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	<title>Associazione Rising &#187; violenza strutturale</title>
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	<description>Pari in Genere</description>
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		<title>Il potere delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Inma Mora Sánchez</em></p>
<p>Quello di cui non si parla non esiste, e le donne sono state escluse dalle parole per secoli. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi termini per spiegare situazioni che, fino a poco tempo fa, erano ancora invisibili. Il maschile “neutro” non è neutro e questo ormai lo sappiamo bene: è il risultato di un mondo creato al maschile, in cui gli uomini sono la norma e le donne sono l&#8217;eccezione.</p>
<p>Nel nostro sistema patriarcale gli uomini sono al centro dell’organizzazione sociale e la loro visione del mondo, della storia e della cultura è considerata la visione universale e neutra. Il femminismo vuole trasformare questa realtà e, per farlo, è imprescindibile cambiare anche il modo di raccontarla. Abbiamo bisogno delle parole giuste per cercare di avvicinarci al significato vero e proprio di quello che vogliamo dire e per creare così un’immagine precisa di ciò di cui stiamo parlando. Perché ancora sembra strano dire avvocata, architetta o sindaca? Perché non è mai stato un problema dire infermiera, maestra o casalinga? Perché se la “a” viene prima della “o” nell&#8217;alfabeto, sul dizionario troviamo prima “bambino” e non “bambina”? Perché ancora il cognome paterno è quello che deve sopravvivere?</p>
<p>L’ordine maschile organizza il mondo e quello femminile resta sempre nascosto, strano, diverso. Ma non solo nella grammatica e nella lingua. Tutti i linguaggi della nostra cultura parlano al maschile e, dal femminismo, nuovi termini e tecniche cercano di misurare questa disparità di genere in ogni area sociale. Ad esempio, sappiamo che i grandi film della storia del cinema sono stati creati per uomini e parlano di uomini agli uomini. I personaggi femminili non hanno una vita propria, ma vengono costruiti in base al loro rapporto con gli uomini: sono mamme, mogli, fidanzate, amanti. Ma come misurare questa disparità? È sufficiente ricorrere al <em>test di Bechdel</em> per capire che più della metà dei film che vediamo non superano questa prova. Questo test è molto semplice e per superarlo basta che vi siano almeno due personaggi donne con nome, che parlino almeno una volta tra di loro e che l’argomento di questa conversazione non sia un uomo.</p>
<p>Parole come <em>femminicidio</em> o <em>genere</em>, che ormai sono entrate a far parte del linguaggio comune, sono state create per misurare le relazioni di potere fra uomini e donne e analizzare la violenza contro le donne come un fenomeno sociale preciso. I termini diffusi negli ultimi anni, la maggior parte in inglese, si sono moltiplicati per evidenziare tutto ciò che sembra invisibili agli occhi di tutte le persone cresciute in un sistema patriarcale senza mai metterlo in discussione. Tre esempi molto chiari: <em>manspreading, manterrupting </em>e <em>mansplaining</em>. Questi termini indicano diverse forme di violenza e pratiche di dominazione difficilmente riconoscibili perché si tratta di atteggiamenti quotidiani che sembrano non comportare una violenza evidente.</p>
<p>Da una parte, il mansplaining è semplicemente il modo paternalistico in cui alcuni uomini spiegano le cose a noi donne perché noi siamo donne e loro uomini. Anche quando noi siamo esperte su qualche argomento, sono convinti che la loro opinione è più importante. Questo termine è stato popolarizzato da Rebecca Solnit nel libro “Men Explain Things to Me” e lo potremmo definire come il piacere nel dare spiegazioni arroganti alle donne con la certezza di avere ragione per il fatto di essere uomini. Collegato a questo termine troviamo anche il <em>manterrupting</em>, ovvero il fatto che gli uomini interrompano le donne in continuazione e senza necessità, semplicemente perché credono che quello che loro devono dire sia più importante.</p>
<p>Se il mansplaining e il manterrupting sono un modo di comunicare e parlare, il manspreading, è invece un modo di stare nello spazio pubblico senza neanche essere capaci di pensare che vi sono altre persone (donne) che hanno bisogno anche loro del proprio spazio. Questo termine indica l’abitudine degli uomini di sedersi con le gambe così aperte da occupare anche il posto delle loro vicine. Il manspreading non è un problema di cattiva educazione: così come a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo chiudere le gambe, agli uomini è stata sempre trasmessa l’idea di prenderci lo spazio. Qualche mese fa, il gruppo <em>Mujeres en Lucha</em> ha iniziato una campagna a Madrid chiedendo al comune misure contro il manspreading nei mezzi pubblici. L’appello è stato firmato da oltre 13000 persone e la Empresa Municipal de Transporte (EMT) ha deciso di iniziare una campagna contro questa pratica. È un esempio chiaro di quanto una parola possa essere utile anche per cambiare una piccola parte di questa complessa realtà -oppure almeno, di essere consapevoli su un fatto in particolare-.</p>
<p>Questo è lo spazio che noi dobbiamo prenderci: dalla “a” di avvocata al concetto di “femminicidio”, dalle nostre storie nei film al diritto ad occupare lo spazio pubblico. La violenza simbolica, quasi nascosta, è dove la violenza fisica e psicologica nascono e crescono. Finché le donne non avranno la parola, lo spazio e la visibilità, la violenza contro le donne continuerà ad esistere.</p>
<p><em>Inma Mora Sánchez, giornalista esperta in Gender Studies, ha lavorato in Italia, Spagna e Uruguay sui temi della violenza di genere. Insieme a Chiara Cretella, ha scritto il libro “Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne”. Oggi lavora come copywriter e si occupa della comunicazione online di <a title="D.i.Re" href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza</a>.</em></p>
<p><a title="Inma Mora Sánchez" href="https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://inmamsanchez.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Le parole sono consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>Facciamo un gioco? Tutti i maschi parlano e Caterina sta in silenzio; se Caterina dice quello che pensa tutti fanno finta che le sue parole non siano importanti. Se non fosse un gioco ma la storia dell’umanità?</p>
<p>La violenza maschile sulle donne è stata perpetrata anche attraverso il linguaggio e la comunicazione nella vita pubblica e privata. Caterina è ogni donna che non ha potuto o non può esprimere ciò che pensa, è ogni donna di cui sono state svilite le parole; è ogni donna che la narrazione storica ha taciuto; è quella stessa donna che non ha avuto spazio nel dibattito pubblico. La narrazione è importante tanto quanto i fatti. Le visioni del mondo e dell’umanità sono passate per lo più attraverso voci maschili.</p>
<p>Le parole sono consapevolezza. Le donne sono state raccontate come deboli, emotive, isteriche, sottomesse, incapaci di occupare posizioni dirigenziali perché, si sa, il ciclo mestruale ogni ventotto giorni ne inficia le capacità di giudizio. Le parole sono relazione. La relazione è spesso violenta: “non sei una brava madre”, “sei brutta”, “non capisci niente”, “puttana”, “sei mia”, “zitta”. Le parole sono azione politica e sociale. L’atto di parlare in pubblico per una donna sottintende il timore di chi è stata in silenzio per duemila anni. Le parole sono uno strumento di rivoluzione. Irrompere nel silenzio o nel vociare maschile con una narrazione al femminile è, ancora oggi, un atto rivoluzionario. L’emancipazione femminile inizia dalle parole attraverso l’incontro e il confronto tra donne.  Le donne partendo da sé, dall&#8217;esperienza e dal proprio vissuto attraverso gli spazi di autocoscienza, per esempio, hanno riscoperto narrazioni, corpi e prospettive politiche. Le donne hanno superato e superano l’isolamento e il silenzio forzato della violenza, comunicando a un’altra donna dall&#8217;altro capo del telefono la propria storia. Siamo entrate nel dibattito pubblico, con le voci unite dei cortei e con le donne che ci hanno rappresentato tutte, in politica, arte e società. Ascoltare, porre attenzione, riconoscere il valore, amplificare, sostenere la voce di ogni donna è un gesto d’amicizia e di lotta comune necessario al raggiungimento di una narrazione sociale che abbia in sé il pensiero femminile.</p>
<p>In questo numero di Fate le Streghe parole, linguaggi, comunicazione in ottica di genere. Se Caterina parla e avrà almeno una donna al suo fianco ad ascoltarla, le sue parole non andranno perdute.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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<p><em>di Simona Giannangeli</em></p>
<p>Abito un corpo di donna, sono un’avvocata e lotto contro la violenza maschile, insieme alle operatrici d’accoglienza in un Centro Antiviolenza per le Donne. Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola a pensare alla relazione fra diritto e corpi. Il diritto non nomina i corpi delle donne, li neutralizza, perché ha come principio regolatore una forma di astrazione: il principio universale giuridico. Questo principio rivela la sua assoluta inadeguatezza quando si elaborano leggi che hanno a che fare con i corpi delle donne e con la nostra autodeterminazione in relazione ad essi. L&#8217;intero impianto normativo, che disciplina la tutela delle donne, è specchio degli attuali assetti sociali e culturali, in cui la donna è assunta o come moglie-madre da controllare o come vittima, spesso corresponsabile, da proteggere negandole l&#8217;identità. Ѐ necessario un <em>diritto nuovo</em>, che possa dirsi <em>sessuato</em>, che operi l&#8217;inclusione simbolica della differenza sessuale nella produzione normativa, restituendo esistenza ai corpi delle donne.</p>
<p>Siamo dinanzi a una mattanza costante di corpi, di vite e di diritti delle donne e la violenza maschile dovrebbe richiamare gli uomini alle loro gravissime responsabilità. Si continua colpevolmente a definirla conflitto familiare, a soffocarla dentro casa, ad inscriverla dentro il troppo amore “malato” degli uomini. La violenza contro le donne non è un&#8217;emergenza, non è un’alluvione o un terremoto, è azione maschile criminale costante. Se si avesse il coraggio e la dignità di affrontare in modo autentico la questione, legando la violenza al genere e spostando l&#8217;attenzione al modo in cui si strutturano le relazioni tra i sessi, forse si produrrebbe uno scarto anche in termini di civiltà giuridica.</p>
<p>Viviamo in una società maschilista e sessista dove sempre e comunque i corpi delle donne sono utilizzati e svelati. Accade quando i corpi delle donne sono rinviati alla funzione sessuale-procreativa, corpi chiamati a garantire piacere da un lato e a dispensare cure e continuità della specie dall&#8217;altro. Accade nelle pubblicità sessiste dove i corpi delle donne sono denudati per reclamizzare ogni sorta di bene materiale. Accade quando si vuol parlare di violenza maschile e i corpi delle donne sono messi lì, in un angolo, seminudi, il più delle volte con sottovesti strappate e coperti di lividi. L’uso dei corpi delle donne è totale, siamo territorio libero da confini e tutto questo è intollerabile. Gli uomini, autori della violenza, sono i grandi assenti. Gli uomini stuprano i nostri corpi, gettano acido sui nostri volti, ci colpiscono con coltelli e pistole, ci bruciano per rivendicare l’antico e mai sopito possesso. E sono uomini “normali”, gli uomini di tutti i giorni, che incontri al bar, sul posto di lavoro, al parco. Gli uomini non ci uccidono per troppo amore, ci uccidono per impedire la nostra libertà di non amarli più e di andare via, la nostra libertà di autodeterminazione, il nostro diritto inviolabile a decidere della nostra vita. Ѐ la loro guerra contro la nostra libertà.</p>
<p>Le donne chiedono giustizia, non condanne esemplari. Dobbiamo lottare contro le difese di stupratori e maltrattanti marcate dalla totale mancanza di rispetto nei confronti delle donne, miranti sempre a screditarle, a sottoporle a giudizio, a stigmatizzarne condotte di vita e scelte. La difesa è sacra e inviolabile ma, come affermò l’Avv. Tina Lagostena Bassi nel processo contro gli stupratori di Fiorella negli anni settanta, nessun avvocato imposterebbe una difesa per un reato di rapina, così come si imposta una difesa per un reato di violenza sessuale. Nessun avvocato, nel caso difendesse quattro rapinatori entrati in una gioielleria per rubare beni preziosi, si sognerebbe di consigliare ai propri assistiti di fare dichiarazioni sulla personalità e sullo stile di vita del gioielliere rapinato. Perché se l&#8217;<em>oggetto</em> del reato è una donna il processo si svolge contro di lei? La violenza maschile contro le donne è il paradigma per comprendere la condizione che occupiamo nella società: condizione segnata da un principio di discriminazione che ha il suo esito finale nell&#8217;eliminazione fisica dei corpi delle donne.</p>
<p>In risposta a una cultura sessista e violenta risalta la potenza dei Centri Antiviolenza, la potenza della relazione tra donne che accolgono e donne che narrano di sé e che, mentre narrano di sé, interrogano quelle che le ascoltano, in una circolarità attraversata dalla comune esperienza di abitare un corpo femminile e di essere nel mondo a partire da quel corpo. Nel dipanarsi della relazione tra donne, ogni volta sentiamo rompersi l’isolamento e la solitudine create nelle nostre vite dalla violenza degli uomini e avvertiamo di esserci avvicinate di un altro passo “<em>a quel centro di autorità per regnare dentro e fuori di noi</em>” (Grazia Livi).<img class="  wp-image-2082 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/logo_centroantiviolenza-1024x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo_centroantiviolenza" width="423" height="208" /></p>
<p><em>L&#8217;autrice è avvocata e presidenta dell&#8217;Associazione “Donatella Tellini” &#8211; Centro Antiviolenza per le Donne &#8211; Biblioteca delle Donne, L&#8217;Aquila.</em></p>
<p>Il Centro Antiviolenza per le Donne è stato fondato all&#8217;Aquila nel 2007, grazie alla volontà politica di un gruppo di donne attive già da anni sul territorio in ambiti differenti, ma legate da una cifra di lettura della realtà storica, politica e sociale comune, quale il femminismo. Nel 2014 il Centro Antiviolenza e la Biblioteca delle Donne si sono riunite, dandosi il nome  “Donatella Tellini”.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/FateLeStregheMar2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di marzo 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disparità e discriminazioni</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/le-discriminazndo-del-lavoro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giulia Nanni Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro si incontrano ancora prima di accedervi: le donne hanno meno possibilità occupazionali degli uomini a tre anni dalla fine degli studi, con conseguente&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Giulia Nanni</em></p>
<p>Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro si incontrano ancora prima di accedervi: le donne hanno meno possibilità occupazionali degli uomini a tre anni dalla fine degli studi, con conseguente maggior tasso di inoccupazione. Avuto accesso al mercato del lavoro invece, si è obbligate a scontrarsi con segregazione orizzontale e verticale; flessibilità del lavoro; utilizzo del part-time; disparità salariale; molestie e mobbing.</p>
<p>La <strong>SEGREGAZIONE ORIZZONTALE</strong> determina la concentrazione delle donne in pochi settori o ambiti lavorativi, i quali, molto spesso tendono a riprodurre compiti e ruoli tipicamente femminili.</p>
<p>La <strong>SEGREGAZIONE VERTICALE</strong> o «soffitto di cristallo» fa riferimento a quelle barriere che impediscono alle donne l&#8217;accesso a posizioni più elevate, concentrandole ai livelli più bassi delle scale gerarchiche di potere, responsabilità e autonomia.</p>
<p>La <strong>FLESSIBILITA’ DEL LAVORO</strong> vede i contratti femminili più brevi di quelli maschili e le occupazioni instabili svolte al 35,7% dalle donne e al 15% dagli uomini. Instabilità e discontinuità dei rapporti di lavoro implicano più bassi livelli retributivi, configurano gabbie salariali di genere e incidono sulla decisione di non avere figli per una donna che, entrando in maternità, perde il lavoro e si trova a non avere diritti né garanzie nel periodo pre e post-partum.</p>
<p><strong>L&#8217;UTILIZZO DEL PART-TIME</strong> è prevalentemente femminile (in media il rapporto è di circa tre donne ogni uomo). La maggior concentrazione di lavoratori a tempo parziale si riscontra nella fase di entrata nel mondo del lavoro, mentre per le lavoratrici si colloca maggiormente nel periodo riproduttivo e di rientro dalla maternità. Aspetto quest&#8217;ultimo che evidenzia come le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sono quasi interamente a carico delle donne.</p>
<p>La <strong>DISPARITA’ SALARIALE</strong> in Europa si concretizza in un 16% in più che gli uomini percepiscono rispetto alle donne. Nel complesso è il settore industriale a discriminare maggiormente in termini di genere; infatti al suo interno la distanza retributiva arriva al 20%, mentre nei servizi il divario è del 10% e nel lavoro autonomo è del 30%.</p>
<p><strong>MOLESTIE</strong> e <strong>MOBBING</strong> sono tutte quelle azioni, più o meno gravi, singole o reiterate nel tempo, che minano il benessere psico-fisico della vittima. Se si considerano solo le molestie sessuali sul lavoro, le hanno subite circa il 51,8% delle donne in età tra i 14 e i 65 anni.</p>
<p>(da Francesca Sartori, Differenze e diseguaglianze di genere, Bologna, il Mulino, 2009)</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>Lettera aperta alla Ministra Maria Elena Boschi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 12:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Alla Ministra Maria Elena Boschi e p.c. al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi alla Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini al Presidente del Senato On. Pietro Grasso &#160; Gentilissima Ministra&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: left;">Alla Ministra Maria Elena Boschi</p>
<p style="text-align: left;">e p.c.</p>
<p style="text-align: left;">al Presidente del Consiglio dei Ministri</p>
<p style="text-align: left;">Matteo Renzi</p>
<p style="text-align: left;">alla Presidente della Camera dei Deputati</p>
<p style="text-align: left;">On. Laura Boldrini</p>
<p style="text-align: left;">al Presidente del Senato</p>
<p style="text-align: left;">On. Pietro Grasso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gentilissima Ministra Maria Elena Boschi,</p>
<p>alcuni mesi fa ci siamo rivolte al <a href="http://www.associazionerising.eu/lettera-aperta-matteo-renzi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presidente Matteo Renzi</a> sollecitando l’istituzione di una Ministra per le Pari Opportunità, figura competente e riferimento preciso nel Governo per i Centri Antiviolenza e per le Associazioni impegnate quotidianamente nel contrasto alla violenza contro le donne. Ci siamo rivolte al Presidente Renzi dopo alcune, drammatiche, storie di femminicidio.</p>
<p><em>Le storie si ripetono</em>.</p>
<p>Solo nell’ultima settimana a Roma Sara è stata uccisa dall’ex fidanzato; a Taranto, Federica e suo figlio sono stati uccisi dal marito e padre; in provincia di Pordenone, Michela è stata uccisa dall’ex fidanzato.</p>
<p>Storie dalla guerra, ferocissima, contro le donne. Una guerra che ci riguarda tutte e tutti.</p>
<p>Finalmente il 10 maggio u.s. è arrivata per Lei la delega in materia di Pari Opportunità, attribuzione che abbiamo accolto come un importante segnale da parte del Governo della reale volontà di dare attuazione di tutte quelle norme in materia di contrasto alla violenza contro le donne.</p>
<p>Ci preme ricordare che il nostro Paese ha ratificato da tempo la Convenzione di Istanbul, assumendo così l’impegno di applicarla in ogni sua parte: prevenzione della violenza, protezione delle vittime, punizione per i colpevoli. Prevenzione: nelle scuole – luogo deputato per eccellenza all’educazione – di violenza contro le donne si parla di rado, mai in maniera strutturata e sistematica. Protezione: i Centri Antiviolenza, insufficienti come numero, sono finanziati in modo sporadico, mai adeguato. Punizione: le forze dell’ordine, i tribunali, sottovalutano e minimizzano le richieste di aiuto delle donne, troppo spesso le colpevolizzano per la violenza subita.</p>
<p>Certo, per dare attuazione di tutto ciò, ci vuole tempo. E questo noi lo comprendiamo, Ministra Boschi: è passato <em>appena</em> un mese dall’attribuzione della delega alle Pari Opportunità. Ci aspettiamo da Lei almeno un segnale di solidarietà e rispetto per le vittime, basta una parola. La parola è &#8220;basta&#8221;!</p>
<p>Confidiamo in Lei, nella sua attenzione e sensibilità.</p>
<p>Cordialmente,</p>
<p>Associazione RISING Pari in Genere</p>
<p>la Presidente</p>
<p>Zdenka Rocco</p>
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		<title>Quante donne possono dire di non aver mai subito violenza culturale?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 10:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La nostra opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Scipioni]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[global gender gap report]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[violenza culturale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Chiara Scipioni Quante donne possono dire di non aver mai subito violenza culturale? Quella violenza sottile che riconosce il maschile come unico genere pienamente titolare di diritti? Maltrattamenti, violenza sessuale, stalking. Tratta, prostituzione, mutilazioni&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Chiara Scipioni</em></p>
<h4><em>Quante donne possono dire di non aver mai subito violenza culturale? Quella violenza sottile che riconosce il maschile come unico genere pienamente titolare di diritti?</em></h4>
<p>Maltrattamenti, violenza sessuale, stalking. Tratta, prostituzione, mutilazioni genitali femminili, matrimoni forzati. Sono molte le forme che la violenza di genere assume quotidianamente e che portano, ogni anno, migliaia di donne a rivolgersi ai Centri antiviolenza: 16.678 solo nel 2014, secondo i dati della Rete nazionale dei Centri antiviolenza D.i.re. Una donna su tre, in Italia, l’ha subita almeno una volta nella vita, vale a dire 6 milioni e 788 mila donne.</p>
<p>Ma quante donne possono dichiarare di non avere mai subito un’altra forma di violenza, di cui destinatarie esclusive siamo sempre noi, e che è agita quotidianamente dagli uomini? Si tratta di quella violenza sottile, autorizzata da una cultura e una società permeate dal costante riconoscimento di un solo genere, quello maschile, come soggetto pienamente titolare di diritti. <div id="post-link-1356" class="sh-link post-link sh-hide"><a href="#" onclick="showhide_toggle('post', 1356, 'Show more...', 'Show less...'); return false;" aria-expanded="false"><span id="post-toggle-1356">Show more...</span></a></div><div id="post-content-1356" class="sh-content post-content sh-hide" style="display: none;"></p>
<p>Molteplici sono le situazioni e i contesti in cui le donne subiscono una compressione di diritti. La causa risiede nella disparità tra i generi, nell’insieme di divieti, aspettative e obblighi che derivano da ciò che ci si aspetta dalle donne, sia individualmente che nella relazione con gli uomini, storicamente e culturalmente. E nessuna donna, presumibilmente, può dirsi libera da questa violenza. Ancora oggi, donne che scelgono di non essere madri sono considerate fuori dall’ordinario, donne a metà, snaturate. Donne che scelgono di formarsi e sono qualificate, capaci e brillanti, a parità di mansione e incarico professionale guadagnano di meno (intorno al 7,3%) dei colleghi uomini. Donne che vogliono attraversare liberamente le strade delle città in cui vivono sono destinatarie, giorno e notte, di occhiate, fischi, commenti che, inesorabilmente, ne accompagnano il passaggio. Non richiesti, non graditi, volgari, ma che appaiono inevitabili.</p>
<p>Agiamo tutte e tutti dentro una cultura che, trascurando le sfumature che gli uomini possono esprimere con la propria individualità, propone costantemente un modello in cui il maschio virile ha il preciso compito di tutelare i soggetti deboli, a lui subordinati, ed è, per natura, predatore, quindi violento. Da ciò discende anche la legittimazione di questi comportamenti e attitudini, che vengono acquisiti socialmente come “normali”.<br />
La stessa cultura costruisce il genere femminile in contrapposizione a quello maschile, caratterizzandolo in termini di debolezza e subordinazione. Tutto ciò si traduce nella riduzione dello spazio a disposizione per i desideri, la volontà e le potenzialità delle donne. Si verifica non solo nelle relazioni di coppia, ma nella società intera, proprio a causa del predominio che gli uomini esercitano nella sfera pubblica. La violenza di cui parliamo possiamo definirla <em>strutturale</em>: la vita pubblica e quella privata tendono entrambe alla rimozione di un femminile portatore di diritti ed espressione di libertà e soggettività. Consentire alle donne di occupare, pienamente e serenamente, tanto lo spazio pubblico quanto di quello privato, senza rischiare minacce, aggressioni e discriminazioni, dovrebbe essere priorità sociale prima ancora che governativa. La questione fondamentale non è – e non può essere – quella della tutela delle donne attraverso la riduzione del loro diritto all’autodeterminazione, ma lo sviluppo di azioni che ne rafforzino la libertà, responsabilizzando gli uomini e favorendo una cultura del rispetto dell’autonomia e della dignità femminile. Per evitare il consolidarsi di stereotipi nelle generazioni future, è fondamentale anche il rafforzamento delle azioni di prevenzione, nelle scuole e in tutti i contesti di aggregazione giovanile.</p>
<p>Gli interventi in favore delle donne, volti a sradicare la violenza di genere a partire dalla rimozione della cultura che la alimenta, non possono essere frammentari: a un fenomeno strutturale si deve necessariamente rispondere coinvolgendo l’intera società e investendo risorse nella prevenzione e nelle azioni di contrasto. Anche gli interventi legislativi incidono inevitabilmente nel rafforzamento o nell’abbattimento della cultura dominante: il percorso per il pieno riconoscimento dei diritti delle donne ha già segnato, in Italia, il raggiungimento di molti traguardi: la qualificazione giuridica del reato di violenza sessuale come delitto contro la persona, l’abolizione del delitto d’onore, l’introduzione del reato di stalking, la ratifica della Convenzione di Istanbul. Tutte conquiste da attribuire al movimento delle donne che, inesorabile, continua a lottare per colmare i <em>millenni di assenza</em>che caratterizzano la storia e che hanno alimentato la compressione dei nostri diritti.</p>
<p>Esserci, e occupare pienamente lo spazio che è nostro, è la prima risposta che vogliamo mettere in campo nella lotta alla violenza nei confronti delle donne.</p>
<p><a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2015/11/Report_dati-2014.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2015/11/Report_dati-2014.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br />
<a href="http://www.istat.it/it/archivio/161716?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.istat.it/it/archivio/161716?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p></div></p>
<hr />
<h3>Focus sul tema</h3>
<p><em>di Laura Grifi</em></p>
<p>L’esperienza dei Centri Antiviolenza e le principali disposizioni nazionali e internazionali in materia di violenza di genere, affermano che la violenza ha matrice culturale e dipende dai rapporti storicamente diseguali tra i sessi. La discriminazione delle donne alimenta la violenza nei confronti delle stesse e viceversa. Pertanto, una delle misure di prevenzione necessarie è quella di promuovere un cambiamento culturale che elimini pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli di donne e uomini. La cultura quindi può legittimare o dissuadere dal commettere un atto violento. La nostra cultura è ancora intrisa di stereotipi e pregiudizi che relegano la donna in una posizione subordinata?</p>
<p>Non abbiamo trovato un’indagine statistica, che valuti a tutto tondo l’incidenza del sessismo nella cultura italiana, considerando in maniera esaustiva i valori, il linguaggio, le norme, gli stereotipi e le pratiche che perpetriamo e tramandiamo. I pochi dati a nostra disposizione ci dicono che le donne sono meno indipendenti dal punto di vista economico e meno rappresentante nelle sfere decisionali della società. Donne e uomini ritengono che il genere femminile sia più discriminato e più spesso si trovi costretto a rinunciare alle proprie aspirazioni e ai propri desideri. In Italia, le donne sono presenti negli organi istituzionali solo per un terzo; nessuna donna è mai stata eletta Presidente del Consiglio o della Repubblica. Riguardo all’occupazione, le donne lavorano meno, sono pagate la metà e ricoprono mansioni di livello più basso. Il 40% della popolazione ritiene ancora che la donna avrebbe potuto evitare la violenza subita. Anche le statistiche confermano che c’è ancora molto lavoro da fare.</p>
<p><a title="" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/TabGenderGap2015_2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1002 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/TabGenderGap2015_2-300x202.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="TabGenderGap2015_2" width="300" height="202" /></a></p>
<h4>GLOBAL GENDER GAP REPORT 2015</h4>
<p>L’Italia si posiziona al 41° posto su 145 paesi per quanto riguarda l’uguaglianza di genere. Quattro le dimensioni analizzate: salute, istruzione, partecipazione politica ed economica. I valori vanno da 0 (disuguaglianza di genere) a 1 (uguaglianza di genere).</p>
<h4>STEREOTIPI, RINUNCE E DISCRIMINAZIONI DI GENERE</h4>
<p>(Istat, 2011)<br />
La ricerca sintetizza che per la maggioranza della popolazione (57,7%) la situazione degli uomini nel nostro Paese è migliore di quella delle donne: lo pensano le donne (64,6% delle intervistate) più degli uomini (il 50,5%). Per quattro persone su dieci (43,7%) la donna è vittima di discriminazioni. Il 44,1% delle donne, contro il 19,9% degli uomini, ha dovuto fare qualche rinuncia in ambito lavorativo a causa d’impegni e responsabilità familiari o per volere dei propri familiari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&lt;prima pagina</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu/quante-donne-violenza-culturale/">Quante donne possono dire di non aver mai subito violenza culturale?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.associazionerising.eu">Associazione Rising</a>.</p>
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