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	<title>Associazione Rising &#187; stupro</title>
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		<title>Hermana yo sí te creo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 20:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni e Zdenka Rocco Alle donne non è dato dimenticare di essere donne. Come se fossimo donne prima ancora di essere persone; un genere, quello femminile, che condiziona tutta la nostra vita.&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni e Zdenka Rocco</em></p>
<p>Alle donne non è dato dimenticare di essere donne. Come se fossimo donne prima ancora di essere persone; un genere, quello femminile, che condiziona tutta la nostra vita. Siamo accomunate da grandi fatiche e non ci viene raccontato, non abbastanza, che non siamo sole e che possiamo essere unite. L’unione tra donne. Spiazzante. Non ci viene raccontato che quella tra donne è l’unione spiazzante rispetto ai dettami dell’ordine patriarcale. Ordine che ci vuole divise, giudicanti, ostili, in concorrenza e sole. Ci vuole donne fragili. Quell’unione sociale tra donne che nel 1970 Kate Millet ha identificato con la parola “sisterhood”. Donne che si incontrano e si conoscono, donne che si raccontano si ascoltano, donne che si credono. Donne che si rispettano, si difendono, donne che si riconoscono e si sostengono. Donne che accettano e si accettano. Donne accomunate dal loro essere donne. Donne solidali. Donne sorelle. Non ci viene raccontato quanto rivoluzionaria sia la solidarietà tra le donne. Per fortuna non abbiamo smesso di ricordarcelo, anche da sole, anche tra noi, proprio tra noi.</p>
<p>Solo nell’ultimo anno sono stati diversi i movimenti di solidarietà tra le donne. #niunamenos, grido collettivo nato in Argentina dalla necessità di dire basta al femminicidio. #metoo, campagna lanciata su twitter dall’attrice Alyssa Milano per denunciare le molestie sessuali. Trasformato in #wetoogheter, dal movimento Non una di meno alla vigilia del 25 novembre scorso. E #quellavoltache, hastag ripreso dai siti di informazione Gaypost.it e Pasionaria.it, per raccogliere le testimonianze delle donne italiane che hanno subito molestie. Fino a #sorellaioticredo, per manifestare la propria solidarietà – sorellanza – verso tutte le donne. Solidarietà anche per i luoghi delle donne. #lacasasiamotutte, hastag che riassume la battaglia della Casa Internazionale delle Donne di Roma per il mantenimento della propria sede storica di Roma in via della Lungara. Battaglia che ha visto proprio negli ultimi giorni un momento di grande mobilitazione e partecipazione femminista.</p>
<p>Movimenti che ci ricordano che la sorellanza è un regalo che facciamo a noi stesse.</p>
<p>“Hermana yo sí te creo”, lo slogan con cui in Spagna hanno manifestato in solidarietà con la ragazza stuprata da cinque ragazzi a Pamplona. E proprio “Hermana yo sí te creo”, è il titolo che abbiamo scelto per questo numero di FATE le STREGHE che parla di sorellanza. Solidarietà alla ragazza, al movimento e a tutte noi.</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>#sorellaioticredo</title>
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		<comments>https://www.associazionerising.eu/sorellaioticredo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Writing rising]]></category>
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		<category><![CDATA[Giusy Coronato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Giusy Coronato Nel novembre del 2017, in Spagna, inizia un processo per stupro a carico di un “branco” di uomini che durante la notte della corsa dei tori a Pamplona, nel 2016, ha&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giusy Coronato</em></p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/YoSìTeCreo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class="  wp-image-2580 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/YoSìTeCreo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="yositecreo" width="499" height="333" /></a>Nel novembre del 2017, in Spagna, inizia un processo per stupro a carico di un “branco” di uomini che durante la notte della corsa dei tori a Pamplona, nel 2016, ha stuprato una ragazza di 20 anni. Durante il processo un’ondata di donne è scesa in piazza per urlare “Sorella io ti credo”, per supportare la vittima e accusare il sistema di aver screditato la denuncia e protetto i violentatori. L’hashtag #sorellaioticredo si è diffuso in tutto il mondo, in tutte le proteste, poichè rivendica l’importanza e il bisogno che siano le donne per prime a comprendere e sostenere  chi denuncia. Se non sono le donne a credere per prime nelle altre donne, come potrebbe farlo il sistema? A volte è necessario scendere in piazza e urlare, a volte basta una mano sulla spalla, a volte guardare negli occhi e dire “io ti credo”. Solo una donna che sente il sostegno delle altre donne può trovare il coraggio di parlare, raccontare, ribellarsi e dire basta!</p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le colpe della violenza</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Simeone Latini</em></p>
<p>La violenza sulle donne è una tragedia che conosco. Beninteso, non la conoscerò mai fino in fondo. Mettersi nei panni altrui ha prodotto solo un forte senso di disgusto, ma cosa muova verso una distorsione simile, proprio non riesco a concepirlo. So solo che la colpa è nostra. Di radici culturali, che vorrebbero farci tollerare le azioni inaccettabili di chi si impone con la forza. Di chi non condanna, senza attenuanti, la violenza che si insinua nel quotidiano. Del non ragionare a sufficienza su quanto non conti, in simili frangenti, la bellezza di una donna, la sua femminilità espressa o il suo stile di vita, sempre e comunque lecito. Lo stupro (fisico, ma anche psicologico) è un atto d&#8217;intimidazione consapevole, l&#8217;espressione di un dominio su un altro essere umano. Il terrore imposto. Una volta che si è presa coscienza di questo dato di fatto, non può che sorgere l&#8217;esigenza di un nuovo corso. È una rivoluzione. E come tutte le rivoluzioni, finirà col nascere dalla nostra coscienza.</p>
<p><em>Simeone Latini, 47 anni, attore, regista e autore cagliaritano. Da 25 anni si divide tra teatro, cinema e tv, in Italia e all&#8217;estero. Da qualche tempo è tornato a vivere in Sardegna, terra di grande bellezza, ma anche di profondo disagio sociale, tema ricorrente nei suoi lavori.</em></p>
<p><a title="Simeone Latini" href="www.simeonelatini.com?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.simeonelatini.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Il corpo legislativo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Daniela Marcuccio Per secoli il corpo delle donne è stato coniugato alla sessualità come valore da controllare a fini di ordine pubblico, ora in nome dell’onore (altrui), ora per garantire la discendenza attraverso&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Daniela Marcuccio</em></p>
<p>Per secoli il corpo delle donne è stato coniugato alla sessualità come valore da controllare a fini di ordine pubblico, ora in nome dell’onore (altrui), ora per garantire la discendenza attraverso la fecondazione, ora per difendere la morale pubblica. Trattandosi di questione di ordine pubblico, l’intervento è competenza del diritto penale. Il codice penale (del 1930) conferiva rilevanza di causa di giustificazione al movente dell’“offesa all&#8217;onor suo e della sua famiglia” che determinava a uccidere “il coniuge, la figlia o la sorella” (art.587 c.p). L&#8217;autore del reato era quindi il maschio.  E valutava il matrimonio riparatore causa di estinzione del reato di sequestro di persona e violenza carnale (art.544 c.p.). Le due norme, prodotto inconfutabile della cultura patriarcale, furono abrogate soltanto nel 1981, sei anni dopo il nuovo diritto di famiglia (l.n.151/1975), grazie alle pressioni del movimento delle donne le cui denunce avevano reso ormai improcrastinabile l’intervento.</p>
<p>Il poter decidere della propria sessualità era la rivendicazione indispensabile per riappropriarsi del corpo e della soggettività come le femministe urlavano a gran voce ovunque. La stessa legge 194/1978 sull&#8217;interruzione volontaria di gravidanza ha consacrato solennemente il protagonismo della donna rispetto a una delle vicende più drammatiche dell’esistenza femminile. Fino ad allora con il reato di aborto si era preteso di “scorporare” l’evento gravidanza dal corpo della persona che la porta avanti. Questo effetto si otterrebbe anche se si riconoscesse lo status di persona al concepito, come da anni alcuni movimenti per la vita chiedono, provocando la tacita abrogazione della 194 perché si esproprierebbe nuovamente la donna della decisione di sé. Infatti parlare del concepito come di una persona significa attribuirgli capacità e soggettività giuridica autonome rispetto a quella della donna che lo porta in grembo, con la quale entrerebbe in conflitto qualora la stessa decidesse di interrompere la gravidanza o fosse costretta a farlo, come nel caso di necessarie cure chemioterapiche. Tecnicamente si nominerebbe un tutore del concepito, autorizzato a prendere una decisione sul corpo della futura madre, anche contro la sua volontà.</p>
<p>Il cambiamento culturale attivato negli anni settanta dovette tuttavia attendere a lungo compiutezza perché la legge sullo stupro, reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica, fu approvata soltanto nel 1996. Il reato di violenza sessuale diventa così reato contro la libertà della persona-donna, diventa stupro qualsiasi atto sul corpo della donna compiuto senza il di lei consenso. Si tutela una fisicità, che è corpo e anima, non più disponibile “da” altri se non la donna medesima. La stessa nomenclatura ha sostituito alla locuzione <em>violenza carnale</em>, violazione della carne-corpo-cosa, la più appropriata <em>violenza sessuale</em>, violazione della sessualità-valore, finalmente costringendo a ripensare la relazione tra i sessi nel senso del rispetto.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/il-corpo-legislativo/">Il corpo legislativo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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		<title>Iconografia del gioco amoroso</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/iconografia-del-gioco-amoroso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ZONA Franca]]></category>
		<category><![CDATA[Casa delle donne per non subire violenza di Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Cretella]]></category>
		<category><![CDATA[Festival La violenza illustrata]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Nanni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni “Grechine”, come nel 2009 definì il ruolo delle donne nei media Zanardo: identità ridotte a mero corpo. Un corpo di cui non sono padrone, utilizzato per compiacere&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>Intervista a Chiara Cretella, di Giulia Nanni</em></p>
<p><strong>“Grechine”, come nel 2009 definì il ruolo delle donne nei media Zanardo: identità ridotte a mero corpo. Un corpo di cui non sono padrone, utilizzato per compiacere gli uomini. Oggi nulla è cambiato: la rappresentazione delle donne è per la gran parte stereotipata, umiliante e reificante. Ma quanto lontano affondano tali radici? Qual è l&#8217;iconografia della violenza sulle donne?</strong><br />
«L&#8217;iconografia della violenza sulle donne segue parametri precisi fin dall&#8217;antichità, un rimodellamento che non ne ha cambiato l&#8217;essenza: viene fatto passare per gioco amoroso quella che in realtà è pura violenza. Sono tantissime le iconografie a questo riguardo. Nel mio libro Effetto Medusa (Lupetti Editore, 2014) ho cercato di farne una rassegna e di riannodare questi fili tracciando una contro-storia della violenza di genere dall&#8217;antica Grecia alla pubblicità mainstreaming. Il modello di amore fusionale è presente in tutti i miti e in tutte le letterature sin dall&#8217;antichità; ancora oggi la maggior parte delle canzoni e delle poesie si basa su questi cliché tragico-romantici. Allo stesso modo si ripropone l&#8217;archetipo del delitto d&#8217;onore: Paolo e Francesca, uccisi in flagranza di adulterio, “Amor condusse noi ad una morte”, o il geloso Otello che strangola Desdemona per semplice illazione, fino al dramma del romanzo borghese ottocentesco. L&#8217;archeologia di un&#8217;immagine culturale va analizzata nel profondo, per comprendere dove affondi il suo humus. L&#8217;estetizzazione della violenza, foriera di morte, è anche un&#8217;ambigua spinta propulsiva verso la pulsione di vita, mediante la sua erotizzazione. È questo meccanismo che ne permette la sopravvivenza culturale. Se il modello proposto è ancora quello dell&#8217;amore fusionale, non ci si può aspettare che vi sia un lieto fine. La narrazione mediatica delle tragedie post-amorose si adegua a questi parametri, piuttosto che volgere allo scardinamento dell&#8217;equazione amore/sofferenza. Interrompere infatti questa catena significherebbe qualcosa di più della giustizia di cronaca: implicherebbe cambiare un modello culturale che dai primi dell&#8217;Ottocento invade l&#8217;immaginario occidentale».</p>
<p><strong>Anche il mito d&#8217;Europa racconta come Zeus prese le sembianze di un toro bianco, le si avvicinò e la portò sull&#8217;isola di Creta, rivelò la sua identità e tentò di stuprarla. Europa resistette, ma egli si trasformò in aquila e riuscì a sopraffarla. L&#8217;Europa prende il nome dal mito di uno stupro?</strong><br />
«A partire dal maggio 2013 è avvenuta l&#8217;introduzione delle nuove banconote dell&#8217;Euro, che sono state sottoposte a restyling grafico da parte della Comunità Europea: il nuovo tema elaborato per queste banconote, che sarà dunque anche il simbolo della confederazione, è il soggetto mitico del ratto d&#8217;Europa. È molto indicativo il fatto che, alla ricerca di una comune radice identitaria dell&#8217;Europa &#8211; riprodotta su una moneta, ancora una volta il corpo femminile come merce di scambio &#8211; si pensi ad uno stupro come simbolo fondante di questa unione».</p>
<p><em>Assegnista di Ricerca di sociologia con un progetto in gender studies, fa parte del Csge-Centro studi sul genere e l&#8217;educazione del Dipartimento di Scienze dell&#8217;Educazione-Università di Bologna. È autrice di numerosi saggi cui alterna una vasta attività giornalistica. Collabora con la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, per cui ha ideato e curato sei edizioni del Festival La violenza illustrata.</em></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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