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	<title>Associazione Rising &#187; stereotipi</title>
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		<title>Il traguardo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Bernini, in arte OBLO Giulia Bernini, in arte OBLO è designer, grafica e illustratrice. È fondatrice di Uovo alla Pop, una galleria di 4 donne a Livorno, che si occupa di street art,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Bernini, in arte OBLO</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="alignleft size-medium wp-image-2982" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vignetta-iltraguardo" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Giulia Bernini, in arte OBLO è designer, grafica e illustratrice.</p>
<p>È fondatrice di Uovo alla Pop, una galleria di 4 donne a Livorno, che si occupa di street art, arte urbana, rigenerazione e socialità.</p>
<p><a title="Uovo alla pop" href="www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Oblo" href="www.uovoallapop.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.oblocreature.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<p><a title="Fate le STREGHE, numero 10" href="http://www.associazionerising.eu/rising-sport/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>RISING sport</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 18:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>FATE le STREGHE, numero 10 in questo numero RISING sport &#8220;Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5 style="text-align: center;">FATE <em>le</em> STREGHE, numero 10</h5>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Testata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-3005 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Testata-1024x793.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testata" width="720" height="558" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">RISING sport</h4>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Lo sport è uno spazio neutro e universale in cui anche le differenze si possono riconoscere senza discriminazioni. Lo sport è in grado di superare le barriere che diverse abilità, età, culture, etnie e generi spesso possono portate&#8221;. Bellissimo, potente. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi. Proprio per la sua natura adattabile quindi, lo sport necessita assunzione di responsabilità e doveri che, come sappiamo, hanno sempre a che fare con i diritti. E i diritti sono tali solo se sono di tutte e tutti. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>In questo numero di </em>Fate<em> le </em>Streghe<em>, evidenzieremo alcune delle discriminazioni che ancora oggi le donne si trovano a sperimentare quando si appassionano a sport considerati tradizionalmente maschili o quando scelgono di fare dello sport il loro lavoro. E leggeremo di donne che non si arrendono, che non accettano di farsi relegare nell&#8217;angolo abbandonando i loro sogni. Donne che con tenacia e ostinatezza conquistano passo dopo passo i loro diritti e si prendono gli spazi che dovrebbero appartenergli da sempre. Donne che sanno coinvolgerci, emozionarci e trasmetterci la loro passione. Donne le cui battaglie contribuiscono a rendere questa società più equa e giusta per tutte e tutti</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Giulia Nanni</em></p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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<h4 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h4>
<p><a title="Avanti tutta!" href="http://www.associazionerising.eu/avanti-tutta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ZONA FRANCA</strong></a></p>
<p><b>Avanti tutta!</b></p>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Lo sport è neutro poiché i suoi valori sono il risultato di un’elaborazione sociale e culturale. Ciò significa che ogni sport può essere positivo o negativo a seconda della sua messa in pratica. Tuttavia, lo sport può essere anche l’esatto contrario: il fine con cui giustificare competizioni malsane, discriminazioni, divisioni anche e proprio sulla base di differenti abilità, età, culture, etnie e generi.<a title="Avanti tutta!" href="http://www.associazionerising.eu/avanti-tutta/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="FIBA Eurobasket Women 2019" href="http://www.associazionerising.eu/al-via-il-camp-pallacanestro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NEWS IN GENERE</strong></a></p>
<p><strong>Al via il Campionato europeo femminile di pallacanestro</strong></p>
<p><em>di Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Il 27 giugno 2019 prenderà il via il trentasettesimo Campionato europeo femminile di pallacanestro (FIBA Eurobasket Women 2019), che vedrà le atlete azzurre scontrarsi contro le migliori squadre d&#8217;Europa. I paesi che ospiteranno quest&#8217;anno l&#8217;evento sono la Serbia e la Lettonia. <a title="FIBA Eurobasket Women 2019" href="http://www.associazionerising.eu/al-via-il-camp-pallacanestro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Classi di Esercizi di Bioenergetica" href="http://www.associazionerising.eu/classi-di-eserterza-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LE NOSTRE NEWS</strong></a></p>
<p><strong>Classi di Esercizi Bioenergetici, terza edizione</strong></p>
<p><em>a cura della redazione</em></p>
<p>In autunno partirà la terza edizione delle “CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI” condotte dalla Dott.ssa Ilaria Cianci, Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Analisi Bioenergetica. Gli incontri, della durata di un’ora e mezza, si svolgeranno a cadenza settimanale e si terranno presso la sede dell’Associazione RISING – Pari in Genere in Via Alessandria n. 40 a Roma. Il ciclo di classi di esercizi bioenergetici è rivolto a donne adulte di tutte le età e rappresenta uno spazio e un tempo per prendersi cura del proprio corpo e del proprio benessere psicofisico, per contattare le proprie sensazioni e il modo di esprimere le proprie emozioni.<strong><a title="Classi di Esercizi di Bioenergetica" href="http://www.associazionerising.eu/classi-di-eserterza-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">[&#8230;]</a></strong></p>
<p>Per info e iscrizioni contattare il 3297152298 o scrivere all&#8217;indirizzo <a href="mailto:associazione.rising@gmail.com">associazione.rising@gmail.com</a></p>
<hr />
<p><a title="Donne e sport: libere di giocare" href="http://www.associazionerising.eu/donne-e-sport-ere-di-giocare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA NOSTRA OPINIONE</strong></a></p>
<p><strong>Donne e sport: libere di giocare</strong></p>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p><em>“Mentre corri…alza lo sguardo e guardami, sorridimi, salutami, ché non ti sono rivale ma sorella, e quando corro al sole con la fronte madida di sudore o nel buio di un’alba non ancora nata lo faccio per me, per sentirmi bene percorrendo pensieri leggeri come piume o profondi come pozzi accompagnata dal rumore dei miei passi come il battito di un cuore”. </em>Questo è l’incoraggiamento dedicato a ogni donna che si avvicini al podismo amatoriale, una competizione quotidiana con sé stesse, utile percorso di “empowerment”, al pari di ogni altra attività sportiva, che sia agonistica e non. <a title="Donne e sport: libere di giocare" href="http://www.associazionerising.eu/donne-e-sport-ere-di-giocare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Dilettanti o professioniste?" href="http://www.associazionerising.eu/dilettanti-o-professioniste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FOCUS</strong></a></p>
<p><strong>Dilettanti o professioniste?</strong></p>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p>Le atlete nello sport italiano sono dilettanti o professioniste? Quando ci si avvicina all&#8217;argomento si rimane spesso sorpresi e increduli della risposta: “Facile, no? Sono tutte professioniste!&#8221; Invece no. Possono definirsi professionisti solo gli atleti che svolgono la loro attività nelle federazioni che sono riconosciute dal CONI come discipline sportive professioniste. <a title="Dilettanti o professioniste?" href="http://www.associazionerising.eu/dilettanti-o-professioniste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Il traguardo" href="http://www.associazionerising.eu/il-traguardo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA VIGNETTA</strong></a></p>
<p><strong>Il traguardo</strong></p>
<p><em>di Giulia Bernini, in arte OBLO</em></p>
<p><img class="size-medium wp-image-2982 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/Vignetta-IlTraguardo-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vignetta-iltraguardo" width="300" height="300" /></p>
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<p><a title="Il traguardo" href="http://www.associazionerising.eu/il-traguardo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Mondiali Femminili di Calcio 2019" href="http://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>FACCIAMO RETE</strong></a></p>
<p><strong>Mondiali Femminili di Calcio 2019: come un evento di costume è diventato un fenomeno socioculturale e sportivo di primo piano</strong></p>
<p><em>di Carmen Genovese</em></p>
<p>Con la gara inaugurale al Parco dei Principi di Parigi tra Francia e Corea del Sud, vinta dalle padrone di casa con un netto 4 a 0, ha preso il via il Campionato Mondiale femminile di calcio. Un Mondiale diverso dai precedenti, per forma e sostanza, anche grazie alla presenza di un’ottima copertura mediatica e sociale che l’ha reso finalmente fruibile al grande pubblico, avvicinandolo specialmente in Italia, anche ai più scettici.<a title="Mondiali Femminili di Calcio 2019" href="http://www.associazionerising.eu/mondiali-femmidi-primo-piano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Giochiamo a rugby e siamo donne" href="http://www.associazionerising.eu/giochiamo-a-ru-e-siamo-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>APPROFONDIMENTO</strong></a></p>
<p><strong>Giochiamo a rugby e siamo donne</strong></p>
<p><em>a cura di All Reds Rugby Roma</em></p>
<p>Giochiamo a rugby perché amiamo questo sport. In campo ci sentiamo forti, infinitamente belle, piene di vita, determinate, unite in uno scopo comune. Amiamo il combattimento perché ci permette di esplorare e superare i nostri limiti, amiamo i movimenti collettivi che il nostro gioco di squadra ci richiede perché il rugby è prima di tutto un gioco di intelligenza. Amiamo le corse all&#8217;aria aperta sotto il sole e la pioggia perché in esse assaporiamo la libertà che odora di erba bagnata. È così che ci piace parlare della nostra pratica sportiva. Eppure, nell&#8217;immaginario di molti, la ricerca del puro piacere nello sport femminile è una prospettiva incomprensibile, quasi oscena.<a title="Giochiamo a rugby e siamo donne" href="http://www.associazionerising.eu/giochiamo-a-ru-e-siamo-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-maria-iole-volpi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>RISE, WOMEN!</strong></a></p>
<p><strong>Intervista a Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice</strong></p>
<p><em>di Federica Buffa</em></p>
<p><strong>Maria Iole Volpi, com&#8217;è allenare una squadra femminile di calcio? Pensi ci siano delle differenze rispetto a una maschile?</strong></p>
<p>Ho deciso di allenare squadre femminili perché rappresentano il mondo che ho scelto ed è la cosa più naturale che io possa fare. Sono cresciuta in un contesto calcistico femminile mi trovo a mio agio e capisco molte dinamiche che magari nel mondo maschile non conosco. Per me allenare nel calcio significa allenare nello sport, non ci sono differenze tra maschi e femmine. Forse è il mio modo di essere donna che incide diversamente sulle ragazze che alleno. Parlo ad esempio del livello di emotività e di carattere.</p>
<p><strong>Parlando di fisicità e tecnica, pensi ci siano delle differenze?</strong><a title="Maria Iole Volpi, calciatrice e allenatrice" href="http://www.associazionerising.eu/intervista-maria-iole-volpi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="Il calcio è (anche) donna?" href="http://www.associazionerising.eu/il-calcio-e-anche-donna/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA PULCE</strong></a></p>
<p><strong>Il calcio è (anche) donna</strong></p>
<p><em>di Antonio Paesano</em></p>
<p>&#8220;Il calcio è maschio&#8221;. Questo messaggio l&#8217;ho letto in diretta in una radio che si occupa di calcio, e forse ho sbagliato, devo ancora capirlo. Scrivo queste righe mentre la Nazionale di Bertolini sta pareggiando 1-1 contro l&#8217;Australia, nazionale più esperta e allenata. Più forte. Iniziamo da qui. Perché sono più forti le calciatrici australiane? Genetica? Tradizione? Per caso il calcio è sport nazionale da quelle parti?<a title="Il calcio è (anche) donna?" href="http://www.associazionerising.eu/il-calcio-e-anche-donna/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><a title="I, Tonya" href="http://www.associazionerising.eu/il-film-i-tonya/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ARTE IN GENERE</strong></a></p>
<p><strong>&#8220;I, Tonya&#8221;, il film</strong></p>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2987" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/LocandinaTonya-204x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandinatonya" width="204" height="300" /></p>
<p>Donna e sport. Donna e stereotipi (di genere). Donna e aspettative: che tu sia <em>femminile</em>, aggraziata, esile; che ti sieda con le gambe ben strette, non dica le parolacce. Che tu esegua uno sport che valorizzi la tua <em>grazia</em>, come il pattinaggio artistico. Che se fai pattinaggio artistico, i tuoi capelli siano in ordine e i tuoi costumi omologati; le tue unghie smaltate di chiaro. Che tu sia <em>elegante</em> in pista. Poco sembra importare che la tua tecnica e la tua potenza ti facciano eseguire, prima donna in America, seconda al mondo, il triplo axel. Un salto seguito da tre rotazioni e mezzo, realizzato da poche donne al mondo. A oggi solo sei. Poco se la tua caratura atletica sembra incontenibile e difficile da imbrigliare in schemi fissi. Poco quando non riesci a incarnare &#8211; non vuoi incarnare? &#8211; un modello di femminilità, tradizionale e stereotipato, che ti vuole gentile e remissiva, figlia devota, moglie paziente.<a title="I, Tonya" href="http://www.associazionerising.eu/il-film-i-tonya/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>[&#8230;]</strong></a></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		<title>Una parola: responsabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 19:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Writing rising]]></category>
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		<category><![CDATA[Valeria D'angelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Valeria D&#8217;Angelo Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo<img class=" size-full wp-image-2255 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/WritingRising.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="writingrising" width="460" height="562" /></em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere. Si esorta ogni studente a “diventare protagonista” del proprio presente e si allude a un futuro professionale, dove sembra essere imprescindibile la rilevanza data al talento, alle singole risorse, alla creatività. E come si declinano queste capacità nei due generi? Ciò che osserviamo è una semplice e avvilente stereotipizzazione del mestiere che si vuole assegnare ai futuri protagonisti del mondo del lavoro. I maschi, in numero prevalente nell&#8217;immagine, impegnati nella scienza e nelle grandi scoperte dell’ingegneria; la femmina, nelle vesti di una ancella, figura servile e appartenente ad epoche ormai lontane. Alle parole elencate all&#8217;inizio e riferite al mondo scolastico, sento di aggiungerne una: responsabilità. La responsabilità di aiutare a crescere studenti, riconoscendo loro pari diritti e trovando nelle differenze tra i generi, punti di forza e non di disparità.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/">Una parola: responsabilità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		<title>FATE le STREGHE, numero 5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 18:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio sessista]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria D'angelo]]></category>
		<category><![CDATA[vignetta]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Zdenka Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>  in questo numero &#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;  Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<h5> <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-large wp-image-2260 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/TestataNumero5Liu2017-1024x584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="testatanumero5liu2017" width="720" height="411" /></a></h5>
<h5 style="text-align: center;">in questo numero</h5>
<h4 style="text-align: center;">&#8220;NON VEDO, NON SENTO, URLO!&#8221;</h4>
<p style="text-align: center;"> <em>Il linguaggio ha un grande potere evocativo, che permette o limita l’immaginazione. Avere a disposizione le parole per ‘dire’ crea lo spazio simbolico per pensare, sognare e desiderare. La battaglia per il riconoscimento paritario a livello linguistico è un tassello, fondamentale, di una battaglia più ampia, per la parità di genere in tutti gli ambiti. Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste.</em></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Giovanna Bruno</em></p>
<p>Scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> il .pdf di luglio 2017</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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<h5 style="text-align: center;">GLI ARTICOLI</h5>
<h5><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ZONA <em>Franca</em></span></a></h5>
<h5>Le parole sono consapevolezza</h5>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p><a title="Le parole sono consapevolezza" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-consapevolezza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">NEWS in GENERE</span></a></h5>
<h5>Quarto meeting nazionale di &#8220;Educare alle differenze&#8221;</h5>
<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il 23 e 24 settembre si terrà a Roma il quarto meeting nazionale di <a title="Educare alle differenze" href="http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-iv-edizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Educare alle differenze&#8221;</a> promosso da <a title="SCOSSE" href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">S.CO.S.S.E.</a>, Stonewall e Il Progetto Alice e da oltre 250 associazioni del territorio nazionale, con la partecipazione di insegnanti, educatrici e educatori, professionisti/e dell’educazione e genitori.</p>
<p><a title="Educare alle differenze" href="http://www.associazionerising.eu/quarto-meetinglle-differenze/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">Le nostre NEWS</span></a></h5>
<h5>Trovaci su Worth Wearing!</h5>
<p><em>a cura di Giulia Nanni</em><strong> </strong></p>
<p><strong><a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">#ParoleDiDonne</a>, </strong>la campagna che ci ha accompagnate sulla nostra pagina facebook, oggi diventa una frase da indossare o per personalizzare la tua tazza. <a title="#ParoleDiDonne" href="https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://worthwearing.org/store/paroledidonne?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="RISING su Worth Wearing" href="http://www.associazionerising.eu/trovaci-su-worth-wearing/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="La parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA NOSTRA OPINIONE</span></a></h5>
<h5>Le parole sono importanti, usiamo quelle giuste</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Con il termine ‘sessismo’ si definisce la tendenza a discriminare una persona a livello sociale, politico, culturale o professionale, in base al sesso di appartenenza. Il linguaggio rappresenta una delle varie modalità con cui il sessismo può essere espresso ed esercitato nella società e nelle interrelazioni quotidiane. Il linguaggio rappresenta lo strumento con cui diamo forma a pensieri, sentimenti, idee, creando lo spazio simbolico del nostro modo di concepire e descrivere la realtà che viviamo e il contesto culturale con cui quotidianamente ci confrontiamo.</p>
<p><a title="Le parole sono importanti" href="http://www.associazionerising.eu/le-parole-sono-quelle-giuste/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FOCUS</span></a></h5>
<h5>Per un uso non sessista della lingua italiana</h5>
<p><em>di Giovanna Bruno</em></p>
<p>Alcune &#8220;Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana&#8221; estratte da &#8220;Il sessismo nella lingua italiana&#8221;, a cura di Alma Sabatini.</p>
<h5><a title="Per un uso non sessista dell'italiano" href="http://www.associazionerising.eu/raccomandazioningua-italiana/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></h5>
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<h5><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA VIGNETTA</span></a></h5>
<p><em>di Simone Tempia</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-2214 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Vita-con-Lloyd-1024x530.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="vita-con-lloyd" width="450" height="233" /></a></p>
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<p><a title="Vita di Lloyd" href="http://www.associazionerising.eu/si-puo-essere-r-troppo-amore/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">FACCIAMO RETE</span></a></h5>
<h5>Il potere delle parole</h5>
<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p><a title="Il potere delle parole" href="http://www.associazionerising.eu/il-potere-delle-parole/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">APPROFONDIMENTO</span></a></h5>
<p><strong>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</strong></p>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni. Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p><a title="Un nuovo immaginario femminile" href="http://www.associazionerising.eu/un-nuovo-immagtura-di-genere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">ARTE in Genere</span></a></h5>
<h5>Quando una parola inizia a vivere</h5>
<p><em>di Saveria Ottaviani </em></p>
<p>Grande progressista, Emily Dickinson ha precorso il suo tempo ed è stata una delle più importanti innovatrici della poesia moderna: nella seconda metà dell&#8217;Ottocento non è stata capita l&#8217;originalità dei suoi versi, l&#8217;uso delle parole, sia dal punto di vista sintattico che di contenuto.</p>
<p><a title="Quando una parola inizia a vivere" href="http://www.associazionerising.eu/quando-una-parnizia-a-vivere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">RISE, WOMAN!</span></a></h5>
<h5>&#8220;Il linguaggio, la mia arma fondamentale&#8221;</h5>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Da bambina sognavo di fare l’interprete o la giornalista. Mi piaceva tanto leggere e scrivere. Finita la scuola superiore, per motivi economici e culturali, non ho potuto fare l’università in Albania. Sono arrivata in Italia con due parole, buongiorno e grazie, parole che mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p><a title="Intervista a Selvije, mediatrice culturale" href="http://www.associazionerising.eu/il-linguaggio-a-fondamentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">LA PULCE</span></a></h5>
<h5>Il sessismo nel linguaggio giuridico</h5>
<p><em>di Gian Giacomo Pisotti</em></p>
<p>Le analisi sugli aspetti sessisti del linguaggio giuridico italiano sono ancora agli inizi. Tuttavia, la rilettura di norme abrogate negli ultimi decenni e la lettura di norme recentemente introdotte consentono di constatare un evidente processo positivo: è stato definitivamente abbandonato un vecchio linguaggio sessista, il quale non a caso caratterizzava norme connotate da un&#8217;idea delle donne come proprietà maschile.</p>
<p><a title="Il sessismo nel linguaggio giuridico" href="http://www.associazionerising.eu/sessismo-linguaggio-giuridico/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<h5><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="color: #dd1c5e;">WRITING RISING</span></a></h5>
<h5>Una parola: responsabilità</h5>
<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo</em></p>
<p>Apprendimento, didattica, discipline: queste sono alcune parole, che compaiono nella copertina di un libro per le elementari e che, quasi in modo solenne, evidenziano l’importanza e la centralità proprie dell’istruzione, della conoscenza e del sapere.</p>
<p><a title="Una parola: responsabilità" href="http://www.associazionerising.eu/una-parola-responsabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><span style="color: #dd1c5e;">[&#8230;]</span></strong></a></p>
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<p><strong><span style="color: #dd1c5e;"><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></span></strong></p>
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		</item>
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		<title>La libertà di essere: il nostro corpo, la nostra storia, le nostre scelte</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Cianci]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Ilaria Cianci  “La mia rivoluzione inizia nel corpo […]. Può essere graduale e morbida, può essere spontanea e rumorosa, potrebbe essere già in atto. La potresti trovare nel tuo armadio, nei tuoi cassetti,&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Ilaria Cianci</em><em> </em></p>
<p>“La mia rivoluzione inizia nel corpo […]. Può essere graduale e morbida, può essere spontanea e rumorosa, potrebbe essere già in atto. La potresti trovare nel tuo armadio, nei tuoi cassetti, nel tuo stomaco, nelle tue gambe, nel moltiplicarsi delle tue cellule [&#8230;]. Avviene gradualmente e all&#8217;improvviso, avviene dove vivi e ovunque”.</p>
<p>Le parole di Eve Ensler ci ricordano che la via del cambiamento parte da sé e dalla consapevolezza del proprio corpo, è un movimento che proviene da dentro e che si espande verso l’esterno, verso la società, verso il mondo. Il corpo racconta la nostra vita ed è la nostra storia. La società ci educa a considerare il nostro corpo come qualcosa che ci è stato affidato e non come qualcosa che siamo, e da qui deriva la scarsa conoscenza che abbiamo di noi stesse/i e della nostra fisicità. Il corpo è spazio e tempo, luogo dell’esperienza personale, della memoria, della creatività, dell’invenzione, della lotta.</p>
<p>Dalla nascita del movimento femminista, il corpo delle donne inizia a emergere e diventa protagonista della sfera politica e sociale, partendo da quella personale. Le donne cercano di “immaginare nuovi modi di vivere, di sentire e di pensare il proprio corpo e di trovare chiavi di accesso alla propria sessualità, [..] costruendo gli spazi per farlo e inventando strumenti per la conoscenza di sé stesse, di cura e di soccorso reciproco”<em> (L. Percovich). </em>Prima riunendosi nelle case, poi in sedi condivise con gli altri gruppi del movimento, e in seguito in luoghi autonomi, che furono chiamati consultori e centri per la salute, e che crearono, quasi contemporaneamente nelle diverse città d’Italia, un <em>Movimento Per la Medicina e/o per la Salute delle Donne </em>e la pratica del <em>Self-Help. </em></p>
<p>Il corpo diviene uno spazio politico, un <em>corpo politico</em>, non solo in riferimento alle battaglie legislative (quali il divorzio, l’aborto, il diritto di famiglia), ma soprattutto inteso come un luogo in cui la persona, il corpo, la sessualità, la vita affettiva, i legami familiari, vengono riportati dentro la storia, la cultura, la politica, dove sono sempre stati. Il corpo viene considerato nella sua interezza, come soggetto della politica specialmente nella sua dimensione di essere con gli altri. L’esperienza del movimento femminista ha operato un mutamento radicale nel modo di pensare e di sentire il corpo che acquisisce un ruolo centrale sia nella sfera privata che in quella pubblica. Per la prima volta nella storia, con l’approvazione della legge 194/1978, la sessualità della donna non ha più come unico sinonimo la maternità ma prende posto l’espressione del desiderio sessuale.</p>
<p>Maternità e seduzione sono state, ma lo sono ancora oggi, due “<em>corazze</em>” pesantemente collocate sul corpo e sulla sessualità femminile, difficili da scrollare di dosso. Quale donna, da bambina o da adulta, non è mai stata esposta a una serie interminabile di raccomandazioni rispetto a come si dovrebbe comportare e a come dovrebbe essere? : ‘<em>Sei poco femminile, sembri un maschiaccio’. ‘Mettiti composta, dritta con la schiena e accavalla le gambe’. ‘Una donna non dovrebbe ridere così sguaiatamente’. ‘Non è bello sentire una ragazza dire parolacce’. ‘Chi bella vuole apparire, tante pene deve soffrire’. ‘Se esci scollata e con la gonna così corta ti salteranno addosso ‘. ‘Dovresti dimagrire’. ‘Ma quando ti sposi?’ ‘Alla tua età dovresti pensare ad avere dei figli’. </em>Queste parole, che ci possono risuonare familiari, perché parte del repertorio educativo che probabilmente molte donne si saranno sentite ripetere in varie situazioni, hanno un comune denominatore: il corpo. Un corpo che deve apparire controllato, compiacente, piacevole, predisposto al sacrificio, pronto per affrontare la maternità come unica via per una piena realizzazione. Questa immagine stereotipata che interiorizziamo, si tramanda in una gabbia sociale ed emotiva dalla quale è difficile liberarsi, ma che non si nota quasi più perché normalizzata.</p>
<p>Spesso la cultura, la società e i mass media, raccontano e descrivono il corpo di una donna, non in favore delle giuste differenze rispetto agli uomini, ma attraverso stereotipi culturali portatori di una visione semplicistica e svalutante dell’identità personale e sociale che rafforza e sostiene i rapporti di potere, attribuendo alla donna il ruolo di madre e moglie vs di donna seducente ed erotizzata, all’uomo il ruolo dominante di lavoratore vs cacciatore di donne.  Paradossalmente questa sovraesposizione del corpo porta alla sua scomparsa. La saturazione ci porta a non sentirlo più come parte di noi. Il corpo vissuto sparisce e prende il sopravvento l’immagine che ci è stata cucita addosso.</p>
<p>Il tentativo di controllare le scelte delle donne attraverso il corpo e l’ostentazione del rapporto di potere tra uomo e donna, che il corso della storia ha modificato, ma non abbastanza da cancellarne i tratti originari, alimenta una frammentazione e uno schiacciamento dei diritti, che sono terreno fertile per le discriminazioni e per le molteplici forme che la violenza di genere può assumere. Il processo di cambiamento dovrebbe coinvolgerci in tutta la nostra totalità passando dal corpo: nel corpo, la parola e il pensiero s’incarnano, diventano azione, movimento.</p>
<div id="attachment_3154" style="width: 746px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/ImmagineBeaVaquero.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="size-full wp-image-3154" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/ImmagineBeaVaquero.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagine di Bea Vaquero" width="736" height="552" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine di Bea Vaquero</p></div>
<p>BIBLIOGRAFIA</p>
<p>Chimamanda Ngozi Adiche (2012).<em> Dovremmo essere tutti femministi</em>, Einaudi Editore, Torino.</p>
<p>Federica Castelli (2015) <em>Corpi in rivolta. Spazi urbani, conflitti e nuove forme della politica,</em> Mimesis, Milano</p>
<p>Michela Marzano (2014). <em>Il diritto di essere io, </em>Edizioni Laterza, Roma.</p>
<p>Michela Marzano (2010) <em>Sii bella e stai zitta. </em>Mondadori Editore, Milano.</p>
<p>Lea Melandri, <em>Il corpo, la legge e le pratiche politiche del femminismo</em> www.universitadelledonne.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Luciana Percovich (2005). <em>La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta</em>, Fondazione Badaracco-Franco Angeli, Milano</p>
<p>The Boston Women&#8217;s Health Book Collective (1978). <em>Noi e il nostro corpo scritto dalle donne per le donne, </em>Feltrinelli, Milano.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<item>
		<title>16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere – 2016</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/16-giorni-di-adi-genere-2016/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 10:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#16Days]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai &#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;. Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-1933 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/16days2016SitoWeb-300x134.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="16days2016SitoWeb" width="403" height="180" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche quest&#8217;anno, dal 25 novembre al 10 dicembre, Rising &#8211; Pari in Genere aderisce ai <strong><em>&#8220;16 Days of Activism Against Gender Violence&#8221;</em></strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 2016, la campagna internazionale si prefigge di sostenere il raggiungimento dei goal previsti dall&#8217;<a title="Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" href="http://www.unric.org/it/agenda-2030?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agenda 2030</a> per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;ONU. Raggiungere &#8220;l&#8217;uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze&#8221; è uno degli obiettivi previsti. <strong>L&#8217;Associazione Rising ha provato a immaginare un mondo paritario tra i generi</strong>: giorno per giorno incontreremo bambine, ragazze, donne del futuro; incontreremo noi stesse scontrandoci con quello che viviamo e quello che vorremmo poter vivere.</span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="  wp-image-1934 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day1SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day1SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day1" href="https://www.facebook.com/hashtag/day1?source=feed_text&amp;story_id=619768771528020&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day1</span></span></a> “Sono Giulia, ho 10 anni, oggi sono andata a scuola: sul mio libro di storia ho trovato la foto di una donna che lavora al microscopio. </span></em><em><span style="color: #000000;">La maestra mi ha detto che si chiama Rita Levi Montalcini, un’importante scienziata italiana, che ha vinto anche il premio Nobel. Io da grande non so ancora bene cosa voglio fare: mi piacerebbe inventare qualcosa d’importante o forse, fare l’architetta, perché mi piacerebbe costruire luoghi in cui le persone amano ritrovarsi. Forse vorr<span class="text_exposed_show">ei fare la sindaca, per migliorare il paese in cui vivo. Dopo la lezione, è suonata la campanella e sono uscita in cortile a giocare per la ricreazione: Massimo mi ha tirato il pallone e ha detto che voleva giocare con la migliore calciatrice della scuola. Forse dovrei fare la calciatrice, da grande”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show">In realtà, oggi si educano le bambine e i bambini con la convinzione che ci siano attività adatte agli uomini piuttosto che alle donne. Avere dei libri di testo e un’educazione che promuova la parità di genere, è un primo passo per sviluppare le potenzialità di tutte le persone, donne e uomini, affinché possano immaginare di essere e compiere ciò che desiderano nella loro vita.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="  wp-image-1935 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day2SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day2SitoWeb" width="274" height="153" /></a><span style="color: #000000;"><strong> </strong><em><a class="_58cn" title="#day2" href="https://www.facebook.com/hashtag/day2?source=feed_text&amp;story_id=619779758193588&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day2</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Martina, ho 33 anni, oggi sono andata in ospedale: devo fare un semplice intervento per togliere una cisti.</span></em></span><em><span style="color: #000000;"> Sono decisamente in sovrappeso e avevo timore a farmi operare visto che mi vergogno un po’ del mio corpo. Il personale medico è stato molto accogliente: mi hanno messa a mio agio e mi hanno rassicurata che la chirurga avrebbe fatto del suo meglio per non far vedere la cicatrice. Non pensavo che avrebbero dato importanza all’estetica, visti i miei timori. Son<span class="text_exposed_show">o uscita dall’ospedale e mi sono sentita bene nel mio corpo. La chirurga oggi ha messo i punti a due ferite”.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"> In realtà, oggi può capitare che una donna si rechi a una visita o a un intervento chirurgico e il personale commenti in maniera inappropriata le caratteristiche del suo corpo. Vivere nel corpo di una donna in questa società è ancora molto faticoso ed incontrare personale professionale, libero da stereotipi sessisti, è ancora una rarità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="_58cn" title="#day3" href="https://www.facebook.com/hashtag/day3?source=feed_text&amp;story_id=619780244860206&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1936 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day3SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day3SitoWeb" width="274" height="153" /><em>#</em></span><em><span class="_58cm">Day3</span></em></span></a><em> “Sono Anna, ho 16 anni e oggi sono andata su internet: navigando, mi è apparsa la pubblicità per un concorso dedicato a studenti e studentesse. Ci chiedono di realizzare un video o un manifesto che racconti donne e uomini importanti che sono per noi d’ispirazione. Ho girato subito il link nel gruppo sulla chat delle mie amiche e dei miei amici di scuola. Sui social, mi è arrivata la notifica che Andrea, un amico di mio padre, mi ha mandato un mess<span class="text_exposed_show">aggio: mi chiede se gli mando una mia foto provocante. Mi sono sentita confusa, mi sono chiesta perché facesse questo, se gli avessi lasciato intendere che provassi un interesse per lui. Una voce dentro di me ripeteva: non è colpa tua. Ho risposto pubblicamente ad Andrea che la sua richiesta è una molestia e tutti i miei contatti hanno fatto la rivoluzione, commentando con post in mio sostegno; anche mio padre mi ha sostenuta, ora non si definisce più suo amico. Sono certa che quest’uomo non lo citeremo tra le persone che ispirano il nostro futuro”.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span class="text_exposed_show"><span class="text_exposed_show">In realtà, le chat comuni e i social network si rivelano spesso luoghi della violenza, in cui le ragazze subiscono molestie sessuali, minacce, discriminazioni. Se una ragazza ha subito la pubblicazione di un suo video o di un’immagine sessualmente esplicita, la maggior parte dei commentatori virtuali giudica con un violento “Se l’è cercata”. Oggi, anche se la violenza è virtuale, il suicidio 1 volta su 10 è reale.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="  wp-image-1937 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day4SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day4SitoWeb" width="274" height="153" /></a><a class="_58cn" title="#day4" href="https://www.facebook.com/hashtag/day4?source=feed_text&amp;story_id=619781151526782&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day4</span></span></a> <span style="color: #000000;"><em>&#8220;Sono Francesca, ho 64 anni, e oggi mi sono innamorata. </em></span><span style="color: #000000;"><em>Almeno credo. </em><em>Dopo il lavoro ho preso mio nipote in piscina e l’ho riaccompagnato a casa. Mia figlia è rientrata di lì a poco e mi ha proposto di rimanere a cena da loro. A me non andava. Desideravo ascoltare un po’ di musica e bere un drink, sola coi miei pensieri. Mia figlia mi ha parlato di un nuovo locale dalle loro parti, così ho dato un bacio a mio nipote e ci sono andata. Lui stava lì, ci siamo sorrisi e abb</em><span class="text_exposed_show"><em>iamo iniziato a chiacchierare. Mi sembrava di conoscerlo da sempre. Gli ho raccontato che il mese prossimo andrò in pensione, di come mi senta felice di recuperare un po’ di tempo per me, che vorrei fare un viaggio dall&#8217;altra parte del mondo. E gli ho proposto di farlo insieme. Lui era divertito dalla cosa, così ci siamo dati appuntamento per l’indomani, per parlarne con maggior tranquillità. L’indomani, appena ci siamo visti, subito un bacio, due, e ci siamo ritrovati a letto. Avevo finito il lubrificante, così lui mi ha toccata, io ho toccato lui. Abbiamo riso dicendoci che in vacanza ne avremmo portato un po’ di scorte. E abbiamo iniziato a programmare il viaggio.&#8221;</em></span></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi si continuano a vedere le donne anziane come estranee alla sfera del sesso. C’è stupore, se non fastidio e repulsione, nel riconoscere l’esistenza di una sessualità nella terza età. L’età in sé non costituisce un ostacolo al sesso, fatta eccezione per alcune condizioni psico-fisiche, che possono essere sostenute con rimedi che forniscono un aiuto alla sessualità della donna anziana.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day5" href="https://www.facebook.com/hashtag/day5?source=feed_text&amp;story_id=619783818193182&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1938 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day5SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day5SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day5</span></span></a> <span style="color: #000000;">“Sono Sara, ho 40 anni, oggi sono tornata a casa: vivo con Marco, stiamo insieme da tre anni e il nostro appartamento lo abbiamo costruito, stanza per stanza, come piaceva a noi. Anche mio marito è appena tornato dall’ufficio e abbiamo iniziato a cucinare insieme il risotto allo zafferano. Dopo cinque minuti stavamo litigando: lui sostiene che mia madre è una vecchia spilorcia, io gli ho detto che suo padre è un vecchio isterico. Mentre discutevamo, il risotto allo zafferano</span></em><span class="text_exposed_show" style="color: #000000;"><em> si è bruciato, abbiamo buttato una pentola e ordinato pizze a portar via. Abbiamo riso insieme di quanto è imbranata la nostra coppia. Il matrimonio non è questione di risotto, è questione di riso”.</em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, In Italia, una donna su tre subisce violenza nell’arco della vita; l’autore della violenza è il marito nel 48% dei casi, il convivente nel 12% e l’ex partner il 23% delle volte. In una situazione di maltrattamento, la casa è il luogo della violenza e non dell’amore. Nel maltrattamento, c’è un uomo che torna a casa e lancia addosso a sua moglie un piatto, che lei aveva preparato con tanta cura e tanta paura.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="  wp-image-1939 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day6SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day6SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day6" href="https://www.facebook.com/hashtag/day6?source=feed_text&amp;story_id=619784471526450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day6</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Alina, ho 24 anni, sono per strada: il segnale della fermata dell’autobus è poco distante, non riesco a vedere bene i nomi delle fermate, sono miope. Per superare l’ansia dell’attesa leggo e rileggo sempre gli itinerari. Una macchina rallenta e si accosta al marciapiede, si abbassa il finestrino e un uomo di mezz&#8217;età mi chiede le indicazioni per andare a Piazza della Repubblica. Ha le guance tonde ricoperte da una barba ispida, mi ricorda mio zio, mi e<span class="text_exposed_show">moziono, rischio di far cadere i libri che ho nelle mani. Mi sono scusata, non conosco bene le strade, sono in Italia solo da sei mesi per studiare biologia: la mia famiglia ha messo da parte i soldi per un biglietto di sola andata dalla guerra e dalla povertà, verso il futuro; che nostalgia di casa! Ѐ arrivato l’autobus, l’esame inizierà tra meno di un’ora, ho sempre l’ansia prima di ogni prova, speriamo andrà bene, spero che la mia famiglia sia fiera di me, anche da lontano&#8221;.</span></span></em></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia, 1 uomo su 3 che affianca con la macchina una donna vicino alla fermata dell’autobus, le pone la domanda: “Quanto costi?”. Il 95% della prostituzione sulle strade italiane e in appartamento è il risultato del commercio di schiave da parte della criminalità organizzata; il restante 5% della prostituzione è comunque il frutto di una cultura maschilista, che concepisce il corpo delle donne come una merce che può essere acquistata. In realtà, oggi in Italia, Alina si logora nell’attesa di un uomo e al suo arrivo, si chiederà quanto le farà male e per quanto tempo rimarranno i segni di quella barba ispida sulla sua pelle.</span></span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class="  wp-image-1940 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day7SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day7SitoWeb" width="274" height="153" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day7" href="https://www.facebook.com/hashtag/day7?source=feed_text&amp;story_id=622460734592157&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day7</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Lucia, ho 37 anni e oggi si festeggia con tutta la mia famiglia: mio marito, i miei genitori, mia sorella e sua moglie, i loro due bambini. C’è anche Vincent, il nostro nuovo vicino di casa e forse passerà Ercole, l’amico di sempre. Viviamo lontani, così è bello ritrovarsi per i compleanni. Sono occasioni in cui io e Carlo suoniamo e cantiamo per tutti, mentre mia madre ci riprende e subito pubblica il video. Tiene sempre aggiornato il suo canale con le mie perfor<span class="text_exposed_show">mance; è orgogliosa della mia voce, dice che è proprio come quella della nonna. Mia nipote si arrampica sulle mie ginocchia e mi chiede di cantare con lei, mi guarda con gli occhi incantati dell’infanzia e toccandomi la pancia mi chiede se c’è un bambino lì dentro. Tra tutti i sogni della mia vita, non c’è mai stato un figlio o una figlia, non mi manca, sorrido e le rispondo scapigliandola: “Un bambino? No! Nella mia pancia ci sono tante idee, c’è la voce per cantare, c’è l’amore per te, per la nonna, il nonno, per Carlo”. Tante cose si possono mettere al mondo: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la solidarietà, i progetti, le esperienze. Io ho impiegato il mio tempo a mettere al mondo, felicemente, me.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi resta forte la condanna sociale per le donne senza figli, nonostante il numero crescente di chi non desidera la maternità. Come se l’emancipazione femminile non fosse riuscita a incidere lo stigma imputato, da sempre, alle donne che operano questa scelta. La maternità deve rappresentare una tra le tante dimensioni della vita di ciascuna donna. Proviamo a cambiare la domanda “Ma tu non hai un figlio?” con un più generico e complesso “Sei felice?”</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class="  wp-image-1941 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day8SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day8SitoWeb" width="274" height="153" /></a><em><a class="_58cn" title="#day8" href="https://www.facebook.com/hashtag/day8?source=feed_text&amp;story_id=623417274496503&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day8</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Giuliana, ho 33 anni e ho da poco partorito la mia prima figlia. Quando ho scoperto di essere incinta ero entusiasta, l&#8217;unica cosa per cui ero spaventata erano i dolori del parto. Il mio ginecologo è stato molto comprensivo, ha risposto a tutte le mie domande e mi ha indirizzato in un ospedale che mi avrebbe seguito durante tutta la gravidanza. All&#8217;ospedale ho parlato con l&#8217;ostetrica, l&#8217;anestesista e con la persona che si occupava del corso preparto: tutti hanno r<span class="text_exposed_show">isposto alle mie domande, mi hanno raccontato per filo e per segno come sarebbe andato il parto, facendomi capire in che modo il dolore sarebbe cominciato, quando si sarebbe intensificato e come affrontarlo e superarlo; in che momento avrei potuto usufruire dell&#8217;anestesia e in che modo avrebbe potuto eventualmente intervenire il chirurgo. Questo mi ha permesso di superare le mie paure e di vivere una gravidanza serena e tranquilla. Due giorni fa sono cominciate le doglie e tutto ciò che mi aveva tranquillizzato fino a quel momento è di colpo svanito, ed è tornato il terrore del dolore che di lì a poco avrei provato. In ospedale ho incontrato alcune delle infermiere conosciute durante i controlli e dopo poco è arrivata anche l&#8217;ostetrica con cui avevo parlato in precedenza. Sono stati tutti gentili, hanno accolto le mie paure e mi hanno seguito in questo momento così delicato, senza farmi sentire in colpa o farmi sentire meno donna perché urlavo, piangevo e provavo dolore e paura. La mia bambina è nata, sta bene e io ho vissuto un&#8217;esperienza bellissima anche grazie alle persone che mi hanno accompagnato durante il parto.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà sono migliaia le donne che ogni anno in Italia subiscono delle vere e proprie violenze in sala parto: insulti, aggressioni verbali e fisiche, procedure mediche coercitive o non acconsentite, umiliazioni, maltrattamenti e disinformazione che diventano veri e propri abusi. Troppo spesso le partorienti vengono trattate come malate che non collaborano e non capiscono, per cui non vengono ascoltate e ancora peggio il loro diritto di essere informate e di acconsentire a delle pratiche sul proprio corpo, vengono messi da parte. Troppi medici e ostetriche pensano di poter agire in piena libertà sui corpi delle donne, senza rispettarne voci, esigenze e difficoltà.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-7" title=""><img class="  wp-image-1942 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day9SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day9SitoWeb" width="274" height="153" /></a> <em><a class="_58cn" title="#day9" href="https://www.facebook.com/hashtag/day9?source=feed_text&amp;story_id=623418594496371&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day9</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 20 anni e non ho mai avuto una storia. La cosa strana è che fino a qualche anno fa guardavo le mie amiche avere a che fare con le loro beghe amorose, mentre a me non interessava. Poi tutto a un tratto ho iniziato a farmi tante domande anch&#8217;io e a rimpiangere quando le cose sembravano più semplici. </span></em><span style="color: #000000;"><em>Ne ho parlato con mia madre, mi ha detto che l&#8217;importante è partire da sé e ascoltarsi sempre. Ridendo ha aggiunto che al mondo ci sono 8 miliardi di person<span class="text_exposed_show">e e che per quanto esigente io possa essere, mi innamorerò e tutto mi sarà più chiaro.<br />
Anche le mie amiche, saputi i miei pensieri, mi hanno rassicurata dicendomi che non c&#8217;è nulla di determinato, inutile pensarci troppo, lo capirò e sarà bello. Io però ci penso lo stesso, fantastico sul giorno del mio matrimonio&#8230; vorrei sposarmi nella spiaggia dove sono cresciuta, adoro la Sicilia. Ecco, una cosa la so: mia moglie o mio marito amerà il mare quanto me.&#8221;</span></em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><span style="color: #000000;">In realtà l&#8217;eterosessualità continua a essere percepita come la norma. L&#8217;immaginario, ancora prima dell&#8217;incontro con l&#8217;altra, con l&#8217;altro, ci posiziona accanto a un uomo se siamo donne e viceversa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con molta probabilità oggi la madre di Monica le spiegherà che il mondo è pieno di uomini e lei si chiederà come potrà dirle che forse le piacciono le donne. E dovrà combattere paura, vergogna e senso di inadeguatezza prima di confidarsi con le amiche che magari le risponderanno di non farsi troppi pensieri, perché quasi certamente è una fase legata al momento o all&#8217;assenza di esperienze.</span></span></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day10" href="https://www.facebook.com/hashtag/day10?source=feed_text&amp;story_id=623890397782524&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz"><img class="  wp-image-1943 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day10SitoWeb-1024x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day10SitoWeb" width="274" height="153" />#</span><span class="_58cm">Day10</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Camilla, ho 19 anni e studio scienze della comunicazione. Oggi devo passare un&#8217;intera giornata davanti alla tv per prepararmi a un esame sul linguaggio televisivo di trasmissioni e pubblicità. I programmi del mattino sono condotti da uomini e donne e affrontano tematiche di vario tipo. Durante questi programmi noto che si pubblicizzano soprattutto prodotti casalinghi: mamme e papà che tirano a lucido la cucina o il bagno; single di ambo i sessi che cercano il pro<span class="text_exposed_show">dotto migliore per pulire al meglio e nel minor tempo. Nel pomeriggio, durante i programmi per bambini, la pubblicità mostra bimbi e bimbe che giocano insieme con giochi soprattutto interattivi, colorati in mille modi, con allegria e leggerezza. Il quiz prima del telegiornale è condotto da una ragazza e un ragazzo, vestiti in modo stravagante, che ogni tanto ballano divertenti stacchetti musicali. Le pubblicità sono soprattutto di automobili e profumi: per vendere le auto, le presentano per lo più in contesti naturali e guidate da personaggi famosi. Per i profumi invece si fanno vedere le essenze usate e si punta a esaltare la forma della boccetta. All&#8217;esame spiegherò che il linguaggio televisivo è paritario e rispettoso delle diversità di genere.</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi i programmi televisivi spesso sono fortemente sessisti: gli uomini si occupano di informazione o conducono i quiz, le donne presentano programmi di intrattenimento. In ogni caso non importa l&#8217;età o la prestanza fisica dell&#8217;uomo, mentre è indispensabile che la donna sia piacente e preferibilmente giovane. Gli uomini, più sobri, appaiono in giacca e cravatta; le donne quasi sempre sono seminude e il loro ruolo è quello della valletta sorridente, quasi muta e non pensante. Nelle pubblicità la donna è rappresentata o come mamma e moglie o come oggetto sessuale, e il suo corpo viene usato per pubblicizzare e vendere qualunque cosa. Nei prodotti per bambini, la pubblicità esaspera la divisione fra giochi da maschio e da femmina, caratterizzati già dai colori delle confezioni blu e rosa. Le bambine vengono adultizzate e incoraggiate a emulare le donne con trucchi e bambole. I bambini sono invitati all’avventura, con prodotti che puntano a superare sé stessi per migliorarsi. Come se le femmine debbano imparare il prima possibile a interpretare il loro ruolo stereotipato di donne “passive”, mentre i maschi possono sperimentare e mettere in pratica i loro desideri, facendosi forti del loro ruolo privilegiato.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-8" title=""><img class="  wp-image-1944 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day11SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day11SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day11" href="https://www.facebook.com/hashtag/day11?source=feed_text&amp;story_id=624436897727874&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day11</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Ala, ho 32 anni e insegno nella scuola materna. Qualche anno fa ho lasciato il mio paese, non perché non lo amassi, ma perché desideravo sperimentarmi in contesti diversi. Così ho lasciato la Moldavia e mi sono trasferita in Italia. All&#8217;inizio non è stato per nulla facile: ho lavorato come cameriera la sera, mentre la mattina frequentavo un corso di lingua per perfezionale l&#8217;italiano; nel frattempo, appena ottenuto il riconoscimento del titolo di studio, <span class="text_exposed_show">ho iniziato a cercare lavoro nelle scuole materne. Quando ho firmato il mio primo contratto in una scuola mi è sembrato di toccare il cielo dalla felicità! Fare la maestra è stato da sempre il mio sogno e tutti i miei sacrifici venivano ripagati! So che in quanto insegnante ho una grande responsabilità: ogni mattina incontro genitori che mi affidano la cosa più importante che hanno, non deve essere facile e io voglio meritare la loro fiducia ogni giorno.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi quando una donna migra in Italia è costretta a rinunciare alla sua professione, mettendo da parte i suoi sogni, le sue attitudini e i sacrifici fatti da lei e dalla sua famiglia: le procedure per il riconoscimento dei titoli di studio infatti, sono costose, complicate e, molto spesso, prevedono l&#8217;integrazione degli studi. Inoltre, lo stigma che relega le donne straniere a lavori generici quali la colf, la badante, l&#8217;addetta alle pulizie è ancora molto presente. Non ci aspetteremmo mai che un&#8217;insegnante italiana faccia la badante ai nostri genitori, quando invece la donna è straniera diventa la normalità.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-9" title=""><img class="  wp-image-1945 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day12SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day12SitoWeb" width="274" height="165" /></a><em><a class="_58cn" title="#day12" href="https://www.facebook.com/hashtag/day12?source=feed_text&amp;story_id=625947620910135&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day12</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Susanna, ho 27 anni e questa sera esco con le mie amiche. Durante la settimana sono sempre di corsa e non ho mai il tempo di fare nulla per me. A volte pur di dormire qualche minuto in più rinuncio al trucco e per le ore che passo fuori casa prediligo un abbigliamento comodo. Quando esco nel fine settimana invece, mi piace approfittarne: mi prendo il tempo di guardare l&#8217;armadio e scegliere, mi ricordo dei vestiti che adoro, delle gonne, degli short e dei tacchi al<span class="text_exposed_show">ti. Perdo tempo ad acconciarmi i capelli e a giocare con il trucco. Sento la mia amica Alice che è imbottigliata nel traffico e arriverà tardi, doveva venire a prendermi ma così rischiamo di non arrivare mai. Le dico di non preoccuparsi, di andare direttamente al locale, io le raggiungo con l&#8217;autobus, così poi torniamo insieme. Prima di uscire di casa, mio padre mi dice che sono molto bella e mi augura buon divertimento. La strada che faccio per arrivare alla fermata è un po&#8217; buia, ma mi piace camminare sotto le stelle senza le luci dei lampioni; per guardare in alto finisce che vado addosso a un ragazzo: io, lui e i suoi amici ridiamo di quanto sono sbadata e poi ognuno va per la sua strada. Arrivo alla fermata, salgo sull&#8217;autobus, raggiungo il locale e vedo le mie amiche che mi aspettano. Sorrido.&#8221;</span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;">In realtà una donna si trova a modificare il suo abbigliamento a seconda dei mezzi di trasporto che usa, dei tragitti che fa e se ha o meno compagnia nel farli. Susanna, prima di uscire di casa si chiederà se sia il caso prendere l&#8217;autobus vestita così, ancora di più perché sola; il padre le raccomanderà di stare attenta; la strada buia le procurerà uno stato di allerta e, probabilmente, sceglierà di chiamare qualcuno al telefono per sentirsi più sicura. Noterà il gruppo di ragazzi arrivare, dovrà ascoltare i loro commenti su di lei e sarà sua premura cambiare marciapiede, così, &#8220;per sicurezza&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In quanto donne siamo educate fin da subito alla paura della violenza e a mettere in atto strategie protettive.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La verità è che le donne, ancora oggi, non sono libere di camminare per strada con la stessa tranquillità degli uomini.</span></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-10" title=""><img class="  wp-image-1946 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day13SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day13SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day13" href="https://www.facebook.com/hashtag/day13?source=feed_text&amp;story_id=625947927576771&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day13</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Valentina, ho 39 anni e fino a 15 mesi fa tutti mi chiamavano Marco. Ora sono una donna, non ancora sui documenti ma lo sono per tutti quelli che mi incontrano, come lo sono sempre stata per me stessa. Il mio è stato un percorso bellissimo, in cui ho scoperto che persona volessi essere: sono una donna forte e determinata, autonoma e indipendente, ho tante amiche, sono impegnata nel sociale, sono una fioraia e adoro comporre dei bouquet colorati, soprattutto se so<span class="text_exposed_show">no regali destinati a chi si ama. Sono tante le donne che mi hanno ispirata e che mi hanno fatto comprendere le parti più importanti di me: mia nonna che sapeva ascoltare e dare ottimi consigli; Jane Austin che mi ha regalato parole che io non sapevo ancora pronunciare; Whitney Houston che mi ha fatto scatenare da sola, chiusa nella mia stanza, sognando di ballare con il corpo illuminato da un tubino ricoperto da paillettes, al ritmo di “I Wanna Dance with Somebody”, e che mi ha fatto scoprire che l&#8217;importante nella vita è danzare al ritmo con sé stesse.</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, nella nostra società, le persone transessuali e transgender subiscono gravissime discriminazioni e violenze. In particolare in Europa il 69% delle trans (MtF) dichiara di aver subito discriminazioni o molestie; il 60% non ha avuto facile accesso al lavoro; in media una trans su tre subisce aggressioni o minacce di violenza fisica e sessuale; il 62% delle vittime trans non denuncia le violenze perchè pensa che non succederebbe né cambierebbe nulla.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-11" title=""><img class="  wp-image-1947 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day14SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day14SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day14" href="https://www.facebook.com/hashtag/day14?source=feed_text&amp;story_id=626975710807326&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day14</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Federica, ho 17 anni e sono appena uscita dal consultorio. Sono fidanzata con Marco e due giorni fa ho dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. Abbiamo avuto dei rapporti sessuali e per essere più sicura ho pensato di prendere la pillola del giorno dopo: ci vogliamo molto bene io e Marco, ma un figlio no, ci sentiamo troppo giovani per averlo nei nostri piani.</span></em><br />
<span style="color: #000000;"> <em> La ginecologa mi ha accolta con molta gentilezza e quando le ho detto di cosa avev<span class="text_exposed_show">o bisogno, con dolcezza mi ha chiesto come stavo, se avessi subito una violenza, se fossi stata costretta a non utilizzare anticoncezionali. L&#8217;ho rassicurata, ringraziandola per l&#8217;attenzione mostratami.<br />
Mi ha consegnato la prescrizione medica indicandomi la farmacia più vicina e, prima di salutarmi, mi ha consigliata di inserire un promemoria sul telefono per ricordarmi di prendere la pillola tutti i giorni perché può capitare di dimenticarsene.<br />
Andando via ho pensato che chiamerò per avere un appuntamento: approfitterò della visita per chiederle di alcuni fastidi che sento, ho sentito di poter parlare con lei&#8230;&#8221;.</span></em></span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà oggi, in molti consultori sono presenti obiettori/rici che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo; accade anche in ospedale, in cui si viene mandate via, magari dopo aver aspettato ore in sala d&#8217;attesa e, il tutto, senza fornire un luogo alternativo in cui rivolgersi. In molti altri casi invece, ginecologi e ginecologhe, prima della prescrizione sottopongono le ragazze a domande indagative e giudicanti che fanno provare vergogna e sensi di colpa rispetto all&#8217;accaduto.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-12" title=""><img class="  wp-image-1948 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day15SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day15SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day15" href="https://www.facebook.com/hashtag/day15?source=feed_text&amp;story_id=625948574243373&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day15</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Monica, ho 29 anni e oggi sono andata ad un colloquio di lavoro. Ero nella sala d&#8217;attesa e ho conosciuto Giorgio, un dipendente dell&#8217;azienda. Lui mi ha raccontato di essere appena rientrato dal congedo di paternità, dopo la nascita della sua terza figlia. Era felice di aver ricominciato a lavorare e faceva vedere a tutti i presenti le foto delle tre figlie, ripetendo quanto gli mancasse fare colazione tutti insieme. Quando mi sono seduta per il colloquio ero <span class="text_exposed_show">intimorita: il responsabile del personale ha esordito complimentandosi con me per il master che ho appena conseguito e per l&#8217;esperienza che ho svolto all&#8217;estero. Dopo aver parlato delle eventuali prospettive lavorative nell&#8217;azienda, mi ha chiesto se avessi figli o se volessi averne: gli ho parlato di Sara, che ha due anni e mezzo e ama nuotare. Il responsabile del personale mi ha sorriso e mi ha detto che secondo lui ero la persona giusta, nel posto giusto, anche perché l&#8217;azienda ha uno dei migliori asili a disposizione dei dipendenti. Spero che questa azienda possa essere una buona opportunità sia per me che per Sara.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà… fare un colloquio di lavoro oggi, per una donna, spesso vuol dire leggere sugli annunci che è richiesta bella presenza e un atteggiamento accondiscendente. Inoltre durante il colloquio vengono fatte domande personali sulla vita sentimentale o la situazione familiare: una donna in “età fertile” fa molta fatica ad essere assunta e spesso le viene chiesto direttamente se è intenzionata a fare figli o, se già li ha, se crede di poter avere tempo da dedicare al lavoro. La stessa cosa non succede agli uomini: si dà per scontato che se ha risposto ad un&#8217;offerta di lavoro avrà tempo da dedicargli e che se avrà figli se ne occuperà la madre dei bambini. Spesso il luogo di lavoro si trasforma in un posto in cui si subiscono molestie e dove la disparità di genere è all&#8217;ordine del giorno.</span></p>
</div>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-13" title=""><img class="  wp-image-1949 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/day16SitoWeb-1024x616.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="#day16SitoWeb" width="274" height="165" /></a></p>
<p><em><a class="_58cn" title="#day16" href="https://www.facebook.com/hashtag/day16?source=feed_text&amp;story_id=625949157576648&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">Day16</span></span></a> <span style="color: #000000;">&#8220;Sono Carmen, ho 28 anni, da oggi disoccupata. Sono un’operatrice dei Centri Antiviolenza; anzi, lo ero. Perché stamani, arrivata al lavoro, al posto del Centro ho trovato un bibliocaffè. Perché abbiamo sconfitto la violenza di genere e messo la parola fine a ogni forma di discriminazione contro donne e bambine. Ora viviamo in una società più giusta, libera da ogni forma di violenza. Una società in cui le donne partecipano a ogni livello decisionale in ambito politico,<span class="text_exposed_show"> economico, civile e sociale della vita pubblica. Certo, dovrò trovare un nuovo lavoro! Potrei iniziare da qui, dalla biblioteca. Gli orari sembrano un po’ faticosi &#8211; aperti sino a sera, anche la domenica &#8211; Però alla casa, al bambino, ci pensa Marco, mio marito, ora che il lavoro domestico è finalmente riconosciuto e valorizzato, e le responsabilità condivise all&#8217;interno di ogni famiglia. Sì, entro al bibliocaffè, chissà… magari cercano personale.&#8221;</span></span></em></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #000000;">In realtà, oggi in Italia 1 donna su 3 continua a essere vittima di violenza, non solo fisica o sessuale, ma anche economica e psicologica. Nella stragrande maggioranza dei casi commessa dal partner attuale o ex. E sono proprio i Centri Antiviolenza il luogo d’elezione in cui accogliere e sostenere le donne in difficoltà. Per il loro valore politico-culturale, i Centri sono essenziali anche ai fini della prevenzione del fenomeno e intervengono nel processo culturale in cui nasce la violenza.</span></p>
</div>
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		<title>La disparità di genere nel lavoro mostra e rafforza la costruzione sociale dei ruoli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Katia Iudicelli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Katia Iudicelli Controllo sociale, limitazioni e disparità di genere con subordinazione della donna, rappresentano forse per il capitalismo un “bene” da garantire anziché un “ostacolo” da superare? Quanti soffitti di cristallo ci sono&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p>di Katia Iudicelli</p>
<p>Controllo sociale, limitazioni e disparità di genere con subordinazione della donna, rappresentano forse per il capitalismo un “bene” da garantire anziché un “ostacolo” da superare? Quanti soffitti di cristallo ci sono ancora da infrangere prima che la parità di genere, diritto fondamentale e condizione necessaria per una Società che si definisce civile, sia realmente raggiunta? Quali strategie mettere in campo per garantire pari opportunità a uomini e donne?</p>
<p>La disparità uomo-donna o Gender Gap, discriminazione fondata sul sesso, che è uno dei presupposti culturali della violenza contro le donne, si manifesta con forza nell&#8217;ambito del lavoro. Da tempo l&#8217;Europa ha posto la parità di genere come valore fondante dell&#8217;Unione Europea; negli anni le normative nazionali e internazionali si sono evolute e si sono avuti dei progressi. In passato, le donne avevano un accesso limitato all&#8217;istruzione, erano educate a non avere aspirazioni, non potevano quindi accedere a qualsiasi posizione lavorativa tanto meno a pubblici impieghi e ricevevano retribuzioni inferiori. Attualmente le donne possono conseguire un livello d&#8217;istruzione più alto, avere aspettative maggiori e, fino ad un certo punto, possono credere di avere le stesse opportunità degli uomini.</p>
<p>Diverse ricerche evidenziano come, nonostante i traguardi raggiunti, le disuguaglianze tra i sessi persistano ancora in riferimento a istruzione, sia in termini di preferenze delle materie che di esiti degli studi per cui le donne, anche mediamente più istruite, sono più precarie degli uomini; accesso al mondo del lavoro, che continua a essere più ostico per il genere femminile; molestie e ricatti sul lavoro, a cui le donne sono maggiormente sottoposte. La difficoltà/impossibilità a entrare nel mondo del lavoro, diventa ancora più complessa quando le donne vivono condizioni estreme come quelle della violenza. La precarietà lavorativa con cui si scontrano, infatti, può diventare humus per la violenza economica, una delle forme con cui si manifesta la violenza domestica. La scarsa e/o mancata possibilità di lavorare e quindi di avere un&#8217;indipendenza economica, è uno dei fattori che ritarda la scelta delle donne di allontanarsi dalla violenza, di denunciare e di ricostruire la propria vita.</p>
<p>Da vari rapporti risulta che a parità di prestazione le donne guadagnano meno degli uomini (gender pay gap), da anziane percepiscono una pensione più bassa e sono più esposte al rischio di povertà. Si delinea una struttura societaria complessa all&#8217;interno della quale le donne lottano duramente per cercare di trovare uno spazio. È chiaro come la parità di genere, intesa come riconoscimento di persone, ognuna con le proprie caratteristiche che, a prescindere dal sesso biologico, hanno pari dignità, diritti e opportunità, è ancora lontana. Come mai, nel mondo dell&#8217;occupazione e dell&#8217;impiego, le donne non possono godere delle stesse opportunità degli uomini? Eppure di passi avanti ne sono stati compiuti, in primis, la crescita del livello di scolarità femminile, da quando le donne non sono più escluse da istruzione e formazione, e l&#8217;inserimento nel mondo occupazionale (certo più di tipo manuale che decisionale!).</p>
<p>E&#8217; plausibile ritenere che l&#8217;accesso all&#8217;istruzione e quindi al sapere determini l&#8217;immagine di sé, le aspirazioni e dunque le opportunità lavorative? Il sistema di istruzione e formazione formale (Scuole di ogni ordine e grado) e quello informale (famiglia e società in senso ampio), rappresentando le più importanti agenzie educative, influenzano fortemente la nostra crescita personale, professionale e sociale. L&#8217;istruzione, in particolare, è da intendersi non solo in senso scolastico, ma anche formativo-professionale ed educativo. Nei contesti preposti all&#8217;apprendimento e alla formazione professionale, bambini e bambine crescono educati a nutrire certe aspettative, ad agire determinati comportamenti e ad assumere i ruoli che nella visione collettiva sono considerati adeguati per uomini e donne. La stessa Convenzione di Istanbul all’art. 3, lett. c, sottolinea quanto vi è di socialmente costruito nell&#8217;essere uomini o donne. Un sistema all&#8217;interno del quale i ruoli maschili e femminili derivano da una costruzione storico-sociale, vengono affidati in base al sesso di appartenenza e trasmessi attraverso le principali agenzie educative produce, inevitabilmente, posizioni di partenza ineguali per uomini e donne e di conseguenza differenti opportunità tra lavoratori e lavoratrici.</p>
<p>La disparità di genere nel lavoro, dunque, mostra e al contempo rafforza la costruzione sociale dei ruoli. Ecco che, ancora oggi, gli uomini mantengono un ruolo centrale nel mercato del lavoro, ai vertici del potere e hanno maggior denaro, mentre alle donne resta un ruolo marginale nella sfera della produttività e di primo piano nella sfera dell&#8217;affettività, della cura e della gestione della casa. Ma se le condizioni di uomini e donne sono costrutti sociali, allora si possono trasformare: trent&#8217;anni fa una ragazza non avrebbe potuto immaginare di fare la poliziotta, la magistrata, la ministra, perché “educata” a credere di non poterlo fare con un ordinamento giuridico che cristallizzava questi divieti. La collettività intera ha una responsabilità nella costruzione di schemi che possono o favorire o contrastare un modello sociale fondato sul rispetto di uomini donne. Un Paese che aspira ad una reale crescita sociale, politica, economica non può prescindere dall&#8217;uguaglianza di genere anche nel mercato del lavoro, da modelli di Welfare che promuovano la condivisione delle responsabilità, facilitino la conciliazione dei tempi lavoro e maternità e incoraggino la possibilità di carriera per le donne. Nell&#8217;attuare interventi strutturali e riforme tese al raggiungimento delle pari opportunità ricordiamoci, però, il ruolo fondamentale dell&#8217;educazione alla parità di genere: un&#8217;educazione che non annulli le diversità, ma le valorizzi; un&#8217;educazione che non ingabbi in ruoli rigidi e stereotipati; un&#8217;educazione che sappia guardare oltre i generi e formi &#8220;persone&#8221; quindi &#8220;società&#8221; capaci di garantire pari dignità, pari diritti e pari opportunità.</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<p><em>FONTI</em></p>
<p><a href="http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_5.10.8.html&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_5.10.8.html&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12012E%2FTXT&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12012E%2FTXT&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www3.weforum.org/docs/GGGR2015/cover.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www3.weforum.org/docs/GGGR2015/cover.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.pubblicitaprogresso.org/wp-content/uploads/2016/03/Gender-gap-Report-2015_Job-Pricing-pag18-22.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.pubblicitaprogresso.org/wp-content/uploads/2016/03/Gender-gap-Report-2015_Job-Pricing-pag18-22.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2669-eige-presentato-lindice-sulluguaglianza-di-genere-2015?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2669-eige-presentato-lindice-sulluguaglianza-di-genere-2015?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>Intervista a Rosen Hicher</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 14:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rise, woman!]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Rosen Hicher]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi Una donna ha percorso la stessa strada due volte: 800 km per le strade francesi da Saintes Charente-Maritime a Parigi. Dal 1988 al 2009 Rosen Hicher, su quelle strade, ha subito&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/CitLaura.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1601 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/CitLaura-300x145.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="CitLaura" width="300" height="145" /></a>Una donna ha percorso la stessa strada due volte: 800 km per le strade francesi da Saintes Charente-Maritime a Parigi. Dal 1988 al 2009 Rosen Hicher, su quelle strade, ha subito il mercato della prostituzione; dal 2 settembre al 12 ottobre 2014 Rosen Hicher ha marciato, su quelle strade, contro il sistema della prostituzione. Dopo aver perso il proprio impiego nel campo dell’elettronica, nel marzo del 1988, Rosen entra nel mercato della prostituzione, rispondendo a un annuncio di lavoro di un bar. Nel 2009 Rosen esce dal sistema della prostituzione, superando tanti ostacoli e difficoltà. Rosen racconta che per smettere di prostituirsi bisogna prima di tutto riconoscere che si sta subendo una violenza; in secondo luogo, bisogna analizzare come si è entrate nel sistema della prostituzione. Rosen s’interroga e ripercorre quindi tutta la sua storia: aveva subito uno stupro all’età di sedici anni e aveva convissuto con un padre alcolizzato. La violenza sembrava essere il trattamento “naturale” riservato alle donne. Nel 2014, Rosen sceglie di ripercorrere la stessa strada, partendo dall&#8217;ultimo luogo in cui si è prostituita, per arrivare a Parigi con un messaggio e una proposta di legge. Rosen attira l’attenzione dei passanti chiedendo “Avete già comprato una donna?” per poi condividere il suo messaggio: la prostituzione è una forma di violenza. Rosen sostiene che lo Stato deve vietare l’acquisto di esseri umani.  Se non ci fosse un uomo, il cliente, disposto a comprare una donna, non ci sarebbe il mercato della prostituzione. La soluzione non è dare diritti alle prostitute, ma dare la possibilità di uscire dal mercato della prostituzione. La proposta di legge, che Rosen portava nello zaino e che proprio nel 2016 è stata approvata in Francia, mirava alla penalizzazione del cliente. Passo dopo passo, sulla stessa strada, Rosen è diventata il simbolo della lotta alla prostituzione.</p>
<p><strong>Perché prostituzione significa schiavitù e non libertà?</strong></p>
<p>La persona prostituta spesso vive un grande disagio economico ed è vittima di gravi violenze (stupro, aggressione, abuso, alcolismo, ecc ecc). Più del 90 per cento delle donne sono intrappolate nella rete dello sfruttamento, costrette a subire l’impensabile.</p>
<p><strong>In che modo il maschilismo e il patriarcato feriscono il corpo delle donne?</strong></p>
<p>Quando un uomo compra una donna fa su di lei tutto ciò che vuole, certamente non ciò che la donna desidera. Nessuna persona prostituta sceglierebbe qualcosa che non può sopportare; lo tollera grazie al denaro, anche quando subisce atti spesso estremamente violenti.</p>
<p><strong>Quando vivevi nel sistema della prostituzione, quali erano i tuoi pensieri? Quali le tue emozioni?</strong></p>
<p>Finché ho subito la prostituzione, ho provato tanto odio: odio contro i clienti, odio contro la società, odio contro me stessa. E voglia di vomitare, spesso voglia di uccidere. Durante l&#8217;atto mi veniva da vomitare, e quando tutto era finalmente finito piangevo per dieci minuti. Avrei voluto infilare un coltello nella pancia di questi clienti, spesso ho sentito il desiderio di morire.</p>
<p><strong>Ci racconti un incontro, una persona, dai tuoi 800 km contro la prostituzione?</strong></p>
<p>Durante la mia marcia ho incontrato tante persone che si congratulavano con me, che mi dicevano che la prostituzione è schiavitù e dovrebbe essere abolita, che è un orrore. È stato molto bello incontrare tutte queste persone, donne, uomini, politici. Un giorno una donna mi ha detto che la mia marcia l’ha costretta a riflettere sulla prostituzione e ha deciso di sostenermi perché la prostituzione uccide ogni giorno migliaia di donne in tutto il mondo. Grazie per avermi fatto riflettere su questa drammatica realtà, mi ha detto!</p>
<p><strong><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/RosenHicher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class=" size-medium wp-image-1596 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/RosenHicher-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="RosenHicher" width="300" height="300" /></a>Molte donne pensano che dalla tratta e dalla prostituzione non si possa uscire. La tua storia racconta il contrario. Cosa diresti loro?</strong></p>
<p>Voglio dire loro che è un percorso molto duro, ma nulla è impossibile. Si deve combattere contro i propri demoni, non si deve avere paura di restare senza denaro, tutto si risolve e la felicità che si potrà percepire sarà semplicemente infinita! Si può recuperare la propria vita e le proprie scelte, io ci sono riuscita, anche gli altri possono. Ci vuole tempo e sostegno, come fosse una cura, ma la felicità è alle porte quando si riconquista questa libertà, la libertà di scegliere il proprio partner e scegliere l&#8217;amore senza dover fingere. Io ho sofferto molto per questo, ho avuto paure inimmaginabili, è stato duro. Poi riprendere in mano la propria vita è semplicemente meraviglioso.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/rosen.hicher?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/rosen.hicher?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p><em>leggi l&#8217;intervista in lingua originale</em></p>
<p><strong>Pourquoi la prostitution signifie la servitude et non la liberté?</strong></p>
<p>La personne prostituée est souvent une personne en grande détresse économique ayant été victime de grave violence (viol, agression, abus, alcoolisme, etc). Plus de 90 pour cent de femmes sont dans des réseaux de proxénétisme, obligées de subir l’impensable.</p>
<p><strong>Comment le machisme et le patriarcat blessent le corps des femmes?</strong></p>
<p>Quand homme achète une femme il en fait ce qu&#8217;il veut et non ce quelle veut, aucune personnes prostituées choisissent l&#8217;acte quelle ne puisse supporter, elles le font car l&#8217;argent et la pour lors imposer l&#8217;acte souvent extrêmement violent.</p>
<p><strong>Lorsque vous viviez dans le système de la prostitution, quelles étaient vos pensées? Qu&#8217;est-ce que vos émotions?</strong></p>
<p>Lorsque je subissais la prostitution, j&#8217;éprouvais de la haine, haine contre les clients, haine contre la société, haine contre moi, l&#8217;envie de vomir, de tuer mais souvent arrivé, vomir pendant l&#8217;acte, pleurer quand tout était enfin fini pour 10 minutes, j&#8217;ai très souvent éprouvé l&#8217;envie de rentrer un couteau dans le ventre de ces clients, j&#8217;ai très souvent éprouvé l&#8217;envie de mourir.</p>
<p><strong>Parlez-nous d&#8217;une réunion, une seule personne, de vos 800 km contre la prostitution?</strong></p>
<p>Pendant cette marche j&#8217;ai rencontré beaucoup de personnes qui me disaient bravo, l’esclavage doit être abolie, c&#8217;est une horreur. Ma plus belle rencontre fût toutes ces personnes, elles, ces femmes, ces hommes, ces politiques. Une femme m&#8217;a dit, un jour, votre marche ma obligé d&#8217;y réfléchir et je vous soutiens car la prostitution tue chaque jour des milliers de femmes dans le monde. Je vous remercie de m&#8217;y avoir fait y penser!</p>
<p><strong>Beaucoup de femmes pensent que la traite et de la prostitution ne peuvent pas sortir. Votre histoire raconte le contraire. Que voulez-vous leur dire?</strong></p>
<p>J&#8217;ai surtout envie de leur dire, c&#8217;est dur mais rien est impossible, il faut se battre contre ses propres démons, ne pas avoir peur du manque d&#8217;argent tout se met en route et le bonheur que l&#8217;on perçoit est tout simplement un bonheur sans fin, une reprise de sa propre vie et de ses propre choix, j&#8217;y suis arrivée , elles le peuvent, il faut du temps des soins des moyens mais le bonheur est tout au près de nous avec cette liberté si riche de choisir son partenaire et de choisir l&#8217;amour et non se semblant de bonheur, j&#8217;en ai souffert beaucoup, j&#8217;ai eu des angoisses de manque, des peurs inimaginables mais cela ne dur pas et puis reprendre sa vie en main est tout simplement merveilleux.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>News in genere</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 10:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News in genere]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Scosse]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[Zdenka Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Zdenka Rocco Leggere senza stereotipi, per promuovere le pari opportunità Libri per bimbe e bimbi messi al bando da amministrazioni, biblioteche e scuole pubbliche; libri che raccontano le differenze, l’amore e le pari&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p><em>Leggere senza stereotipi, per promuovere le pari opportunità</em><br />
Libri per bimbe e bimbi messi al bando da amministrazioni, biblioteche e scuole pubbliche; libri che raccontano le differenze, l’amore e le pari opportunità. Per leggere al riparo da stereotipi, per parlare di famiglie e ruoli di genere, di rapporto con le culture straniere e di differenti abilità psicofisiche. Per stimolare azioni culturali nonviolente volte al riconoscimento delle differenze e all’inclusione, contro bullismo, razzismo e sessismo.</p>
<p>Due iniziative a Genova: il 12 marzo maratona di lettura,libreria «L’albero delle lettere» – via Canneto il Lungo 38r, con la piccola biblioteca «Leggere Senza Stereotipi» della Casa delle Donne; dal 2 all’ 11 aprile Mostra di libri illustrati «Ci sono anch’io» al Museo Luzzati – Porta Siberia Area Porto Antico 6.</p>
<p><a href="http://www.scosse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.scosse.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.museoluzzati.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.museoluzzati.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/Casa-delle-Donne-Genova-643459109120688/timeline?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.facebook.com/Casa-delle-Donne-Genova-643459109120688/timeline?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" />&lt;prima pagina</a></p>
<p><em>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/news-in-genere-numero-1/">News in genere</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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