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	<title>Associazione Rising &#187; Festival La violenza illustrata</title>
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	<description>Pari in Genere</description>
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		<title>Iconografia del gioco amoroso</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[Casa delle donne per non subire violenza di Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Cretella]]></category>
		<category><![CDATA[Festival La violenza illustrata]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>

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<p><em>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni</em></p>
<p><strong>“Grechine”, come nel 2009 definì il ruolo delle donne nei media Zanardo: identità ridotte a mero corpo. Un corpo di cui non sono padrone, utilizzato per compiacere gli uomini. Oggi nulla è cambiato: la rappresentazione delle donne è per la gran parte stereotipata, umiliante e reificante. Ma quanto lontano affondano tali radici? Qual è l&#8217;iconografia della violenza sulle donne?</strong><br />
«L&#8217;iconografia della violenza sulle donne segue parametri precisi fin dall&#8217;antichità, un rimodellamento che non ne ha cambiato l&#8217;essenza: viene fatto passare per gioco amoroso quella che in realtà è pura violenza. Sono tantissime le iconografie a questo riguardo. Nel mio libro Effetto Medusa (Lupetti Editore, 2014) ho cercato di farne una rassegna e di riannodare questi fili tracciando una contro-storia della violenza di genere dall&#8217;antica Grecia alla pubblicità mainstreaming. Il modello di amore fusionale è presente in tutti i miti e in tutte le letterature sin dall&#8217;antichità; ancora oggi la maggior parte delle canzoni e delle poesie si basa su questi cliché tragico-romantici. Allo stesso modo si ripropone l&#8217;archetipo del delitto d&#8217;onore: Paolo e Francesca, uccisi in flagranza di adulterio, “Amor condusse noi ad una morte”, o il geloso Otello che strangola Desdemona per semplice illazione, fino al dramma del romanzo borghese ottocentesco. L&#8217;archeologia di un&#8217;immagine culturale va analizzata nel profondo, per comprendere dove affondi il suo humus. L&#8217;estetizzazione della violenza, foriera di morte, è anche un&#8217;ambigua spinta propulsiva verso la pulsione di vita, mediante la sua erotizzazione. È questo meccanismo che ne permette la sopravvivenza culturale. Se il modello proposto è ancora quello dell&#8217;amore fusionale, non ci si può aspettare che vi sia un lieto fine. La narrazione mediatica delle tragedie post-amorose si adegua a questi parametri, piuttosto che volgere allo scardinamento dell&#8217;equazione amore/sofferenza. Interrompere infatti questa catena significherebbe qualcosa di più della giustizia di cronaca: implicherebbe cambiare un modello culturale che dai primi dell&#8217;Ottocento invade l&#8217;immaginario occidentale».</p>
<p><strong>Anche il mito d&#8217;Europa racconta come Zeus prese le sembianze di un toro bianco, le si avvicinò e la portò sull&#8217;isola di Creta, rivelò la sua identità e tentò di stuprarla. Europa resistette, ma egli si trasformò in aquila e riuscì a sopraffarla. L&#8217;Europa prende il nome dal mito di uno stupro?</strong><br />
«A partire dal maggio 2013 è avvenuta l&#8217;introduzione delle nuove banconote dell&#8217;Euro, che sono state sottoposte a restyling grafico da parte della Comunità Europea: il nuovo tema elaborato per queste banconote, che sarà dunque anche il simbolo della confederazione, è il soggetto mitico del ratto d&#8217;Europa. È molto indicativo il fatto che, alla ricerca di una comune radice identitaria dell&#8217;Europa &#8211; riprodotta su una moneta, ancora una volta il corpo femminile come merce di scambio &#8211; si pensi ad uno stupro come simbolo fondante di questa unione».</p>
<p><em>Assegnista di Ricerca di sociologia con un progetto in gender studies, fa parte del Csge-Centro studi sul genere e l&#8217;educazione del Dipartimento di Scienze dell&#8217;Educazione-Università di Bologna. È autrice di numerosi saggi cui alterna una vasta attività giornalistica. Collabora con la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, per cui ha ideato e curato sei edizioni del Festival La violenza illustrata.</em></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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