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	<title>Associazione Rising &#187; Centro Antiviolenza</title>
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		<title>Nuovo laboratorio &#8220;Mamme che lo dicono&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 20:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; iniziata la nuova edizione del laboratorio di sostegno alla genitorialità &#8220;Mamme che lo dicono&#8221;, nell&#8217;ambito del progetto Donne a Tutto Tondo, laboratorio realizzato con i fondi 5&#215;1000. E proprio grazie alla fiducia di chi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>E&#8217; iniziata la nuova edizione del laboratorio di sostegno alla genitorialità &#8220;Mamme che lo dicono&#8221;, nell&#8217;ambito del progetto <a title="Donne a tutto tondo" href="http://www.associazionerising.eu/centro-antiviolenza/donne-a-tutto-tondo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Donne a Tutto Tondo</a>, laboratorio realizzato con i <a title="http://www.associazionerising.eu/5-x-1000/?utm_source=rss&utm_medium=rss" href="http://www.associazionerising.eu/5x1000-2019/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">fondi 5&#215;1000</a>. E proprio grazie alla fiducia di chi ha scelto di destinarci il proprio 5&#215;1000, abbiamo potuto realizzare ancora una volta questo progetto.</p>
<p>Gli incontri si tengono il martedì mattina presso il <a title="Centro Antiviolenza Trionfale" href="https://www.befreecooperativa.org/centri-antiviolenza/cav-trionfale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Centro Antiviolenza Trionfale</a> di Roma Capitale, gestito dalla cooperativa Be Free.</p>
<p>Obiettivo del progetto è quello di rafforzare nelle partecipanti la consapevolezza nelle proprie capacità di madre, in uno spazio protetto in cui poter esprimere liberamente le proprie inquietudini e preoccupazioni. Gli argomenti si focalizzano principalmente sul periodo che va dagli ultimi mesi della gestazione ai primi anni di vita del/della bambino/a e sui distacchi che scandiscono la relazione madre-figlio/a. I temi spaziano da questioni più pratiche legate all&#8217;accudimento dei/delle figli/e, a momenti informativi e di orientamento nel pieno rispetto delle scelte di ciascuna donna; all&#8217;ascolto con un atteggiamento aperto alla conoscenza di sé, alla crescita personale, al riconoscimento della specificità del/della proprio/a bambino/a, al rispetto dell’altra.</p>
<p>Per informazioni <a href="mailto:associazione.rising@gmail.com" target="_blank">associazione.rising@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Spazio alla solidarietà femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 19:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Maur]]></category>
		<category><![CDATA[GOAP]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Francesca Maur  “La verità è che spesso le donne mi piacciono” (V.Wolf, &#8220;Una stanza tutta per sé&#8221;) L’indipendenza economica è fondamentale per le donne, perché come diceva quasi un secolo fa Virginia Wolf&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Francesca Maur </em></p>
<p>“La verità è che spesso le donne mi piacciono” (V.Wolf, &#8220;Una stanza tutta per sé&#8221;)</p>
<p>L’indipendenza economica è fondamentale per le donne, perché come diceva quasi un secolo fa Virginia Wolf ,“la libertà dipende da cose materiali”. Lo sapevamo quando abbiamo scritto un progetto che poi abbiamo avuto la fortuna di vincere: un progetto con l’obiettivo di aiutare le donne che seguiamo al Goap a trovare, ritrovare o reinventarsi un lavoro. Sapevamo anche che farlo da sole è difficile, stancante, spesso frustrante; quindi abbiamo provato a mettere insieme donne accolte, operatrici d’accoglienza e professioniste della nostra città, con l’obiettivo di creare un percorso di orientamento al lavoro che fosse al tempo stesso luogo d’incontro e di confronto tra donne.</p>
<p>Quello che si è venuto a creare, e che via via si sta consolidando, è uno spazio straordinario di solidarietà femminile. Donne, anche molto diverse tra loro per età, estrazione sociale, economica e culturale, s’incontrano e si sentono libere di dar voce ai propri desideri e alle proprie idee, sotto la guida di formatrici esperte, che conducono gli incontri con l’obiettivo di far emergere nelle partecipanti capacità e competenze trasversali.</p>
<p>La condivisione di un interesse comune &#8211; la ricerca della propria autonomia lavorativa – e di una comune appartenenza – il fatto di essere donne – hanno fatto da traino a un gioco di squadra che spezza l’isolamento in cui spesso si trovano le donne e ne favorisce il reciproco riconoscimento. Il lavoro svolto riprende per certi aspetti il lavoro di accoglienza fatto al Centro Antiviolenza, diventandone una sorta di prolungamento all’esterno, arricchito di nuovi contenuti e informazioni. Come nell’accoglienza, infatti, le parole delle donne vengono accolte dall’ascolto attento e non giudicante delle compagne di percorso e le emozioni e le esperienze nominate sono riconosciute e condivise.</p>
<p>Viene in tal modo a crearsi una condizione di comunanza sia emotiva che razionale, una sorta di patto di solidarietà tra donne fondato su una scelta consapevole, che matura alla luce di un pensiero critico che mette in discussione valori e pregiudizi fondati sull’ideologia patriarcale. In tal modo le donne, non solo si rinforzano, ma anche si autorizzano a proporre una narrazione di sé e dei propri vissuti scevra da condizionamenti e da stereotipi di genere.</p>
<p>Sperimentare il riconoscimento reciproco, derivante dal riflettersi del proprio sguardo nello sguardo che proviene dalle altre donne, vissute come simili a sé, rinforza la dignità delle stesse e di conseguenza il loro potere di autodeterminarsi. Tale riconoscimento implica infatti una relazione fondata sulla reciprocità, dove per reciprocità si vuole qui intendere uno spazio intersoggettivo nel quale ciascuna donna si sente legittimata a rivendicare per sé le stesse pretese di dignità delle altre.</p>
<p>La donna che entra a far parte di questo flusso relazionale riesce così a costruire o modificare o ampliare la propria identità nella reazione con le altre donne, che riconosce simili a sé, e a rinforzare la propria autonomia, ovvero il proprio modo di interagire con gli altri.</p>
<p>L’esperienza relazionale vissuta al Centro trova così una sua dimensione più ampia nel lavoro di gruppo e favorendo la solidarietà tra le donne contribuisce a creare uno spazio all&#8217;interno del quale le stesse, una volta immerse, possono ridefinire la propria identità e dignità.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em>L’associazione GOAP ONLUS (Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti) si costituisce nel 1998 a Trieste. Dal 1999 gestisce il Centro Antiviolenza provinciale in convenzione con il Comune di Trieste, i comuni della Provincia e l’Azienda Sanitaria. GOAP gestisce inoltre due case rifugio a indirizzo segreto e una casa di transizione.</em></p>
<p><em>Dal 2008 GOAP fa parte dell’Associazione Nazionale D.i.Re &#8211; Donne in rete contro la Violenza  e dell’Associazione temporanea di scopo che gestisce la Casa Internazionale delle Donne di Trieste, insieme ad altre otto associazioni femminili della città.</em></p>
<p><em>L’Associazione coordina, promuove e gestisce corsi di formazione per operatrici di altre associazioni e corsi di formazione e incontri di sensibilizzazione per operatori e operatrici sia del privato sociale sia degli enti pubblici. Promuove inoltre progetti di prevenzione in scuole di diverso ordine e grado, inclusi formazioni seminariali presso l’Università degli studi di Trieste all&#8217;interno dei corsi di laurea in psicologia e in medicina.</em></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE, numero 7" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMag2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di maggio 2018</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Un nuovo immaginario femminile nella letteratura di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 19:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Elena Grilli</em></p>
<p>Quando parliamo di sessismo, parliamo di rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, che si perpetuano in vari contesti sociali e a tutti i livelli, e si esprimono naturalmente anche nel linguaggio e nelle narrazioni.</p>
<p>Da assidua lettrice di romanzi gialli prima e scrittrice poi, e in quanto attivista all&#8217;interno di un centro antiviolenza, mi sono posta più volte la questione dei personaggi femminili nella letteratura gialla.</p>
<p>I thriller offrono spesso personaggi femminili vulnerabili, coinvolti in quanto vittime in rapimenti, abusi o omicidi, suggerendo l’idea di un sesso debole, senza potere o controllo sugli uomini. In alternativa, le donne sono raffigurate come il male, pericolose in quanto seduttive e manipolative, capaci di far perdere il controllo all’uomo. Rappresentate il più delle volte come un’appendice dei protagonisti maschili, sono incasellate in ruoli precisi, di <em>femme fatale</em>/meretrice, oppure essere debole e vulnerabile. In ogni caso – e non ce ne sorprendiamo – sono oggetto: di desiderio, di violenza, di tutela.</p>
<p>Gli autori di genere giallo che più sono diventati noti sono uomini e scrivono di donne viste coi loro occhi. Anche quando una donna è protagonista e viene rappresentata capace e intelligente, comunque non esce mai troppo dallo stereotipo: è sempre curata e desiderabile oppure comprensiva e materna.</p>
<p>Un’interessante eccezione è costituita da Clarice, la protagonista de <em>Il silenzio degli innocenti</em>: forte, preparata, intelligente, indipendente, con poco o nessun interesse su aspetto fisico o seduttività.</p>
<p>Le eccezioni, che saranno sicuramente più numerose, non sono tuttavia sufficienti a mettere in discussione la regola. La “pupa” dell’investigatore è ancora una figura molto potente nell’immaginario giallo-thriller-noir.</p>
<p>Allo stato attuale, un grande aiuto non viene nemmeno dalle gialliste, che sono poche e con maggiore difficoltà arrivano al successo. A parte Agatha Christie, i più celebri giallisti sono uomini. Il giallo viene generalmente considerato un genere letterario “maschile”. In Italia non ci sono scrittrici che abbiano conquistato fama a livello internazionale, a differenza di altri paesi europei. Ma anche in questi casi, se si va a vedere chi sono i personaggi creati dalle colleghe gialliste, ahimè, ancora una volta sono uomini. La grande scrittrice inglese P.D. James ha creato l’ispettore Adam Dalgliesh, la francese Fred Vargas il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, la svedese Camilla Läckberg l’ispettore Patrik Hedstrom. La Christie ha il suo investigatore privato Hercule Poirot. E d’altra parte, chi potrebbe mai sostenere che la cara vecchia zitella Miss Marple, che si muove tra lavori a maglia, tè con le amiche e giardinaggio, pur con tutto il suo acume, possa rappresentare un personaggio controstereotipico?</p>
<p>Sembra fare eccezione la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett, che ha creato il personaggio di Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona. Notare il nome: dura come una pietra, ma delicata, come… una donna?</p>
<p>La veloce panoramica offerta in questo articolo è indubbiamente limitata e non considera molte sfaccettature della letteratura gialla e autrici meritevoli e innovative che non hanno raggiunto il grande pubblico. Tuttavia ritengo che abbiamo bisogno di un nuovo immaginario femminile anche, perché no, nella letteratura di genere. Anche da qui si può passare per costruire rappresentazioni di donne differenti: protagoniste, autonome, artefici del proprio destino, ribelli.</p>
<p><em><strong>Elena Grilli</strong>, psicologa e psicoterapeuta, collabora dal 2006 con il centro antiviolenza di Ancona “Donne e Giustizia”, di cui in varie fasi ne è stata operatrice di accoglienza, psicologa, coordinatrice, responsabile della progettazione. Da quattro anni è responsabile del gruppo “fEMPOWER”, un gruppo di sostegno per donne. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo giallo, “Come il mare ad occhi chiusi”, edito da Edizioni EEE e premiato nel concorso nazionale Premio Giallo Indipendente 2017. Cura un piccolo blog letterario <a href="http://www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lecongetturedidalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> con articoli, recensioni e racconti gialli. I personaggi delle sue storie sono, naturalmente, sempre donne.</em></p>
<p>L’associazione <strong>Donne e Giustizia</strong> è attiva nel territorio di Ancona dal 1984. Socia fondatrice dell’associazione <a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">D.<em>i</em>.Re.</a>, gestisce il centro antiviolenza della provincia e da sempre lavora nella direzione di promuovere il benessere, il rispetto della dignità personale e l’autonomia delle donne. <a href="http://www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.donnegiustizia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-full wp-image-2281 aligncenter" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DonneGiustizia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donnegiustizia" width="265" height="80" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheLug2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di luglio 2017</p>
<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Il principio universale giuridico che neutralizza i corpi delle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo rete]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione “Donatella Tellini”]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca delle Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza per le Donne]]></category>
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		<category><![CDATA[Simona Giannangeli]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Simona Giannangeli Abito un corpo di donna, sono un’avvocata e lotto contro la violenza maschile, insieme alle operatrici d’accoglienza in un Centro Antiviolenza per le Donne. Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola&#46;&#46;&#46;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Simona Giannangeli</em></p>
<p>Abito un corpo di donna, sono un’avvocata e lotto contro la violenza maschile, insieme alle operatrici d’accoglienza in un Centro Antiviolenza per le Donne. Una riflessione sui corpi delle donne mi stimola a pensare alla relazione fra diritto e corpi. Il diritto non nomina i corpi delle donne, li neutralizza, perché ha come principio regolatore una forma di astrazione: il principio universale giuridico. Questo principio rivela la sua assoluta inadeguatezza quando si elaborano leggi che hanno a che fare con i corpi delle donne e con la nostra autodeterminazione in relazione ad essi. L&#8217;intero impianto normativo, che disciplina la tutela delle donne, è specchio degli attuali assetti sociali e culturali, in cui la donna è assunta o come moglie-madre da controllare o come vittima, spesso corresponsabile, da proteggere negandole l&#8217;identità. Ѐ necessario un <em>diritto nuovo</em>, che possa dirsi <em>sessuato</em>, che operi l&#8217;inclusione simbolica della differenza sessuale nella produzione normativa, restituendo esistenza ai corpi delle donne.</p>
<p>Siamo dinanzi a una mattanza costante di corpi, di vite e di diritti delle donne e la violenza maschile dovrebbe richiamare gli uomini alle loro gravissime responsabilità. Si continua colpevolmente a definirla conflitto familiare, a soffocarla dentro casa, ad inscriverla dentro il troppo amore “malato” degli uomini. La violenza contro le donne non è un&#8217;emergenza, non è un’alluvione o un terremoto, è azione maschile criminale costante. Se si avesse il coraggio e la dignità di affrontare in modo autentico la questione, legando la violenza al genere e spostando l&#8217;attenzione al modo in cui si strutturano le relazioni tra i sessi, forse si produrrebbe uno scarto anche in termini di civiltà giuridica.</p>
<p>Viviamo in una società maschilista e sessista dove sempre e comunque i corpi delle donne sono utilizzati e svelati. Accade quando i corpi delle donne sono rinviati alla funzione sessuale-procreativa, corpi chiamati a garantire piacere da un lato e a dispensare cure e continuità della specie dall&#8217;altro. Accade nelle pubblicità sessiste dove i corpi delle donne sono denudati per reclamizzare ogni sorta di bene materiale. Accade quando si vuol parlare di violenza maschile e i corpi delle donne sono messi lì, in un angolo, seminudi, il più delle volte con sottovesti strappate e coperti di lividi. L’uso dei corpi delle donne è totale, siamo territorio libero da confini e tutto questo è intollerabile. Gli uomini, autori della violenza, sono i grandi assenti. Gli uomini stuprano i nostri corpi, gettano acido sui nostri volti, ci colpiscono con coltelli e pistole, ci bruciano per rivendicare l’antico e mai sopito possesso. E sono uomini “normali”, gli uomini di tutti i giorni, che incontri al bar, sul posto di lavoro, al parco. Gli uomini non ci uccidono per troppo amore, ci uccidono per impedire la nostra libertà di non amarli più e di andare via, la nostra libertà di autodeterminazione, il nostro diritto inviolabile a decidere della nostra vita. Ѐ la loro guerra contro la nostra libertà.</p>
<p>Le donne chiedono giustizia, non condanne esemplari. Dobbiamo lottare contro le difese di stupratori e maltrattanti marcate dalla totale mancanza di rispetto nei confronti delle donne, miranti sempre a screditarle, a sottoporle a giudizio, a stigmatizzarne condotte di vita e scelte. La difesa è sacra e inviolabile ma, come affermò l’Avv. Tina Lagostena Bassi nel processo contro gli stupratori di Fiorella negli anni settanta, nessun avvocato imposterebbe una difesa per un reato di rapina, così come si imposta una difesa per un reato di violenza sessuale. Nessun avvocato, nel caso difendesse quattro rapinatori entrati in una gioielleria per rubare beni preziosi, si sognerebbe di consigliare ai propri assistiti di fare dichiarazioni sulla personalità e sullo stile di vita del gioielliere rapinato. Perché se l&#8217;<em>oggetto</em> del reato è una donna il processo si svolge contro di lei? La violenza maschile contro le donne è il paradigma per comprendere la condizione che occupiamo nella società: condizione segnata da un principio di discriminazione che ha il suo esito finale nell&#8217;eliminazione fisica dei corpi delle donne.</p>
<p>In risposta a una cultura sessista e violenta risalta la potenza dei Centri Antiviolenza, la potenza della relazione tra donne che accolgono e donne che narrano di sé e che, mentre narrano di sé, interrogano quelle che le ascoltano, in una circolarità attraversata dalla comune esperienza di abitare un corpo femminile e di essere nel mondo a partire da quel corpo. Nel dipanarsi della relazione tra donne, ogni volta sentiamo rompersi l’isolamento e la solitudine create nelle nostre vite dalla violenza degli uomini e avvertiamo di esserci avvicinate di un altro passo “<em>a quel centro di autorità per regnare dentro e fuori di noi</em>” (Grazia Livi).<img class="  wp-image-2082 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/logo_centroantiviolenza-1024x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo_centroantiviolenza" width="423" height="208" /></p>
<p><em>L&#8217;autrice è avvocata e presidenta dell&#8217;Associazione “Donatella Tellini” &#8211; Centro Antiviolenza per le Donne &#8211; Biblioteca delle Donne, L&#8217;Aquila.</em></p>
<p>Il Centro Antiviolenza per le Donne è stato fondato all&#8217;Aquila nel 2007, grazie alla volontà politica di un gruppo di donne attive già da anni sul territorio in ambiti differenti, ma legate da una cifra di lettura della realtà storica, politica e sociale comune, quale il femminismo. Nel 2014 il Centro Antiviolenza e la Biblioteca delle Donne si sono riunite, dandosi il nome  “Donatella Tellini”.</p>
<p><a title="FATE le STREGHE" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<title>Intervista a Lucia Annibali</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 04:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Valeria D'angelo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Valeria D&#8217;Angelo e Laura Grifi Durante il ricovero sei stata a lungo bendata: cosa ti aspettavi di vedere e come pensavi sarebbe stato l&#8217;incontro con il tuo corpo inevitabilmente cambiato? Non so cosa&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Valeria D&#8217;Angelo e Laura Grifi</em></p>
<p><strong>Durante il ricovero sei stata a lungo bendata: cosa ti aspettavi di vedere e come pensavi sarebbe stato l&#8217;incontro con il tuo corpo inevitabilmente cambiato?</strong></p>
<p>Non so cosa mi aspettavo, era difficile anche solo immaginare. Sicuramente sognavo. Immaginavo una nuova me, ascoltavo spesso la musica e la musica mi suggeriva delle immagini. Ad esempio ricordo di aver sognato una festa, a casa di un amico, una bellissima casa in campagna. Ero lì con amiche e amici, e m’immaginavo con qualche segno, qualche riga sul viso, ma niente di che. Immaginavo un nuovo look per ripropormi e reinventarmi. Una persona ustionata capisce soltanto dopo, quando torna a casa, cosa è accaduto veramente. Quando sei in ospedale è tutto molto ovattato. Io, tra l&#8217;altro, non vedevo bene i primi tempi, quindi non avevo idea di come potessi essere. L’incontro con il mio viso è avvenuto in più fasi, anche a causa dei problemi alla vista. All&#8217;inizio non mi soffermavo più di tanto sulla mia immagine, anche perché mi dicevo che non sarei rimasta così per sempre. In realtà, è un ri-incontro che si rinnova ogni mattina, ogni mattina ti guardi e rinnovi la tua immagine e il tuo rapporto con te stessa.</p>
<p>Sono diventata molto amica di Paola Turci, che ha avuto una storia per qualche modo simile alla mia e ha appena partecipato al festival di Sanremo con una bellissima canzone, in cui racconta di questa accettazione di sé e di mettere in primo piano la tua opinione, prima ancora di quella degli altri. Ogni giorno vedi te stessa e devi rinnovare il bene che ti vuoi. È un incontro che avviene continuamente: ogni volta che conosci un’altra persona ti rendi conto che l’altra ti guarda, come se ci fosse una specie di filtro, non è mai un incontro diretto, è questo quello che noi viviamo. Quindi, in ogni occasione di incontro, bisogna di nuovo convincersi che vai bene così come sei.<strong> </strong></p>
<p><strong>In merito ai cambiamenti del tuo volto, cosa è stato più complesso affrontare: riconoscersi e ricostruire la propria identità corporea su nuovi lineamenti, o trovarsi nello sguardo degli altri?</strong></p>
<p>Non puoi affrontare gli altri in modo equilibrato, anche con il giusto distacco che ti permetta di non farti ferire più di tanto, se prima non hai raggiunto un equilibrio con la tua nuova immagine. Un&#8217;immagine che devi accettare per forza; pur migliorandola il più possibile, comunque delle imperfezioni ci saranno sempre. Anche dei fastidi. Io convivo con dei fastidi oggettivi che sento solo io e non so quanto gli altri possano percepirli. Io li sento chiaramente. Quindi diventa una mediazione continua. È un impegno personale che si ripropone sempre, anche nel contesto lavorativo per esempio. Non è facile, perché senti addosso la fatica fisica e, nonostante questa fatica, devi andare avanti e affrontare la giornata.</p>
<p>Ad ogni modo, nel mio caso io ho contribuito attivamente alla ricostruzione fisica del mio corpo, ho progettato e scelto come ricostruirmi e sono diventata un tutt&#8217;uno con quella ricostruzione.  Il fuori e il dentro vanno assolutamente all&#8217;unisono, anche perché se no sarebbe difficile vivere e riuscire a riproporsi nella società.<strong> </strong></p>
<p><strong>In che direzione ti hanno portato le operazioni chirurgiche: verso la te del passato o verso la nuova te? </strong></p>
<p>Non abbiamo mai pensato di riprodurre il viso originario, l’abbiamo usato a volte come base per gli zigomi, per capire come erano posizionati. Sarebbe stata una cosa inutile e stupida. Non è possibile e non è progettabile riproporre un viso come quello di prima. L’importante è pensare e progettare un viso che sia prima di tutto funzionale: ho dovuto ricostruire tutte le palpebre e quindi la possibilità di aprire e chiudere gli occhi. Può sembrare una cosa scontata ma non lo è. Per diversi mesi le mie palpebre non si chiudevano correttamente, causandomi problemi alla vista. Ho dovuto ricostruire il mio volto per riuscire a mangiare in modo abbastanza corretto, dare una certa morbidezza alla pelle e al viso, ricostruire il naso per riuscire a respirare meglio. L’aspetto estetico è venuto di pari passo: più intervieni e più acquisti una tua fisionomia; l’importante per me è che sia più naturale possibile. Ci sono tante donne che si ricostruiscono, ma magari perdono questo aspetto naturale.<strong> </strong></p>
<p><strong>Attualmente cosa pensi e cosa provi rispetto al tuo corpo?</strong></p>
<p>Questa ustione coinvolge tutto il corpo, perché per riparare il viso ho dovuto utilizzare altre parti del mio corpo, rovinandole. Il fisico viene molto sollecitato dagli interventi e in qualche modo sto cercando di recuperare anche una femminilità. Più che recuperarla, devo riuscire a portarla all&#8217;esterno. Non è che io non mi senta femminile, però forse devo farla uscire di più, anche alla vista degli altri. Aprirmi, piano piano, all&#8217;idea di essere scoperta. Avere un viso segnato ti rende più vulnerabile. Bisogna trovare persone che siano in grado di accoglierlo e di non farti sentire a disagio.<strong> </strong></p>
<p><strong>Il tuo volto è simbolo della lotta alla violenza sulle donne: da cosa e in che modo pensi debba essere liberato il corpo delle donne?</strong></p>
<p>Dovrebbe essere liberato dai pregiudizi, dalle strumentalizzazioni, dalle offese e, in qualche modo, penso che anche le donne debbano proteggere il proprio corpo da questi utilizzi sbagliati. Le donne dovrebbero proporsi nella loro profondità, ragionare su quello che è il loro animo, il loro cervello. A me non piace se le donne si mettono in mostra da un punto di vista esclusivamente fisico. Liberarsi ed essere liberate, anche dai linguaggi. In questi giorni ci sono stati molti episodi. Anche gli uomini dovrebbero liberarsi da questo tipo di approccio, di mentalità e di linguaggio.</p>
<p><strong>Nel racconto della tua storia, come hai percepito la comunicazione mediatica? Cosa non avresti voluto sentir dire e cosa non ti hanno mai chiesto?</strong></p>
<p>Le domande sono sempre quelle e non sono neanche tanto interessanti a volte. Una cosa che ho notato è la difficoltà a proporre sé stessi, non solo come la vittima da un punto di vista processuale, ma come donna vincente. Vittima in senso processuale, ma non vittima nella vita. Ognuno si può ricostruire in modo vincente. Mi piacerebbe essere raccontata come una persona che si è emancipata e da molto tempo, per giunta. Non mi piace il bisogno dei media di essere attaccati all&#8217;aspetto morboso della cronaca, senza pensare che dietro la cronaca c’è una persona che vive e ha dei sentimenti e che ha fatto anche un suo percorso. Forse questo percorso sembra meno interessante a volte, ma in realtà io sono andata molto più avanti rispetto a come loro avrebbero voluto, a volte, raccontarmi. Soprattutto adesso, lavoro e ho una casa mia. Faccio un altro tipo di vita. Ormai non è più al passo con i miei tempi raccontarmi come la ragazza sfregiata e anche questo volerti etichettare come “la sfregiata” è veramente triste, riduttivo, un po’ offensivo, con nessuna sensibilità verso il percorso umano. Credo che quando appari in televisione devi avere una certa padronanza del significato di quello che ti è successo, della dignità che tu vuoi dare a ciò che ti è successo. In modo che anche gli altri facciano allo stesso modo. Ci vuole molta consapevolezza e molta cognizione di causa. Il mio percorso sui temi delle donne, parte dai fatti che mi sono accaduti, non me ne occupavo prima e cerco di trasmettere, oggi, la sincerità e l&#8217;autenticità del mio percorso.</p>
<p><strong>Noi che lavoriamo nei </strong><strong>Centri Antiviolenza</strong><strong> mettiamo al centro la donna, la sua storia e ripartiamo da lei. Ci ha colpito che tu </strong><strong>abbia</strong><strong> scelto di mettere la tua immagine al servizio della lotta alla violenza contro le donne e di non voler dare più spazio all&#8217;autore della violenza da te vissuta. Per noi la tua scelta, oltre a confermare la tua elaborazione e determinazione, ha sottolineato l&#8217;importanza di dar voce alle donne nella loro pluralità, depersonalizzando l&#8217;uomo violento, simbolo di una società maschilista </strong><strong>e</strong><strong> patriarcale. Ti rivedi in questo?</strong></p>
<p>Questo mio approccio è stato un punto di arrivo. Avevo metabolizzato il rapporto con lui, ma la sofferenza comunque c’era. Nel momento in cui mi sono dovuta far carico di quello che mi era successo (me ne sono dovuta fare carico io, di certo non lui) mi sono messa ed ero assolutamente al centro. Ho dovuto fare cose talmente grandi, che tutto il resto ha assunto un&#8217;importanza minore. Quello che sono stata chiamata e costretta a fare è qualcosa di gigantesco e disumano.</p>
<p>In secondo luogo, a me non piace raccontare molto i dettagli della mia storia, perché penso che non facciano una grande differenza, perché più o meno le storie sono quelle, le dinamiche sono quelle. È più interessante dare un messaggio costruttivo e positivo, più che andare in televisione a dire: “Mi ha fatto questo o quell’altro”. La mia scelta è stata quella di trasmettere qualcosa di diverso che possa valere per tutte. Mi hanno chiesto poco tempo fa cosa avrei voluto dire a lui, ma per me è come se parlassimo dell’anteguerra, ma basta! Anche se avessi delle cose da dire a lui, non le direi pubblicamente. A un certo punto, quello che ti è successo deve tornare a essere un fatto privato e personale e devi avere il tempo di viverti da sola ed elaborare quotidianamente una vita normale. Non c’è bisogno di passare tutta la vita come una vittima o come una sfregiata.<strong> </strong></p>
<p><strong>Sappiamo che spesso hai incontrato i ragazzi/e delle scuole, luogo dove anche noi pensiamo debba farsi più prevenzione e informazione sulla violenza di genere: cosa ti ha più sorpreso da questi incontri, positivamente e negativamente?</strong></p>
<p>L’incontro con gli studenti è iniziato con la pubblicazione del libro. Sono stata anche nelle università e nelle carceri, a Rebibbia, Parma e Padova. Con i ragazzi è stato sempre abbastanza interessante, è un incontro che ti lascia sempre qualcosa di positivo. Gli studenti mi hanno scritto in diverse occasioni, anche per e-mail, condividendo le loro storie. Quasi sempre, c’è qualcuno che vive anche in famiglia dei rapporti difficili e questi incontri possono essere l’occasione affinché tirino fuori qualcosa di personale. Per esempio mi ricordo di una ragazza, qui a Roma, che ci ha lasciato un biglietto sul tavolo, con una sorta di poesia, di racconto da cui si intuiva che aveva delle sofferenze. Gli stimoli arrivano. <strong> </strong></p>
<p><strong>Attualmente collabori con il Ministero delle Pari Opportunità: cosa è prio</strong><strong>ri</strong><strong>tario affrontare nel contrastare la violenza contro le donne?</strong></p>
<p>Ci vuole una continuità. La possibilità di pensare e programmare dei progetti che possano avere il tempo di essere realizzati. Servono soluzioni concrete ed efficaci, sia da un punto di vista legislativo, che sulla prevenzione dei maltrattamenti in famiglia. Possiamo individuare delle pratiche che siano già state messe alla prova e di cui abbiamo risultati concreti. La concretezza è fondamentale, anche da un punto di vista legislativo. Tra qualche giorno, ricominceremo con i gruppi di lavoro all&#8217;interno dell’Osservatorio sulla violenza di genere e ripartiamo alla grande. Ci saranno tre gruppi: uno sul percorso sanitario su cui vorremmo delineare delle linee guida in collaborazione con associazioni e centri antiviolenza; il secondo gruppo si occuperà del piano straordinario contro la violenza, che deve essere riscritto e preparato; il terzo è più tecnico, perché si occuperà dell’Intesa Stato-Regioni. Ci apprestiamo a realizzare tutto quello che avevamo messo in cantiere nei mesi precedenti. Siamo desiderosi di continuare.</p>
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<hr />
<p><em>Questo sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato a seconda della disponibilità del materiale. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001.</em></p>
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		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 03:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Zdenka Rocco Anche quest’anno è possibile destinare il proprio 5&#215;1000 a RISING Pari in Genere. Basta indicare il codice fiscale 97816800581 e firmare nell&#8217;apposito riquadro della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Anche quest’anno è possibile destinare il proprio <strong>5&#215;1000</strong> a RISING Pari in Genere. Basta indicare il <strong>codice fiscale 97816800581</strong> e <strong>firmare nell&#8217;apposito riquadro</strong> della dichiarazione dei redditi. Un gesto che non costa nulla e che rappresenta un aiuto concreto per sostenere le attività dell’associazione.</p>
<p>Nel corso del 2016 lo <a title="Sportello Antiviolenza" href="http://www.associazionerising.eu/centro-antiviolenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Sportello Antiviolenza Mariella Gramaglia</a> ha visto aumentare il numero delle donne accolte. Grazie alla professionalità delle operatrici specializzate nella violenza di genere, è stato possibile accompagnarle nel loro percorso di libertà. Il vostro sostegno diviene un aiuto concreto per continuare a garantire  qualità all&#8217;accoglienza alle donne.</p>
<p>Associazione <strong>RISING Pari in Genere</strong> &#8211; codice fiscale <strong>97816800581</strong></p>
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		<title>Nuova sede del Centro Antiviolenza Mariella Gramaglia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 07:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>a cura di Zdenka Rocco Il Centro Antiviolenza Mariella Gramaglia apre una nuova sede. Grazie al sodalizio con l&#8217;AIED Roma -Associazione Italiana per l&#8217;Educazione Demografica, tutte le attività di accoglienza e sostegno a donne&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p><em>a cura di Zdenka Rocco</em></p>
<p>Il <a title="Centro Antiviolenza" href="http://www.associazionerising.eu/centro-antiviolenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Centro Antiviolenza Mariella Gramaglia</a> apre una nuova sede. Grazie al sodalizio con l&#8217;<a title="AIED Roma" href="http://www.aied-roma.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">AIED Roma <img class="  wp-image-1920 alignright" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LogoAied.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="LogoAied" width="349" height="83" /></a>-Associazione Italiana per l&#8217;Educazione Demografica, tutte le attività di accoglienza e sostegno a donne che hanno subito violenza si svolgono presso la sede di via Alessandria, 40. Nel nuovo spazio forniamo ascolto telefonico, colloqui informativi, consulenza e assistenza legale; prevenzione attraverso azioni di informazione, sensibilizzazione e formazione sul territorio. Tutti i nostri servizi sono gratuiti.<br />
Per info e appuntamenti chiamare il 392 709 69559 o scrivere a cav@associazionerising.org</p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&gt; prima pagina</a></p>
<p><a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-numero-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignnone" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" /></a></p>
<p>scarica <a title="Fate le Streghe" href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheNov2016.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a> .pdf del numero di novembre 2016</p>
<p><a href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org" target="_blank">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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		<title>“Boni come er pane” sostiene RISING – Pari in Genere</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 11:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Domenica 19 giugno, dalle ore 18.30 si festeggia l’ultimo appuntamento della rassegna “Boni come er pane” con un evento speciale: dar Ciriola e la sua Ape Ciriola si trasferiscono al Monk Club (Via Giuseppe&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Domenica 19 giugno</strong>, dalle <strong>ore 18.30</strong> si festeggia l’ultimo appuntamento della rassegna <a title="Boni come er pane" href="https://www.facebook.com/events/1753610811575330/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Boni come er pane”</a> con un evento speciale: dar Ciriola e la sua Ape Ciriola si trasferiscono al <a title="Monk Roma Club" href="http://www.monkroma.club/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Monk Club</strong></a> (Via Giuseppe Mirri, 35) per un tramonto d&#8217;estate in poesia, musica, pane e romanità. A esibirsi nel giardino del Monk grandi nomi del panorama artistico: <a title="Giulia Ananìa" href="https://www.facebook.com/Giulia-Anan%C3%ACa-226613837352139/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Giulia Ananìa</a> con il progetto Rome Emotional Map, <a title="Lavinia Mancusi" href="http://www.laviniamancusi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Lavinia Mancusi</a>, la Med Free Orchestra, l&#8217;attore <a title="Josafat Vagni" href="http://www.imdb.com/name/nm3933351/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Josafat Vagni</a> noto al grande pubblico per i Cesaroni e Matrimoni e altre follie e, ospite d&#8217;eccezione, <a title="Giorgio Tirabassi" href="http://www.giorgiotirabassi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">GIORGIO TIRABASSI</a> con “Canzoni Romane” per raccontare Roma con poesia, ironia e cuore.</p>
<p><strong><a title="Boni come er pane" href="https://www.facebook.com/events/1753610811575330/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Boni come er pane”</a> sostiene l’associazione RISING Pari in Genere</strong>. Ogni artista porterà sul palco una canzone che parlerà, ognuna a suo modo, di <strong>femminicidio</strong> per sensibilizzare &#8211; anche in una serata conviviale attraverso poesia arte e musica &#8211; a un tema così importante. Per aiutare l’Associazione, nel corso della serata, sarà possibile donare una libera sottoscrizione.</p>
<p><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Monk.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-0" title=""><img class=" size-medium wp-image-1526 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/Monk-127x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Monk" width="127" height="300" /></a><a title="Boni come er pane" href="https://www.facebook.com/events/1753610811575330/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>&#8220;Boni come er pane&#8221;</strong></a></p>
<p><strong> </strong>Musica, poesia &amp; pane popolare a Roma</p>
<p>DAR CIRIOLA&#8230; va al <strong>MONK</strong>!</p>
<p><strong>DOMENICA 19 GIUGNO</strong> dalle <strong>ore 18.30</strong></p>
<p>Con i live di Giulia Ananìa con Rome Emotional Map</p>
<p>Con l&#8217;attore Josafat Vagni e Lavinia Mancusi/Med Free Orchestra</p>
<p>Ospite d&#8217;eccezione GIORGIO TIRABASSI trio in &#8220;Canzoni Romane&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Ape Ciriola al Monk Club" href="https://www.facebook.com/events/1753610811575330/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ape Ciriola al Monk Club</a>, Via Giuseppe Mirri, 35 &#8211; <strong>INGRESSO LIBERO</strong></p>
<p><strong><div id="post-link-1523" class="sh-link post-link sh-hide"><a href="#" onclick="showhide_toggle('post', 1523, 'Show more...', 'Show less...'); return false;" aria-expanded="false"><span id="post-toggle-1523">Show more...</span></a></div><div id="post-content-1523" class="sh-content post-content sh-hide" style="display: none;"></strong></p>
<p><strong>     &#8220;Boni come er pane&#8221;</strong> è la rassegna a ingresso libero dedicata a Roma e ideata dalla cantautrice Giulia Ananìa in collaborazione con Civico d.o.c. e dar Ciriola. Perché a Roma ce piace magna’ e canta’, ma bisogna farlo in compagnia!</p>
<p><strong>Giorgio Tirabassi</strong> attore e musicista che, nonostante il successo e la grande popolarità raggiunta anche grazie alle fortunate serie televisive e importanti film, non ha mai smesso di essere profondamente “dentro” la sua città e di continuare a scattare istantanee ironiche e spietate di alcuni esempi di varia umanità in cui ciascuno può riconoscersi e a raccontare la tradizione popolare della canzone romana.</p>
<p><strong>Giulia Ananìa</strong> con <strong>Rome Emotional Map</strong>: nuovo progetto della cantautrice che nasce dall’idea di mappare emozionalmente Roma con uno spettacolo “site specific” per ogni quartiere della città.</p>
<p><strong>Med Free Orchestra</strong> un’ensamble multietnica composta da sedici musicisti provenienti da varie aree del suddel mondo e propone un pop-rock-balcanico-mediterraneo orientale dando spazio alla musica mediterranea, dalla musica balcanica, klezmer, africana, persiana, turca, greca, reggae e più in generale alla world music.</p>
<p><strong>Lavinia Mancusi</strong> è stata, mille e mille anni fa, la moglie di Enea, il super manzo arrivato dalla Grecia. Insieme hanno fondato la razza italica, dicono. Ma questa è storia, ormai. Lavinia Mancusi oggi non è una principessa, ma una cantante nata sull’Isola Tiberina, una mattina di maggio di 31 anni fa… E quel fiume che scorre e il rumore che fa non la lasciano mai. Così ha deciso di cantarla la sua città, di cantare le sue strade, i suoi ponti, gli archi e il vento dolce che scivola nei vicoli e sulle case. Lavinia canta e suona e canta Roma.</p>
<p><strong>Josafat Vagni</strong> giovane attore italiano, si destreggia tra teatro e cortometraggi. I suoi successi: <em>Preferisco il Paradiso</em> (2010) di Giacomo Campiotti, <em>Come non detto</em> (2012) e nel 2014 ha lavorato con Vincenzo Alfieri per la realizzazione del film <em>Forse sono Io 2</em>. È anche autore di testi inediti.</div></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Info</strong>:</p>
<p style="text-align: left;">Domenica <strong>19 giugno</strong> dalle <strong>ore 18.30 </strong><strong>Monk Club</strong> &#8211; Via Mirri, 35 &#8211; Ingresso Libero</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ufficio stampa  </strong>Civico d.o.c. <a href="mailto:civicodoc@gmail.com">civicodoc@gmail.com</a> <a title="Civico Doc" href="www.civicodoc.net?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.civicodoc.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0011.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-1" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1574" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0011.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0011.jpg" width="300" height="200" /></a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0010.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-2" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1573" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0010.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0010.jpg" width="300" height="200" /></a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0009.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-3" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1572" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0009.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0009.jpg" width="300" height="200" /></a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0008.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-4" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1571" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0008.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0008.jpg" width="300" height="200" /></a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0007.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-5" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1570" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0007.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0007.jpg" width="300" height="200" /></a><a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0006.jpg.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-6" title=""><img class="alignnone size-medium wp-image-1569" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/IMG-20160620-WA0006.jpg-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG-20160620-WA0006.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Lettera aperta alla Ministra Maria Elena Boschi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 12:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Elena Boschi]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza strutturale]]></category>
		<category><![CDATA[Zdenka Rocco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alla Ministra Maria Elena Boschi e p.c. al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi alla Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini al Presidente del Senato On. Pietro Grasso &#160; Gentilissima Ministra&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p style="text-align: left;">Alla Ministra Maria Elena Boschi</p>
<p style="text-align: left;">e p.c.</p>
<p style="text-align: left;">al Presidente del Consiglio dei Ministri</p>
<p style="text-align: left;">Matteo Renzi</p>
<p style="text-align: left;">alla Presidente della Camera dei Deputati</p>
<p style="text-align: left;">On. Laura Boldrini</p>
<p style="text-align: left;">al Presidente del Senato</p>
<p style="text-align: left;">On. Pietro Grasso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gentilissima Ministra Maria Elena Boschi,</p>
<p>alcuni mesi fa ci siamo rivolte al <a href="http://www.associazionerising.eu/lettera-aperta-matteo-renzi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Presidente Matteo Renzi</a> sollecitando l’istituzione di una Ministra per le Pari Opportunità, figura competente e riferimento preciso nel Governo per i Centri Antiviolenza e per le Associazioni impegnate quotidianamente nel contrasto alla violenza contro le donne. Ci siamo rivolte al Presidente Renzi dopo alcune, drammatiche, storie di femminicidio.</p>
<p><em>Le storie si ripetono</em>.</p>
<p>Solo nell’ultima settimana a Roma Sara è stata uccisa dall’ex fidanzato; a Taranto, Federica e suo figlio sono stati uccisi dal marito e padre; in provincia di Pordenone, Michela è stata uccisa dall’ex fidanzato.</p>
<p>Storie dalla guerra, ferocissima, contro le donne. Una guerra che ci riguarda tutte e tutti.</p>
<p>Finalmente il 10 maggio u.s. è arrivata per Lei la delega in materia di Pari Opportunità, attribuzione che abbiamo accolto come un importante segnale da parte del Governo della reale volontà di dare attuazione di tutte quelle norme in materia di contrasto alla violenza contro le donne.</p>
<p>Ci preme ricordare che il nostro Paese ha ratificato da tempo la Convenzione di Istanbul, assumendo così l’impegno di applicarla in ogni sua parte: prevenzione della violenza, protezione delle vittime, punizione per i colpevoli. Prevenzione: nelle scuole – luogo deputato per eccellenza all’educazione – di violenza contro le donne si parla di rado, mai in maniera strutturata e sistematica. Protezione: i Centri Antiviolenza, insufficienti come numero, sono finanziati in modo sporadico, mai adeguato. Punizione: le forze dell’ordine, i tribunali, sottovalutano e minimizzano le richieste di aiuto delle donne, troppo spesso le colpevolizzano per la violenza subita.</p>
<p>Certo, per dare attuazione di tutto ciò, ci vuole tempo. E questo noi lo comprendiamo, Ministra Boschi: è passato <em>appena</em> un mese dall’attribuzione della delega alle Pari Opportunità. Ci aspettiamo da Lei almeno un segnale di solidarietà e rispetto per le vittime, basta una parola. La parola è &#8220;basta&#8221;!</p>
<p>Confidiamo in Lei, nella sua attenzione e sensibilità.</p>
<p>Cordialmente,</p>
<p>Associazione RISING Pari in Genere</p>
<p>la Presidente</p>
<p>Zdenka Rocco</p>
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		<title>Intervista a Gioia, una donna che ce l’ha fatta</title>
		<link>https://www.associazionerising.eu/intervista-gioia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
		<comments>https://www.associazionerising.eu/intervista-gioia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 11:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Zdenka Rocco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Rise, woman!]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[FATE le STREGHE]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Grifi]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Saveria Ottaviani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani Questa è la storia di Gioia, una giovanissima donna che con grande coraggio ed impegno ha preso in mano la sua vita e ce l’ha fatta. Gioia è&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><em>di Laura Grifi e Saveria Ottaviani</em></p>
<p>Questa è la storia di Gioia, una giovanissima donna che con grande coraggio ed impegno ha preso in mano la sua vita e ce l’ha fatta. Gioia è il nome fittizio che lei stessa ha scelto, perché oggi la sua vita è piena di gioia. La vediamo da lontano, è sempre lei: lo sguardo dolce ma sicuro. Dopo tanti anni, ci stringiamo in un lungo abbraccio.</p>
<p><strong>Gioia, cosa fai ora?</strong> Lavoro in una gioielleria, mi hanno dato anche incarichi importanti. Vivo con altri coinquilini: ci prendiamo cura l’uno dell’altra, come fratelli e sorelle.</p>
<p><strong>Ti va di raccontare la tua storia?</strong> All’età di due anni sono venuta in Italia con i miei, che erano i genitori più bravi del mondo. Una famiglia, però con una mentalità arretrata. Nel mio Paese le donne sono dominate da una cultura per cui non lavorano, fanno le madri e le serve. Io ero femmina, quindi per loro non dovevo studiare, uscire, avere amici maschi. Grazie alla legge italiana ho potuto frequentare la scuola fino alla maturità, la mia unica libertà, dopo scappai di casa. Vivevo in una realtà in cui i maschi della famiglia dicevano di proteggermi, ma all’età di otto anni ho subito diverse violenze sessuali proprio da alcuni di loro: hanno fatto tutto quello che si poteva fare, lasciando intatta la verginità, perché era ciò che contava. Non dissi niente, soprattutto per la paura di non essere creduta, anche perché loro erano maschi e io solo una femmina. Quella volta dissi a me stessa che non mi ero potuta proteggere, ma mi ripromisi che quella non sarebbe più stata la mia realtà. Non sono un oggetto, sono una persona. Io non so come ho fatto quando lasciai le chiavi di casa sul tavolo della cucina, aprii quella porta e mi dissi che non l’avrei più riaperta. O rinunciavo a loro, o a me stessa. Non l’ho fatto solo per me, ma anche per tutte quelle parenti che vivevano in quel modo; ho sperato che questo mio gesto facesse riflettere tutti.</p>
<p><strong>Come sei arrivata al Centro Antiviolenza?</strong> Grazie ad un incontro di sensibilizzazione a scuola con le operatrici dei Centri antiviolenza. Quando entrai nel Centro fu un trauma: non riconoscevo le nuvole, l’aria, la lingua, le persone; per me era un esilio. Non piangevo mai, ridevo. Era la mia maschera. Le operatrici all’inizio mi dicevano di non preoccuparmi e che ero al sicuro. Ma io non le conoscevo, non erano la mia famiglia. Poi ho capito che erano lì per me, non ero una pratica da sbrigare, ma erano lì a lottare al mio fianco, per dare voce alla mia voce. Al Centro ho iniziato a recuperare tutte le cose che non avevo mai fatto: uscire, vestirmi come mi pareva, essere quella che volevo. Riuscii a piangere solo dopo tanto tempo. Quella è stata una sfida che la vita mi ha messo di fronte, ma ne è valsa la pena. Dico grazie a me stessa perché l’ho voluto, ma ho anche avuto la fortuna d’incontrare professori, amici e operatrici, che hanno fatto tanto per me. Dopo il Centro sono stata in casa-famiglia e adesso non so cosa succederà, ho conosciuto un ragazzo con cui ho una storia.</p>
<p><strong>Com’è stato avvicinarsi a un ragazzo?</strong> La mia prima relazione importante è questa, quando abbraccio lui è come se abbracciassi un familiare ed è anche merito suo se mi sono lasciata andare. Però ho messo subito le cose in chiaro: “Io sono una donna, io sono Gioia e non la tua schiava; se non mi rispetti, sappi che ho rinunciato all’amore di mia madre, figurati se non rinuncio a te”. A questo ragazzo, che sentivo diverso, ho deciso di raccontare la mia storia, perché non volevo per l’ennesima volta dover indossare una maschera. Volevo che fosse libero di scegliere se stare con me, nonostante il pericolo e le difficoltà.</p>
<p><strong>Qual è la vita che avresti fatto se fossi rimasta a casa?</strong> Se fossi rimasta lì, mi sarei dovuta sposare con qualcuno che avrei conosciuto solo il giorno del matrimonio. Avrei fatto la donna di casa che accudiva marito e figli, avrei fatto la schiava. Per me quella non sarebbe stata vita ma sopravvivenza, quella non sarei stata io ma la vita che avrebbero voluto farmi fare.</p>
<p><strong>Com’è la tua vita adesso e cosa vorresti per il futuro?</strong> Oggi sono libera. Per me libertà vuol dire scegliere, anche se è faticoso e doloroso. La mattina mi sveglio, respiro e mi dico che va tutto bene. La vita che vorrei non è niente di che: studiare, lavorare, fare le cose che mi piacciono, farmi una famiglia con chi voglio io. Vorrei avere dei figli, un maschio e una femmina per insegnare a entrambi l’uguaglianza. Una vita normalissima in cui ti svegli, fai le corse per accompagnare i bambini a scuola, andare a lavoro e mangiare un boccone.</p>
<p><strong>Ripensando al tuo passato, cosa ti diresti?</strong> Mi direi di rifare tutto quello che ho fatto, è sicuramente la strada giusta.</p>
<p><strong>Cosa diresti a una ragazza che si trova nella tua stessa situazione?</strong> Tre anni e mezzo fa non sapevo se ce l’avrei fatta, sarei potuta morire, perché se mi avessero scoperto mi avrebbero sparato in testa, ma ho preferito la mia autenticità e la mia libertà. Chiedete aiuto, ce la potete fare. Almeno bisogna provarci. Lottate e guadagnatevi la vostra libertà… non mi va più di dire la libertà di una donna, ma la libertà di un essere umano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="FATE le STREGHE, numero 1" href="http://www.associazionerising.eu/fate-le-streghe-1/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img class=" size-medium wp-image-1055 alignleft" src="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/ImmagineTestata-300x57.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ImmagineTestata" width="300" height="57" />&lt;prima pagina</a></p>
<p>Scarica <a href="http://www.associazionerising.eu/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/FateLeStregheMAR16.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>qui</strong></a> il numero di marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Scrivici" href="mailto:fatelestreghe@associazionerising.org">fatelestreghe@associazionerising.org</a></p>
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