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	<title>Associazione Rising &#187; Laura Grifi</title>
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		<title>Le parole sono consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p>La violenza maschile sulle donne è stata perpetrata anche attraverso il linguaggio e la comunicazione nella vita pubblica e privata. Caterina è ogni donna che non ha potuto o non può esprimere ciò che pensa, è ogni donna di cui sono state svilite le parole; è ogni donna che la narrazione storica ha taciuto; è quella stessa donna che non ha avuto spazio nel dibattito pubblico. La narrazione è importante tanto quanto i fatti. Le visioni del mondo e dell’umanità sono passate per lo più attraverso voci maschili.</p>
<p>Le parole sono consapevolezza. Le donne sono state raccontate come deboli, emotive, isteriche, sottomesse, incapaci di occupare posizioni dirigenziali perché, si sa, il ciclo mestruale ogni ventotto giorni ne inficia le capacità di giudizio. Le parole sono relazione. La relazione è spesso violenta: “non sei una brava madre”, “sei brutta”, “non capisci niente”, “puttana”, “sei mia”, “zitta”. Le parole sono azione politica e sociale. L’atto di parlare in pubblico per una donna sottintende il timore di chi è stata in silenzio per duemila anni. Le parole sono uno strumento di rivoluzione. Irrompere nel silenzio o nel vociare maschile con una narrazione al femminile è, ancora oggi, un atto rivoluzionario. L’emancipazione femminile inizia dalle parole attraverso l’incontro e il confronto tra donne.  Le donne partendo da sé, dall&#8217;esperienza e dal proprio vissuto attraverso gli spazi di autocoscienza, per esempio, hanno riscoperto narrazioni, corpi e prospettive politiche. Le donne hanno superato e superano l’isolamento e il silenzio forzato della violenza, comunicando a un’altra donna dall&#8217;altro capo del telefono la propria storia. Siamo entrate nel dibattito pubblico, con le voci unite dei cortei e con le donne che ci hanno rappresentato tutte, in politica, arte e società. Ascoltare, porre attenzione, riconoscere il valore, amplificare, sostenere la voce di ogni donna è un gesto d’amicizia e di lotta comune necessario al raggiungimento di una narrazione sociale che abbia in sé il pensiero femminile.</p>
<p>In questo numero di Fate le Streghe parole, linguaggi, comunicazione in ottica di genere. Se Caterina parla e avrà almeno una donna al suo fianco ad ascoltarla, le sue parole non andranno perdute.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 5</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 18:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>  in questo numero &#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;  Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2260 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017-1024x584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testatanumero5liu2017" width="720" height="411" /></a></h5>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;</h4>
<p style="text-align: center;"> <em>Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. La battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste.</em></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Giovanna Bruno</em></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di luglio 2017</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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<h5 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Le parole sono consapevolezza</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Quarto meeting nazionale di &#8220;Educare alle differenze&#8221;</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il 23 e 24 settembre si terrà a Roma il quarto meeting nazionale di <a title="Educare alle differenze" href="http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-iv-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Educare alle differenze&#8221;</a> promosso da <a title="SCOSSE" href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">S.CO.S.S.E.</a>, Stonewall e Il Progetto Alice e da oltre 250 associazioni del territorio nazionale, con la partecipazione di insegnanti, educatrici e educatori, professionisti/e dell’educazione e genitori.</p>
<p><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Trovaci su Worth Wearing!</h5>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><strong><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">#ParoleDiDonne</a>, </strong>la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook, oggi diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza. <a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo.</p>
<p><a title="Le parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Per un uso non sessista della lingua italiana</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; estratte da &#8220;Il sessismo nella lingua italiana&#8221;, a cura di Alma Sabatini.</p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></h5>
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<h5><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><em>di Simone Tempia</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-2214 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd-1024x530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vita-con-lloyd" width="450" height="233" /></a></p>
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<p><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il potere delle parole</h5>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<p><strong>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</strong></p>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni. Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Quando una parola inizia a vivere</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto.</p>
<p><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, parole che mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Il sessismo nel linguaggio giuridico</h5>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>Una parola: responsabilità</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo</em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere.</p>
<p><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Intervista a Lucia Annibali</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rise, woman!]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Annibali]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria D'angelo]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Valeria D&#8217;Angelo e Laura Grifi Durante il ricovero sei stata a lungo bendata: cosa ti aspettavi di vedere e come pensavi sarebbe stato l&#8217;incontro con il tuo corpo inevitabilmente cambiato? Non so cosa&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo e Laura Grifi</em></p>
<p><strong>Durante il ricovero sei stata a lungo bendata: cosa ti aspettavi di vedere e come pensavi sarebbe stato l&#8217;incontro con il tuo corpo inevitabilmente cambiato?</strong></p>
<p>Non so cosa mi aspettavo, era difficile anche solo immaginare. Sicuramente sognavo. Immaginavo una nuova me, ascoltavo spesso la musica e la musica mi suggeriva delle immagini. Ad esempio ricordo di aver sognato una festa, a casa di un amico, una bellissima casa in campagna. Ero lì con amiche e amici, e m’immaginavo con qualche segno, qualche riga sul viso, ma niente di che. Immaginavo un nuovo look per ripropormi e reinventarmi. Una persona ustionata capisce soltanto dopo, quando torna a casa, cosa è accaduto veramente. Quando sei in ospedale è tutto molto ovattato. Io, tra l&#8217;altro, non vedevo bene i primi tempi, quindi non avevo idea di come potessi essere. L’incontro con il mio viso è avvenuto in più fasi, anche a causa dei problemi alla vista. All&#8217;inizio non mi soffermavo più di tanto sulla mia immagine, anche perché mi dicevo che non sarei rimasta così per sempre. In realtà, è un ri-incontro che si rinnova ogni mattina, ogni mattina ti guardi e rinnovi la tua immagine e il tuo rapporto con te stessa.</p>
<p>Sono diventata molto amica di Paola Turci, che ha avuto una storia per qualche modo simile alla mia e ha appena partecipato al festival di Sanremo con una bellissima canzone, in cui racconta di questa accettazione di sé e di mettere in primo piano la tua opinione, prima ancora di quella degli altri. Ogni giorno vedi te stessa e devi rinnovare il bene che ti vuoi. È un incontro che avviene continuamente: ogni volta che conosci un’altra persona ti rendi conto che l’altra ti guarda, come se ci fosse una specie di filtro, non è mai un incontro diretto, è questo quello che noi viviamo. Quindi, in ogni occasione di incontro, bisogna di nuovo convincersi che vai bene così come sei.<strong> </strong></p>
<p><strong>In merito ai cambiamenti del tuo volto, cosa è stato più complesso affrontare: riconoscersi e ricostruire la propria identità corporea su nuovi lineamenti, o trovarsi nello sguardo degli altri?</strong></p>
<p>Non puoi affrontare gli altri in modo equilibrato, anche con il giusto distacco che ti permetta di non farti ferire più di tanto, se prima non hai raggiunto un equilibrio con la tua nuova immagine. Un&#8217;immagine che devi accettare per forza; pur migliorandola il più possibile, comunque delle imperfezioni ci saranno sempre. Anche dei fastidi. Io convivo con dei fastidi oggettivi che sento solo io e non so quanto gli altri possano percepirli. Io li sento chiaramente. Quindi diventa una mediazione continua. È un impegno personale che si ripropone sempre, anche nel contesto lavorativo per esempio. Non è facile, perché senti addosso la fatica fisica e, nonostante questa fatica, devi andare avanti e affrontare la giornata.</p>
<p>Ad ogni modo, nel mio caso io ho contribuito attivamente alla ricostruzione fisica del mio corpo, ho progettato e scelto come ricostruirmi e sono diventata un tutt&#8217;uno con quella ricostruzione.  Il fuori e il dentro vanno assolutamente all&#8217;unisono, anche perché se no sarebbe difficile vivere e riuscire a riproporsi nella società.<strong> </strong></p>
<p><strong>In che direzione ti hanno portato le operazioni chirurgiche: verso la te del passato o verso la nuova te? </strong></p>
<p>Non abbiamo mai pensato di riprodurre il viso originario, l’abbiamo usato a volte come base per gli zigomi, per capire come erano posizionati. Sarebbe stata una cosa inutile e stupida. Non è possibile e non è progettabile riproporre un viso come quello di prima. L’importante è pensare e progettare un viso che sia prima di tutto funzionale: ho dovuto ricostruire tutte le palpebre e quindi la possibilità di aprire e chiudere gli occhi. Può sembrare una cosa scontata ma non lo è. Per diversi mesi le mie palpebre non si chiudevano correttamente, causandomi problemi alla vista. Ho dovuto ricostruire il mio volto per riuscire a mangiare in modo abbastanza corretto, dare una certa morbidezza alla pelle e al viso, ricostruire il naso per riuscire a respirare meglio. L’aspetto estetico è venuto di pari passo: più intervieni e più acquisti una tua fisionomia; l’importante per me è che sia più naturale possibile. Ci sono tante donne che si ricostruiscono, ma magari perdono questo aspetto naturale.<strong> </strong></p>
<p><strong>Attualmente cosa pensi e cosa provi rispetto al tuo corpo?</strong></p>
<p>Questa ustione coinvolge tutto il corpo, perché per riparare il viso ho dovuto utilizzare altre parti del mio corpo, rovinandole. Il fisico viene molto sollecitato dagli interventi e in qualche modo sto cercando di recuperare anche una femminilità. Più che recuperarla, devo riuscire a portarla all&#8217;esterno. Non è che io non mi senta femminile, però forse devo farla uscire di più, anche alla vista degli altri. Aprirmi, piano piano, all&#8217;idea di essere scoperta. Avere un viso segnato ti rende più vulnerabile. Bisogna trovare persone che siano in grado di accoglierlo e di non farti sentire a disagio.<strong> </strong></p>
<p><strong>Il tuo volto è simbolo della lotta alla violenza sulle donne: da cosa e in che modo pensi debba essere liberato il corpo delle donne?</strong></p>
<p>Dovrebbe essere liberato dai pregiudizi, dalle strumentalizzazioni, dalle offese e, in qualche modo, penso che anche le donne debbano proteggere il proprio corpo da questi utilizzi sbagliati. Le donne dovrebbero proporsi nella loro profondità, ragionare su quello che è il loro animo, il loro cervello. A me non piace se le donne si mettono in mostra da un punto di vista esclusivamente fisico. Liberarsi ed essere liberate, anche dai linguaggi. In questi giorni ci sono stati molti episodi. Anche gli uomini dovrebbero liberarsi da questo tipo di approccio, di mentalità e di linguaggio.</p>
<p><strong>Nel racconto della tua storia, come hai percepito la comunicazione mediatica? Cosa non avresti voluto sentir dire e cosa non ti hanno mai chiesto?</strong></p>
<p>Le domande sono sempre quelle e non sono neanche tanto interessanti a volte. Una cosa che ho notato è la difficoltà a proporre sé stessi, non solo come la vittima da un punto di vista processuale, ma come donna vincente. Vittima in senso processuale, ma non vittima nella vita. Ognuno si può ricostruire in modo vincente. Mi piacerebbe essere raccontata come una persona che si è emancipata e da molto tempo, per giunta. Non mi piace il bisogno dei media di essere attaccati all&#8217;aspetto morboso della cronaca, senza pensare che dietro la cronaca c’è una persona che vive e ha dei sentimenti e che ha fatto anche un suo percorso. Forse questo percorso sembra meno interessante a volte, ma in realtà io sono andata molto più avanti rispetto a come loro avrebbero voluto, a volte, raccontarmi. Soprattutto adesso, lavoro e ho una casa mia. Faccio un altro tipo di vita. Ormai non è più al passo con i miei tempi raccontarmi come la ragazza sfregiata e anche questo volerti etichettare come “la sfregiata” è veramente triste, riduttivo, un po’ offensivo, con nessuna sensibilità verso il percorso umano. Credo che quando appari in televisione devi avere una certa padronanza del significato di quello che ti è successo, della dignità che tu vuoi dare a ciò che ti è successo. In modo che anche gli altri facciano allo stesso modo. Ci vuole molta consapevolezza e molta cognizione di causa. Il mio percorso sui temi delle donne, parte dai fatti che mi sono accaduti, non me ne occupavo prima e cerco di trasmettere, oggi, la sincerità e l&#8217;autenticità del mio percorso.</p>
<p><strong>Noi che lavoriamo nei </strong><strong>Centri Antiviolenza</strong><strong> mettiamo al centro la donna, la sua storia e ripartiamo da lei. Ci ha colpito che tu </strong><strong>abbia</strong><strong> scelto di mettere la tua immagine al servizio della lotta alla violenza contro le donne e di non voler dare più spazio all&#8217;autore della violenza da te vissuta. Per noi la tua scelta, oltre a confermare la tua elaborazione e determinazione, ha sottolineato l&#8217;importanza di dar voce alle donne nella loro pluralità, depersonalizzando l&#8217;uomo violento, simbolo di una società maschilista </strong><strong>e</strong><strong> patriarcale. Ti rivedi in questo?</strong></p>
<p>Questo mio approccio è stato un punto di arrivo. Avevo metabolizzato il rapporto con lui, ma la sofferenza comunque c’era. Nel momento in cui mi sono dovuta far carico di quello che mi era successo (me ne sono dovuta fare carico io, di certo non lui) mi sono messa ed ero assolutamente al centro. Ho dovuto fare cose talmente grandi, che tutto il resto ha assunto un&#8217;importanza minore. Quello che sono stata chiamata e costretta a fare è qualcosa di gigantesco e disumano.</p>
<p>In secondo luogo, a me non piace raccontare molto i dettagli della mia storia, perché penso che non facciano una grande differenza, perché più o meno le storie sono quelle, le dinamiche sono quelle. È più interessante dare un messaggio costruttivo e positivo, più che andare in televisione a dire: “Mi ha fatto questo o quell’altro”. La mia scelta è stata quella di trasmettere qualcosa di diverso che possa valere per tutte. Mi hanno chiesto poco tempo fa cosa avrei voluto dire a lui, ma per me è come se parlassimo dell’anteguerra, ma basta! Anche se avessi delle cose da dire a lui, non le direi pubblicamente. A un certo punto, quello che ti è successo deve tornare a essere un fatto privato e personale e devi avere il tempo di viverti da sola ed elaborare quotidianamente una vita normale. Non c’è bisogno di passare tutta la vita come una vittima o come una sfregiata.<strong> </strong></p>
<p><strong>Sappiamo che spesso hai incontrato i ragazzi/e delle scuole, luogo dove anche noi pensiamo debba farsi più prevenzione e informazione sulla violenza di genere: cosa ti ha più sorpreso da questi incontri, positivamente e negativamente?</strong></p>
<p>L’incontro con gli studenti è iniziato con la pubblicazione del libro. Sono stata anche nelle università e nelle carceri, a Rebibbia, Parma e Padova. Con i ragazzi è stato sempre abbastanza interessante, è un incontro che ti lascia sempre qualcosa di positivo. Gli studenti mi hanno scritto in diverse occasioni, anche per e-mail, condividendo le loro storie. Quasi sempre, c’è qualcuno che vive anche in famiglia dei rapporti difficili e questi incontri possono essere l’occasione affinché tirino fuori qualcosa di personale. Per esempio mi ricordo di una ragazza, qui a Roma, che ci ha lasciato un biglietto sul tavolo, con una sorta di poesia, di racconto da cui si intuiva che aveva delle sofferenze. Gli stimoli arrivano. <strong> </strong></p>
<p><strong>Attualmente collabori con il Ministero delle Pari Opportunità: cosa è prio</strong><strong>ri</strong><strong>tario affrontare nel contrastare la violenza contro le donne?</strong></p>
<p>Ci vuole una continuità. La possibilità di pensare e programmare dei progetti che possano avere il tempo di essere realizzati. Servono soluzioni concrete ed efficaci, sia da un punto di vista legislativo, che sulla prevenzione dei maltrattamenti in famiglia. Possiamo individuare delle pratiche che siano già state messe alla prova e di cui abbiamo risultati concreti. La concretezza è fondamentale, anche da un punto di vista legislativo. Tra qualche giorno, ricominceremo con i gruppi di lavoro all&#8217;interno dell’Osservatorio sulla violenza di genere e ripartiamo alla grande. Ci saranno tre gruppi: uno sul percorso sanitario su cui vorremmo delineare delle linee guida in collaborazione con associazioni e centri antiviolenza; il secondo gruppo si occuperà del piano straordinario contro la violenza, che deve essere riscritto e preparato; il terzo è più tecnico, perché si occuperà dell’Intesa Stato-Regioni. Ci apprestiamo a realizzare tutto quello che avevamo messo in cantiere nei mesi precedenti. Siamo desiderosi di continuare.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 4</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017Testata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2111 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017Testata-1024x755.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="FateLeStregheMar2017Testata" width="720" height="531" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;"> in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;RIPRENDERE CORPO&#8221;</h4>
<p><em>Il corpo è spazio e tempo, luogo dell’esperienza personale, della memoria, della creatività, dell’invenzione, della lotta. Dalla nascita del movimento femminista, il corpo delle donne inizia a emergere e diventa protagonista della sfera politica e sociale. Il corpo diviene uno spazio politico, un corpo politico, non solo in riferimento alle battaglie legislative (quali il divorzio, l’aborto, il diritto di famiglia), ma soprattutto inteso come un luogo in cui la persona, il corpo, la sessualità, la vita affettiva, i legami familiari, vengono riportati dentro la storia, la cultura, la politica, dove sono sempre stati. Il corpo considerato nella sua interezza.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ilaria Cianci</em></p>
<p> Scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di marzo 2017</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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<h5 style="text-align: center;"> GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Iconografia del gioco amoroso" href="http://www.associazionerising.eu/iconografia-del-gioco-amoroso/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Iconografia del gioco amoroso</h5>
<p><em>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni</em></p>
<p>L&#8217;iconografia della violenza sulle donne segue parametri precisi fin dall&#8217;antichità, un rimodellamento che non ne ha cambiato l&#8217;essenza: viene fatto passare per gioco amoroso quella che in realtà è pura violenza. Sono tantissime le iconografie a questo riguardo.</p>
<p><a title="Iconografia del gioco amoroso" href="http://www.associazionerising.eu/iconografia-del-gioco-amoroso/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="8 marzo, sciopero generale delle donne" href="http://www.associazionerising.eu/8-marzo-2017-sle-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>8 marzo 2017, sciopero generale delle donne</h5>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>“Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!”, questo lo slogan dello sciopero generale delle donne indetto per l&#8217;8 marzo, in Italia, da Non Una Di Meno. Una chiamata femminista, internazionale, a cui aderiscono più di 30 Paesi del Mondo.</p>
<p><a title="8 marzo, sciopero generale delle donne" href="http://www.associazionerising.eu/8-marzo-2017-sle-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="5X1000" href="http://www.associazionerising.eu/5x1000-2017/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Anche quest’anno è possibile destinare il proprio <strong>5&#215;1000</strong> a RISING Pari in Genere. Basta indicare il <strong>codice fiscale 97816800581</strong> e <strong>firmare nell&#8217;apposito riquadro</strong> della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’associazione.</p>
<p><a title="5X1000" href="http://www.associazionerising.eu/5x1000-2017/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La libertà di essere" href="http://www.associazionerising.eu/la-liberta-di-nostre-scelte/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>La libertà di essere: il nostro corpo, la nostra storia, le nostre scelte</h5>
<p><em>di Ilaria Cianci</em></p>
<p>La via del cambiamento parte da sé e dalla consapevolezza del proprio corpo, è un movimento che proviene da dentro e che si espande verso l’esterno, verso la società, verso il mondo. Il corpo racconta la nostra vita ed è la nostra storia.</p>
<p><a title="La libertà di essere" href="http://www.associazionerising.eu/la-liberta-di-nostre-scelte/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Il corpo legislativo" href="http://www.associazionerising.eu/il-corpo-legislativo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Il corpo legislativo</h5>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p>Per secoli il corpo delle donne è stato coniugato alla sessualità come valore da controllare a fini di ordine pubblico, ora in nome dell’onore (altrui), ora per garantire la discendenza attraverso la fecondazione, ora per difendere la morale pubblica.</p>
<p><a title="Il corpo legislativo" href="http://www.associazionerising.eu/il-corpo-legislativo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="di Monica Catalano" href="http://www.associazionerising.eu/la-vignetta-di-monica-catalano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><img class="  wp-image-2074 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/VignettaCatalano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="VignettaCatalano" width="418" height="418" /><em>di Monica Catalano</em></p>
<p>Sono nata il 26 ottobre 1972 a Roma, ma la mia nascita personale ho iniziato a realizzarla disegnando. Negli anni della scuola dell&#8217;obbligo ho visto chiaramente che avrei perseguito il fine di disegnare per mantenermi la vita e, dopo gli anni del Liceo Artistico, ho approfondito le mie conoscenze di base con gli studi sul fumetto e sull&#8217;illustrazione, frequentando scuole private di formazione tecnica.</p>
<p><a title="di Monica Catalano" href="http://www.associazionerising.eu/la-vignetta-di-monica-catalano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il principio universale giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</h5>
<p><em>di Simona Giannangeli<br />
<em>Associazione “Donatella Tellini” &#8211; Centro Antiviolenza per le Donne &#8211; Biblioteca delle Donne, l&#8217;Aquila</em></em></p>
<p>Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola a pensare alla relazione fra diritto e corpi. Il diritto non nomina i corpi delle donne, li neutralizza, perché ha come principio regolatore una forma di astrazione: il principio universale giuridico.</p>
<p><a title="Il principio universale giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/il-principio-upi-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Osservatorio di genere" href="http://www.associazionerising.eu/osservatorio-dre-e-legge-194/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<h5>Osservatorio di genere e Legge 194</h5>
<p><em>di Valentina Valleriani</em><br />
<em>Associazione Donne TerreMutate, L&#8217;Aquila</em></p>
<p>L&#8217;idea è quella di promuovere la realizzazione di un Osservatorio di genere per esplorare l&#8217;impatto che le scelte delle istituzioni locali provocano nella vita delle donne, segnare positivamente la vita quotidiana del territorio, far emergere tutto ciò che configura una violazione dei diritti delle donne nei differenti ambiti e sollecitare le istituzioni a scelte più rispettose.</p>
<p><a title="Osservatorio di genere" href="http://www.associazionerising.eu/osservatorio-dre-e-legge-194/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il corpo di Frida" href="http://www.associazionerising.eu/corpo-frida/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Il corpo di Frida: passioni fisiche, politiche e umane</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Il suo sguardo fiero, sensuale e deciso. I fiori nei capelli, le scimmie, i colori, le farfalle, i pappagalli. Le radici della terra che penetrano la carne e la lacerano, le vene che sgusciano fuori dalla pelle e zampillano sangue che macchia i vestiti e le lenzuola.</p>
<p><a title="Il corpo di Frida" href="http://www.associazionerising.eu/corpo-frida/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Lucia Annibali" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-lucia-annibali/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>Intervista a Lucia Annibali</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo e Laura Grifi</em></p>
<p>Ogni giorno vedi te stessa e devi rinnovare il bene che ti vuoi. È un incontro che avviene continuamente: ogni volta che conosci un’altra persona ti rendi conto che l’altra ti guarda, come se ci fosse una specie di filtro, non è mai un incontro diretto, è questo quello che noi viviamo.</p>
<p><a title="Intervista a Lucia Annibali" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-lucia-annibali/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Le colpe della violenza" href="http://www.associazionerising.eu/colpe-violenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Le colpe della violenza</h5>
<p><em>di Simeone Latini</em></p>
<p>La violenza sulle donne è una tragedia che conosco. Beninteso, non la conoscerò mai fino in fondo. Mettersi nei panni altrui ha prodotto solo un forte senso di disgusto, ma cosa muova verso una distorsione simile, proprio non riesco a concepirlo. So solo che la colpa è nostra.</p>
<p><a title="Le colpe della violenza" href="http://www.associazionerising.eu/colpe-violenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La scritta che non c'è" href="http://www.associazionerising.eu/la-scritta-che-non-ce/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<p>La scritta che non c&#8217;è</p>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>La scritta è quella che non c&#8217;è, dedicata alla donna che quella figlia, quel figlio, li ha partoriti. Mettendo sé stessa e il proprio corpo in uso e in gioco. Nei nove mesi della gravidanza, nelle ore del parto. Nelle lunghe, ripetute, sedute di allattamento, ancora viste con diffidenza se fatte in pubblico.</p>
<p><a title="La scritta che non c'è" href="http://www.associazionerising.eu/la-scritta-che-non-ce/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Costruire la strada dei diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>“La condizione femminile dipende dall&#8217;avvenire del lavoro nel mondo” scriveva Simone De Beauvoir. Il sospetto è che l&#8217;avvenire del lavoro nel mondo dipenda dalla condizione femminile. I diritti nei luoghi di lavoro si stanno contraendo per tutti: le carenti possibilità occupazionali si traducono spesso nell&#8217;accettazione di condizioni sfavorevoli e precarie. Ancora oggi, questa realtà è più svantaggiosa per le donne: sottopagate, meno riconosciute, molestate ed esiliate dal lavoro nel momento della maternità. “C&#8217;è crisi!” dicono. Per noi donne c&#8217;è sempre stata: prima relegate nel focolare domestico, poi destinate alle mansioni operative più che a quelle gestionali. In Italia nel 2016 se una donna viene eletta a dirigere l&#8217;amministrazione comunale, definirla sindaca suona male; le parole “segretario” e “segretaria”, invece, le possiamo declinare. Le donne da sempre lottano per i propri diritti; grazie a questo lungo percorso, il pensiero e le battaglie femministe possono, oggi, contribuire a un miglioramento delle condizioni di accesso e trattamento nel mondo del lavoro, a favore di tutti. Nelle gerarchie del personale proviamo a sostituire la parola potere alla parola responsabilità. Il binomio capi-sottoposte/i diventa responsabili-lavoratrici/ori. Il lavoro è un diritto, che contribuisce alla dignità della persona, nessuna carica attribuisce la licenza di ledere la dignità altrui. Tra colleghe e colleghi, se proviamo a sostituire la parola competitività con la parola solidarietà, probabilmente torneremmo a lottare insieme. Alle frasi sostituzione di maternità o dimissioni in bianco immaginiamo di poter rispondere con politiche di conciliazione vita-lavoro per madri, padri e anche per i single (avranno una vita anche loro?!).</p>
<p>Se le donne conquisteranno nel tempo una maggiore presenza nelle posizioni dirigenziali e gestionali, è importante che prima scelgano quali contenuti desiderano portare con sé per proporre il necessario cambiamento culturale, che si contrapponga a una visione individualistica, prevaricante e sostanzialmente “maschile” del potere.<br />
“Se riusciamo ad avere cinquecento sterline l&#8217;anno, ognuna di noi, e una stanza propria; se abbiamo l&#8217;abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo […] ella arriverà” scriveva Virginia Woolf, predicendo la possibilità di un&#8217;opportunità di scelta per le donne, che ancora non si compie pienamente. “Attingendo la sua vita dalla vita di quelle sconosciute che l&#8217;hanno preceduta” &#8211; continuava la poeta &#8211; sostenendo l&#8217;importanza di quel percorso che di donna in donna costruisce la strada dei diritti. Questa zona franca è solo un gioco di parole, ma le parole che creano un immaginario, sono un futuro possibile.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
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		<title>Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale di Laura Grifi e Saveria Ottaviani Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale</p>
<p><em>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em></p>
<p><strong>Una fotografia del mondo del lavoro: qual è la situazione delle donne nel mondo del lavoro, rispetto ai loro colleghi maschi?</strong></p>
<p>Negli ultimi decenni è aumentata la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Europa, dove nel 2014 le donne avevano raggiunto il 46% delle persone attive nel mercato del lavoro. Ciò nonostante, i tassi di occupazione femminile continuano ad essere inferiori a quelli degli uomini in quasi tutti gli stati membri. Agli ultimi posti in classifica c&#8217;è Italia, dove è forte lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro a sfavore delle donne, con il 70,6% degli uomini occupati e il 50,6% delle donne), così come è forte il divario territoriale tra Centro Nord e Mezzogiorno. Siamo dunque lontani anni luce dall&#8217;obiettivo già fissato dalla strategia di Lisbona, che prevedeva l’impiego del 60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d&#8217;Italia, e non solo, avrebbe fatto crescere il Pil del 7%, con ricadute positive per tutta la società. Anche i dati Eurostat confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il divario tra il numero di uomini e donne che lavorano è il maggiore in Europa, ad eccezione di Malta. Proprio nell&#8217;anno in cui è entrato in vigore il Jobs Act. La bassa occupazione delle donne è sintomatica di una condizione generale di disuguaglianza, come ha rilevato il <a title="Gender Equality Index" href="http://eige.europa.eu/rdc/eige-publications/gender-equality-index-2015-measuring-gender-equality-european-union-2005-2012-report?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Gender Equality Index</a> elaborato dall&#8217;EIGE, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.</p>
<p><strong>Quali le priorità?</strong></p>
<p>Sicuramente quella del superamento della mancata partecipazione femminile al lavoro, che ostacola lo sviluppo sociale ed economico dell&#8217;intero Paese, oltre a rappresentare una delle disuguaglianze più profonde, all&#8217;origine della crisi economica. Crisi che ha aggravato i problemi strutturali dell’occupazione femminile, soprattutto dal punto di vista delle discriminazioni e della qualità del lavoro: è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, è cresciuto il part time involontario, che impoverisce ulteriormente le retribuzioni. La bassa partecipazione al mercato del lavoro, la precarietà, il pay gap salariale, la mancanza di servizi e di un sistema di welfare, il nodo irrisolto della conciliazione tra lavoro e vita privata, rendono l’Italia tra i paesi peggiori per una donna lavoratrice. Le donne sono insomma, insieme ai giovani, le più penalizzate dalla crisi.  Ѐ allora necessario e urgente un piano straordinario per l&#8217;occupazione femminile. In quest’ottica  la Cgil ha presentato lo scorso mese nuove proposte contenute nel documento per il <a title="Piano straordinario per l'occupazione" href="http://www.cgil.it/lavoro-cgil-13-settembre-iniziativa-piano-straordinario-occupazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">rilancio del <em>Piano del Lavoro</em></a>. La necessità d’interventi e di politiche maggiormente orientate in un&#8217;ottica di genere non risponde soltanto a un’elementare questione di equità fra i sessi, ma costituisce un vero e proprio volano per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro. E se i risultati continuano a non esserci vuol dire che le strategie sono sbagliate e vanno corrette.</p>
<div id="attachment_1796" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="wp-image-1796 size-medium" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/LoredanaTaddei-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LoredanaTaddei" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Loredana Taddei</p></div>
<p><strong>Come Responsabile delle Politiche di Genere della CGIL Nazionale, di cosa si occupa in particolare? Qual è la sua esperienza personale di donna lavoratrice?</strong></p>
<p>Il nodo centrale su cui lavorare, dal mio punto vista, è quello del superamento delle disuguaglianze, sia dal versante culturale, che da quello economico, strettamente intrecciati tra loro. Come credo ogni donna, li ho vissuti anche nella mia esperienza personale. Basti pensare che fino a tempi recenti le donne erano incasellate tra le “categorie svantaggiate”. Ci sono voluti anni di battaglie per affermare il concetto, ancora non del tutto digerito, che non siamo &#8221;una categoria&#8221;, ma siamo parte della società, la maggioranza. E non siamo affatto né “svantaggiate”, né da “tutelare”, o “proteggere”. Voglio solo ricordare che nel nostro Paese le donne sono 1,7 milioni più degli uomini e costituiscono il 60% circa di tutti i laureati.</p>
<p><strong>A novembre ricorre l’Equal Pay Day, iniziativa istituita dall’Unione Europea, per denunciare il divario salariale tra uomini e donne. Qual è la situazione italiana rispetto al divario di salario? Il Sindacato cosa fa per affrontare questa ingiustizia?</strong></p>
<p>Nel 1960, 56 anni fa, tutti insieme facevamo un importante passo in avanti verso la parità di genere, con un accordo interconfederale per il settore industriale, intitolato “parità salariale uomo-donna”, che prevedeva un inquadramento professionale non più riferito al sesso, principio inserito anche nella nostra Carta costituzionale, oltre che nei trattati dell’Unione europea. Oggi l’Italia è invece tra i paesi con la maggior differenza salariale tra uomini e donne. Che rimane un aspetto cruciale delle disuguaglianze per le donne nel mercato del lavoro. Una differenza salariale certificata dalla classifica annualmente stilata dal World Economic Forum che ci vede al 49esimo posto su 145 Paesi analizzati nell&#8217;indice di disparità di genere e per l’aspetto retributivo, a parità di ruolo, nella casella 109, decisamente in fondo alla classifica. Insomma, si tratta di mancata parità effettiva, a partire dal lavoro. La Cgil lo scorso anno ha avviato una campagna contro le disuguaglianze e le discriminazioni tra uomini e donne, mettendo l’accento sul carattere trasversale della parità, che viene spesso rimosso e trattato isolatamente, senza collegarlo con gli altri aspetti della vita economica, sociale e politica.</p>
<p><strong>Immaginiamo che per la CGIL il raggiungimento della parità di genere sia una priorità. Gli uomini del sindacato sentono questa come una battaglia comune? In che modo avete sensibilizzato i vostri colleghi? </strong></p>
<p>Questa domanda la girerei agli uomini del sindacato. Scherzi a parte, tradizionalmente quello del raggiungimento della parità di genere è un tema che donne e uomini della Cgil condividono. Certo le donne perseguono l’obiettivo con uno slancio diverso e si battono per contrastare un’antica cultura sociale che propende ancora oggi a trattare le varie tematiche in modalità “neutra”, che poi vuol dire al maschile. La sensibilizzazione verso i maschi è molto indirizzata in questa direzione.</p>
<p><strong>La CGIL ha rilevato dati importanti riguardo la violenza contro le donne sui luoghi di lavoro? Cosa fate per combattere molestie e violenza?</strong></p>
<p>Il tema della violenza di genere per la prima volta è diventato finalmente materia di intervento politico<strong>,</strong> nell&#8217;ambito delle disposizioni che regolano i rapporti di lavoro, con il congedo per le donne che intraprendono percorsi di protezione previsto dal Jobs Act. Ѐ però importante estendere alle lavoratrici del comparto domestico i benefici previsti per i settori pubblico e privato e prevedere incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione delle vittime di violenza di genere incluse in percorsi di inserimento e reinserimento sociale e lavorativo, anche attraverso la contrattazione di secondo livello. Inoltre è necessario dare seguito a questa svolta culturale affrontando il tema dell’occupazione per le donne che sono costrette a lasciare casa, senza un reddito da lavoro o talvolta anche a dimettersi dal posto di lavoro, per intraprendere il percorso nei centri antiviolenza, finito il quale non trovano occupazione. Una buona pratica in campo è stata avviata in Inghilterra con il cosiddetto metodo Scotland, che ha drasticamente ridotto la violenza domestica nel Regno Unito: solo a Londra in sette anni le vittime sono calate del 90 per cento. Alla base del modello inglese c&#8217;è il coordinamento, ovvero partnership, perché né il governo, né le aziende, né le istituzioni, né le associazioni possono farcela da sole. Superare le divisioni, le differenze di approccio, è d’obbligo. Questo nuovo approccio ha reso possibile anche una diminuzione dei costi della violenza domestica, che da una ricerca condotta dalla Scotland si aggiravano intorno ai 23 miliardi di sterline annui. Numeri dietro ai quali ci sono vite umane e il sogno di una società più civile.</p>
<p>Riguardo le violenze e molestie nei luoghi di lavoro, ci sono voluti nove anni perché in Italia venisse recepito l’Accordo Quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro del 26 aprile 2007 e siglato a gennaio di quest&#8217;anno da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Con questo importante accordo, anche il nostro Paese sancisce finalmente l’inaccettabilità di comportamenti che si configurano come molestie o violenza e che vanno denunciati con la necessaria collaborazione di lavoratori e imprese, affinché negli ambienti di lavoro sia rispettata la dignità delle donne e degli uomini.</p>
<p><strong>Dottoressa Taddei, un messaggio alle donne lavoratrici?</strong></p>
<p>Mi piace ricordare una frase in apparenza semplice del film “We Want Sex”, tratto da un fatto realmente accaduto nel 1968, quando 187 operaie della Ford di Dagenham osarono sfidare il colosso americano, il primo ministro laburista Wilson e il malcontento dei mariti. Loro organizzarono la prima grande rivendicazione delle donne, che portò alla legge sulla parità di retribuzione, per ottenere un salario equiparato a quello maschile: “Ragazze quelli che chiediamo sono diritti e non privilegi”.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 3</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> in questo terzo numero &#8220;SCEGLIERE: UN LAVORO DA DONNE&#8221; Nei paesi dell&#8217;Unione europea  le lavoratrici guadagnano in media il 16% in meno dei colleghi maschi . Come se da novembre le donne lavorassero gratis:&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/">FATE le STREGHE, numero 3</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ImmagineCopertina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-1842 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/ImmagineCopertina-1024x566.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineCopertina" width="720" height="398" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;"> in questo terzo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;SCEGLIERE: UN LAVORO DA DONNE&#8221;</h4>
<p>Nei paesi dell&#8217;Unione europea  le lavoratrici guadagnano in media il 16% in meno dei colleghi maschi . Come se da novembre le donne lavorassero gratis: è il gender pay gap, la disparità salariale tra uomini e donne,  una tra le discriminazioni di genere che si incontrano nel mondo del lavoro.</p>
<p>Scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di novembre 2016</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<hr />
<h5 style="text-align: center;"> GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Costruire la strada dei diritti" href="http://www.associazionerising.eu/costruire-la-s-dei-diritti-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Costruire la strada dei diritti</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>I diritti nei luoghi di lavoro si stanno contraendo per tutti: le carenti possibilità occupazionali si traducono spesso nell&#8217;accettazione di condizioni sfavorevoli e precarie. Ancora oggi, questa realtà è più svantaggiosa per le donne: sottopagate, meno riconosciute, molestate ed esiliate dal lavoro nel momento della maternità. <a title="Costruire la strada dei diritti" href="http://www.associazionerising.eu/costruire-la-s-dei-diritti-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Non una di meno" href="http://www.associazionerising.eu/manifestazioneon-una-di-meno/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Manifestazione nazionale NON UNA DI MENO</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Tutte in piazza per la manifestazione nazionale NON UNA DI MENO prevista a Roma sabato 26 novembre. <a title="Non una di meno" href="http://www.associazionerising.eu/manifestazioneon-una-di-meno/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<hr />
<h5><a title="Nuova sede per il Centro Antiviolenza Gramaglia" href="http://www.associazionerising.eu/nuova-sede-delella-gramaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Nuova sede del Centro Antiviolenza Mariella Gramaglia</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il Centro Antiviolenza Mariella Gramaglia apre una nuova sede grazie al sodalizio con l&#8217;AIED Roma &#8211;<br />
Associazione Italiana per l&#8217;Educazione Demografica. <a title="Nuova sede del Centro Antiviolenza Gramaglia" href="http://www.associazionerising.eu/nuova-sede-delella-gramaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
<hr />
<h5><a title="di Katia Iudicelli e Giulia Nanni" href="http://www.associazionerising.eu/la-disparita-diale-dei-ruoli/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>La disparità di genere nel lavoro mostra e rafforza la costruzione sociale dei ruoli</h5>
<p><em>di Katia Iudicelli</em></p>
<p>La disparità uomo-donna o Gender Gap, discriminazione fondata sul sesso, che è uno dei presupposti culturali della violenza contro le donne, si manifesta con forza nell&#8217;ambito del lavoro. Da tempo l&#8217;Europa ha posto la parità di genere come valore fondante dell&#8217;Unione Europea; negli anni le normative nazionali e internazionali si sono evolute e si sono avuti dei progressi. <a title="La disparità di genere nel lavoro" href="http://www.associazionerising.eu/la-disparita-diale-dei-ruoli/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
<h5><a title="Discriminazioni e disparità" href="http://www.associazionerising.eu/le-discriminazndo-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Disparità e discriminazioni</h5>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro si incontrano ancora prima di accedervi: le donne hanno meno possibilità occupazionali degli uomini a tre anni dalla fine degli studi, con conseguente maggior tasso di inoccupazione. Avuto accesso al mercato del lavoro invece, si è obbligate a scontrarsi con segregazione orizzontale e verticale; flessibilità del lavoro; utilizzo del part-time; disparità salariale; molestie e mobbing. <a title="Discriminazioni e disparità" href="http://www.associazionerising.eu/le-discriminazndo-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
<hr />
<h5><a title="di Vanna Vinci" href="http://www.associazionerising.eu/la-vignetta-di-vanna-vinci/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/mondina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-1745 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/mondina-771x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="mondina" width="249" height="330" /></a>di Vanna Vinci</p>
<p>La <em>bambina</em> mondina</p>
<p>Vanna Vinci lavora nel mondo del fumetto dal 1990. La bambina filosofica è il suo personaggio più ribelle, caustico e sulfureo.</p>
<p><a title="La bambina mondina" href="http://www.associazionerising.eu/la-vignetta-di-vanna-vinci/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Loredana Taddei" href="http://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Parità e partecipazione sul lavoro: diritti, non privilegi</h5>
<p>Intervista a Loredana Taddei, Responsabile delle Politiche di Genere CGIL Nazionale</p>
<p><em>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Nel 1960, 56 anni fa, facevamo un importante passo in avanti verso la parità di genere, con un accordo interconfederale per il settore industriale, intitolato “parità salariale uomo-donna”, che prevedeva un inquadramento professionale non più riferito al sesso, principio inserito anche nella nostra Carta costituzionale, oltre che nei trattati dell’Unione europea. Oggi l’Italia è invece tra i paesi con la maggior differenza salariale tra uomini e donne. Che rimane un aspetto cruciale delle disuguaglianze per le donne nel mercato del lavoro. <a title="Intervista a Loredana Taddei" href="http://www.associazionerising.eu/parita-e-parte-non-privilegi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="di Liliana Ocmin" href="http://www.associazionerising.eu/strategie-polivoro-femminile/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<h5>Strategie politiche per rilanciare il lavoro femminile</h5>
<p><em>di Liliana Ocmin, Responsabile Dipartimento Politiche Migratorie Donne Giovani e Coordinamento Nazionale Donne CISL</em></p>
<p>L’imperversare della violenza sulle donne a cui assistiamo quotidianamente fa emergere con forza, ancora una volta, la necessità di intervenire con urgenza e in maniera adeguata, attraverso il pieno coinvolgimento degli uomini, su quelle sovrastrutture culturali, purtroppo difficili da scalfire, che incidono così drammaticamente nella vita e nelle relazioni di coppia. Anche la difficile conciliazione tra vita lavorativa ed esigenze di cura familiare, sebbene con minor clamore mediatico, rimanda direttamente a questi aspetti che continuano a “mietere vittime” sui posti di lavoro e in particolare tra le lavoratrici. <a title="Approfondimento di Liliana Ocmin" href="http://www.associazionerising.eu/strategie-polivoro-femminile/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<h5><a title="7 minuti" href="http://www.associazionerising.eu/7-minuti-di-miasvizzera-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">IL FILM</span></a></h5>
<h5>7 minuti, di Michele Placido (Italia/Francia/Svizzera, 2016)</h5>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>A Latina, in una fabbrica tessile tutta al femminile, oggi non si lavora. Oggi si decide il futuro della fabbrica. C&#8217;è un&#8217;acquirente, un&#8217;azienda francese e c&#8217;è un&#8217;unica richiesta per chiudere l&#8217;accordo: nessuna delle operaie verrà licenziata se il consiglio di fabbrica darà il consenso a rinunciare a sette dei quindici minuti della pausa pranzo. Solo sette minuti <a title="7 minuti" href="http://www.associazionerising.eu/7-minuti-di-miasvizzera-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<h5><a title="Delia, calzolaia a Roma" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-a-delia-calzolaia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>Intervista a Delia, calzolaia a Roma</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco e Valentina Sciagura</em></p>
<p>Tante persone vengono in negozio e mi chiedono di parlare con il calzolaio. Quando io gli dico che possono parlare con me, replicano che vogliono parlare con il calzolaio vero. Allora io gli dico che sono io quello vero e che possono mettermi alla prova! Sono poche le persone che mi accettano da subito! <a title="Delia, calzolaia a Roma" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-a-delia-calzolaia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<h5><a title="Lavoratrice e mamma" href="http://www.associazionerising.eu/lavoratrice-mamma/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Lavoratrice e mamma: una corsa ad ostacoli</h5>
<p><em>di Fernando Cecchini</em></p>
<p>Mamma è la prima parola pronunciata da ogni essere umano; eppure grazie alla crisi, alle nuove regole del lavoro, all&#8217;ottimizzazione delle risorse, oggi essere madre è divenuto un lusso ed un problema. <a title="Lavoratrice e mamma" href="http://www.associazionerising.eu/lavoratrice-mamma/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<h5> <a title="AAA Segretaria solare cercasi" href="http://www.associazionerising.eu/cercasi-segretaria-solare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>AAA Segretaria solare cercasi</h5>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/AnnuncioLavoro.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="  wp-image-1786 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/AnnuncioLavoro.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AnnuncioLavoro" width="483" height="265" /></a></p>
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<p>A chiunque sarà capitato di leggere annunci di lavoro, ce ne sono di ogni tipo e il sessismo non si nota quasi più. C&#8217;è un ingegnere che ha bisogno di una segretaria, perché un segretario, forse, non sarebbe alla stessa altezza <a title="AAA Segretaria solare cercasi" href="http://www.associazionerising.eu/cercasi-segretaria-solare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;"><strong>[&#8230;]</strong></span></a></p>
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<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>In viaggio con i diritti</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>a cura di Laura Grifi e Saveria Ottaviani L&#8217;Organizzazione Mondiale del Turismo ha stimato che, ogni anno, circa tre milioni di persone partano per viaggi a scopo sessuale. Nel mese di maggio 2016, ECPAT&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>a cura di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em><br />
L&#8217;Organizzazione Mondiale del Turismo ha stimato che, ogni anno, circa tre milioni di persone partano per viaggi a scopo sessuale. Nel mese di maggio 2016, ECPAT International ha pubblicato “Offenders on the move”, il global study che raccoglie sessantasei relazioni di esperte/i sul traffico, il turismo e lo sfruttamento sessuale di bambine e bambini. I turisti sessuali italiani sono per il 90% uomini tra i venti e i quaranta anni. E non parliamo solo di vacanzieri. La percentuale comprende anche uomini d&#8217;affari, operatori umanitari, espatriati e pensionati. Un mercato da cento miliardi di dollari. Si stima che 220 milioni di bambine e bambini abbiano avuto rapporti sessuali forzati o subito altre forme di violenza sessuale e/o sfruttamento. Di questi, tre milioni sono stati inseriti nel sistema della prostituzione: 600 mila in Cina, 500 mila in Brasile, 250 mila in Thailandia e 150 mila in Europa (Studio del Segretariato Generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini).<br />
<a title="Global Report 2016" href="http://globalstudysectt.org/global-report/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://globalstudysectt.org/global-report/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br />
<a title="Maghweb" href="http://www.maghweb.org/la-nuova-campagna-di-mete-contro-il-turismo-sessuale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.maghweb.org/la-nuova-campagna-di-mete-contro-il-turismo-sessuale/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<h4>Gioca a favore della vita</h4>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/JogueFavorVida.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1623 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/JogueFavorVida-300x111.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="JogueFavorVida" width="300" height="111" /></a> Non solo le vacanze, ma anche i grandi eventi sportivi &#8211; Europei e Mondiali di calcio, Olimpiadi &#8211; vedono raddoppiare il numero di donne, bambine e bambini che sono costretti ad entrare nel sistema della tratta e della prostituzione. &#8220;Gioca a favore della vita&#8221; è la campagna di sensibilizzazione organizzata dalla rete brasiliana contro la tratta di esseri umani “Um grito pela vida” in vista delle Olimpiadi di Rio 2016. Tutti i turisti che si troveranno a Rio sono invitati a denunciare, anche in forma anonima, al numero gratuito 100, qualsiasi forma di sfruttamento di cui vengano a conoscenza. E’ responsabilità di tutte e tutti non trasformare la destinazione del nostro viaggio o la sede di un grande evento sportivo, nel campo di gioco di organizzazioni criminali e sfruttatori. Facciamo vincere i diritti!<br />
<a title="Jogue a favor da Vida" href="https://www.facebook.com/redegritopelavida/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.facebook.com/redegritopelavida/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>Intervista a Rosen Hicher</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Una donna ha percorso la stessa strada due volte: 800 km per le strade francesi da Saintes Charente-Maritime a Parigi. Dal 1988 al 2009 Rosen Hicher, su quelle strade, ha subito&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/CitLaura.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1601 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/CitLaura-300x145.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="CitLaura" width="300" height="145" /></a>Una donna ha percorso la stessa strada due volte: 800 km per le strade francesi da Saintes Charente-Maritime a Parigi. Dal 1988 al 2009 Rosen Hicher, su quelle strade, ha subito il mercato della prostituzione; dal 2 settembre al 12 ottobre 2014 Rosen Hicher ha marciato, su quelle strade, contro il sistema della prostituzione. Dopo aver perso il proprio impiego nel campo dell’elettronica, nel marzo del 1988, Rosen entra nel mercato della prostituzione, rispondendo a un annuncio di lavoro di un bar. Nel 2009 Rosen esce dal sistema della prostituzione, superando tanti ostacoli e difficoltà. Rosen racconta che per smettere di prostituirsi bisogna prima di tutto riconoscere che si sta subendo una violenza; in secondo luogo, bisogna analizzare come si è entrate nel sistema della prostituzione. Rosen s’interroga e ripercorre quindi tutta la sua storia: aveva subito uno stupro all’età di sedici anni e aveva convissuto con un padre alcolizzato. La violenza sembrava essere il trattamento “naturale” riservato alle donne. Nel 2014, Rosen sceglie di ripercorrere la stessa strada, partendo dall&#8217;ultimo luogo in cui si è prostituita, per arrivare a Parigi con un messaggio e una proposta di legge. Rosen attira l’attenzione dei passanti chiedendo “Avete già comprato una donna?” per poi condividere il suo messaggio: la prostituzione è una forma di violenza. Rosen sostiene che lo Stato deve vietare l’acquisto di esseri umani.  Se non ci fosse un uomo, il cliente, disposto a comprare una donna, non ci sarebbe il mercato della prostituzione. La soluzione non è dare diritti alle prostitute, ma dare la possibilità di uscire dal mercato della prostituzione. La proposta di legge, che Rosen portava nello zaino e che proprio nel 2016 è stata approvata in Francia, mirava alla penalizzazione del cliente. Passo dopo passo, sulla stessa strada, Rosen è diventata il simbolo della lotta alla prostituzione.</p>
<p><strong>Perché prostituzione significa schiavitù e non libertà?</strong></p>
<p>La persona prostituta spesso vive un grande disagio economico ed è vittima di gravi violenze (stupro, aggressione, abuso, alcolismo, ecc ecc). Più del 90 per cento delle donne sono intrappolate nella rete dello sfruttamento, costrette a subire l’impensabile.</p>
<p><strong>In che modo il maschilismo e il patriarcato feriscono il corpo delle donne?</strong></p>
<p>Quando un uomo compra una donna fa su di lei tutto ciò che vuole, certamente non ciò che la donna desidera. Nessuna persona prostituta sceglierebbe qualcosa che non può sopportare; lo tollera grazie al denaro, anche quando subisce atti spesso estremamente violenti.</p>
<p><strong>Quando vivevi nel sistema della prostituzione, quali erano i tuoi pensieri? Quali le tue emozioni?</strong></p>
<p>Finché ho subito la prostituzione, ho provato tanto odio: odio contro i clienti, odio contro la società, odio contro me stessa. E voglia di vomitare, spesso voglia di uccidere. Durante l&#8217;atto mi veniva da vomitare, e quando tutto era finalmente finito piangevo per dieci minuti. Avrei voluto infilare un coltello nella pancia di questi clienti, spesso ho sentito il desiderio di morire.</p>
<p><strong>Ci racconti un incontro, una persona, dai tuoi 800 km contro la prostituzione?</strong></p>
<p>Durante la mia marcia ho incontrato tante persone che si congratulavano con me, che mi dicevano che la prostituzione è schiavitù e dovrebbe essere abolita, che è un orrore. È stato molto bello incontrare tutte queste persone, donne, uomini, politici. Un giorno una donna mi ha detto che la mia marcia l’ha costretta a riflettere sulla prostituzione e ha deciso di sostenermi perché la prostituzione uccide ogni giorno migliaia di donne in tutto il mondo. Grazie per avermi fatto riflettere su questa drammatica realtà, mi ha detto!</p>
<p><strong><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/RosenHicher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class=" size-medium wp-image-1596 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/RosenHicher-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="RosenHicher" width="300" height="300" /></a>Molte donne pensano che dalla tratta e dalla prostituzione non si possa uscire. La tua storia racconta il contrario. Cosa diresti loro?</strong></p>
<p>Voglio dire loro che è un percorso molto duro, ma nulla è impossibile. Si deve combattere contro i propri demoni, non si deve avere paura di restare senza denaro, tutto si risolve e la felicità che si potrà percepire sarà semplicemente infinita! Si può recuperare la propria vita e le proprie scelte, io ci sono riuscita, anche gli altri possono. Ci vuole tempo e sostegno, come fosse una cura, ma la felicità è alle porte quando si riconquista questa libertà, la libertà di scegliere il proprio partner e scegliere l&#8217;amore senza dover fingere. Io ho sofferto molto per questo, ho avuto paure inimmaginabili, è stato duro. Poi riprendere in mano la propria vita è semplicemente meraviglioso.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/rosen.hicher?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/rosen.hicher?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>leggi l&#8217;intervista in lingua originale</em></p>
<p><strong>Pourquoi la prostitution signifie la servitude et non la liberté?</strong></p>
<p>La personne prostituée est souvent une personne en grande détresse économique ayant été victime de grave violence (viol, agression, abus, alcoolisme, etc). Plus de 90 pour cent de femmes sont dans des réseaux de proxénétisme, obligées de subir l’impensable.</p>
<p><strong>Comment le machisme et le patriarcat blessent le corps des femmes?</strong></p>
<p>Quand homme achète une femme il en fait ce qu&#8217;il veut et non ce quelle veut, aucune personnes prostituées choisissent l&#8217;acte quelle ne puisse supporter, elles le font car l&#8217;argent et la pour lors imposer l&#8217;acte souvent extrêmement violent.</p>
<p><strong>Lorsque vous viviez dans le système de la prostitution, quelles étaient vos pensées? Qu&#8217;est-ce que vos émotions?</strong></p>
<p>Lorsque je subissais la prostitution, j&#8217;éprouvais de la haine, haine contre les clients, haine contre la société, haine contre moi, l&#8217;envie de vomir, de tuer mais souvent arrivé, vomir pendant l&#8217;acte, pleurer quand tout était enfin fini pour 10 minutes, j&#8217;ai très souvent éprouvé l&#8217;envie de rentrer un couteau dans le ventre de ces clients, j&#8217;ai très souvent éprouvé l&#8217;envie de mourir.</p>
<p><strong>Parlez-nous d&#8217;une réunion, une seule personne, de vos 800 km contre la prostitution?</strong></p>
<p>Pendant cette marche j&#8217;ai rencontré beaucoup de personnes qui me disaient bravo, l’esclavage doit être abolie, c&#8217;est une horreur. Ma plus belle rencontre fût toutes ces personnes, elles, ces femmes, ces hommes, ces politiques. Une femme m&#8217;a dit, un jour, votre marche ma obligé d&#8217;y réfléchir et je vous soutiens car la prostitution tue chaque jour des milliers de femmes dans le monde. Je vous remercie de m&#8217;y avoir fait y penser!</p>
<p><strong>Beaucoup de femmes pensent que la traite et de la prostitution ne peuvent pas sortir. Votre histoire raconte le contraire. Que voulez-vous leur dire?</strong></p>
<p>J&#8217;ai surtout envie de leur dire, c&#8217;est dur mais rien est impossible, il faut se battre contre ses propres démons, ne pas avoir peur du manque d&#8217;argent tout se met en route et le bonheur que l&#8217;on perçoit est tout simplement un bonheur sans fin, une reprise de sa propre vie et de ses propre choix, j&#8217;y suis arrivée , elles le peuvent, il faut du temps des soins des moyens mais le bonheur est tout au près de nous avec cette liberté si riche de choisir son partenaire et de choisir l&#8217;amour et non se semblant de bonheur, j&#8217;en ai souffert beaucoup, j&#8217;ai eu des angoisses de manque, des peurs inimaginables mais cela ne dur pas et puis reprendre sa vie en main est tout simplement merveilleux.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La prostituzione è l&#8217;apice della violenza contro le donne</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/european-womens-lobby/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Marcuccio]]></category>
		<category><![CDATA[European Women’s Lobby]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Romana Cocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforma di Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Siusi Casaccia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi e Daniela Marcuccio Abbiamo incontrato Siusi Casaccia, Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali e Francesca Romana Cocchi del Coordinamento Italiano della European Women’s Lobby Cos’è e come agisce il Coordinamento italiano della European&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Laura Grifi e Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>Abbiamo incontrato Siusi Casaccia, Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli Leali e Francesca Romana Cocchi del Coordinamento Italiano della European Women’s Lobby</em></p>
<p><strong>Cos’è e come agisce il Coordinamento italiano della European Women’s Lobby?</strong></p>
<p>Il <a title="Coordinamento Italiano EWL" href="http://www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Coordinamento Italiano</a> si muove sui temi posti dalla Piattaforma di Pechino, per perseguire l’uguaglianza tra uomini e donne, superando la violenza di genere, il gap che si traduce in marginalizzazione e povertà, le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro; agiamo anche per raggiungere una maggiore presenza nella compagine e rappresentanza politica. Il Coordinamento si pone come interfaccia tra le l’attività di EWL che si svolgono a livello europeo nei confronti delle istituzioni comunitarie, Commissione e Parlamento, e l’ambito nazionale, ove si promuovono campagne di sensibilizzazione, anche in collaborazione con i coordinamenti degli altri Stati. Per fare un esempio, abbiamo promosso una campagna d’informazione e promozione della Convenzione di Istanbul, in collaborazione con il Consiglio d’Europa, attraverso conferenze stampa, comunicazioni, newsletter, con un’agenda che ha visto impegnati tutti i Coordinamenti nazionali ognuno nel proprio Paese. L’Italia è stata piuttosto diligente, ha ratificato tempestivamente la Convenzione, anche se il cammino non può ritenersi concluso e vari aspetti possono essere meglio definiti e aggiornati. Purtroppo, l’aspetto squisitamente normativo non basta, come ci rendiamo conto in questi giorni in cui i fatti di cronaca ci lasciano tutti sconvolti, per l’ennesima giovane donna uccisa dall’<em>amantissimo</em> ex-compagno.<a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1501 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LogoCoordinamLobbyEuropeaDonne" width="300" height="136" /></a></p>
<p><strong>Per quanto riguarda il tema della prostituzione, quali sono state le azioni della EWL?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il tema della prostituzione, la Lobby lavora da alcuni anni, in collaborazione con il Parlamento Europeo, ma anche con una campagna autonomamente progettata e diffusa, con l’obiettivo di contrastare il sistema di mercato della prostituzione perché considerato, nel suo complesso e in ciò che esprime, come sfruttamento delle donne e di prostitute, oggetto di tratta. La Lobby sostiene il modello svedese, quel tipo di cornice normativa che prevede la non sanzionabilità della donna che si prostituisce e, per contro, la sanzionabilità dell’acquisto di servizi sessuali. Colpire la domanda significa operare sul mercato, che paradossalmente vede nei Paesi in cui la prostituzione è legalizzata il punto di arrivo della maggior parte delle donne oggetto di tratta. Un sistema alimentato anche attraverso i flussi migratori che sembrano non esaurirsi mai, quasi un percorso irrefrenabile, in cui condizioni di partenza di bisogno e disperazione muovono le persone.</p>
<p><strong>Perché combattere la prostituzione significa lottare per la parità di genere?</strong></p>
<p>Tutto il sistema che prevede lo sfruttamento delle donne avviate al mercato della prostituzione è la materializzazione e l’identificazione intrinseca della violenza sulle donne e della sproporzione di condizioni nella società tra uomini e donne. A parte l’altissimo tasso di violenza diretta o fisica che subiscono le prostitute, dichiarata anche da coloro che si esprimono come libere nell’esercizio dell’attività, in questo tipo d’interazione si esprime il massimo della violenza possibile: l’uso della donna come oggetto e l’annullamento della dignità e della personalità femminile. Il sistema stesso esprime questo tipo di relazione gerarchica e di esercizio di potere, attraverso il denaro.</p>
<p><strong>A proposito del documento “18 miti sulla prostituzione” elaborato dalla EWL, ci sembra che esista una narrazione della prostituzione costruita per nascondere la reale condizione di schiavitù delle donne. Quali parole dovremmo usare per parlare di prostituzione?</strong></p>
<p>Al di là di quali parole, dovremmo riflettere a quante parole vengono utilizzate: il messaggio mediatico ha una sua forza data dalla ripetitività e dall’invasività. La televisione, per esempio, ha canali dedicati in cui si espone l’immagine della prostituta che racconta, a chi paga, quanto è bello fare questo “mestiere”. Il messaggio va da “ti posso comprare” a “devi darmi quello che chiedo, altrimenti posso farti del male”. Oggi abbiamo un linguaggio monocorde per cui ogni azione deve essere produttiva e di utilità economica. Dovremmo, invece, promuovere un’educazione all’intangibilità del corpo femminile e alla relazione non come esercizio di potere, ma di rispetto. Dovremmo sottrarre la relazione a una valutazione economica.</p>
<p><strong>In Europa cosa sta cambiando rispetto alla prostituzione?</strong></p>
<p>In Germania c’è in atto un ripensamento, visto il risultato che si è ottenuto con la legalizzazione, anche se non siamo in grado di valutare di che portata. Da parte governativa si hanno alcuni accenni verso ipotesi di regolamentazione più restrittiva, per esempio per una maggiore tutela delle minori. Una volta aperto il percorso della legalizzazione, però, gli interessi in campo sono talmente forti, che il dibattito spesso sembra un esercizio di stile, piuttosto che di politiche di governo. Anche in Olanda ci sono delle critiche alla situazione esistente e sono state formulate proposte di modifica della normativa. C’è quindi un ripensamento, ma non ancora un intervento. Nella crisi generale che c’è oggi in Europa, l’aspetto della tutela dei diritti ha il fiato corto.</p>
<p><strong>In Italia come dovremmo intervenire? Qual è la vostra proposta?</strong></p>
<p>La proposta di base è riuscire ad arrivare alla sanzionabilità del cliente, ma credo che siamo ancora lontane perché un paio di disegni di legge presentati in Italia vanno proprio nella direzione opposta. C’è uno strano timore di ragionare in termini di diritti come visione generale della società. Le campagne promozionali sono più per la legalizzazione e ci si interroga poco sugli interessi che può smuovere questo tipo di indirizzo. Il problema è che, parlando di prostituzione, spesso si estrapola il fenomeno dal suo contesto più generale: la violazione dei diritti umani, in particolare delle donne, in un’ottica di mercificazione dei corpi e delle relazioni. Si parla di diritti sul piano individuale, ma raramente si valuta il fenomeno nella sua portata complessiva, analizzando in che modo la nostra società si struttura, si organizza, che cosa tutela e che cosa invece lascia si verifichi come esperienza negativa. C’è, peraltro, una proposta intermedia di modifica del sistema normativo, che in Italia andrà valutata in maniera più approfondita e che prevede d’istituire la prostituzione forzata come fattispecie di reato autonomo, poiché è complicato ad oggi istruire processi per tratta, a causa della difficoltà ad ottenere la collaborazione con le parti lese, finchè ancora vulnerabili. Questa proposta mira a dare una voce sufficientemente libera alle donne vittime di tratta, che invece in questo momento affrontano troppe difficoltà nel percorso di uscita dal fenomeno.</p>
<p><strong>Dal punto di vista culturale c’è ancora molto lavoro da fare per affermare che la prostituzione non è una condizione di libertà e desiderio delle donne?</strong></p>
<p>Il libero esercizio non è vietato, ma considerare la prostituzione al pari di qualunque attività economica e con pari dignità è difficile da riconoscere. Al di là delle valutazioni individuali, il sistema generale della prostituzione al 99,9% è costruito a favore degli sfruttatori. Anche nel meccanismo dei bordelli legalizzati tedeschi, il controllo e la verifica di quanto le donne che ci lavorano siano o meno esposte agli sfruttatori ha le ali spuntate per un qualunque sistema di controllo.</p>
<p><strong>Qual è la situazione delle associazioni italiane, con cui avete dialogato, attive sul tema della prostituzione?</strong></p>
<p>La situazione italiana è variegata, esiste una rete di associazioni femministe che aderisce alla nostra posizione. C’è molta frammentazione in generale, però, e in questo momento storico, le varie reti si compongono e scompongono abbastanza velocemente. C’è un comparto, anche in ambito femminista, che è rimasto aderente alla politica di legalizzazione come affermazione dei diritti individuali. C’è un’attenzione della politica, abbastanza lontana dalla posizione EWL, che persegue interessi di decoro e sicurezza pubblica, e la cui attenzione effettiva ai diritti a nostro parere è più sbandierata che verificata sul campo. La rete sarebbe un punto fondamentale, l’attivismo per i diritti e per l’uguaglianza, dal lavoro in rete e dall’unione delle forze riceve maggiore visibilità, attenzione e capacità d’intervenire sul contesto. La European Women’s Lobby, come il Coordinamento italiano, nasce come piattaforma che convoglia le azioni di associazioni diverse ed autonome tra loro. Collaborare in una piattaforma non significa quindi perdere indipendenza, ma dare maggiore forza e impatto politico alle battaglie comuni.</p>
<p><strong>Perché è importante combattere la prostituzione sia per le donne che per gli uomini?</strong></p>
<p>Per una civiltà migliore, come conquista di una relazione paritaria e rispettosa; dovremmo chiederlo anche agli uomini. Si fa fatica perché ci sperimentiamo e siamo educati a percorsi radicati in forma di rapporto gerarchico. Da una relazione paritaria deriva un appagamento diverso, che arricchisce tutti i partecipanti e la società.</p>
<p><a href="http://www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.womenlobby.org/italy?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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