuore ti si ferma" href="http://www.associazionerising.eu/writing-rising-numero-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Writing Rising</a>” in cui riflettiamo sulle scritte sui muri, attraverso cui parlano le nostre città. Non resta che augurarci buon viaggio!</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&lt;prima pagina</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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